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domenica 9 giugno 2019

Il Gesù di Massimo Recalcati.

Massimo Recalcati presenta la sua immagine di Gesù, Maestro di vita, figura del desiderio, a partire dall'esperienza umanissima del tradimento e dell'abbandono.
Post di Rossana Rolando.

Massimo Recalcati, 
La notte del Getsemani
Di Gesù si è molto occupata la filosofia.
Non mi riferisco alla elaborazione teologica medievale e moderna, tutta incentrata sul Dio di ragione, sulle possibili dimostrazioni della sua esistenza e sulla elaborazione dei suoi attributi.
No, penso proprio alla figura cristologica, presa in considerazione in molteplici modi da filosofi moderni e contemporanei, anche molto lontani dall’ottica confessionale o critici nei confronti del fenomeno religioso:  da Spinoza a Nietzsche, da Fichte ad Hegel, da Jaspers a Bloch… per citare solo alcuni nomi. Non a caso, su questo tema, è stato scritto da Xavier Tilliette  un poderoso libro dal titolo Filosofi davanti a Cristo¹, a testimonianza del fascino che la figura di Gesù ha saputo sprigionare nel corso del tempo. 
Non vi è quindi nulla di strano nel fatto  che Massimo Recalcati, filosofo e psicanalista a tutti noto, abbia dedicato alla figura di Gesù il suo ultimo lavoro, La notte del Getsemani, frutto di una meditazione rivolta ai monaci di Bose (cui il libro, infatti, è dedicato). Semmai può colpire - in chi non abbia familiarità con i suoi scritti - la profondità della sua visione, la freschezza del suo racconto, capace di suscitare coinvolgimento ed emozione nel cuore di chi legge, trasformando il già conosciuto in qualcosa di totalmente nuovo.  E forse può anche sorprendere la coraggiosa scelta di parlare di Gesù - da parte di chi, come Recalcati, si dichiara laico -  in un tempo indifferente e in alcuni casi ostile nei confronti di tutto ciò che richiama, in qualche misura, la storia del cristianesimo.
Illuminanti allora possono risultare, per porsi nella giusta prospettiva, le parole che  Bonhoeffer scrive nel suo Resistenza e resa e che lo stesso Recalcati cita: «l’ateo – colui che fa esperienza dell’assenza di Dio, del suo silenzio – è assai più vicino a Dio dell’uomo di fede, perché il “Dio che è con noi è il Dio che ci abbandona”... essere cristiano non significa essere religioso, ma significa essere uomo»².

Chi è dunque il Gesù di Massimo Recalcati? Lo direi, sinteticamente, in tre punti.

Giotto, 
Il bacio di Giuda
E’ anzitutto il Maestro che affascina e muove alla vita. «Gesù è un maestro che sa provocare grandi passioni. Provoca amore e desiderio in chi ascolta la sua parola… Di fronte al corpo morto della figlia della vedova, del centurione o di Lazzaro, la parola che Gesù pronuncia è sempre la stessa. “Kum”, “Alzati”, rimetti in moto la tua vita, ricomincia a vivere, riparti! Gesù è, dunque, una figura radicale del desiderio. Se il desiderio è una forza che muove la vita, che rende la vita viva, egli è la massima incarnazione di questa forza al punto che strappa letteralmente la vita alla presa della morte, riporta la vita alla vita, non lascia mai che sia la morte l’ultima parola sulla vita».³
E proprio su questo punto - l’amore per la vita - si colloca la distanza tra Gesù e Socrate, l’altro grande maestro che viene spesso a lui accostato. Socrate muore per coerenza nei confronti della propria ricerca della verità, ponendo quest’ultima al di sopra della vita: la sua morte eleva al grado più alto la sua figura di Maestro. Gesù muore invece come un delinquente comune, declassato e misconosciuto da Giuda, lasciato solo da Pietro e dai discepoli. Eppure è proprio lì, nella notte più profonda dell’abbandono e del tradimento, che Gesù testimonia la forza della vita.

“L’esperienza umanissima del tradimento” è dunque centrale nella lettura del Gesù di Recalcati. Le pagine intense dedicate alle personalità di Giuda e di Pietro mettono in evidenza due mondi interiori: quello di chi si sente deluso dal Maestro, tradito a sua volta nelle sue aspettative di una liberazione politica (Giuda), e quello di chi abbandona per debolezza, nell’incapacità di rimanere fedele al suo amore (Pietro), incarnando in sé la vera ferita del tradimento: “Egli, diversamente da Giuda non complotta, non trama alle spalle, non critica, non misconosce ma onora sinceramente la parola del Maestro. Gesù attraverso il tradimento di Pietro sta destituendo ogni idealizzazione eroica della fedeltà. Vuole mostrare che anche l’amore più solido – essendo umano – può cadere, scivolare, tradire la propria causa. Pietro non riflette forse l’ambivalenza drammatica che percorre ogni legame d’amore?”.

Massimo Recalcati, 
Contro il sacrificio
Proprio questo “assoluto abbandono” che accompagna “l’angoscia della morte” (ancora una volta distante dalla serenità del greco Socrate) costituisce la cornice dell’ultimo tassello mancante alla lettura del Gesù di Recalcati, quello rappresentato dal rovesciamento della logica sacrificale.  Già nel libro Contro il sacrificio, viene chiarita la differenza tra il sacrificio come passaggio necessario al fine di una affermazione più matura della vita, quindi come via per una più autentica umanizzazione ed il sacrificio come finalità ultima, distorsione del senso dell’esistenza, riduzione della vita a sofferenza e mortificazione.
Gesù non cerca la croce e la dissoluzione. La preghiera che egli rivolge al Padre, nell’ora terribile del Getsemani, invoca la liberazione dalla morte. Solo in un secondo momento, di fronte al silenzio assoluto di Dio,  Gesù elabora una preghiera di completa adesione al suo destino, di perfetta coincidenza tra ciò che sta per accadere e il suo desiderio.
In questo percorso dalla prima preghiera alla seconda preghiera viene cancellato il fantasma sacrificale, di cui si è nutrita e continua a nutrirsi molta catechesi tradizionale, in favore di una vita liberamente offerta (Nessuno me la toglie [la vita], ma la offro da me stesso: Gv. 10:18). Gesù non subisce il suo destino di morte, ma lo assume volontariamente, come ultimo atto di una vita improntata alla totale donazione.

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Note.
1. Xavier Tilliette, Filosofi davanti a Cristo, Queriniana, Brescia 1989.
2. Massimo Recalcati, La notte del Getsemani, Einaudi, Torino 2019, p. 73.
3. Ibidem, pp. 36-37.
4.  Ibidem, p. 35.
5.  Ibidem, p. 51.
6.  Ibidem, pp. 55; 57.

8 commenti:

  1. Inevitabilmente si sconfina nella teologia. Come tu, Rossana, puntualizzi, bisogna che si completi l’iter della formazione, e Recalcati, da bravo psicanalista lo sa. Allora, bisogna mettere in rilievo la sollecitazione di una facoltà che agli antichi greci era sconosciuta: la volontà. Alla volontà è legata la libertà. Della libertà consapevole è maestro Gesù. È anche lì il punto di distinzione con la rivelazione di Maometto. Bel post, profondo e chiaro!

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    1. Rossana Rolando10 giugno 2019 11:35

      Una libertà che è adesione al destino. Mi ha ricordato molto Spinoza, anche per l'importanza data al desiderio (pur sapendo che il legame diretto è naturalmente Lacan). Grazie di cuore, caro amico.

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  2. Rossana Rolando10 giugno 2019 11:42

    I libri di Recalcati sono sempre preziosi, perché promuovono la vita, aiutano a vivere. Per questo mi è capitato di consigliarli anche a scuola. Un caro saluto.

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  3. Trovo che lo sguardo di chi si dichiara laico a volte - anche se non sempre - riesca a cogliere nella figura di Cristo e nel suo messaggio un'autenticità che può allargare le prospettive. E mi sembra il caso di Recalcati che riesce a leggere in Gesù una umanità integrale: un Gesù pienamente uomo, il che non contraddice il suo essere pienamente Dio. Anzi!
    Bellissima l'idea di Gesù come "figura radicale del desiderio" e massima incarnazione di una forza viva! Il mistero dell'Incarnazione ha una potenza e una profondità che ancora devono essere scandagliate a lungo.
    Grazie, cara Rossana, di queste tue proposte di lettura sempre attente a temi di grande spessore.
    Un abbraccio grande!!!

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  4. Rossana Rolando10 giugno 2019 16:23

    "Nella notte del Getsemani Gesù mette alla prova la 'propria' parola; la mette alla prova estrema dell'angoscia" (Recalcati,p. 15). Conquista, in questo libro, la veridicità dell'esperienza dell'abbandono e dell'angoscia e la lettura del Getsemani come attraversamento della paura della morte: "Gesù non è forse venuto per dimostrare agli uomini [...] che è possibile vivere senza essere schiacciati [...] dalla paura della morte?" (p. 16).
    Ciao Annamaria,grazie del tuo calore, un abbraccio.

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  5. Grazie, cara Rossana. Aggiungerò il testo a quelli da leggere. Intanto grazie ancora per l'ottima presentazione. Un abbraccio.

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    1. Rossana Rolando14 luglio 2019 19:19

      Un caro saluto. Buona serata.

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