Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Iscriviti alla nostra newsletter!

domenica 11 febbraio 2024

Un messaggio da Albert Camus.

Concepire la pace significa smettere di guardare al mondo attraverso il prisma della guerra.
 Post di Rosario Grillo.

Albert Camus, 1957
«La generazione di cui parlo sa bene che questa crisi […] è solamente l’aumento del terrore conseguente a una tale perversione dei valori, che un uomo o una forza storica non sono più stati giudicati in funzione della loro dignità, ma in funzione del loro successo».
 
Albert Camus non ha avuto la sorte di essere un autore cult: troppo spinosa la sua provocazione e molto esigente la sua proposta. Di certo non è un autore di riferimento per la “maggioranza silenziosa” che sostiene il presente “pasto politico”. Va ricordato, con ciò, il clamore della rottura con la “quadrata” dirigenza comunista, nazionale ed internazionale. Così come la rumorosa presa di distanza da Sartre e da certo engagement di comodo.
Di rilievo è perciò la sua evocazione dentro un programma culturale, in ora di punta d’ascolto, ad opera del moderato Paolo Mieli. Interlocutore nella trasmissione Passato e presente era lo storico sociale delle idee, David Bidussa, che si è speso per ricostruire il ritratto fedele e la cornice storica del filosofo algerino. (1)
Varia, anche se con una costante di fondo, la sua produzione; certamente incisivi romanzi, come La peste e L’uomo in rivolta; significativa la testimonianza del suo vivere e del suo impegno dentro Combat. (2) (3)
Passo ora ad enucleare il “nodo delle questioni”: stella polare delle argomentazioni svolte da Camus. Si riduce all’umanesimo.
Albert Camus, Stoccolma, Premio Nobel 1957
Bisogna però aver chiaro che lo stesso era stato violentato e screditato dai totalitarismi, in ispecie da quello nazifascista.
La profondità della ferita, la gravità del fatto (4) furono assunte dal Nostro fino al punto di lavorare ad una riconsiderazione critica del “processo della modernità”. Un processo nel quale Camus ritrova lo spirito della dominazione, frutto di una costante inclinazione alla sopraffazione. Transitato dal capitalismo alla borghesia, all’imperialismo, agli aguzzini di Hitler, ritrovandosi ancora negli scienziati che, inconsapevoli o meno, lavorarono alla bomba per Hiroshima e Nagasaki.
In questa misura Camus scandaglia l’uomo occidentale trovandolo agitato da due forze: una è quella del Destino (5).
Avveniva qualcosa di strano perché al movimento della storia umana che si svolgeva nel verso di un’emancipazione dalla fatalità, improvvisamente si opponeva una reazione contraria dell’uomo moderno (XVIII sec.) (6) provocata da una dis-misura umana. Questa stessa prepotenza rappresenta la seconda forza, legata alla mostruosità umana, improntata a virtù/vizi (7) dell’efficacia e del successo, divenuti valori universali nella società moderna.
Basamento etico di un’insana “volontà di potenza” (8), insidia che travaglia il sereno corso della storia (tarlo del male, nichilismo incombente). Di una storia che Camus sottrae allo Spirito del mondo hegeliano ma che tragicamente decade nel terrore dell’eccesso umano.
Tomba di Camus, Lourmarin, Provenza
Lo “stato di guerra” è la forma di questa insidia. (9) Per combatterla occorre rigorosamente ricostituire le vene autentiche della vita umana.
Ecco l’umanesimo rinato, consapevole perché assunto con responsabilità, irrorato da virtù vivente (10), corredato dell’impegno della rivolta.
L’uomo in rivolta ritrae un versante rivoluzionario, fermo alla potenzialità, ma permanente, custodito perché non diventi ideologia e sistema: taglio di una razionalità esigente, lontana da ogni strumentalità, incarnata e mai astratta. (11)
 
Franco Cassano legge Camus (il pensiero meridiano)
Il compianto Franco Cassano aveva delineato il “pensiero meridiano” attorno ad alcuni nuclei ideali e ad alcuni autori (Camus, Pasolini): modo d’essere del cittadino occidentale reintegrato nel passo lento.
Cassano puntualizza le radici della proposta di Camus enucleandoli: misura- fraternità nella colpa -onore- libertà.
Con la prima non indica una generica mezza misura, ma la qualità - la sostanza etica - la ragionevolezza perché “l’idea dell’illimitata fattibilità del mondo (della natura e dell’uomo) che festeggia se stessa come una liberazione dai vincoli naturali scopre con terrore di aver delegittimato ogni limite, di essere una macchina in corsa cui si sono rotti i freni. Essa non ha più strumenti per arrestare l’esercizio della volontà di potenza”.
Simone Weil
La seconda consiglia una solidarietà intima - Camus fa suo il principio di fraternità dell’enunciato della rivoluzione francese - nell’angolazione pessimista del sentimento della colpa, scaturente dalla vena del Cristianesimo, che, dinanzi alla fragilità umana, suggerisce una risposta: il perdono. Una cifra di umanità che Camus ritrova nella povertà felice, propria di un sud disinteressato al progresso incondizionato, mercificato e mercificante, del continente nordico. Con essa assapora l’onore e ne propone il taglio.
Per questa stessa ragione Cassano allinea Camus nel pensiero meridiano (c’entra anche il Mediterraneo) e suggerisce l’opzione come iter di riscatto morale-culturale-sociale di tutto il sud.
 
Note.
(1) Ricordo, per prima cosa, il Nobel che gli fu assegnato nel 1957 e il nobile discorso che tenne in quell’occasione.
(2) Su www.wikiwand.com vedi giornale Combat. Il giornale fu fondato nel 1941 da esponenti della Resistenza francese. La direzione fu affidata a Camus e collaborarono Sartre, Malraux, Mounier, R. Aron. Camus impresse una linea indipendente, anti totalitaria, anticomunista.
(3) Bidussa prendeva in esame, appunto, la lunga stagione del Combat, alla luce della pubblicazione Questa lotta vi riguarda. Corrispondenza ‘44-47 di Camus, Bompiani.
(4) Tanto più che il male andava infestando il corpo della democrazia, alla luce di fatti come il bombardamento di Dresda e bombe atomiche sganciate sulle città giapponesi. Sì consulti www.odysseo.it L’inferno è la ragione: Camus e Hiroshima.
(5) Camus dà al destino una connotazione tragica, tipica dell’antichità greca.
(6) 1955 Sur l’avenir de la tragedie Camus dichiara: il mondo che l’individuo del XVIII secolo credeva di poter sottomettere e modellare con la ragione e la scienza ha assunto una forma mostruosa. Razionale e smisurato al tempo stesso, è il mondo della storia. Ma a questo grado di dismisura, la storia ha assunto l’aspetto del destino […]. Paradosso curioso: l’umanità, con le stesse armi con le quali aveva rigettato la fatalità, si è ritagliata un destino ostile” Laurent Bove Misura e mostruosità in A. Camus.
(7) Lascio l’ambiguità per focalizzare una mutazione morale che corrode la dignità umana fino alla disumanizzazione.
(8) Nietzsche è tenuto in grande considerazione da Camus ma la volontà di potenza, qui richiamata ed esecrata  non è quella preconizzata da Nietzsche, è soprattutto quella del superomismo nazifascista.
(9) ”A conti fatti, la saggezza che c’è nei suoi scritti, semplice, «modesta», come amava definirla, può essere riassunta così: se non sappiamo dare agli uomini la felicità, possiamo almeno ridurne le sofferenze praticando la solidarietà: questo dovrebbe essere il fine stesso della politica. Per garantire oggi questo obiettivo minimo, Camus ce lo ricorda, occorre battersi per la pace, condizione preliminare di ogni politica. Concepire la pace significa smettere di guardare al mondo attraverso il prisma della guerra. Quello a cui assistiamo in Ucraina in questi atroci giorni sta mettendo a repentaglio l’intero lascito della civiltà europea: mobilitarsi in vista di una tregua civile, come Camus implorava nel cuore del dramma algerino, ritrovare le vie del dialogo è diventato per l’Europa un imperativo non più procrastinabile. Affinché la catastrofe, paventata da Camus al momento del lancio dell’atomica su Hiroshima e Nagasaki, non diventi oggi una ben più tragica realtà, visti i progressi nelle tecnologie militari, occorre che tutti i popoli della terra si mobilitino e impongano ai governanti di «scegliere definitivamente tra l’inferno e la ragione».” (intervista a Domenico Canciani in www.exagere.it
(10) “La «virtù vivente» è dunque concepita come una potenza attiva e comune, affermativa e creatrice: quella potenza immanente di tutte le cose che è anche, nell’uomo, la «parte calda» al di qua di ogni rapporto mezzo - fine; una parte che, scrive Camus, «non può servire a null’altro che ad essere»” supra Laurent Bove, Mostruosità e misura in Camus.
(11) Dopo aver notato l’assimilazione delle riserve sulla “ragione illuminista” della scuola di Francoforte, si dia spazio alla visione immanentista di Camus, intrisa di ideali. In essa vive la memoria dei gioiosi giorni della gioventù algerina, l’abito quindi di un’essenza umana che non si presta a compromessi, che ripetutamente si confronta con la fragilità dell’esistenza. In questa angolazione si trova risposta all’interesse che Camus provò per la filosofia di Simone Weil, nello specifico per il tema del radicamento.
 
❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋
❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋❋

4 commenti:

  1. Grazie ,Rosario. Indimenticato e indimenticabile Camus delle mie giovanili letture e ardenti propositi, in particolare ovviamente le indelebili memorabili pagine della morte di un bimbo innocente, il figlio del giudice Othon, di Rieux e Paneloux, il medico e il gesuita accomunati nella solidarietà e nell'aiuto ma divisi nel significato: “quello sapete bene ch'era innocente”. Così tremendamente attuale...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie caro Gian Maria! Effettivamente Camus ( non solo perché morì ancora in verde età) è autore giovanile, per spiriti giovanili e per mantenere sempre giovane e combattivo lo spirito. Coinvolgente e propositiva la sua combinazione tra ideale e reale. Ad ogni modo è un “pensare contro”, non conciliante, anzi contro ogni tentazione conformista.🤗☮️

      Elimina
  2. Grazie per la ri-proposizione del pensiero sensibile, intelligente e libero di Camus. Buona giornata.

    RispondiElimina