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Visualizzazione post con etichetta nomadi. Mostra tutti i post
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domenica 3 agosto 2025

Siamo tutti nomadi. Verso dove?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Patrik Svensson (qui il sito instagram)
  
Patrik Svensson
“Saremmo fuori dalla civiltà e dalla stessa fede, se stabilissimo che è “naturale” far pagare agli “ultimi” la nostra voglia di vivere […]. L’Occidente è ad un bivio: o smette di dirsi umano e cristiano oppure “condivide” ciò che è ed ha: cultura, tradizione umanistica, diritti umani, fino a questa terra che è di Dio e dunque di tutti, questo pane che la terra ancora ci dona. Nessuno pensa che sia cosa da poco, ovvia e di immediata attuazione. Non è follia, è l’unica saggezza (F. Scalia SJ, Adista n.17, 9.5.2015).
 
Un ben pensare è più che pensare: così scriveva Morin a proposito della visione di Pascal circa la marginalità della nostra terra, terzo satellite di un sole astro perduto in una galassia periferica fra miliardi di galassie di un universo in espansione. Ciò dovrebbe ridimensionare il nostro incredibile gigantismo, sollecitarci a vivere la nostra precarietà con serena gioia, condividendo amore amicizia stupore tenerezza verso i nostri fratelli e sorelle (d’ogni razza età lingua ,d’ogni religione o nessuna) e verso ogni forma vivente. Sarebbe liberarci dalla frammentazione del nostro esistere per cogliere l’essenziale, magari fino a giungere alle soglie del Mistero.
Insomma semplicemente dovremmo “ben pensare”: non il pensare “prosaico” (esclusivamente dedito a compiti utilitaristici) ma il pensare “poetico” (dal greco poiesis) processo attraverso cui viene all'esistenza qualcosa che non c'era, azione che porta dal non-essere all'essere. Nel linguaggio comune si chiama poesia, votata alla gratuità, al kalòs kai agathòs, cioè al "bello e buono" .
Siamo tutti pellegrini, tutti nomadi, di passaggio, in viaggio. Il nostro è un pianeta nomade ed ognuno di noi è contrassegnato dalla sua “identità nomadica”, ognuna diversa, divergente, spesso anche opposta rispetto alle altre …. 

domenica 29 dicembre 2013

Abramo o l'uscita da sé.

Al mito di Ulisse che ritorna ad Itaca si contrappone  la storia di Abramo che lascia  per sempre la sua patria per una terra sconosciuta. Abramo, al contrario di Ulisse, è sin dall’inizio chiamato all’erranza nomadica: non c’è ritorno nel  suo cammino verso l’ignota  terra promessa. 
 

L'abbandono delle proprie sicurezze ...
Abramo in viaggio verso la terra di Canaan,
Gustave Doré
Il nomade Abramo simboleggia per Lévinas l'irruzione del nuovo che ci sorprende, che spinge ognuno di noi oltre se stesso nella direzione verso l’altro, per scoprirne il «volto» al centro della nostra esistenza: senza ritorno, perché non può esserci  reciprocità nel faccia-a-faccia, relazione sempre asimmetrica (“diaconica”) in cui il volto dell'altro non è mai definitivamente afferrabile. 

sabato 28 dicembre 2013

Il nomade Odisseo o Ulisse?


 
Claude Lorrain, 
Partenza di Ulisse dal porto...
Ulisse e Abramo sono  paradigmi  di due modi diversi, per alcuni addirittura  opposti, di esistere e  di vivere il nomadismo.
Entrambi  in viaggio, si allontanano dalla loro patria per altri lidi. Per Ulisse si tratta di viaggio di ritorno  faticoso, problematico - appunto un’odissea - verso la patria conosciuta, di cui soffre la nostalgia. Per Abramo è viaggio di chi, volontariamente o per necessità, si separa  dalla sua terra, muove  verso l’ignoto perché costretto a fuggire dal bisogno  o spinto da una forza interiore,  alla ricerca di una “terra promessa”: nessuna nostalgia, nessun  dolore del ritorno.
Abramo è una figura monolitica, Ulisse invece è personaggio complesso e multiforme, come attesta la ben nota diversità tra  l’Odisseo di Omero e l’Ulisse di Dante. Diverse quindi e anche divergenti   le varietà nomadiche da lui rappresentate.

E’ il nomade  “dal multiforme ingegno”, capace di progettare e di calcolare astutamente, di mascherarsi e di nascondersi.
L'offerta ...
P. Brueghel il Vecchio, Ulisse e Calipso

E’ il nomade smanioso di vivere, avido di provare tutto, girovagando per il mar Egeo della vita ed attraccando ad ogni isola per  gustare  ogni esperienza di vita. 
 ... dell'immortalità ...
H.J.Draper, L'isola di Calipso.
Ma  soprattutto è l’uomo del ritorno, il nomade  che piange e soffre la nostalgia della  sua casa e della sua donna, che antepone alla bellezza divina di Calipso, al dono della immortalità e dell’eterna giovinezza, la sfiorita bellezza della moglie che lo attende da vent’anni. 
... la nostalgia della sua casa ...
J.W.Waterhouse, Penelope e i pretendenti.

 ... l'esperienza dell'ospitalità...
F. Hayez, Ulisse alla corte di Alcinoo.

 P. Lastman, Odisseo e Nausicaa
Ospite di Alcinoo e della tenera Nausicaa, straniero nel paese dei mangiatori di loto, non dimentica il ritorno, resiste  con astuzia ai Ciclopi, sopravvive alla malia della maga Circe e delle Sirene, affronta la discesa agli inferi, dove l’indovino Tiresia gli predice l’ultimo viaggio …
... la seduzione ...
J.W.Waterhouse, Circe offre la coppa ad Odisseo.


... l'incantamento ...
J.W.Waterhouse, Ulisse e le sirene.
E’ il nomade  che rimane solo, dopo la vendetta sterminatrice di Zeus: solo, senza compagni, nudo e vagabondo, gettato sulle sponde di terre dove sperimenta la metamorfosi dell’ospitalità in ostilità.
...l'esperienza dell'inospitalità 
e della ferocia...
W. Turner, Ulisse schernisce Polifemo.
Infine il nomade Odisseo   impone la propria presenza ai Proci,  che inganna nascondendo loro la verità:  il ritorno ad Itaca si conclude con la nemesi e la giustizia sommaria di coloro che hanno irriso l’ospite. Un monito per tutti noi: il prossimo futuro, segnato dal senso della provvisorietà e precarietà di ogni giorno, imporrà il problema dell’ospitalità  tra rigurgiti di barbarie?  

L'Odisseo omerico, l’uomo del  ritorno, non oltrepassa la sfera del sé. Il suo non è un esilio, solo  un lungo sofferto allontanamento cui segue  una perigliosa riappropriazione di  sé nella liquidazione di ogni estraneo. Rimanere centrato su di sè è condizione per  godere di una promessa vecchiaia felice.
... fino alla riappropriazione di sé...
G. Schwab, La strage dei pretendenti.
Odisseo ha un suo fascino discretamente ambiguo, ma mi intriga molto di più il nomade Ulisse di Dante della Divina Commedia (Inf. XXVI): l’uomo del non ritorno, perché non approda  ad  Itaca  e trasforma il suo viaggio in un’avventura “per seguir virtute e conoscenza”:
 
“Nè dolcezza di figlio, nè la pièta

del vecchio padre, né il debito amore

lo qual dovea Penelopé far lieta,

vincer poter dentro da me l’ardore

ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto

e delli vizi umani e del valore”.

Forse questo nomade Ulisse si approssima al nomade Abramo?
Anonimo fiorentino, 
Il naufragio della nave di Ulisse.
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giovedì 26 dicembre 2013

Essere nomadi e saperlo.


La nebbia, 
nel viandante di C. D. Friedrich.

La precarietà, 
nel viandante di H. Bosch.

 La solitudine nel viandante di
Martinus Rørbye

Nomade è ...

...
... chi parte
... chi torna
... chi resta
...
... chi non ha fissa dimora
... ma anche chi ha una sontuosa dimora
...
... chi cammina verso una meta
... chi non cammina
... chi ha perso il senso della meta
...
... colui che si sente ospite
... ma anche colui che si considera padrone
...
... chi vive con leggerezza la precarietà
... chi ne sente l'angoscia
... chi non si pone il problema
...
... chi trova compagni di viaggio,
... chi procede da solo
... chi odia
... chi ama
... 
... chi si indigna
... chi si piega
... chi si umilia
... chi se ne frega
...
... chi è ricco
... chi è povero
... chi vorrebbe essere ricco
... chi vive con sapienza l'esser povero o ricco
...
... ogni uomo 
... ogni donna, 
... che lo sappiano o meno
... 

La strada,
nel viandante di Van Gogh.
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