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martedì 16 gennaio 2024

Dell'inazione feconda.

“Il futuro dell’umanità”, scrive Han, “non dipende dal potere di chi agisce, bensì dal rilancio della capacità contemplativa”.
Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Turi Distefano (qui il sito instagram)
 
Turi Distefano, Tempo della vita
“È necessaria una rivitalizzazione della vita contemplativa: la crisi del tempo sarà superata solo nel momento in cui la vita activa, anch’essa in piena crisi, accoglierà nuovamente in sé la vita contemplativa. ]…] Solo nell’indugiare contemplativo, anzi in una moderazione ascetica, le cose svelano la loro bellezza, il profumo della loro essenza”. (Byung-Chul Han, IL PROFUMO DEL TEMPO, L’arte di indugiare sulle cose,Vita e Pensiero, Mi, 2017, pp.8 e 57).
 
Byung-Chul Han, filosofo coreano docente all’università di Berlino, non da ieri ci richiama ad aprire gli occhi, a riflettere sull’umanità di oggi, svelando i guasti, le alienazioni, le illusioni, le manipolazioni - ma anche le sorprese, meraviglie, gioie - che gravano o illuminano la società contemporanea. I suoi saggi da anni affrontano in continua progressione i problemi fondamentali del nostro vivere individuale e sociale, ci sbattono impietosamente in faccia viltà e contraddizioni, sempre suggerendo - per lo più inascoltate - possibili cure per i giorni che ci attendono.
Riporto, in termini volutamente parziali, i temi per me più significativi da lui affrontati, sui quali, volenti o nolenti dovremmo meditare, che in questi anni il nostro blog più volte ha rilanciato, discusso, condiviso, per concludere con brevi riflessioni sull’ultimo suo recente saggio Vita contemplativa o dell’inazione (ed. Nottetempo, Mi) che approfondisce quqnto  citato in epigrafe.
 
- L’«autoreferenzialità» - ovvero l’espulsione dell’altro, il fatto che l'Altro scompaia (1) - è la malattia più grave dei nostri giorni: siamo talmente impegnati a parlare a noi, a pensare ai fatti nostri,  da avere perso la capacità di una vera relazione con gli altri. Viviamo nell'«inferno dell'Uguale», dove è venuta meno la capacità di vedere l'altro come altro: ognuno di noi guarda «solo ciò in cui può riconoscere, in qualche modo, se stesso». Han mostra la scomparsa della figura dell’Altro nel mondo dominato dalla comunicazione digitale e dai rapporti neoliberistici di produzione autoreferenziale.
Turi Distefano, Il messaggio
La singolarità dell’Altro è improduttiva, disturba l’incessante circolazione di informazioni e capitali e la sua rimozione lascia il campo al proliferare dell’Uguale, che favorisce la massima velocità e funzionalità dei processi sociali. Ma così la vita si impoverisce:, l’esperienza e la conoscenza sono sostituite dalla mera informazione, le relazioni personali cedono il posto alle connessioni telematiche
- «Eros in agonia». Alla società del dovere è subentrata la società del potere. Possiamo fare tutto quello che ci passa per la testa. Se non siamo soddisfatti, in qualche modo è colpa nostra: probabilmente, non siamo abbastanza «in forma». La presunta liberazione postmoderna dei sentimenti e della sessualità ha ucciso sia l'amore sia il desiderio, con conseguenze che vanno molto al di là della sfera, pure così importante, dei rapporti interpersonali. Per Han le vie dell'assoluta libertà sessuale oggi portano sempre più in palestra o dal dietologo. Non solo: all'amore come esperienza sacra, e al carattere sacro della stessa sessualità, subentra la profanazione di queste cose sacre nella pornografia. Profanazione per nulla liberatoria: tolto alla sessualità il suo carattere sacro, non rimane nulla, se non il puro consumo che è insieme sfruttamento degli altri e «autosfruttamento» di se stessi. Con il venire meno dell'esperienza dell'altro come altro - che era appunto la base dell'amore - e il chiudersi della gabbia autoreferenziale entrano in crisi anche l'arte, ridotta a puro narcisismo, la politica che degenera in semplice potere e la cultura, perché non abbiamo più bisogno di teorie, cioè di interpretazione e spiegazione dei dati: la psicologia, la sociologia, la filosofia possono andare in pensione. La IA, Google ecc. ci abituano  inesorabilmente ad «allineare» semplicemente i dati, senza cercare cause e spiegazioni: «la correlazione sostituisce la causalità» e, se la causalità non serve più, non servono più le scienze umane e non c'è più nulla da spiegare.
Turi Distefano, Dolce caffè
Solo l’incontro vivificante con l’Altro può conferire a ciascuno la propria identità e generare reale esperienza. È urgente la costruzione di una comunità umana fondata sull’attenzione, l’ascolto, la riscoperta del tempo dell’Altro. Una rivoluzione del tempo che dia inizio a un nuovo tipo di tempo completamente diverso, che si apre all’altro, lo riconosce: può essere eros, può essere filìa, ma la sua vera cifra è agape, dono, gratuità pazienza, corresponsabilità capace di far fiorire spazi che siano veri “luoghi di relazione”. (1)
- “Dimmi il tuo rapporto con il dolore e ti dirò chi sei”. Il mondo oggi è terrorizzato dal dolore così pervasivo e diffuso da spingerci a rinunciare persino alla libertà per non affrontarlo. Eppure è solo attraverso il dolore che ci si apre al mondo. Il “rifiuto collettivo della nostra fragilità” in questo tempo di covid-post covid-terza guerra mondiale a pezzetti ha reso ben evidente la diffusa sordità cecità indifferenza (anche cinismo), di fronte alla miriade di dolori e sofferenze che pervadono gli altri. Quanti di noi si sentono soverchiati, quasi dilaniati, dalle notizie di continue tragedie singole e collettive? (3) Da una parte il dolore universale, dall’altra  “l'anestesia permanente". L’epoca odierna, scrive Han, è segnata da una radicale algofobia, paura generalizzata del dolore, che al contempo è tanatofobia, paura altrettanto diffusa della morte. È l’anestesia permanente”, intesa ad eliminare in ogni modo il negativo, ovvero il dolore e la morte. Estesa nell’ambito sociale non dispiace affatto al capitalismo neoliberistico, perché “aumenta la spinta al conformismo e la pressione del consenso”. È il trionfo della “società del mi piace”, del “nulla deve più far male”, del like, vero analgesico della contemporaneità. L’anestesia permanente della società sottrae al dolore il suo linguaggio sociale come critica dell’esistente, impedisce la riflessione, isola l’essere umano a badare alla propria felicità come questione privata, opprime la verità. Il fermento della rivoluzione è il dolore percepito insieme: se la società "palliativa" rimuove la dimensione sociale del dolore, invece della rivoluzione ritroviamo la spoliticizzazione, la desolidarizzazione. la depressione per chi colpevolizza se stesso, il rancore per chi colpevolizza gli altri. Lo sguardo di Han si fa ora attento e apre squarci interessanti. “Il dolore è la tonalità fondamentale della finitudine umana”, “regge l’esistenza umana”, “è un dono”, apre una vera visibilità del reale, è un organo percettivo che oggi abbiamo smarrito. 
Turi Distefano, Oltre la giovinezza
La presunta “negatività” del dolore è costitutiva del pensiero, lo approfondisce ovvero crea uno sguardo diversissimo sul mondo, proprio un altro mondo; è capacità di distinguere il pensiero dal calcolo della intelligenza artificiale. Solo la vita che vive ha capacità di provare dolore, riesce a pensare, anzi senza dolore siamo ciechi incapaci di conoscere la verità. All’intelligenza artificiale, bolla digitale che ci protegge dalla minaccia dell’Altro, manca questa vita, perché “l’ordine digitale è anestetico”.
La sensibilità nei confronti dell’altro presuppone una esposizione, sino alla sofferenza che è dolore dell’altro che percepisco come mio. Questa ferita che fa male è apertura primordiale verso l’Altro. E’ la nudità dell’anima di cui parla E. Canetti: mancanza di protezione che dinanzi all’Altro ci rende vulnerabili, nudità responsabile dell’inquietudine che ci fa mettere nei panni dell’Altro, rende impossibile l’indifferenza, si esprime in forma di angoscia per gli altri e m’insegna chi sono. Nudità dell’anima, esposizione, dolore per l’Altro: ciò che oggi viene a mancare. “Senza il dolore verso l’Altro non abbiamo accesso al dolore dell’Altro”

- Le non cose. Non abitiamo più la terra e il cielo, bensì Google Earth e il Cloud. "Il mondo si fa sempre più inafferrabile, nuvoloso e spettrale". Abbiamo perso il contatto con il reale. Dobbiamo tornare a rivolgere lo sguardo alle cose concrete, modeste e quotidiane, le sole capaci di starci a cuore e stabilizzare la vita umana. Ogni giorno ci investe una massa di informazioni che, come ogni inondazione, agisce sulle nostre esistenze, spazza via confini, rimodella geografie: sono i dati e non piú le cose concrete a influenzare le nostre vite. Le non-cose stanno prendendo il sopravvento sul reale, sui fatti e il vivere, la realtà ci appare sempre più sfuggente e confusa, piena di stimoli che non vanno oltre la superficie. “Il sacro è un fenomeno del silenzio. Oggi viviamo in un tempo senza consacrazione. L’iper-comunicazione, il baccano comunicativo sconsacrano e profanano il mondo. Nessuno sta in ascolto. Ciascuno produce se stesso. Ecco perché il capitalismo non ama il silenzio”.(4)

Il suo ultimo saggio Vita contemplativa o dell'inazione 
Turi Distefano, Musica sopra le nuvole
Oggi l’inazione, la contemplazione, l’ascolto sono considerati forme passive, debolezze, carenze: non sembrano avere alcun valore in un sistema che concepisce il tempo esclusivamente immerso in ogni sorta di produzione, prestazioni, lavori che totalizzano la nostra vita, compreso il tempo libero, tempo delle vacanze nel senso etimologico: tempo del vacuus, vacuo, vuoto. Per noi tutti vita intensa oggi vuol dire vita strapiena di prestazioni e di consumi. Non è forse invece ciò che Byung-Chul Han chiama inazione la “forma intensa e preziosa della vita” che rende il fare veramente umano? Senza pause, senza silenzio, senza contemplazione ogni agire sprofonda nell’azione cieca. 
È l’“inazione” che esprime cultura, libertà, verità, felicità, sogni. Come è possibile la musica senza il silenzio? Sarebbe solo rumore. L’etica dell’inazione può salvarci innalzando “il livello di contemplazione nell’agire, in modo che l’azione arrivi a includere la meditazione”. È la vita contemplativa ad aprirci alla esperienza religiosa e dell’eterno. L'inazione è una delle attitudini più preziose dell’esistenza: nella contemplazione, infatti, l’essere umano vive davvero (al di là della mera sopravvivenza, in cui ogni agire è mosso da stimoli e mirato all’appagamento dei propri bisogni) la sua humanitas:  la risoluzione di problemi, il raggiungimento di obiettivi. Solo il silenzio permette di tendere l’orecchio al mondo, e solo l’ascolto può condurre all’esperienza vera, alla comprensione profonda dell’essere. L’inazione, dunque, non è né negazione né semplice assenza d’azione, ma è ciò che “dà forma all’ambito dell’humanum”, rendendo umano l’agire. In questo saggio Han celebra le infinite potenzialità, l’incanto, la ricchezza del non agire e, in uno stimolante confronto con Vita activa di Hannah Arendt, addita un nuovo modo di vivere: è la vita contemplativa che la natura e la nostra società sull’orlo del collasso oggi richiedono a gran voce. “Il futuro dell’umanità”, scrive Han, “non dipende dal potere di chi agisce, bensì dal rilancio della capacità contemplativa”, riconfermando quanto già espresso ne Il profumo del tempo. (5)
 
Note.
Turi Distefano, Gennaio
1.“La rumorosa società della stanchezza è sorda. La società a venire potrebbe invece chiamarsi una società dell’ascolto e dell’attenzione. Oggi è necessaria una rivoluzione del tempo che dia inizio a un nuovo tipo di tempo completamente diverso. Si tratta di scoprire di nuovo il tempo dell’Altro. L’attuale crisi del tempo non riguarda l’accelerazione, bensì la totalizzazione del tempo del Sé. Il tempo dell’Altro si sottrae alla logica di incremento della prestazione e dell’efficienza, che genera una spinta all’accelerazione. La politica neoliberistica del tempo elimina il tempo dell’Altro, considerato un tempo improduttivo […] elimina anche il tempo della festa, il tempo della celebrazione, che sfugge alla logica della produzione. Il tempo festivo riguarda infatti l’improduttività. All’opposto del tempo del Sé che ci rende soli e isola, il tempo dell’Altro istituisce una comunità. Questo tempo, perciò, è un buon tempo” (Byun-Chul Han, L’espulsione dell’Altro, ed. Nottetempo, Roma, 2017, p. 100).
2. cfr Byung-Chul Han, la società senza dolore Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite, Einaudi, To,2021
3. Mi riferisco non solo alle morti dovute al covid, ma alle stragi di ataviche malattie divenute silenti, ai morti sul lavoro, ai migranti annegati, ai “residui di umanità” morti disperati per fame sete, alle vittime di femminicidio, ai bambini-soldato morti combattendo, alle famiglie dilaniate da bombe prodotte e vendute da paesi “civili”, il nostro compreso. Mi riferisco alle donne offese e stuprate, alle violenze torture ovunque perpetrate, ai paesi impotenti a difendersi dal depauperamento spogliazione desertificazione inquinamento della propria terra acqua aria, e tanto altro ancora…
4.  Byul-Chul Han, LE NON COSE, Come abbiamo smesso di vivere il reale. Einaudi, 2022 To, p.97.
5.  Byul-Chul Han, Vita contemplativa o dell’inazione, ed. Nottetempo, Mi, novembre 2023.
 
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