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sabato 11 luglio 2015

A proposito di maggioranza e opposizione ingauna.



“timor de re non timenda
 cogitatio de re non cogitanda,
sensus rei quae non est”
(paure per ciò che non si deve temere,
pensieri su ciò che non merita alcun pensiero,
percezioni di ciò che non esiste)
John Dryden -1631-1700 -,
Dryden's Poetical Works, Astor ed., 1899.
 
Le nostre insensate paure...
Maggioranza e opposizione qui ad Albenga.
A poco più di un anno di distanza dall’insediamento della nuova amministrazione ingauna non è facile capire che cosa in città sia cambiato e se le promesse elettorali siano state mantenute non solo da parte di chi governa ma anche e soprattutto da parte dell’opposizione. Viviamo in una città condizionata, come tutte, dal contesto regionale, nazionale, globale, irto di contraddizioni e di lacerazioni: crisi che  continua a perseguitarci alla faccia delle smentite, disoccupazione, tensioni sociali, pace internazionale periclitante, subdolo razzismo strisciante... 

... all'interno della realtà 
in cui ci troviamo ...
Governare la città è obiettivamente difficile e richiede a volte anche di fare l'impossibile. Eppure nella competizione del maggio 2014 un po’ di speranza era rifiorita sulla possibilità di una pedagogia cittadina”, intesa ad una gestione partecipata del potere che testimoniasse  la possibilità di amministrare  e fare opposizione senza bisogno di gridare, di accusare, di dire mezze verità ovvero menzogne, di  deridere ed irridere l’avversario. Erano in tanti ad aspettarsi da parte di maggioranza e minoranza  la decisa volontà di ricucire un’Albenga divisa, che non poteva andare molto lontano, perché per procedere c’è  bisogno di tutti, a meno di cedere agli interessi tracotanti del trasversale “partito della paralisi”. 

... con le speranze suscitate un anno fa 
da maggioranza e opposizione ...
Il Sindaco e i suoi amministratori.
Volentieri in questi mesi ho ri-conosciuto amministratori e responsabili di pubblici uffici disponibili, capaci di comunicare e soprattutto di ascoltare. In primis il Sindaco, il cui stile mi piace molto,  ma da cui  continuo ad aspettare azioni di coraggio (il coraggio creativo dei giovani, quello che fa imboccare nuove strade impensate); l’amico Maurizio che vive in profondo l’“I care” di don Milani, ma che spero deciso quanto prima a rompere con la dittatura del cemento, a salvare il territorio scegliendo di de-classificare le aree su cui in precedenza si era pensato di costruire;  altri nomi - qualcuno di "destra", qualcuno di "sinistra" -  per ora  li tengo per me; di altri ancora non so che dire o perché per mia colpa non so nulla di loro o perché, specie i giovani, hanno ancora molto  da imparare.

... la maggioranza sarà in grado 
di agire con coraggio...
di rompere con la dittatura del cemento?...
L’opposizione.
Albenga ha fame  di cultura, di sicurezza, di strade curate, di bilanci partecipati  e di tantissime altre cose, ma in primis  di rispetto reciproco, che consente a tutti di guardare e vedere meglio. E questo dipende da tutti ma in particolare dall’opposizione, la quale senza il rispetto rischia di vedere male e di meno. La mancanza di rispetto, condita di rivalsa, competizione e magari di effimero protagonismo, oscura gran parte di ciò che si vede. 

... e l'opposizione?...
In un mondo (ne è esempio il Parlamento) dove quotidianamente ognuno sbatte la  faccia contro la mancanza di rispetto  intesa come postulato di partenza e connotato dominante nelle relazioni, un'opposizione invece capace di bandire la violenza verbale, l’irrisione, la derisione, il sarcasmo (a cominciare da questioni non decisive presentate  invece come nefandi peccati mortali: uno per tutti il guasto pirotecnico del 2 luglio), dimostrerebbe di essere capace di  progettualità alternativa e di affrontare seriamente le vere questioni decisive. 

... l'opposizione saprà rifiutare 
pettegolezzo, insulto, faziosità? ...
Quanto sarebbe  più efficace ed eticamente “bello” il garbo (anche dell’ironia: non male, ad es., il “Lella ciao” al risveglio mattutino degli esiti elettorali regionali!), dove anche  la rottura, lo strappo, la denuncia possono far  parte di un gesto libero e non faziosamente ostile, dove il no ha piena cittadinanza in un'autentica dialettica, fatta anche  di durezze ma tesa al bonum  della città.

... senza cavalcare insensate paure ...
Una riflessione sulle nostre paure.
Albenga mi pare il microcosmo che per molti aspetti ricapitola davvero il macrocosmo: qui, come dappertutto altrove, il rischio è di velare i veri problemi che ci assaltano e che reclamano la nostra attenzione, mentre siamo inondati da timori assurdi, da pensieri  dettati da  un presunto buon senso vuoto di senso, da oracoli che vogliono farci sentire (come vedere, udire, odorare, toccare, dis-gustare) cose inesistenti: timor de re non timenda, cogitatio de re non cogitanda, sensus rei quae non est…

... per cercare di dare risposta 
ai veri problemi ...
In riferimento poi alle notizie di questi giorni  non posso accettare  che si alzino anche  nel nostro Albenganese nuovi muri e si dica che, siccome  il “nostro” ingauno benessere proviene dai turisti,  nessuno di loro (e di noi) deve essere disturbato da tristi visioni di poveracci in transito. Siamo sicuri che sia “nostro” questo benessere? Di chi è veramente? Siamo sicuri che i poveracci siano solo loro, i transeunti?  Non è un po' troppo  semplicistico, per usare un eufemismo?

... nella comune tensione alla salvaguardia 
della dignità di ciascun uomo ...
Per parte mia…
Per quanto mi riguarda, continuerò ad ascoltare le voci che gridano nel deserto (Papa Francesco, Enzo Bianchi, Alex Zanotelli, Ernesto Olivero, Desmond Tutu, economisti come Nicola Carace, tanto per fare qualche nome) ed a vedere l’altro versante, nascosto ma reale, esistente, quello che ogni giorno si scortica le mani: il volontariato ingauno così fervido, l’impegno solidale di tante persone, il coraggio di tanti giovani.

... nell'ascolto della "parola contraria" ...
Con mia moglie vorrei continuare ogni giorno ad affrontare paure vere (in particolare la paura più grave perché impercettibile ed inarrestabile che è la crescente uniformità acritica dell’opinione pubblica nelle piazze virtuali e reali), a pensare in libertà  i  pensieri  decisivi per dare senso e valore al tempo e spazio in cui tutti viviamo, a "sentire" la reale esistenza di tutta un’umanità dolorante che non può lasciarci indifferenti. 

... perché a ciascuno sia data 
una prospettiva ...
Senza infingimenti compassionevoli e soprattutto senza lasciarci abbindolare dal ridondante indottrinamento dei media: timor de re timenda, cogitatio de re cogitanda, sensus rei quae non est.

... per questo vorrei continuare 
a pensare e scrivere in libertà.
Coloro che desiderano seguire le nostre pubblicazioni possono cliccare in alto a destra sul pulsante “segui” e aggiungere così il blog Persona e comunità alle proprie cerchie. Grazie a tutti.

6 commenti:

  1. Concordo in tutto... sui giudizi, sulle speranze, sui timori

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  2. Finalmente qualcosa degno di essere letto! Sono ad Albemga da 5 anni e non avrei mai detto avesse tutte queste componenti culturali, antiche e moderne tali da rappresentare veramente un microcosmo. A me personalmente, venendo da Torino ed avendo vissuto in prima persona gli anni 67-78-80 che hanno sconvolto l'Italia,avendo avuto don Ciotti come maestro di oratorio, ancora chierico, le paure o le percezioni delle paure che piú colposcono sono: l'aggressivitá, quella.verbale,quella politica, anche su intenet. Come se non se ne potesse fare a meno! E la prima cosa che mi viene in mente è: "chi è senza peccato scagli la.prima pietra!"; questo proprio in una terra Inguna che ha vissuto i primi martiri cristiani ed i veri insegnamenti cristiani, in una terra ingauna da cui partí San Martino per fondare i Cistercensi. Molti Albenganesi peró non ricordano piú le lorontradizioni, o per dimenticanza o per motivi culturali e questo è un male. Comunque tornando al nocciolo, la.violenza e l` aggressivitá è ormai dappertutto,come fosse qualcosa.di normale. specie quella verbale, è quindi diventato impossibile discutere,fare analisi politiche e quant'altro per arrivare poi a decisioni condiviseed accettate. Questa per me è una vera paura, che la violenza diventi normale (vedi..isis..vedi certi mov. politici), giustifata anche politicamente, proprio come avvenuto in quegli anni! Per me è un dejá vu.

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  3. Mi sono trasferito 13 anni fa da Biella ad Albenga e anch’io, con un certo stupore, ho preso atto della potenziale ricchezza culturale di questo nostro amatissimo “microcosmo”, legata alla sua storia almeno bi millenaria. Concordo anche che esiste il rischio di una perdita della memoria storica: quella vera, che incide sui comportamenti quotidiani e si esprime nel rispetto delle tradizioni che incarnano valori atemporali e non la spocchia accademica erudita. La storia non è mai stata, né qui né altrove, magistra vitae e mi pare che il suo “dejà” vu lo confermi. Con ciò rimango ottimista, anche se si tratta, come diceva Mounier, di “ottimismo tragico”, che è poi quello di don Ciotti, che Lei ha ricordato ed al quale faccio anch’io riferimento. Del mio ultimo anno di preside al Liceo di Albenga ricordo soprattutto un evento indimenticabile, che finalmente ero riuscito a realizzare: l’incontro al cinema Ambra di don Ciotti con gli studenti ed i docenti del liceo. Un testimone che continua ad augurare a tutti - come fece allora – il coraggio di avere più coraggio. Grazie per il suo bel commento.

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  4. Matteo Rolando13 luglio 2015 11:04

    La discussione ad oggi è preclusa per tanti motivi. I social media, a mio avviso, sono quelli che stanno incancrenedo la società più di qualunque altra cosa. E parlo perchè sono dentro quel mondo, lo vivo tutti i giorni, ci sono praticamente nato. La comunicazione dell'odio, dell'attacco verbale hanno, in questo contesto, ampio spazio. Molte volte la tentazione è stata quella di chiudere tutto, sottrarsi a quel mondo che sa seminare solo zizzannia. Poi però sovviene la ragione: se ciascuno di noi, che ha un messaggio vero da portare, mollasse dove c'è più bisogno del suo impegno, sarebbe un disastro.
    I fuochi artificiali, così amati ad Albenga, sembrano requisito imprescindibile. Io, da ingegnere in erba (molto in erba), li vedo come un inutile spreco di soldi. Ora, non voglio dire che non debbano essere fatti, ma fare 20 minuti di fuochi tutti uguali è così diverso da farne 5 vedendoli una volta per ciascuno? Quei soldi potranno essere usati in modo molto più proficuo per tutti. Strade, marciapiedi, pulizia dei fossi, e sì, anche la creazione di altri eventi, perchè, diciamolo, si possono spendere meno soldi e fare le cose bene comunque. Basta solo un po' di fantasia e buona volontà.
    Purtroppo su maggioranza e opposizione, ad oggi, non mi sento di esprimere la mia opinione. In questo momento sono fuori dal mondo, fatico anche fatica a leggere un giornale al mese (sono sotto esami universitari), ma prometto che appena ne avrò l'occasione tenterò anche io, da buon cittadino, di informarmi maggiormente (come mi piacerebbe molto fare). Nel frattempo mi complimento per l'articolo, ottimo come sempre!!

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    1. Gent.le Matteo, è la convinzione di mia moglie e mia, per quanto non nativi digitali (bruttissima espressione, tra l’altro…), quella che anima anche te: testimoniare che si può comunicare, senza alcuna presunzione e con tutti i limiti che caratterizzano ognuno di noi, un linguaggio diverso anzi antitetico alla violenza, all’odio aggressivo, alla banalità della barbarie e del pettegolezzo. Quanto ad Albenga, mi riservo ulteriori considerazioni in un prossimo post. Facciamo naturalmente conto della tua promessa di non desistere da una cittadinanza attiva, perché solo voi giovani potete cambiare il mondo in meglio. Un caldo saluto affettuoso.

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