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Visualizzazione post con etichetta Albenga. Mostra tutti i post
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domenica 1 settembre 2024

Elezioni in Liguria: oltre il cinismo.

Post di Gian Maria Zavattaro
 
Mauro Biani, Sorridi, sono il tuo governo
Le vicende giudiziarie dei vertici regionali liguri (sulle cui responsabilità la prima e ultima parola spettano ai giudici competenti) hanno in ogni caso posto in rilievo la situazione drammatica della Regione, in particolare per quanto concerne la sanità pubblica, la scuola, i migranti, la trasparenza degli atti, il rapporto tra pubblico e privato: un sistema politico-amministrativo tutt’altro che limpido, che pare poco propenso a tener conto della sovranità dei cittadini e delle priorità dei loro bisogni.
L’impressione è che il cinismo sia oggi imperante anche in Liguria. Cinico è chi non crede di poter persuadere e ottenere consensi attraverso la ragione: non crede nella forza dell’educazione e per questo è ciò che di più antitetico vi è rispetto alla scuola. Alla forza della persuasione e del dialogo il cinico contrappone di volta in volta l’occulta manipolazione mielata dei media (social, Tv, sondaggi guidati ecc.) oppure la brutalità impudente della menzogna che irride l'avversario, la seduzione delle emozioni pilotate di contro alla forza della ragione, l'inganno di mezze verità alla forza della verità intera.
Gli effetti stravolgenti di questa strategia? La coerenza diventa burla, l'accoglienza dell'altro un cedimento e noncuranza il rispetto dei valori che l'altro rappresenta o testimonia. 

giovedì 30 maggio 2024

Come vogliamo diventi Albenga?

Post di Gian Maria Zavattaro
Fotografie di Rossana Rolando.

Albenga, Municipio
“Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate,  ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla” (M. L. King).

Chi mente abolisce la società (I. Kant).

Il contesto locale regionale nazionale europeo mondiale, a dir poco inquietante, delle elezioni comunali ed europee rischia di spingerci ad un disincantato pessimismo, aggravato dal diffondersi di un inverecondo irrespirabile clima di reciproca ostilità (l'altro come nemico, bugiardo...), di martellanti  accuse, di grossolana, per non dire faziosa, aggressività che ci avviliscono e stupiscono, anche da parte di persone di provata stima e rispetto. Eppure, a ben vedere, proprio questa difficile temperie dovrebbe invece spronare ognuno di noi a non rinunciare alla speranza di un corale cammino di rinascita. Le elezioni comunali ne dovrebbero essere la cartina di tornasole: microcosmo che ricapitola il macrocosmo.
Come tutti i cittadini ingauni pensanti, mia moglie ed io vogliamo consapevolmente scegliere, liberi da ogni seduzione. Proprio per questo - come tantissimi altri cittadini pensanti - ci siamo districati tra promesse ed accuse, guardando oltre le apparenze, prendendo atto della varia scelta delle urgenze da affrontare, dei problemi da risolvere, dei nodi essenziali del territorio da sciogliere, condividendo o meno molteplici aspetti.

sabato 18 maggio 2024

Una favola d'altri tempi? La città rinata.

Post di Gian Maria Zavattaro
Fotografie di Rossana Rolando.

Albenga e le sue torri
Anche le città credono d’essere opera
della mente o del caso ma né l’una né l’altro
bastano a tener su le loro mura. D’una città non
godi le sette o settantasette meraviglie, ma la
risposta che dà alla tua domanda.
(Italo Calvino, Le città invisibili).
 
La città rinata: una favola d'altri tempi?
 
C’era una volta molto tempo fa una città, Erebo, in riva al mare, ad un tiro di schioppo dalle montagne - città accorata, con un che di oscura malinconia (nomen omen!) -, dove tutti, (uomini, donne, vecchi, bambini, gatti, cani e canarini) non facevano altro che lavorare, ammassare soldi e contare i loro guadagni alla faccia degli altri: rendite, stipendi, conti in banca(ovviamente in  paradisi fiscali), interessi, affitti e profitti,  vantaggi e svantaggi e tutta la serie di cavilli di elusione fiscale. Non solo. Animati da una furia contagiosa, in parossismo collettivo passavano il tempo a calcolare tutto: larghezza, lunghezza, peso, distanze, cibi, bevande, cielo terra e spiagge pubbliche diventate private, amici, conoscenti,  turisti e stranieri (non i "migranti", troppo diversi), figli, scuola, lavoro, ferie e festività sacre e profane, serre, fiori, carciofi, asparagi, pomodori, trombette…Tutto! Forse che la vita non è altro che un calcolo continuo? 

lunedì 29 aprile 2024

Preti ribelli.

Articolo di Gian Maria Zavattaro, già pubblicato su Avvenire, pagina diocesana di Albenga Imperia del 28 aprile 2024.

Daniele La Corte, Tradito
Ogni giorno - tanto più il 25 aprile - occorre e fa bene ricordare: riportare alla memoria non solo eventi nazionali e mondiali ma anche persone da non dimenticare del nostro ponente ligure (e dintorni).
Ci aiuta “TRADITO Don Giacomo Bonavia e i preti “ribelli” (Fusta ed, ottobre 2023) del noto giornalista e scrittore Daniele La Corte sulla “resistenza” tra l’8 settembre ‘43 e il ’45.
Sintesi non casuale è la citazione iniziale di don Gallo: “Il posto di un prete è fra la gente: in chiesa, per strada, in fabbrica, a scuola, ovunque ci sia bisogno di lui, ovunque la gente soffra, lavori, si organizzi, lotti per i propri diritti e la propria dignità”.

lunedì 30 settembre 2019

La cultura della gentilezza.

Testo della relazione tenuta da Gian Maria Zavattaro in occasione della Settimana della gentilezza ad Albenga. 

Rosa Elisa Giangoia e Gian Maria Zavattaro,
Palazzo Peloso Cepolla, 
Albenga, il giorno 27 settembre

Rivolgiamo un sentito ringraziamento a Martina Isoleri, al Sindaco di Albenga Riccardo Tomatis ed alla Giunta per la bellissima iniziativa (così come anche a tutti gli organizzatori degli eventi della settimana).





✴️La settimana della gentilezza.
Parlare della gentilezza pensando ad un’etica delle virtù, o anche solo ad un’etica del rispetto delle regole, non è certo di moda: c’è chi direbbe che è anacronistico, anzi “moralistico” (1). Beh, proviamo a correre insieme questo rischio, unendoci idealmente a tutti coloro che vogliono richiamare l’attenzione sull’importanza della gentilezza per rendere più abitabile il nostro mondo con la settimana della gentilezza, la nostra 2019: giorni di concretezza operativa, coinvolgente esperienza di comunità e accoglienza reciproca, in cui a tutti è liberamente offerta la possibilità di ritrovarsi insieme, divertirsi, pulire ed abbellire lietamente la città, discorrere riflettere, insieme confermarsi o riconvertirsi alla gentilezza e negli altri 358 giorni dell’anno provare a praticarla, per non prenderci in giro reciprocamente.

lunedì 15 luglio 2019

Bicicletta e libertà.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni Riccardo Guasco.

Riccardo Guasco, 
Illustrazione per la rivista Cycling Plus Uk,
Ciclismo
“La moda della bicicletta è legata senza dubbio, almeno in parte, a un fenomeno  di opinione, ma, appena siamo in sella, cambia tutto, e ritroviamo noi stessi,  riprendiamo possesso di noi […]   come spazio di libertà intima e di iniziativa personale, come spazio poetico, nel pieno e primo senso del termine” (M. Augé, Il bello della bicicletta, Bollati Boringhieri, To, 2009, p. 64).

“La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un’auto, se ne possono spostare trenta nello spazio divorato da un’unica vettura. Per portare quarantamila persone al di là di un ponte in un’ora, ci vogliono dodici corsie se si ricorre alle automobili e solo due se le quarantamila persone vanno pedalando in bicicletta.”(Ivan Illich, Elogio della bicicletta, Bollati Boringhieri, To, 2011, p. 58).

Riccardo Guasco, 
Illustrazione per la rivista Cycling Plus Uk,
Concentrato e pedalare
Il programma del candidato Tomatis  a sindaco di Albenga prevedeva - tra priorità, urgenze e cose da fare - anche la decisa ripresa della pista ciclabile (in particolare il tracciato Albenga-Leca-Bastia): programma che ha trovato conferma concreta nella prima seduta del Consiglio comunale con Tomatis sindaco. Le promesse diventeranno fatti. Buon segno!

martedì 4 giugno 2019

Perché ho votato e voterò Riccardo Tomatis.

Post di Gian Maria Zavattaro.
Scorci di Albenga nelle fotografie di Rossana Rolando.

Albenga, 
Centro storico, le torri.
Ballottaggio: dal francese ballotage, dall'italiano ballotta (piccola palla  o castagna), dall’inglese ballot (palla ma anche pallottola…). Dunque un fronteggiarsi dei contendenti, sfida da cui uscirà inesorabilmente un unico vincitore.
Motivo per cui, con grande rispetto per il suo avversario e chi lo sostiene, al ballottaggio di Albenga rivoterò il dott. TOMATIS.

Albenga, 
Centro storico, i caruggi
Perché?
- perché mi fido di lui
- perché è persona proba che intende continuare a fare comunità e nella sua professione sa centrarsi sull’altro, non su di sé, e sa agire con efficacia, ben consapevole che sono i fatti che contano e che l'onestà da sola non è garanzia di competenza;
- perché innanzitutto sa ascoltare e parla chiaro e soprattutto si  rivolge al cuore ed alla ragione della gente, non ai visceri con gargarismi linguistici e chiacchiere incantatorie
- perché non si cura né di referenze né di deferenze né di intrighi di consorteria e non è servo di nessuno

giovedì 25 agosto 2016

Sul Liceo "G. Bruno" di Albenga. Lettera aperta.

Post di Gian Maria Zavattaro.
Il Liceo "Giordano Bruno", 
sede Pontelungo
Il sig. Nicola mi ha invitato su facebook il 23 agosto scorso a “trovare qualche parola adatta, magari anche pubblica, per l’ultimo scempio che il Liceo si trova a subire…”. Nicola è stato studente  al “G. Bruno” di Albenga, che ho diretto nei miei ultimi anni di presidenza: un giovane – ormai quasi medico – che ho ammirato per la sua allegria, la sua serena e ferma rettitudine, l’amabile intelligenza e soprattutto la disponibilità verso tutti, persino verso il preside... Gli rispondo su questo blog per non lasciarmi involvere nella trappola delle  diatribe su facebook o delle battute di cattivo gusto. Spero invece nel  dialogo tra diversi pareri ed orientamenti,  capace di reciproco rispetto e magari anche di contribuire ad avviare nuovi solleciti percorsi di definitiva risoluzione dei problemi di tutte le scuole statali ingaune. 

Il Liceo "Giordano Bruno", 
sede via Dante
Caro Sig. Nicola, 
ho deciso di accettare, seppure con riluttanza, la Sua provocazione. Immagino si riferisca in particolare alla mancanza di aule, problema cronico per il “G. Bruno”, che oggi è  vera e propria emergenza, non tanto e non solo per  il Liceo, quanto per la città e per il suo destino culturale. Ho letto su IVG la dichiarazione  della Preside prof.ssa Barile: non avrei nulla da aggiungere, se non sottolineare la mia piena condivisione e ammirazione per una persona che sta facendo il possibile e l’impossibile per il Liceo. Ho anche grande stima per il Sindaco Cangiano e l’amico Maurizio e so bene quanto sia difficile muoversi tra i meandri delle difficoltà  economiche, delle richieste da ogni parte pressanti, dei veti e fuochi incrociati, dei rapporti non sempre facili  tra provincia e comune, dei tanti mascherati interessi di  parte (non so se ad Albenga ci sia ancora chi è contrario  ad un Liceo in continua espansione, ma  qualche anno fa c’era, eccome!).  

sabato 11 luglio 2015

A proposito di maggioranza e opposizione ingauna.



“timor de re non timenda
 cogitatio de re non cogitanda,
sensus rei quae non est”
(paure per ciò che non si deve temere,
pensieri su ciò che non merita alcun pensiero,
percezioni di ciò che non esiste)
John Dryden -1631-1700 -,
Dryden's Poetical Works, Astor ed., 1899.
 
Le nostre insensate paure...
Maggioranza e opposizione qui ad Albenga.
A poco più di un anno di distanza dall’insediamento della nuova amministrazione ingauna non è facile capire che cosa in città sia cambiato e se le promesse elettorali siano state mantenute non solo da parte di chi governa ma anche e soprattutto da parte dell’opposizione. Viviamo in una città condizionata, come tutte, dal contesto regionale, nazionale, globale, irto di contraddizioni e di lacerazioni: crisi che  continua a perseguitarci alla faccia delle smentite, disoccupazione, tensioni sociali, pace internazionale periclitante, subdolo razzismo strisciante... 

... all'interno della realtà 
in cui ci troviamo ...
Governare la città è obiettivamente difficile e richiede a volte anche di fare l'impossibile. Eppure nella competizione del maggio 2014 un po’ di speranza era rifiorita sulla possibilità di una pedagogia cittadina”, intesa ad una gestione partecipata del potere che testimoniasse  la possibilità di amministrare  e fare opposizione senza bisogno di gridare, di accusare, di dire mezze verità ovvero menzogne, di  deridere ed irridere l’avversario. Erano in tanti ad aspettarsi da parte di maggioranza e minoranza  la decisa volontà di ricucire un’Albenga divisa, che non poteva andare molto lontano, perché per procedere c’è  bisogno di tutti, a meno di cedere agli interessi tracotanti del trasversale “partito della paralisi”. 

... con le speranze suscitate un anno fa 
da maggioranza e opposizione ...
Il Sindaco e i suoi amministratori.
Volentieri in questi mesi ho ri-conosciuto amministratori e responsabili di pubblici uffici disponibili, capaci di comunicare e soprattutto di ascoltare. In primis il Sindaco, il cui stile mi piace molto,  ma da cui  continuo ad aspettare azioni di coraggio (il coraggio creativo dei giovani, quello che fa imboccare nuove strade impensate); l’amico Maurizio che vive in profondo l’“I care” di don Milani, ma che spero deciso quanto prima a rompere con la dittatura del cemento, a salvare il territorio scegliendo di de-classificare le aree su cui in precedenza si era pensato di costruire;  altri nomi - qualcuno di "destra", qualcuno di "sinistra" -  per ora  li tengo per me; di altri ancora non so che dire o perché per mia colpa non so nulla di loro o perché, specie i giovani, hanno ancora molto  da imparare.

... la maggioranza sarà in grado 
di agire con coraggio...
di rompere con la dittatura del cemento?...
L’opposizione.
Albenga ha fame  di cultura, di sicurezza, di strade curate, di bilanci partecipati  e di tantissime altre cose, ma in primis  di rispetto reciproco, che consente a tutti di guardare e vedere meglio. E questo dipende da tutti ma in particolare dall’opposizione, la quale senza il rispetto rischia di vedere male e di meno. La mancanza di rispetto, condita di rivalsa, competizione e magari di effimero protagonismo, oscura gran parte di ciò che si vede. 

... e l'opposizione?...
In un mondo (ne è esempio il Parlamento) dove quotidianamente ognuno sbatte la  faccia contro la mancanza di rispetto  intesa come postulato di partenza e connotato dominante nelle relazioni, un'opposizione invece capace di bandire la violenza verbale, l’irrisione, la derisione, il sarcasmo (a cominciare da questioni non decisive presentate  invece come nefandi peccati mortali: uno per tutti il guasto pirotecnico del 2 luglio), dimostrerebbe di essere capace di  progettualità alternativa e di affrontare seriamente le vere questioni decisive. 

... l'opposizione saprà rifiutare 
pettegolezzo, insulto, faziosità? ...
Quanto sarebbe  più efficace ed eticamente “bello” il garbo (anche dell’ironia: non male, ad es., il “Lella ciao” al risveglio mattutino degli esiti elettorali regionali!), dove anche  la rottura, lo strappo, la denuncia possono far  parte di un gesto libero e non faziosamente ostile, dove il no ha piena cittadinanza in un'autentica dialettica, fatta anche  di durezze ma tesa al bonum  della città.

... senza cavalcare insensate paure ...
Una riflessione sulle nostre paure.
Albenga mi pare il microcosmo che per molti aspetti ricapitola davvero il macrocosmo: qui, come dappertutto altrove, il rischio è di velare i veri problemi che ci assaltano e che reclamano la nostra attenzione, mentre siamo inondati da timori assurdi, da pensieri  dettati da  un presunto buon senso vuoto di senso, da oracoli che vogliono farci sentire (come vedere, udire, odorare, toccare, dis-gustare) cose inesistenti: timor de re non timenda, cogitatio de re non cogitanda, sensus rei quae non est…

... per cercare di dare risposta 
ai veri problemi ...
In riferimento poi alle notizie di questi giorni  non posso accettare  che si alzino anche  nel nostro Albenganese nuovi muri e si dica che, siccome  il “nostro” ingauno benessere proviene dai turisti,  nessuno di loro (e di noi) deve essere disturbato da tristi visioni di poveracci in transito. Siamo sicuri che sia “nostro” questo benessere? Di chi è veramente? Siamo sicuri che i poveracci siano solo loro, i transeunti?  Non è un po' troppo  semplicistico, per usare un eufemismo?

... nella comune tensione alla salvaguardia 
della dignità di ciascun uomo ...
Per parte mia…
Per quanto mi riguarda, continuerò ad ascoltare le voci che gridano nel deserto (Papa Francesco, Enzo Bianchi, Alex Zanotelli, Ernesto Olivero, Desmond Tutu, economisti come Nicola Carace, tanto per fare qualche nome) ed a vedere l’altro versante, nascosto ma reale, esistente, quello che ogni giorno si scortica le mani: il volontariato ingauno così fervido, l’impegno solidale di tante persone, il coraggio di tanti giovani.

... nell'ascolto della "parola contraria" ...
Con mia moglie vorrei continuare ogni giorno ad affrontare paure vere (in particolare la paura più grave perché impercettibile ed inarrestabile che è la crescente uniformità acritica dell’opinione pubblica nelle piazze virtuali e reali), a pensare in libertà  i  pensieri  decisivi per dare senso e valore al tempo e spazio in cui tutti viviamo, a "sentire" la reale esistenza di tutta un’umanità dolorante che non può lasciarci indifferenti. 

... perché a ciascuno sia data 
una prospettiva ...
Senza infingimenti compassionevoli e soprattutto senza lasciarci abbindolare dal ridondante indottrinamento dei media: timor de re timenda, cogitatio de re cogitanda, sensus rei quae non est.

... per questo vorrei continuare 
a pensare e scrivere in libertà.
Coloro che desiderano seguire le nostre pubblicazioni possono cliccare in alto a destra sul pulsante “segui” e aggiungere così il blog Persona e comunità alle proprie cerchie. Grazie a tutti.

venerdì 22 maggio 2015

“Coesistere per esistere”. Convegno interculturale e interreligioso.



Dalla locandina di invito...

“...perché di guerre ce ne sono già tante, 
ed è ora di costruire la pace.
Perché è ora di smettere di aver paura di chi non si conosce,
che alla fine risulta essere molto simile a noi.
Perché una parola buona fa del bene,
una parola cattiva può cambiare in peggio la vita delle persone.
Perché è bello convivere nonostante le differenze,
che sono una ricchezza e non difetti.
Perché i paesi sono tanti, ma in fondo la Terra è una sola,
e Dio l'ha donata a tutti”.
(dalla locandina della conferenza-dibattito del 21 maggio
“Coesistere per esistere”)
 
...per abbandonare la logica della guerra ... 
(Luigi IX parte per la crociata, 
Miniatura medievale)
Ieri -  21 maggio,  giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo – ho partecipato, su invito dell’amico Andrea Crespiani e dell’Associazione Donne e Mamme Musulmane di Albenga, ad un tavolo di riflessione ed ascolto sul tema “coesistere per esistere”, incontro intriso di rispettosa fraternità e di reciproca ospitalità tra uomini e donne di fede e di convinzioni diverse. Li ringrazio di cuore, perché è stata una serata che né io né mia moglie dimenticheremo, dalla quale tutti speriamo non tardino a fiorire le rose.   Riporto il mio intervento.

... e intraprendere il cammino del dialogo ... 
(Giotto, San Francesco e il Sultano)
Oggi 21 maggio, partecipo a questo bel convegno premettendo che io non rappresento nessuno. Sono qui - cittadino del mondo, cittadino italiano ed europeo - nella mia identità di laico cristiano cattolico, debole in teologia ma non nell’amore per essa, che si nutre della Parola della Bibbia, fedele al magistero della Chiesa e del Vaticano II, e si  sforza, con tutte le sue fragilità e contraddizioni, di essere coerente testimone.

... poco prima dell'inizio del convegno, 
presso l'auditorium San Carlo di Albenga...
Vorrei iniziare le riflessioni scegliendo, tra tanti eventi di dialogo interreligioso, due vicende emblematiche del dialogo con l’Islam, entrambe legate a tempi  di guerre, inimicizie, stragi,  non dissimili dal presente.

...l'apertura del convegno, 
con i saluti dell'Amministrazione...
La prima è l’incontro, variamente interpretato dagli storici, tra S. Francesco d’Assisi e il sultano Al-Malik al-Kamil nell’agosto 1219, 800 anni fa, in piena quarta crociata, tra due mondi ed eserciti in aperto conflitto. Non sappiamo che cosa si siano detti ma in ogni caso lì è la culla del dialogo, del reciproco ascolto, accoglienza, rispetto. 

... la presidente dell'Associazione 
Donne e Mamme Musulmane ...
La seconda  è l’esperienza  condotta a Tibhirine  in Algeria nella seconda metà del secolo scorso da un gruppo denominato “Legame di pace”,  composto da  musulmani e monaci trappisti,  dove insieme si pregava, si rifletteva, si ascoltava, si condividevano momenti di vita quotidiana. Sette di questi  monaci sono stati trucidati nel 1996 - il 21 maggio! -  per mano di un fanatismo la cui lettura fondamentalista e violenta, ieri come oggi, altera e tradisce l’ispirazione profonda del Libro sacro. Il “Legame di pace” tra cristiani-musulmani è poi rinato, più forte, a Midelt, in Marocco.

... Andrea Crespiani 
presenta e modera l'incontro...
Leggo in questi due eventi “profetici” del passato remoto e prossimo un’invocazione rivolta ad ognuno di noi: abbiate coraggio; impegnate la vostra libertà a servizio gli uni degli altri; mettetevi in gioco; non rassegnatevi  alle ingiustizie sociali, alle guerre, agli squilibri della fame e della povertà; non pensate come ineludibili fatalità le divisioni, le discriminazioni, l’odio, i pregiudizi, l’indifferenza, il cancro della diffidenza e dei sospetti. Diceva M. L. King: 
“Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.  
Che cosa vogliamo  che diventi Albenga? Una città multietnica in cui ognuno prende le distanze dall’altro, pieno di sospetti, in uno spezzettamento della città in sottosistemi chiusi e  confinati in mondi a parte, dove tolleranza vuol dire indifferenza?

... Nanni Russo 
parla di Costituzione ...
Oppure vogliamo una città plurale interculturale, società aperta, variegata da  appartenenze multiple che non nascondono la propria identità e cura dell’altro? Ad Albenga, che giustamente aspira ad essere europea e perciò cosmopolita, sono in tanti a dimostrare che viviamo in una città in cui i diritti umani di tutti sono al primo posto, dove è possibile incontrarsi senza sospetti, sorridersi, riconoscersi come persone, sognare insieme il futuro dei nostri figli e nipoti, eredi di un cammino da noi aperto di fratellanza e convivenza pacifica.

... un'esperienza di fraternità...
Tra tutte le beatitudini del Vangelo ne ricordo qui una: beati coloro che fanno regnare la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. La pace suppone la giustizia e la riconciliazione con noi stessi e con gli altri. L’altro giorno papa Francesco, dopo aver precisato che non c’è pace senza giustizia sociale, auspicava la creazione di “fabbriche di pace”, in cui promuovere “un clima di accoglienza e di incontro senza barriere ed esclusioni”. Infine ricordava che il comandamento dell’amore non è debolezza, fragilità, sadomasochismo, ma fortezza che richiede di farsi carico non solo di chi ti è caro, vicino e simpatico,  ma anche e soprattutto del diverso, dell’altro, l’estraneo che disturba la mia quiete, dà fastidio alla mia sonnolenza; amore  che giunge sino al paradosso tutto cristiano dell’amore verso i nemici.

...il Professor Ricci documenta 
la situazione della scuola 
e la presenza sempre più numerosa di stranieri”...
Possono allora le religioni incontrarsi su un’idea di uomo e di umanità che porti alla pace? Come devo comportarmi io laico cristiano nei confronti dei fratelli musulmani? Il documento conciliare Nostra Aetate del 28 ottobre1965 è la   pietra miliare per me laico cattolico: 
…La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo nelle altre religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia  non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini… La Chiesa esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità,  per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire  i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi” (NA2).“La Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. […] Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”. (NA 3)

... l'esperienza del migrante ... 
una lettura poetica di Simonetta Pozzi...
Dopo l’11 settembre 2001 la prospettiva non è cambiata. Tralascio per mancanza di tempo  eventi di grande rilievo (discorsi e viaggi del Papa, marce della pace, convegni…) per  soffermarmi sull’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco (2013) che dedica cinque paragrafi al dialogo tra le religioni (250-254) di cui due in particolare  con l’Islam, «nonostante le attuali tensioni internazionali». In tanti interventi il Papa ha ribadito che l’incontro e l’ascolto sono condizioni essenziali per il dialogo, che la risposta alla violenza è l’educazione “alla scoperta e all’accettazione delle innegabili differenze”, come “ricchezza e fecondità”. Dialogo che esige pazienza, umiltà ma insieme fermezza nella propria identità, senza approssimazione ed improvvisazione che sono controproducenti, senza cadere in un sincretismo conciliante o accomodante che è un modo di ingannare l’altro. 

... Luca Bauccio ci offre una lezione 
che apre su un futuro diverso e possibile...
Ascolto non solo  per una comprensione reciproca e pacifica convivenza, ma per essere capaci di riconoscere i valori degli altri, comprendere le preoccupazioni soggiacenti alle loro richieste, fare emergere  convinzioni comuni. In due recenti convegni interreligiosi celebrati in questo mese  di maggio a Perugia ed Assisi la conclusione unanime  è stata che oggi  “il prendersi cura dell’altro e dell’altra  religione” è la via della pace e  di questo si nutre la capacità di dialogo. Ecco allora anche dai tre rappresentanti delle tre religioni monoteistiche la proposta di  creare gruppi di lavoro sulla pace nei quali invitare le varie fedi per un ascolto reciproco: scuola di dialogo in cui “imparare ad essere amici senza nascondere la propria identità, per discernere che cosa è conforme alla fede nell’unico Dio e cosa è proiezione del nostro egoismo”. 

... sulla via dello scambio e dell'arricchimento reciproco... 
(un momento informale del convegno)
A questo punto vorrei ritornare all’esperienza profetica di Tibhirine, con un’ultima riflessione tratta  dalla conferenza tenuta da  Guido Dotti, monaco di Bose, qualche anno fa su “I monaci di Tibhirine e il dialogo con i musulmani”. Guido individuava alcuni  fondamentali tratti. Prima di tutto la condivisione di momenti della vita quotidiana, dove “si imparava  progressivamente  a  convivere nel rispetto  dell'altro  che vive accanto a te una diversa esperienza di fede”. Per questo i monaci avevano trovato normale mettere a disposizione una stanza  come luogo di preghiera di tutti all’unico Dio, nel rispetto di distinti spazi, tradizioni e modalità. E poi la condivisione   delle gioie e dei dolori degli altri “per  capire   che cosa fa gioire, che cosa fa soffrire l'altro, che cosa l'altro spera, che cosa desidera, perché è così che si può  conoscere realmente concretamente la  fede religiosa diversa”,  non distorta dai media o dai libri.

...Annamaria Mazzara presenta l'emigrazione 
come costante della vicenda umana...
E ancora  il gruppo Legame di pace tra  cristiani e musulmani: gruppo di ascolto, di studio, che “prende apertamente le parti contro l'odio e la violenza”; che “riconosce la differenza di ognuno, ma anche le affinità, pur con significati diversi”, per  es. nella  preghiera, nell’elemosina, digiuno, ospitalità, pellegrinaggio, conversione del cuore…

... la sala del San Carlo durante il convegno, 
mentre parla Lorenzo Peruzzi...
Non so quanto  di Francesco d’Assisi e del sultano Al-Malik al-Kamil, dei monaci trappisti e dei loro fratelli islamici, si possa assumere qui ad Albenga, senza presunzioni e senza illusioni. Ma sicuramente anche da noi è possibile tessere insieme un ”legame di pace”, potenziare insieme “fabbriche della pace” in aperta opposizione ad ogni fabbrica di guerra.  Basta un po’ di  coraggio, il coraggio di avere più coraggio. 

... l'inizio di un percorso.

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