Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Patrik Svensson (qui il sito instagram)
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| Patrik Svensson |
Un ben pensare è più che pensare: così scriveva Morin a proposito della visione di Pascal circa la marginalità della nostra terra, terzo satellite di un sole astro perduto in una galassia periferica fra miliardi di galassie di un universo in espansione. Ciò dovrebbe ridimensionare il nostro incredibile gigantismo, sollecitarci a vivere la nostra precarietà con serena gioia, condividendo amore amicizia stupore tenerezza verso i nostri fratelli e sorelle (d’ogni razza età lingua ,d’ogni religione o nessuna) e verso ogni forma vivente. Sarebbe liberarci dalla frammentazione del nostro esistere per cogliere l’essenziale, magari fino a giungere alle soglie del Mistero.
Insomma semplicemente dovremmo “ben pensare”: non il pensare “prosaico” (esclusivamente dedito a compiti utilitaristici) ma il pensare “poetico” (dal greco poiesis) processo attraverso cui viene all'esistenza qualcosa che non c'era, azione che porta dal non-essere all'essere. Nel linguaggio comune si chiama poesia, votata alla gratuità, al kalòs kai agathòs, cioè al "bello e buono" .
Siamo tutti pellegrini, tutti nomadi, di passaggio, in viaggio. Il nostro è un pianeta nomade ed ognuno di noi è contrassegnato dalla sua “identità nomadica”, ognuna diversa, divergente, spesso anche opposta rispetto alle altre ….

















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