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sabato 25 giugno 2016

Gli odori mnemagoghi, con Chardin.


Chardin, 
Donna che prende il tè
(particolare)

Gli odori si stratificano in noi e il corpo ne porta il ricordo. Noi non rammentiamo perfettamente un odore – come nozione – ma il corpo ricorda le sensazioni di “soddisfazione” e di “benessere fisico” legate a certi odori. Questa è la tesi del filosofo Salvatore Natoli contenuta in una bella pagina di I nodi della vita, ed. La Scuola, Milano 2015 (pp. 91-107), e dedicata al come “diventare felici”. Egli definisce “felicità immemorabile” quella costellazione di percezioni gradevoli connesse allo star bene che trova nel corpo la sua traccia inconscia ed arriva alla mente in un secondo momento, quando ci capita per esempio di avvertire e di riconoscere, dopo molto tempo, determinate sensazioni olfattive che hanno per noi un qualche significato. Queste considerazioni portano Natoli ad affermare una priorità del “piacere di esistere”, “inscritto nelle nostre carni”, rispetto al dolore, secondo una linea di pensiero che trova le sue radici già nell’antica Grecia. La vita ha una sua bellezza e piacevolezza in se stessa, prima e al di qua di eventi straordinari. E il corpo lo sa.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 
Donna che prende il tè
Il tema degli odori trova nella letteratura fascinose trattazioni (la madeleine intinta nel tè di Proust!). Qui vorrei ricordare un suggestivo racconto di Primo Levi: si intitola I mnemagoghi, fantastica parola per dire “suscitatori di memorie” (Primo Levi, Opere, I, Einaudi, Torino 1997, pp. 401-408).
Ecco il contenuto in breve.

Chardin, 
Chimico nel suo laboratorio 
(particolare)
Un anziano medico di condotta, che ha conosciuto la prima grande guerra del Novecento e molte altre cose, non vuole perdere nulla del suo passato. Per questo, accanto ai tradizionali diari e oggetti capaci di materializzare la memoria (dediche, lettere, fotografie), ha escogitato un modo tutto suo, legato alla sue conoscenze farmacologiche, per ritrovare la memoria. In laboratorio ha costruito cinquanta essenze, raccolte in altrettante boccettine, ciascuna con un odore speciale che ha il potere di rievocare - perché unito a quella determinata fragranza - l’insieme di sensazioni di un determinato pezzo di vita. Ed ecco l’elenco di alcuni odori: quello della sua scuola d’infanzia, in grado di fargli risentire addirittura il terrore di certe mattinate scolastiche nell’attesa di essere interrogato; l’odore professionale che solo un medico può riconoscere e che per lui si associa alle lunghe veglie presso il padre diabetico; l’acido fenico dei turni in ospedale che porta con sé un intero quadro di ricordi: una canzone allora in voga, la sua passione per Pascal, un suo stato fisico particolare, una compagna di corso….; e poi quel senso di arso e di asciutto, “quando la roccia si riscalda al sole” - per lui “l’odore della pace raggiunta” - che rievoca le sue gite solitarie in montagna; infine un odore specialissimo, di “pelle pulita, di cipria e di estate”, quello di una persona che lui solo sa. Ad un certo punto Montesanto (così si chiama il dottore) si spinge ad affermare che quegli odori non ricordano soltanto qualcosa di lui, della sua vita, ma “sono” la sua stessa identità.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 
Chimico nel suo laboratorio
In Natoli gli odori – prima di generare ricordi coscienti -  fanno parte di una memoria corporea della felicità (felicità immemorabile), in Levi vengono ricondotti a precise formule chimiche, capaci di conservare “con esattezza” il passato, quello proprio, specifico, con tutto il suo peso di malinconia e di dolore. Per entrambi, al di là delle differenze, vale però la scoperta dell’immenso potere olfattivo, in grado di suscitare vissuti lontani e di portarli al livello della coscienza.
Chardin, 
Vaso di fiori 
(particolare)
Giorgio Caproni, grande poeta novecentesco, lo ha detto in maniera magnifica in un brano di prosa poetica, posto tra i suoi componimenti come inserto:
«Per quanto tu ragioni, c’è sempre un topo – un fiore – a scombinare la logica. Direi che tutto nel tuo ragionamento è perfetto, se non avessi davanti questo prato di trifoglio. E sarei anche d’accordo con te, se nella mente non mi bruciasse (se non mi bruciasse la mente – con dolcezza) quest’odore di tannino che viene dalla segheria sotto la pioggia: quest’odore di tronchi sbucciati (d’alba e d’alburno), e non ci fosse il fresco delle foglie bagnate, come tanti lunghi occhi, e il persistente (ma sempre più sbiadito) blu della notte» (Giorgio Caproni, Poesie 1932-1986, ed. Garzanti, Milano 1989, p. 511).

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 
Vaso di fiori
 *************************************
Il pittore degli odori. Se c’è un pittore in grado di rappresentare gli oggetti (le famose nature morte) con una precisione tale da far emergere tutta la realtà in essi contenuta - nella sua intensità percettiva, quindi anche negli odori che essa emana - questi è senza dubbio Chardin.  Il suo realismo - per molti aspetti vicino alla grande arte di Jan Vermeer - consiste proprio nel restituire colore, sapore, odore alle cose che l’abitudine ha impoverito e scolorito, reso inodore e insapore. I suoi dipinti hanno il potere di riconsegnare allo sguardo la realtà nella sua pienezza e quindi nel suo profumo. 
Chardin, 
Cestino di fragole
Nelle immagini scelte in questo post “si vede” l’odore del the, “si suppongono” le sostanze odorose che il chimico studia, “si sente” la fragranza dei fiori, si gusta” il fresco aroma dei frutti
Amato dai contemporanei, successivamente studiato e ammirato da Van Gogh, Cezanne, Proust…- per citare solo alcuni grandi nomi - Jean-Baptiste-Siméon Chardin (1699-1779) è definito pittore del silenzio, forse perché fa parlare le cose che non hanno voce – come gli odori – tirandole fuori dal silenzio.

Post e iconografia di Rossana Rolando. 

16 commenti:

  1. Maria Fausta Pansera25 giugno 2016 10:49

    Bel testo! Grazie Rossana! L'ho assaporato con gli occhi gustandone gli odori e i profumi. Grazie Gian Maria Zavattaro e Rossana per questi post, cibo per la mente e per gli occhi; ora con gli odori l'umanesimo integrale è quasi completo :-D (a tarda notte cuocevo marmellata e un delizioso profumo ha ridato voce a tutte le marmellate della mia infanzia fino ad oggi...). Buona giornata.

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  2. Patrizia Valdiserra25 giugno 2016 11:11

    Con gratitudine, riscoprendo, in un angolo della memoria, antico, quel sentore di tannino...
    e dolce la nostalgia si fa di mio padre... del padre di mio padre... d'improvviso, così... Nelle mie radici scorre il tannino. Mio nonno era un cestaio e come lui mio padre... Ricordo ancora l'odore del castagno immerso nelle vasche, del legno cotto nel forno per essere spaccato... le mani loro macchiate su cui la varichina solamente cancellava le tracce... Ecco, l'altro odore della memoria, quello di varichina... indizio d'una pulizia fonda, del tempo del riposo, del tempo d'una carezza attesa... dolcissima, s'anche ruvida... E vi ringrazio per la dolcezza di questo ricordo, improvviso così, che mi avete donato... ruvido un po'... dolce amaro... come quell'antica carezza. Grazie, al Professor Zavattaro e alla sua signora, per questo post, per questa lectio, per questa poesia silente degli odori...

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  3. Maurizio Micheletti25 giugno 2016 11:50


    Buon giorno Gian Maria. La vita ha una sua piacevolezza e il corpo lo sa: concordo. Certo cattolicesimo "tridentino" (lo metto apposta tra virgolette perché il nodo non viene solo da lì ma ha radici ben più lontane) invece non lo sa, non lo ha mai voluto sapere, e soprattutto ha voluto che noi credenti, assoggettati, lo disimparassimo. Quanta malattia viene da certe "dottrine". E invece basterebbe leggere il Vangelo per capire quanto Gesù facesse uso del corpo per comunicare (non ultima l'Eucarestia, corpo di Cristo che si comunica) amore... e quanto si sia lasciato amare attraverso i gesti e attraverso il corpo (basti pensare alla "peccatrice" in casa di Simone il fariseo). Scusa la predica mattutina, non ne avevi certo di bisogno! Era solo per dirti che sono d'accordo: bisogna ridare spazio al corpo, e alla sua espressione, e alle sue "intuizioni" (compresi gli odori) senza inutili sensi di colpa!

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  4. Laura D'Aurizio25 giugno 2016 14:02

    Per me Chardin è mirabilia, la sua capacità di rendere palpito l'immoto e di farlo confluire alla sensorialità. Lo adoro -non potendo dire lo odoro :-)
    Una sua mostra a Ferrara mi conquistò per sempre alla categoria di idee traslata nell'emozione.
    Splendido post!

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  5. Rosario Grillo25 giugno 2016 19:51

    Da par suo,Gianmaria Zavattaro mescola e fonde elementi di diverse arti e scienze (letteratura,pittura,filosofia,chimica) e ci consegna un prodotto di raffinato gusto e di profumata bellezza.

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  6. Rossana Rolando25 giugno 2016 19:58

    @ Maria Fausta: Grazie a te Maria Fausta Pansera! La marmellata calza a pennello. Sei proprio versatile… “donna dal molteplice ingegno” come ha scritto Ondina. Ciao e buona serata.

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  7. Rossana Rolando25 giugno 2016 20:02

    @ Patrizia Valdiserra: Grazie a lei per le parole che ci ha dedicato. Bellissimi i suoi frammenti di memoria. Buona serata.

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  8. Rossana Rolando25 giugno 2016 20:05

    @ Maurizio Micheletti: Grazie di cuore per la lettura "cristologica" del post. In effetti, nella scelta delle immagini, mi era venuta in mente la scena della peccatrice, anche se poi mi sono diversamente orientata. Buona serata.

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  9. Rossana Rolando25 giugno 2016 20:08

    @ Laura D'Aurizio: Grazie di cuore Laura. Quando ho scelto e inserito le immagini per questo post ho pensato a te. Sapevo della tua passione per Chardin (avevo letto qualche tuo post su questo). Buona serata.

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  10. @ Rosario Grillo:
    Grazie di cuore per la presentazione del post e per l'interesse che ci riserva. Questo articolo è stato scritto da mia moglie. Un caro saluto.

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  11. Paola Graffigna26 giugno 2016 19:55

    Semplicemente grazie! Del bel post, che intreccia letteratura, poesia e arte, e per le immagini che mi hanno fatto conoscere un artista a me - e me ne rammarico - ignoto. Un caro saluto a voi!

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  12. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro27 giugno 2016 10:54

    @Paola Graffigna: Un grande grazie a lei per la costanza con cui legge i nostri post e per il generoso apprezzamento che sempre ci comunica e che ci gratifica molto. Buona giornata.

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  13. A volte, quando sono in macchina con mia figlia e, per caso, attraverso la strada che mi ha vista nascere e vivere fino alla mia adolescenza, le dico sempre la stessa cosa... "quando passo di qua respiro e" sento " un'aria diversa,familiare, amica, confidente".... lei sorride e, a sua volta, mi ripete la stessa cosa...." mamma, me lhai già detto ".... Ha ragione. Glielo dico sempre!! Lo so, non c'è un" odore "particolare per lei.... Né per altri, solo per me!! La mente per un attimo si fonde col cuore, ridesta ricordi... È l"odore" delle mie radici.
    Un caro saluto.

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  14. A volte, quando sono in macchina con mia figlia e, per caso, attraverso la strada che mi ha vista nascere e vivere fino alla mia adolescenza, le dico sempre la stessa cosa... "quando passo di qua respiro e" sento " un'aria diversa,familiare, amica, confidente".... lei sorride e, a sua volta, mi ripete la stessa cosa...." mamma, me lhai già detto ".... Ha ragione. Glielo dico sempre!! Lo so, non c'è un" odore "particolare per lei.... Né per altri, solo per me!! La mente per un attimo si fonde col cuore, ridesta ricordi... È l"odore" delle mie radici.
    Un caro saluto.

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  15. Rossana Rolando4 luglio 2016 20:04

    @ Nele nele. Grazie per questo “quadretto” di vita familiare che ci fa sentire vicini a te e per questa condivisione di un “odore” unico – quella strada, quella casa, quel preciso posto - “solo per te” suscitatore di memorie.

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  16. Gian Maria e Rossana rispolverano nel blog questo bellissimo post, meritevole di una pubblicazione scientifica e mi ci sono rituffato con immenso piacere ad assorbire gli odori, ad esaltare lo " spettro semantico" del corpo (definisco così, con un certo timore, la capacità che il corpo ha di dar luogo ad un'ampia gamma di significati).
    Il corpo, che una cattiva filosofia disprezzava, si unisce con la mente, come la psicosomatica insegna. Diversi avveduti filosofi lo notano, anche prima della nascita della psicanalisi. Mi piace riportare qui il pensiero di Giordano Bruno, di cui ieri ricorreva la celebrazione dell'anniversazione del rogo, occasione di rilettura di alcuni stralci del suo pensiero. " dove sarebbero le istituzioni di dottrine, le invenzioni di disciplina, le congregationi de cittadini, le strutture de gli edifici ed altre cose assai, che significano la grandezza ed eccellenza umana [.....]? Tutto questo se oculatamente guardi, si riferisce non tanto principalmente al dettato de l'ingegno, quanto a quello della mano organo degli organi" ( Cabala del cavallo Pegaseo ).
    Ho divagato al di là degli odori, sempre rimanendo nel campo semantico della corporeità.
    Per ultimo voglio ringraziare per la presenza di Primo Levi, a cui sono personalmente affezionato

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