 |
Davide Bonazzi,
Donne e politica |
La scuola deve promuovere la
competizione?
Indubbiamente sì: è compito della
scuola educare a com-petere, porre insieme domande, insieme ricercare la via
delle risposte e soprattutto offrire ai giovani solide “competenze”.
Competizione è una parola terribilmente
equivoca, dai molteplici e contrastanti significati a seconda che la si
usi nello sport (lotta, gara, sfida, agonismo), nei pubblici concorsi (dove
pochi vincono e molti perdono), nei rapporti interpersonali e sociali
(rivalità, sopraffazione), nell’economia di mercato (concorrenza, antagonismo),
nella scuola (emulazione), nella cultura e nella professione (essere
competenti…)…
 |
Davide Bonazzi,
Iniquità |
E’ che oggi il significato dominante
è quello mediato dalla spirale del mercato, il cui motto si potrebbe tradurre
così: “IO, programmato
ad essere sempre vincitore! Ciò che conta è il mio successo, ben sapendo che
per le ineluttabili leggi di mercato mors tua vita mea!”.
Nella scuola la com-petizione non
può tradire il significato etimologico del latino cum-petere: tendere
verso, insieme ricercare ed insieme chiedere e domandare. Non è
assolutamente riferibile al modello mediato dal mercato e dalla cultura
dominante (“cultura dello scarto”!), il quale non è affatto un’ineludibile
legge naturale, ma un prodotto storico che, come è nato, così potrebbe morire.
E nulla vieterebbe di trasformare il modello e la prassi attuale in un mercato
“equo e solidale”…