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| Odilon Redon, Due giovani donne tra i fiori, 1912 |
"Persona e Comunità" è un blog di riflessione culturale, filosofica, religiosa, pedagogica, estetica. Tutti gli articoli sono scritti da: Gian Maria Zavattaro, Rossana Rolando, Rosario Grillo.
venerdì 9 maggio 2025
La madre simbolica
domenica 19 gennaio 2025
LA SFIDA DEL CORAGGIO: INSEGNARE OGGI
Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Franco Matticchio (qui il sito facebook)
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| Franco Matticchio |
“Non possiamo aspettarci di raccogliere i fiori che non abbiamo mai piantato"… - "La speranza non ha niente a che vedere con l'ottimismo: non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo, ma è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno" (V. Havel).
Coraggio: cuori pensanti che sperano, camminano insieme giovani adulti anziani, non si arrendono.
Sfida: provocazione con lo scopo di suscitare comunque reazioni….
Emergenza: situazione critica di estrema pericolosità pubblica che richiede risposte immediate.
Educazione: ex-ducere, condurre fuori (dal caos, dalla frammentazione, e insignificanza).
Insegnare: lat. insĭgnare, imprimere segni.
sabato 23 novembre 2024
La chiarezza della mente
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| Quint Buchholz, Il faro del libro, 1992 |
lunedì 3 aprile 2023
L'educazione, Tara Westover.
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| Tara Westover, L'educazione |
venerdì 30 dicembre 2022
Natale - Luce.
sabato 3 dicembre 2022
L'esperienza dell'ingovernabile.
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| Nicola Magrin, Iceberg |
sabato 15 ottobre 2022
Salvare la scuola.
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| Illustrazione di Monica Barengo |
sabato 14 maggio 2022
La rimozione delle lucciole.
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| Massimo Recalcati, Pasolini, 2022 |
martedì 24 agosto 2021
Errore, fallibilità, errare.
Post di Rossana Rolando.
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| Monica Barengo, Errore, per Edizioni Motus |
sabato 27 febbraio 2021
Tradimenti.
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| Pietro Tenuta, Dipendenza |
Tuttavia, dicevo, non è questo tipo di tradimento che ho in mente in questo post.
venerdì 15 gennaio 2021
Umano Inumano. Verso un nuovo Umanesimo.
Post di Rosario Grillo.
✴️ Premessa.
Il Verbo-Parola si è fatto carne. L’uomo è creato: figlio di Dio. Dio si è fatto uomo. Ecco il fondamento dell’Umanesimo.
domenica 6 settembre 2020
Ritorno della scuola. Sarebbe stato diverso.
Immagini di Andrea Ucini (qui il sito).
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| Andrea Ucini |
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| Andrea Ucini |
giovedì 9 luglio 2020
Alterità e cura nemiche della aggressività.
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| Marco Melgrati, Affronta le tue paure |
Psicanalisi ed etologia hanno riconosciuto questa matrice che accomuna l’uomo agli animali.
Freud la esplorò in lungo e in largo, approntando ragioni clinico-analitiche e scrupoli umanistici. Si soffermò sul principio di piacere, che porta il bambino a superare il trauma della nascita relazionandosi con la mamma (1).
È già la presenza dell’Altro! Che apre l’orizzonte della soggettività e mette in comunicazione con un universo, che andrà allargandosi fino alla società.
Non ho intenzione però di esporre minutamente le fasi del quadro psicanalitico; descrivo così con stretta sintesi il ruolo del padre che investe il Super-Io, al quale è demandato il compito della normazione etico sociale.
Evidentemente non tutto trova equilibrio e soluzione nello sviluppo della personalità, considerate le tracce della morbosità, delle nevrosi e delle défaillance.
Freud, fedele al metodo scientifico, procede per via empirica.
Vado ad aggiungere il contributo della antropologia culturale, che mette a disposizione il vasto retaggio di riti e tradizioni, di miti e religioni. Da esso si evince il contorto filo di sviluppo dell’umanità, attraverso le sue guerre, i cerchi concentrici di comunità via via allargate, i suoi elaborati culturali.
sabato 15 febbraio 2020
Non esiste gioco senza perdita, Massimo Recalcati.
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| Massimo Recalcati, Le nuove melanconie |
martedì 5 novembre 2019
Il tabù della gratitudine. Massimo Recalcati.
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| L'immagine di copertina è di Gabriella Giandelli |
Il termine indicava, nel passato, “un luogo inaccessibile, inviolabile” e, nello stesso tempo, un limite da trasgredire, un restringimento da oltrepassare. Oggi, nell’epoca della liberazione da qualsiasi legge, il tabù può assumere il significato di un ammonimento che rimanda all’esperienza umanizzante del limite, esso stesso tabù: “segno che la vita non ci appartiene mai come una semplice presenza di cui siamo proprietari, ma è qualcosa che porta con sé la cifra – trascendente e impossibile da svelare – del mistero” (1).
La gratitudine si collocherebbe in questo spazio del riconoscimento del limite, nell’avvertimento della propria dipendenza da altri e nella consapevolezza di essere in larga misura il frutto di quello che abbiamo ricevuto.
domenica 9 giugno 2019
Il Gesù di Massimo Recalcati.
| Massimo Recalcati, La notte del Getsemani |
domenica 4 novembre 2018
Le istituzioni hanno un cuore.
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| Carlo Stanga, Illustrazione per il progetto speciale "Sentimenti 2015" de l'Espresso |
martedì 16 gennaio 2018
Amore oggi, due sentieri.
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| Jan Vermeer, Donna che legge una lettera davanti alla finestra, particolare (1658) |
dalle guerre e dalla minaccia nucleare potrebbe sembrare una follia. E poi se ne dovrebbe parlare sicuri che si condivida lo stesso significato, pena l’incomunicabilità. Eppure parlarne qui nel nostro Liceo, in questa notte bianca festosa va proprio bene, è tra le cose più belle ed insieme più provocatorie: lo si può fare per balordaggine oppure come segno di speranza che è il cuore della paideia, speranza che l’amore di ognuno di noi non finisca nel container delle passioni tristi.
martedì 11 luglio 2017
La fine degli esami.
Immagini dei dipinti di Valériane Leblond (qui il sito).
L'ora di lezione.
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| Valériane Leblond |
domenica 18 gennaio 2015
Le sfide educative e la scuola zona di frontiera.
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| La sfida educativa. |
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| Il compito educativo... |
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| ... come rispondere... |
In questa scuola sempre più zona di frontiera le sfide educative sono tante: mi limiterò a cenni su quelle che ognuno di noi – nel diverso ruolo di cittadino, docente genitore studente - può in qualche modo contribuire a risolvere.
Non tutte le cose che dirò piaceranno, ma esse poggiano su due postulati: 1. la SPERANZA, segno e cuore della scuola; 2. tutti siamo responsabili e diversamente coinvolti, tutti possiamo fare di più, anche qui ad Albenga.
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| ... nell'orizzonte della speranza. |
Viviamo un tempo contraddistinto da fatti - e i fatti sono “segni del tempo” - positivi e negativi. Mi soffermerò su quelli positivi, quelli che sollecitano, qui in questo momento storico, ognuno di noi a connettere il proprio agire con quello degli altri, a potenziare la prassi del camminare insieme, che esige reciproca fiducia e corresponsabilità. Volete esempi di questi fatti, segni del tempo? Li ho scelti in base alla mia soggettiva sensibilità e forse ciascuno di voi con la sua fresca capacità di discernimento ne potrebbe trovare ad iosa di migliori e più significativi:
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| La carta del coraggio. |
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| L'alluvione di Genova. |
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| Premio Nobel Malala. |
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| I vandali di Bari e l'esempio dei genitori. |
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| Il sinodo dei vescovi. |
2. La scuola e la sfida educativa: le emergenze.
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| E' capace la scuola di educare? |
2.1 La scuola e l'integrazione.
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| La scuola laboratorio di integrazione. |
2.2 La scuola e l'emergenza edilizia.
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| La scuola e l'emergenza edilizia. |
2.3 La scuola e l'abbandono scolastico.
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| L'abbandono scolastico. |
Il rapporto (realizzato dal network educativo europeo Eurydice), presentato un mese fa a Montecitorio mostra che in Italia il 17,6% dei giovani abbandona il ciclo scolastico prematuramente e troppi bocciati vanno ad ingrossare le file degli sconfitti: 115.00 ogni anno fra i 14 e 17 anni lasciano la scuola, (i cosiddetti early school leavers) con tassi decisamente più elevati al Sud e negli istituti tecnici e professionali. Gli abbandoni avvengono prevalentemente nel primo biennio delle superiori, in genere a seguito di bocciature: “un massacro didattico. Non è più solo allarme educativo, è allarme sociale, dramma culturale e socioeconomico: il NEET (not engaged in education, employed or training), ossia i giovani tra i 15-29 anni che non studiano, non lavorano e non svolgono attività di formazione, è passato dai 1.946.000 del 2004 ai 2.435.000 del 2013. Già don Milani denunciava la scuola ospedale che cura i sani e respinge i malati, quel don Milani di cui tutti ci riempiamo la bocca a proposito ed a sproposito, anche a Montecitorio.
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| ... la scuola ospedale che cura i sani e respinge i malati? |
Perché si abbandona la scuola? Il mal di scuola è spesso un enigma, un messaggio opaco. Il soggetto dell’insuccesso, secondo gli esperti, non è facile da individuare. Sicuramente sono i giovani che si arrendono, ma attorno al loro insuccesso si rispecchiano gli insuccessi della società nel suo insieme, soprattutto laddove i giovani vivono in contesti sociali disagiati, in quartieri ed in periferie lasciate allo sbando.
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| Una generazione di sdraiati? |
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| Il ruolo dell'insegnante. |
La ricerca dell’ISTITUTO G. TONIOLO (in libreria in questi giorni “La condizione giovanile in Italia. Rapporto giovani 2014” ed. il Mulino) ci presenta un ritratto multidimensionale ed articolato dei giovani di oggi. Sempre più complicato trovare la propria strada: il percorso di transizione all’età adulta è simile ad un labirinto nel quale è facile trovarsi disorientati; il tutto aggravato dalla cronica congiuntura economica negativa, dalle differenze sociali sempre più marcate e dalle opportunità sempre più scarse per chi ad esempio ha entrambi i genitori solo con la scuola dell’obbligo, rispetto a chi ha almeno un genitore laureato.
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| Il difficile percorso verso l'età adulta. |
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| Come aiutare i giovani ad uscire dalla sfiducia... dalla paura? |
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| Nessuno può vincere per loro ... nessuno può farcela se abbandonato a se stesso. |
E' che la scuola per troppi giovani è un non-luogo, a cui non sentono di appartenere, non sono legati né intellettualmente né ancor meno affettivamente perché non riescono a vederla come strumento per crescere, capire il mondo, se stessi, gli altri. Si aspetta che passi la giornata, si va a casa e se qualcuno ti chiede, se c’è qualcuno, che cosa hai fatto tu rispondi “niente”: la scuola votata al nulla, perdita di tempo dove si imparano cose inutili e alla fine dell’anno inesorabilmente sei espulso.
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| La scuola come non-luogo.. per troppi giovani. |
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| La società liquida... le nostre vite di corsa. |
3.1 Il rapporto Censis sulla nostra società.
Il 48° rapporto Censis del dicembre 2014 descrive la nostra società stremata da sei anni di crisi e un’Italia della solitudine segnata dalla diffidenza: solo il 20,4% degli italiani pensa che gran parte della gente sia degna di fiducia, mentre il 79,6% è invece convinto che bisogna stare molto attenti. Domina la paura: il 60% degli italiani ritiene che "a chiunque possa capitare di finire in povertà", mentre permane la solitudine del singolo, che non sa dove andare in una società profondamente “asistemica", spaventata, impoverita e ripiegata su se stessa, cinica nel rispondere alla domanda su quali siano i fattori più importanti per riuscire nella vita: non l'intelligenza (solo il 7%), all'istruzione va meglio (, 51%), ma battiamo tutti i Paesi europei sulle risposte relative alle “conoscenze giuste” ( 29%) e alla provenienza da famiglia benestante (20%).
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| ...società stremata dalla crisi... |
Uguali risultati ci offre l’indagine Demos 2014: adulti spiazzati dalla crisi, dal fisco e dalla corruzione, spaesati, senza riferimento, frustrati dai problemi economici, dall’inefficienza e dalla corruzione politica, senza illusioni nel futuro. Trionfo della sfiducia e del senso della solitudine: i cittadini che non si sentono soli di fronte allo stato sono il 15%, hanno fiducia nella politica e nei partiti il 3%, nel parlamento il 7 %, nella magistratura il 33% rispetto al 50% dello scorso anno; resistono la scuola con il 53% e la chiesa, 49%. Unica eccezione papa Francesco: lui è a quota 90%... Insomma una generale assuefazione alla sfiducia. In questo quadro allarmante si pone la scuola, un quadro che rivela che noi adulti siamo il vero problema.
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| ... adulti senza riferimenti... in crisi di identità... |
3.3 I genitori.
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| I genitori sindacalisti dei figli ... |
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| La sfida educativa per i genitori... |
Oggi un buon numero di docenti è in crisi profonda di motivazione: sottopagati, caricati di mille oneri, senza il prestigio sociale di cui la società dovrebbe onorarli, vittime di pregiudizi ancora dominanti nell’opinione pubblica.

Ma la crisi profonda sta nella perdita dell’anima della scuola: cambiare la scuola significa ritrovare la passione di insegnare, interrogare se stessi, chiedersi se si è ancora capaci di emozionarsi.

Per molti docenti non più giovanissimi il pensiero dominante in questi ultimi anni è quello della pensione, andar via al più presto: secondo recenti dati OCSE nella secondaria i docenti sopra i 50 anni sfiorano il 60% e meno dell’1% è sotto i 30 anni. Comprendo, pur senza accettarla, la “libido pensionis” di molti docenti: si pensa alla pensione e invece bisogna spendersi, avere passione, prendersi cura dei propri alunni.

Non si può cambiare la scuola se non si cambia la propria vita: “non c’è nessuna astuzia che possa rendere creativo chi è sterile, motivato chi è depresso, ricco di cultura chi è povero di essa”. Solo il docente che vive il rischio di non arrendersi, che sogna con i propri studenti un mondo che non c’è (e tutte le materie possono farlo), che oppone alla cultura della fretta l’incanto della lentezza, possiede qualcosa da dare e veramente in-segna, etimologicamente conferisce significati.
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| Lo studio esige lentezza, solitudine, fatica. |
3.4.a Il gap generazionale.
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| La sfida tecnologica. |
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| Lo scambio tra giovani e adulti. |
Il ruolo è in rapporto al suo quotidiano relazionarsi con loro. Non ci sono molte alternative: l'insegnante o è l’incubo persecutorio, il nemico irriducibile oppure è il compagno di viaggio che si rende disponibile a camminare insieme per un tratto della vita, dove il senso del viaggio è nel com-partecipare alla fatica del crescere, dare la possibilità ad ognuno di dire che ce l’ha fatta a capire, ad andare oltre, a pensare, ad amarsi, a farsi capire, a fare un passo avanti nella scalata delle difficoltà, a conoscersi ed infine sentire che proprio perché tu docente lo apprezzi e lo ami, anch’egli si può dare agli altri, perché non si dà ciò che non si possiede.
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| Non si dà ciò che non si possiede. |
La vera sfida per i docenti e gli alunni è nei 60 minuti di lezione per le 33 settimane dell’anno scolastico: l’ora di lezione, centro attorno al quale gravitano tutti gli altri momenti dell’esperienza scolastica perché lì avviene il passaggio dall’insignificanza al significato, da non–luogo a luogo reale di relazioni stabili, luogo che è tale perché ha continuità nel tempo e in quel tempo avviene qualcosa: l’intensità spesso imprevedibile dell’ora di lezione che fa della scuola un avvenimento vivo, un’apertura senza sosta del cuore e dell’intelligenza alle conoscenze, agli incontri, alla meraviglia ed alla bellezza del vivere, per ciascuno, ragazzi e adulti, dove “una parola da nulla diventa un mondo” (don Milani), che è quel che succede quando ci si incontra per davvero e niente resta più come prima. Allora forse si capisce la lapidaria espressione di Recalcati “Un’ora di lezione può cambiare la vita”.

3.4.d La fatica della scuola.
Pensiamo a quanto ognuno di noi sia stato segnato, da certi nostri insegnanti nel bene (ma, ahimè, se cattivi maestri anche nel male). E non si tratta di descrivere un impossibile idillio, perché la scuola è fatica. Scriveva un mese fa Andrea Monda, insegnante, che la scuola è “un’impresa da eroi; eroi gli studenti, i professori, tutti coloro che si aggirano sulla scena di quel dramma quotidiano, a volte tragicomico, che chiamiamo scuola”: ragazzi sottoposti a stress molto più grandi rispetto al passato perché le tentazioni sono ben di più eppure resistono, vanno avanti, applicando l’eroica virtù della pazienza, la più biblica virtù e più vicina alla vita degli studenti, quella che già i greci condensavano nel pathèin mathèin: soffrire è apprendere.
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| Io ci sono... noi siamo qui. |
Tutto questo richiede un rapporto fiduciario e la prassi del camminare insieme, senza cui non si fa niente. Nella scuola tutti insieme - docenti, alunni, genitori - ognuno secondo il proprio ruolo e responsabilità, la propria identità e differenza), si può percorrere il sentiero di un comune cammino teso a rispondere a "Che cosa insieme possiamo conoscere? Che cosa insieme dobbiamo fare? Che cosa insieme ci è concesso sperare?" Non ho inventato io queste domande, sono le tre domande kantiane (dove però, ed è determinante, io diventa noi), perché in ogni scuola di ogni ordine e grado, insegnare–apprendere significa porre con leggerezza queste domande pesanti e addentrarsi nel territorio della vera cultura, che Gadamer descrive come ”parola della domanda, parola della poesia, parola del perdono, della promessa e della riconciliazione come una prima e ultima parola”.

Così ogni giorno il “ Noi siamo qui” può costruire la scuola come “terra da abitare”, in cui tutti (docenti, non docenti, giovani, genitori, cittadini che amano la scuola) accolgono l’invito, in calce alla vostra “carta del coraggio”, ad ”avere speranza e fiducia nei giovani ed essere (noi adulti) soprattutto testimoni credibili”.
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| Amare la scuola significa costruire insieme un futuro in cui abitare. |





















































