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mercoledì 18 dicembre 2013

Nella crisi scopriamo chi siamo.


Gli adulti non si curano del bambino.
Simbolo di chi preferisce 
non interrogarsi sul futuro.

Noi adulti abbiamo forse  maggiore consapevolezza del disagio, inteso come  perdita di evidenze  collettive e sradicamento di comuni valori condivisi,  rispetto ai giovani, sradicati sin dall’inizio.
La donna volge le spalle alla divinità.
Simbolo della perdita di evidenze 
e valori condivisi.

La vita della collettività  presenta una gamma molto varia di comportamenti di fronte al disagio. C’è il pessimista apocalittico per il quale  la crisi è una catastrofe, sempre un male, la fine dell’ordine e della continuità, segno di un collasso universale; disperato, profeta di sventura, membro del club di iettatori,  sempre “contro”… C’è il nostalgico reazionario che si rifugia in un passato mitizzato,  tentando di ricostruirne costumi e categorie di pensiero, nel dogma pregiudiziale  che  ad esso bisogna ritornare perché l’unico vero. C’è chi si rende conto del processo di oscuramento dell’orizzonte, ma evita  il confronto, fa orecchi da mercante, preferisce non udire, non sapere, non vedere, non  interrogarsi ed attendere che le cose si risolvano da  sole.
Il giovane coglie il frutto della vita.
Simbolo di chi preferisce non interrogarsi.

C’è l’eterogenea  marea montante  dei tanti nuovi poveri od “impoveriti” (indebitati, esodati,  commercianti ed artigiani sull’orlo del fallimento, disoccupati, precari,  marginali disperati di ogni categoria produttiva, giovani arrabbiati…) preda smarrita   del canto delle sirene di chi invoca  la palingenesi universale ed incita allo  smantellamento generalizzato e all’ostracismo delle persone. 


Vecchia accucciata 
che attende la morte.
Simbolo di tutte le povertà della vita.
E tutti a precipitarsi ad  inforcare vie senza uscite, nell’illusione che l’agitazione sia  vita,  che gli ultimi slogan (via il parlamento – via i partiti ed i sindacati – via le tasse – via le istituzioni…) siano  il nuovo pensiero vincente. Urlare, imprecare, sfogarsi  in ordinarie e straordinarie trasgressioni: null’altro che stordimento e fuga dal duro confronto con la realtà.
Sono rami? Sono arabeschi? 
Simbolo della perdita 
di contatto con la realtà.

Ci sono infine coloro che  nel disagio  si interrogano  ed interrogano, non rifiutano il passato che sanno essere un deposito delle grandi esperienze umane, non si esimono dalla critica anche feroce circa lo spreco sociale delle risorse del paese, vogliono ascoltare e capire,  vogliono collaborare con chiunque sia disposto a  formulare e praticare  nuovi modelli  di vita, basati sulla solidarietà e la reciproca integrazione, che  tutelino e garantiscano   tutti e non solo  i già garantiti.   
Le due donne in un angolo.
Simbolo di chi vuole riflettere e capire.
A favore e non contro, senza perdere tempo in polemiche sterili, si sentono capaci  di accettare con coraggio la sfida di crescere insieme e di condividere non solo a parole il dramma degli altri, volentieri riconoscendo il principio costituzionale e il precetto morale che chi ha di più deve dare di più.
Mi piacerebbe essere annoverato tra costoro.
Non so se questo nostro vivere l’interregno sia  solo disagio transitorio  o  spartiacque della storia. Non so neppure se in questo tempo di incertezza possano ancora valere le parole di Platone:  “ta megala panta episfale”, tutte le cose grandi avvengono nel turbine.


Tutte le immagini riproducono parti - liberamente interpretate nelle didascalie - dell'opera di Paul Gauguin, Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? (1897), qui sotto riportata nella sua interezza.


Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.


2 commenti:

  1. Anche a me piacerebbe appartenere all'ultima tipologia di persone..credo nell'impegno, nella collaborazione e nel sostegno reciproco per creare nuove certezze. La base di tutto deve essere, secondo me, il rispetto, la comprensione e l'ascolto degli altri.

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  2. rossana rolando20 dicembre 2013 19:32

    Eleonora cara, sono davvero molto contenta di questo scambio di riflessioni che ci permette, in qualche modo, di continuare un cammino insieme.
    Costruire uno spazio nel quale condividere e discutere liberamente idee, emozioni, punti di vista, opinioni, è certamente uno degli obiettivi dichiarati di questo blog. Soprattutto mi pare importante preservare - in questo tempo in cui ci è dato di vivere - la disponibilità a pensare, a interrogare, ad ascoltare, a capire, rifiutando la facile logica dello slogan, dell’urlo, dello sfogo.
    Un forte abbraccio, Rossana Rolando. Un caro saluto anche da mio marito.

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