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lunedì 23 dicembre 2013

Il Natale di Martin, il ciabattino. Racconto di Lev Tolstòj .

Post di Gian Maria Zavattaro.
(libera riduzione ed adattamento 
di un racconto di Lev Tolstòj)
Martin, il ciabattino...
(Antonio Rotta, Il ciabattino)
In una città viveva Martin, un ciabattino  che da una finestra del seminterrato in cui lavorava poteva vedere sulla strada soltanto i piedi delle persone che passavano e ne riconosceva molte dalle scarpe che aveva riparato lui stesso.

...riconosceva tutti dalle scarpe ....
(Van Gogh, Un paio di scarpe)
Anni prima, gli erano morti moglie e figli e Martin non cessava di rimproverare Dio.
Un giorno  aprì il suo cuore ad  un vecchio del villaggio che  aveva fama di santo: “Non ho più desiderio di vivere né speranza”. Il vecchio rispose: “Sei disperato perché vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vuole che tu viva”.


... gli erano morti moglie e figli
ed era disperato ...
(Van Gogh, Un uomo)
Martin si comprò una Bibbia ed una volta cominciata la lettura se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno. Una sera gli capitò il brano del Vangelo di Luca in cui  un ricco fariseo invita il Signore in casa sua e una donna peccatrice gli  unge i piedi e li lava  con le sue lacrime. Il Signore rimprovera il fariseo scandalizzato: “Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime li ha lavati  e con i suoi capelli li ha asciugati. Non hai unto con olio il mio capo, lei invece con unguento profumato ha unto i miei piedi”. Martin rifletté: "Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi?”.
 
... un giorno lesse il vangelo 
e sentì una voce che gli diceva: 
"domani verrò" ...
(Van Gogh, Uomo che legge seduto)

Poi si addormentò, ma all'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto: non c'era nessuno, ma udì  queste parole: “Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò”. Si alzò prima dell'alba, accese il fuoco, preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena,  si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra, ripensando  alla voce udita. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso.


... passò il vecchio Stepanic infreddolito e Martin gli offrì il calore della sua casa ...
(Van Gogh, Scarpe)
Passò un facchino, poi un acquaiolo e poi il vecchio Stepanic, che cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin e dopo un po’ appoggiò la pala al muro, tentando di riscaldarsi. Martin uscì sulla soglia: “Vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo”. “Che Dio ti benedica!”. Stepanic entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde. “Non è niente - gli disse Martin  - Siediti e prendi un po' di tè”.  Stepanic bevve d'un fiato e Martin gli riempì di nuovo il bicchiere, continuando a guardar fuori della finestra. “Stai aspettando qualcuno?”. “Ieri sera - rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".  Stepanic ascoltava e  le lacrime gli rigavano le guance: ”Grazie, Martin.  Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo”. Poi se ne andò.

... poi si fermò una donna con il suo bambino e Martin gli regalò il suo mantello...
(Van Gogh, Scarpe)

Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna  passò di lì e si fermò accanto al muro: era vestita miseramente, aveva un bimbo fra le braccia che tentava di riparare dal freddo e dal vento coi propri logori indumenti.  Martin uscì,  la invitò a entrare e le offrì un po' di zuppa calda. Mangiando, la donna gli raccontò la sua vita: ”Mio marito, soldato, è stato mandato lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare, anche il mio ultimo scialle”.  Martin andò a prendere un vecchio mantello: “È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo”. Insieme le porse del danaro per riscattare lo scialle. La donna scoppiò in lacrime: “Che il Signore ti benedica”. Poi uscì e Martin  tornò a  lavorare.

... infine un ragazzo che aveva rubato una mela... e Martin lo tirò fuori dai guai ...
(Van Gogh, Paio di scarpe)

Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mele da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che spostava da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo  passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli e  minacciava di portarlo alla polizia.  Martin corse fuori: “Lascialo andare, nonnina. Perdonalo, per amor di Cristo. Se lui dovesse essere incarcerato per aver rubato una mela, cosa  dovrebbero fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E tu, ragazzo, chiedi perdono alla nonnina”. Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: “Te la pagherò io, nonnina”. La vecchia si  rimise  il sacco sulla schiena e allora il ragazzo si fece avanti:  “Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada”. E così la donna mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.

Scesa la sera risentì la voce: 
Martin non mi riconosci? 
Martin domandò: Chi sei?
(Van Gogh, Preghiera prima del pasto)

Si era fatto buio, Martin raccolse i suoi arnesi, posò una lampada sul tavolo,  prese la Bibbia dallo scaffale ed una voce gli sussurrò all'orecchio: “Martin, non mi riconosci?” “Chi sei?” chiese Martin. “Sono io” e da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola. 

Gli parve di udire Stepanic: 
"Sono io" ...
(Antonio Rotta, L'uomo e il suo cane)

“Sono io!”, disse di nuovo la voce e apparve la donna col bambino in braccio, che sorrise ed anche il piccolo rise. Poi scomparvero.

... e poi la donna: 
"Sono io" ...
(Antonio Rotta, La piccola ferita)

“Sono io”, ancora  la voce, e la vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e svanirono.

... e infine il ragazzo: 
"Sono io"...
(Antonio Rotta, Fiammiferaio)
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era per caso aperto:  Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.
Martin capì: il Signore era  venuto  quel giorno e lui l’aveva accolto.

Chi volesse leggere il racconto di Lev Tolstòj nella sua forma integrale lo può trovare nella raccolta dei Meridiani, Tutti i racconti, vol. II, con il titolo Dove c'è amore c'è Dio (pp. 152-166)

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