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sabato 4 luglio 2015

Crociate e jihad. Alessandro Barbero racconta.

Post a cura di Rossana Rolando.



Consiglio il libro di Alessandro Barbero, Benedette guerre. Crociate e jihad, Laterza, Bari 2015, per tre motivi.

Anzitutto... 
perché il tema delle crociate - spesso oggetto di opposte catture ideologiche - viene trattato con l’equilibrio di una lettura storica che sa cogliere i diversi aspetti del fenomeno. 

Un tema che si è spesso prestato 
ad opposte catture ideologiche...
(Carl Spitzweg, Il cacciatore di farfalle)
In secondo luogo...
perché l’approccio storico è libero da tecnicismi storiografici e da orpelli eruditi. Lo stile di Barbero è quello di chi vuole far uscire la storia dal recinto dei pochissimi specialisti addetti ai lavori e farla arrivare a tutti con una intelligente e consapevole operazione di narrazione divulgativa. La storia deve servire la vita e per questo non può ridursi a una forma di sapere esclusivo, non può rimanere confinata nelle biblioteche o nelle aule delle Università, ma deve poter essere accessibile al maggior numero di persone per dare spessore e consapevolezza alle scelte di tutti. 

...una storia che non può essere riservata a pochi...
(Carl Spitzweg, Il topo da biblioteca)
Infine... 
Perché, da una parte, getta luce sul connubio tra cristianesimo e violenza – nelle guerre sante della storia dell’Occidente – e, dall’altra parte, aiuta a comprendere i fondamenti storici e i riferimenti coranici del jihad. In particolare quest’ultimo aspetto può aggiungere un tassello importante alla nostra interpretazione dei drammatici avvenimenti legati oggi al fondamentalismo musulmano e al terrorismo islamista.

...una lettura che può illuminare il passato ... 
(Carl Spitzweg, Una visita)
...e il presente...
(Carl Spitzweg, Il lettore di giornali)


LA STRUTTURA DEL LIBRO.
Il testo è articolato in quattro capitoli.

Il primo presenta il significato di crociata tenendo insieme l’aspetto del viaggio-pellegrinaggio  verso la Terra Santa con la dimensione della guerra di conquista. La sfida è proprio quella di far emergere la forte  motivazione religiosa che può sfuggire alla sensibilità contemporanea o comunque apparire inconciliabile con le indubbie spinte sociali ed economiche che animano gli stessi crociati alla ricerca di potere e ricchezza.

Crociata dei poveri, 
guidata da Pietro l'Eremita  
(Miniatura, XV secolo)
Il secondo capitolo racconta l’epopea delle crociate descrivendo i personaggi con vivacità e veridicità, tanto che sembra di vederli balzar fuori dalla pagina e vivere lì davanti a noi: Goffredo di Buglione, Riccardo Cuor di Leone, Luigi IX re di Francia, ecc.

Assedio di Gerusalemme 
(Miniatura del XIII secolo)
Il terzo capitolo è il più interessante, dal punto di vista teorico, ed è dedicato a crociate e jihad.
Per quanto riguarda le crociate si descrive il percorso che porta il mondo cristiano al superamento dell’inconciliabilità tra vangelo e violenza.  Si parte dalla posizione originaria del rifiuto cristiano del servizio militare, coerente con il messaggio del Nuovo Testamento, per arrivare alla svolta costantiniana dell’inizio del IV secolo, che  ammette la figura del cristiano soldato a servizio dell’imperatore. Sarà poi sant’Agostino, cent’anni dopo, ad elaborare sul piano teorico il concetto di guerra “giusta”, in certi casi necessaria per mantenere l’ordine e la pace. Ma la svolta decisiva, la grande cesura si definisce con il concetto di crociata intesa come guerra santa, benedetta da Dio,  e siamo ormai alla fine dell’XI secolo.

Assedio di Antiochia 
(Miniatura, XV secolo)
Nella seconda parte del capitolo si evidenziano i passi del Corano in cui si parla di jihad. Già la traduzione del termine presenta problemi. C’è dentro l’idea dello “sforzo” che può essere inteso come lotta interiore e spirituale con se stessi, ma c’è anche l’accezione bellicosa del termine e quindi la possibilità di interpretare la lotta come combattimento, come guerra voluta da Dio. Ed è proprio facendo riferimento a questa seconda accezione del jhiad che si può tradurre l’intera espressione in cui la parola compare jihad fi sabil’illah  con “combattere sulla via di Dio”. L’attenzione di Barbero è volta a rintracciare l’esplicito elemento bellicoso in alcuni passi del Corano. Viene correttamente messa in luce la grande rilevanza dell’interpretazione del testo sacro musulmano che risulta spesso contraddittorio e che può prestarsi a letture molto diverse, in alcuni casi a servizio di finalità o interessi che nulla hanno a che fare con l’autentico spirito religioso.

Battaglia tra crociati e cavalieri arabi, 
(Miniatura del XIV secolo)
Infine il quarto capitolo, molto moderno, gioca tutto sul ribaltamento della prospettiva: il mondo occidentale visto dagli altri ovvero i crociati descritti da una principessa bizantina – ed è Anna Comnena - e dai capi musulmani, cui fanno riferimento gli storici arabi delle crociate.

Pittura araba del XIII secolo, 
dettaglio.
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