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domenica 10 giugno 2018

Cercate ancora. Claudio Napoleoni.

A partire dalla sconcertante attualità del "Cercate ancora" di Claudio Napoleoni - raccolta degli ultimi scritti e delle lettere - si sviluppa una riflessione sull'oggi.
Post di Gian Maria Zavattaro.

Claudio Napoleoni,  
Cercate ancora. 
Lettere sulla laicità e ultimi scritti
Ed. Riuniti 1990
“A questo punto mi soccorre un invito che io e altri amici abbiamo avuto la fortuna di accogliere da un grande uomo mentre era prossimo a finire i suoi giorni: un cercatore il quale, più che abbattuto dal male, era consumato dal suo bisogno di scoprire altre vie, di trovare risposte più persuasive per quest'uomo post-moderno che siamo tutti noi, finiti dentro il castello di Kafka, finiti davanti a un tribunale incapace di discernere la verità. È l'invito di Claudio Napoleoni a «cercare ancora» il suo dono più grande. Un invito che è il riassunto di tutta la sua vita, e che ora vorrei diventasse nostro programma, al fine di uscire «a riveder le stelle»: per uscire cioè dall'inferno nel quale siamo tutti sprofondati” (1). Così scriveva p. Turoldo nel 1990.

🌟Trent’anni fa (31 luglio 1988) moriva ad Andorno Micca (BI) Claudio Napoleoni, Senatore della Sinistra indipendente, “comunista eterodosso”, voce negli anni 70-80 altamente significativa dell’economia politica italiana, pensatore che andava alla radice dei problemi, esemplare per la sua passione politica e la rigorosa competenza scientifica, proteso a stimolare gli amici al “compito” di una profonda trasformazione sociale e di una reale liberazione da ogni alienante “dominio”.
“Cercate ancora” - pubblicato nel 1990 a cura e con ampia introduzione di Raniero La Valle – raccoglie le ultime interviste e gli ultimi suoi scritti, preceduti dalla “Lettera ad Adriano Ossicini (2) e in appendice la “Lettera ai comunisti italiani” (3). Paradigmatico invito di sconcertante attualità, ieri come oggi.
Note di Pastorale Giovanile, 
aprile-maggio 2018
Lo avevano ben compreso Raniero La Valle (nell’ampia introduzione) e D. M.Turoldo (sulla sua rivista Emmaus, articolo dell’ottobre-dicembre 1990, riproposto il mese scorso, non a caso, da Note di pastorale giovanile).
A 30 anni di distanza “Cercate ancora” è rivolto ad ognuno di noi perché continui ad essere il nostro programma. L’odierno contesto è ben diverso e dissimile per molti aspetti dagli anni 70-80. Penso all’esplosione della società globale che tutto e tutti pervade nella sua liquidità, la caduta del muro di Berlino e la fine in Occidente del comunismo reale, l’espropriazione fattuale della sovranità delle nazioni e dei popoli da parte del trionfante capitalismo finanziario ed imperialismo delle multinazionali, la rivoluzione tecnologica ed i suoi impensati esiti digitali e virtuali nei media e social, il pensiero unico invasivo, “l’espulsione dell’altro” e “la globalizzazione dell’indifferenza”, le solitudini in questa nostra era delle comunicazioni, i ripetuti focolai bellici  quasi a determinare di fatto la “terza guerra mondiale”, il terrorismo internazionale, i disastri ecologici, il divario a forbice tra poveri e ricchi, la fuga dalla fame dalle violenze dalle guerre dei migranti, i rigurgiti nazionalisti, il crescere del rancore, il diffuso contagio di ciò che chiamano populismo… Cose già ben presenti o in germe allora, ma oggi segnate da uno smarrimento collettivo che non ha uguali, enfatizzato in Italia dalla grottesca vicenda legata ai tempi e modalità di insediamento del nuovo governo e dalle contraddittorie ambiguità di un conclamato “cambiamento”.
Claudio Napoleoni,  
Discorsi parlamentari
Il Mulino 2015
E’ proprio l’invito di Napoleoni ad indicarci il vero cambiamento: cercare nuove soluzioni, svegliarci all’urgenza del momento, ridestare la nostra ed altrui coscienza (passione, rigore frutto di studio, non di improvvisazioni), ravvivare la speranza e l’utopia (4), promuovere il dialogo “oltre il dialogo” nella fermezza della propria identità, nell’ascolto ed accoglienza delle diversità, nell’abbandono di ogni pregiudizio, decisi a  trasformarlo in postgiudizio. Soprattutto far proprio, nel nostro tempo smemorato, il “compito” (“sollen”), da lui indicato e perseguito che - senza addentrarmi da profano quale sono sul terreno per me minato della economia politica – riconduco alla liberazione dal “dominio”-alienazione ed all’impegno per una profonda trasformazione sociale. (5)

🌟Liberazione dal dominio e dall’alienazione: del “sistema di guerra”;  del modo capitalistico di produzione; della coercizione a consumare, “non altro che un momento interno della produzione”; delle cose sugli uomini;  della politica strumentale e fine a se stessa, ridotta a prodotto di consumo;  della tecnica strumentale e falsamente neutra;  delle ”false trascendenze” e degli idoli del mercato; di un’economia la cui radice è l’appropriazione; della prevaricazione del fare, nella rottura tra il fare e il contemplare…  

🌟L’impegno per  una profonda trasformazione sociale: non solo ribadire il diritto di tutti alla libertà ed uguaglianza, ma realizzare nel concreto la giustizia sociale e l’autentica solidarietà intesa come fratellanza;  riconfermare alla politica “un obiettivo generale e comprensivo che si riferisce cioè al destino dell’uomo e non a suoi particolari problemi” (6); ripensare in modo radicale il rapporto tra tempo del lavoro e tempo della vita, “tra tempo in cui gli uomini sono inclusi nella tecnica e tempo in cui gli uomini  badano alla formazione di se stessi” (7); affrontare la questione dell’ecologia tramite un rapporto diverso col mondo della natura e con il mondo trasformato dalla  storia umana (8); puntare sulla produzione di servizi e non dei beni (9).

Blog di Raniero La Valle, 
5 giugno 2018
🌟Il compito di uscita dal dominio ed alienazione spetta  a coloro che non sono stati afferrati dal meccanismo dominante: le donne, i giovani e quanti di noi, “residui”, non sono stati vinti né “assoggettati ed espropriati dal processo di produzione e dominio” e sono “la parte non assorbita dall’annullamento, rimasta inviolata ed imprendibile di ogni uomo. Dove trovarla e risvegliarla se non là dove in ogni uomo il nulla confina con Dio?” (10).
Quasi in ideale continuità con la sua introduzione a “Cercate ancora” di Napoleoni, Raniero La Valle scriveva il 5 giugno scorso: “Oggi siamo all’umanità spezzata; e mai la sua carne è stata più frantumata e lacerata come da quando celebriamo la libertà della globalizzazione. Si tratta della libertà per cui tutto può andare dappertutto; ma questa libertà di muoversi per tutti i luoghi e in tutte le direzioni, l’abbiamo istituita e riservata solo alle cose: al capitale, alle merci, alle fabbriche depurate dagli operai, alle manifatture, ai servizi, ai call center, ma non l’abbiamo data alle persone. In questa sua attuale forma economica e finanziaria la globalizzazione non può realizzarsi che in forza di un capitalismo integrale, di quel neoliberismo ignaro delle persone e dei corpi che in un altro universo di valori viene chiamato  “globalizzazione dell’indifferenza”. È questa umanità spezzata che va ora ricomposta. Viene perciò il tempo dell’umanità condivisa. Il compito più grande, il vero cambiamento non solo per l’Italia, ma per l’Europa e per il mondo, è di portare all’unità la carne spezzata delle nostre storie divise, mediante culture e politiche di condivisione, estendendo alle persone la libertà di muoversi e di stabilirsi che abbiamo dato alle cose […]. Certo non è per oggi raggiungere questo traguardo, ma a partire dal nuovo globalismo di oggi, questo è il cammino da iniziare, su questo va giudicato ogni cambiamento e promessa di cambiamento. Quanto al governo che si è presentato oggi alle Camere, staremo a vedere, […] con molta vigilanza, sperando sempre che ciò che nasce cresca, che il nuovo non fallisca, che il meglio accada, perché il “tanto peggio tanto meglio” non è solo un ossimoro, è un delitto”. (11)
Staremo a vedere e continueremo a cercare.
 

“Il Sabato è il giorno della storia; è il giorno dell’esodo di Dio, il giorno della sua discesa, nel Figlio, “agli inferi”; e anche per l’uomo, non è il giorno della rapina del cielo, ma al contrario il giorno  in cui egli “tiene il suo spirito agli inferi, ma senza disperare”. L’ultimo giorno, il giorno che sta dinnanzi, non è il Sabato, ma è “il primo giorno dopo il Sabato”, il giorno della resurrezione” (12). 

🌟Note.
Claudio Napoleoni, 
Dalla scienza all'utopia, 
Boringhieri, 1992.
(1) Padre David M. Turoldo, Emmaus, ottobre-dicembre 1990.  Consultabile su internet (NPG 91-06-22).
(2) ”la quale concludeva con la domanda su Dio. Non si trattava di un bagliore improvviso, di un’ispirazione fortuita. Essa non aveva nulla a che fare con una conversione personale, perché nell’orizzonte di Dio la sua vita personale già si era mossa ed era manifestamente  inclusa (se è lecito dirlo, senza per questo volerne violare il mistero)”. Cfr. o.c., Introduzione e cura di Raniero La Valle, p. XVIII.  La lettera all’amico A. Ossicini (vicepresidente del Senato), datata 5.4.1988,  è pubblicata alle pagine 5-16.
(3) Tra i firmatari della “Lettera ai comunisti italiani” (aprile 1986) vorrei ricordare, oltre lo stesso Napoleoni e La Valle, A. Ossicini, I. Mancini, M. Gozzini, S. Senese, padre D. M. Turoldo, E. Chiavacci, padre E. Balducci, G. Girardi,  G. Zizola,  T.Vinay, L. Sartori, G. Franzoni, R. Fabris, F. Prina, E. Peyretti… e tantissimi altri noti e sconosciuti.
(4) Speranza ed utopia indirizzate verso un’economia mondiale progressivamente più solidale fino alla   non impossibile seppur problematica trasformazione radicale dell’attuale sistema capitalistico (come il comunismo e qualsiasi evento storico, nasce, fiorisce e muore) in quella che oggi molti di noi amano chiamare “economia di comunione”. Da leggere il capitolo “Nella storia c’è salvezza?” (pp.107-135) trascrizione della conversazione tenutasi il 12.5.1988 tra  Napoleoni e Raniero La Valle ad Andorno Micca.
(5) “Naturalmente non è che con queste cose si può pensare di eliminare il sistema di dominio in generale, però, certamente sono strade attraverso le quali si può cominciare ad incidere sul particolare tipo di dominio che esiste nella storia”. Cl. Napoleoni, o.c., p. 53.
(6) idem: “il che non significa che i suoi determinati e particolari problemi non devono essere affrontati, ma significa affrontarli all’interno di una visione di quello che può essere concepito come il suo destino”.
(7) p. 51.
(8) “Anche qui c’è un modo di sfuggire al domino onnipresente della tecnica e semmai è un campo dove  esistendo un fine esplicito la tecnica può essere ricostituita nella sua natura di strumento”. p. 52.
(9) “Il lavoro è il rapporto diretto tra chi fornisce il servizio e chi lo riceve, quindi il lavoro viene tolto da questa sua posizione di dominato dalle cose e viene ripristinato come elemento e mediazione del rapporto umano”. p. 53.
(10) cfr. R. La Valle, Introduzione e cura all’o.c., pp XXVIII-XXX. Quale Dio, si chiedono sia La Valle sia Turoldo. Per La Valle è il  Dio  della laicità, di Francesco:  non giunge dall’alto ma dal basso, si incontra a partire dai minores non dai maiores e dunque per definizione non si può dominare: il Dio dei minori è un Dio che perciò può essere riconosciuto anche nell’ultimo degli uomini (cfr. pp.o.c., LII-LVI).  Per  Turoldo “Dio sarà sempre da scoprire. Anche la Scrittura dice: «Cercare Dio mentre si fa trovare»; e altrove: «Mi troverete se mi cercherete, dice il Signore»; così per quanti pensano di non credere, dice ancora il Signore: «Non mi cerchereste se non mi aveste già trovato». Per dire quanto il consiglio di Napoleoni fa eco alla voce più profonda della stessa Bibbia. A questo punto vorrei dire quanto sia vero l'invito nei confronti di tutta la nostra anima di uomini messi da tempo alla prova, a causa dei miti più consunti: del «mito delle magnifiche sorti e progressive»; del mito della scienza che invece di servire solamente alla vita pare semini delusione e morte quanto gli stessi scienziati non prevedevano; del mito della ragione che da sola rischia di portarci verso maggiori ferocie; e però anche del mito religioso, quando si alimenti di fantasmi e di integralismi che diventano più nefasti di qualunque negazione di Dio; del mito di queste politiche che la dicono lunga circa la capacità di deludere le attese della città, che sola è concepibile quando sia una città per l'uomo, una città dove anche il più povero si senta cittadino alla pari di tutti; del mito di queste economie che sono alla base di molte sventure. Perché con le teorie vecchie non c'è salvezza.  E che perfino dire che capitalismo e democrazia coincidano, finalmente pare convinca sempre di meno. E anche il mito del profitto, così come è stato inteso, sembra addirittura sia uno dei miti più funesti fra tutti” D. M. Turoldo, o.c. come da nota  (1).
(11) R. La Valle, Tutti stranieri nessuno straniero, Newsletter n. 96 del 5 giugno 2018 da “Notizie  da Chiesa di tutti  Chiesa dei poveri”.  Ringrazio affettuosamente l’amico Rosario per avermelo segnalato.
(12) o.c.,  Raniero La Valle,Introduzione e cura, pp.  LV-LVI.

8 commenti:

  1. Elena Emanuela Ciampoli10 giugno 2018 07:13

    Grazie, per la segnalazione, molto interessante.

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    1. Grazie. Condivido il “molto interessante” nel senso profondo heideggeriano di inter – esse, di vivere, partecipare e coinvolgerci nel nostro esserci nel mondo.

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  2. ....anch'io spezzata così scriverò spezzato. sono un -residuo-. non v'è dubbio, globalizzazione dell'espulsione dell'altro, dell'indifferenza. è proprio un -sollen-, dal dominio-alienazione ad una più profonda trasformazione (rivoluzione) sociale un nuovo essere umanità. adesso perseverare, resistere.

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    1. Gent.le Roberta, condivido la conclusione: resistere, perseverare. Forse oggi è proprio questo il cammino che “i residui” sono chiamati a percorrere, con tenacia e grande comprensione degli altri, senza esclusioni né manicheismi né demonizzazioni, nell’utopia e nella speranza cristiana di una comunità di fraternità.

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  3. Leggo con sentimenti di rinnovato impegno, di fiducia incontrovertibile nella vera utopia.
    Cos’era se non utopia-lievito l’impegno di quel gruppo di Sinistra indipendente che lavorò per il bene dell’Italia, per il “cambiamento” della politica italiana, ingessata dalla “conventio ad excludendum “?
    Ancora una volta : un rammarico incolmabile per il caso Moro!
    Poi la politica lentamente scivolo’ verso schieramenti contrapposti e venne lo scherno gridato verso i “cattocomunisti “
    La storia non può tornare indietro, questo sì, ma si può tenere “ il soffio” e da esso farci risospingere verso obiettivi autentici, che hanno un comune denominatore : PRIMA L’UOMO ! Grazie Gian Maria 🌈

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    1. Caro Rosario, vorrei che il tuo grido fosse raccolto in questi giorni da chi impudicamente tuona per chiudere i nostri porti all’umanità dolente ed innalzare muri di espulsione. La scelta dell’accoglienza è il banco di prova per ognuno di noi, per capire la storia che tu hai sopra sintetizzato e soprattutto per il destino dell’Italia. Siamo e saremo per e con i “minores”.

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  4. Augusta De Piero10 giugno 2018 21:14

    E' un libro che possiedo e ritengo meriti lettura (temo rischi di essere nostalgica). Ricordo soprattutto lontani convegni promossi da Raniero La Valle e, appunto, da Claudio Napoleoni. All'ultimo si presentò già gravemente malato.

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    1. Grazie. Mi auguro che altri, ben più capaci e competenti di me, sappiano in occasione dei 30 anni della morte di Napoleoni, anche con uno sguardo nostalgico rivolto al presente ed al futuro, porre in luce l’inattuale attualità del “cercate ancora”.

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