Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

mercoledì 22 giugno 2016

Non basta la protesta per cambiare. George Bellows.


George Bellows, 
Dempsey and Firpo, 1924
In molte città italiane le recenti elezioni amministrative hanno visto il pullulare di una ridda di liste civiche che qualcuno felicemente ha definito “democrazia tribale” protesa a difendere ad oltranza il proprio orticello di interessi, spettanze, diritti. Ad altri (ai “politici”?!) l’onere del bonum commune...
E così mi è venuto in mente il “borghese” tratteggiato da Mounier: non uno specifico essere sociale ma un “essere metafisico”, categoria dello spirito che  non risparmia nessuno di noi, nessun gruppo sociale, nessuna parte politica. Questo “essere metafisico” è il prodotto di un liquido materialismo che fa rimpiangere  la dignità del materialismo storico che non condivido, ma che aveva il merito di dare significato al mondo e speranza ai disperati.
George Bellows, 
Stag Night at Sharkey's, 
(Incontro di boxe da Sharkey), 1909
L'essenza del “borghese”? Il “risentimento”. 
Suprema aspirazione? L’indice di gradimento. 
L’ideale? Rivendicare le proprie spettanze, trasformare freneticamente uomini e donne in comitati e sottocomitati di protesta e di difesa ad oltranza dei propri diritti esclusivi contro ogni diversità, povertà od ostacolo al mantenimento della propria avida mediocrità. L'ordine e la tranquillità sono l'anelito supremo del “borghese”, ma il suo ordine, direbbe Mounier, è un disordine costituito, così ben congegnato e giustificato da sembrare un mondo normale, fatto di indifferenza e di acrimonia, di  chiusure ermetiche nei propri problemi e di avarizia spirituale.
George Bellows, 
A Day in June 
(Un giorno di giugno), 1913
Il suo individualismo (Mounier lo definiva “metafisica della solitudine integrale”) non gli consente di comunicare con nulla; la sua grettezza  gli impedisce sia le grandi imprese dei ricchi, di cui al più scimmiotta penosamente le gesta intristendole, sia i grandi dolori degli ultimi, che pretende siano rimossi dalla sua vista perché fastidiosi. Che importano i vinti, i marginali, le solitudini digli anziani, la desolazione degli immigrati, lo sconforto dei malati terminali, la disperazione dei miserabili? Non esiste il prossimo; gli altri sono solo  mercato e business oppure è bene che rimangano invisibili.
George Bellows, 
New York, 1911
Odia il senso dell'avventura, detesta tutto ciò che  lo distrae dalle sue pretese, non fa che confondere l'essere con l'avere. Aborre il sorriso dell’autoironia, ma ben conosce il  sarcasmo ed il cinismo perché  non può permettersi dubbi laceranti e soprattutto teme le insicurezze. Scriveva Peguy: “C'è di peggio che avere un'anima cattiva e anche di  farsi un'anima cattiva: è avere un'anima bell'e fatta; c'è qualcosa di peggio che avere un'anima perversa: è avere un'anima di tutti i giorni […]. Il borghese non è buono né per il peccato né per la grazia né per la sventura né per la gioia: è un uomo fornito di salute, un uomo felice, un uomo per bene: un uomo che ha trovato il suo equilibrio e quindi un essere disgraziato”.
Non è l’identikit di ignoti. Può essere tranquillamente la mia fotografia, quella di ognuno di noi.
George Bellows, 
Riverfront 
(Davanti al fiume), n.1, 1915
Che cosa possiamo fare per contrastare questa categoria dello spirito  che ci pervade tutti? 
Semplicemente non arrenderci ed insieme agli amici ricercare, presentare, vivere proposte operative alternative, soprattutto in questo inizio di  stagione estiva, che non può essere s-pensierata, ma deve rimanere piena di interrogativi. E allora  ricominciamo  da capo per rinascere ogni giorno, per porre un freno alle imposture ed avviare sul serio cambiamenti reali. 
E’ giusto protestare,  non tacere mai di fronte a decisioni altrui che ogni giorno ci rendono meno cittadini e più sudditi. E’ giusto indignarci con tutte le forze di fronte  ad ogni sopruso ed ingiustizia: collera frutto dell'amore e mai del risentimento, tenerezza verso le persone, intransigenza  contro  i conformismi, i pregiudizi, la seduzione degli imbonitori prezzolati e dei guitti. 
George Bellows,
Cliff Dwellers
(Abitanti metropolitani), 1913.
Ma non basta, se continuiamo a preoccuparci di deferenze e referenze, se non accettiamo il rischio dell'avventura e del dono senza calcolo, se non scopriamo nei vicini e nei lontani il nostro prossimo, se non abbandoniamo la logica del mercato, non assaporiamo il gusto della gratuità e rendiamo visibili gl’invisibili. Altrimenti noi rimarremo senza scampo piccoli borghesi protestatari e nulla cambierà all'interno dell'orizzonte politico e sociale.
*****************************************
George Bellows, 
Blue Morning 
(Mattina blu), 1909
Le immagini dei dipinti inserite in questo post hanno una forte valenza “politica” e manifestano uno degli aspetti del realismo americano della prima metà del Novecento teso a rappresentare e denunciare le contraddizioni di una società opulenta (prima della crisi del 1929, nei cosiddetti anni ruggenti e in quelli subito precedenti) incapace di far fronte ai fenomeni dell’immigrazione e della povertà dilagante nelle sovraffollate metropoli urbane.  L’autore - George Bellows (1882-1925), amico del più conosciuto Edward Hopper - è stato un illustratore e pittore statunitense, divenuto famoso per la raffigurazione degli incontri di boxe. Nel pugilato - realtà e metafora insieme - si raccoglie il senso di una pittura che sa colpire lo spettatore per la dinamicità, per l’uso della luce e del colore, ma anche per la volontà di riportare sulla tela gli aspetti più crudi e conflittuali (connotati da sopraffazione, ingiustizia, emarginazione, intolleranza) della convivenza sociale.

George Bellows, Men of the Docks 
(Uomini sulle banchine), 1912.
Post di Gian Maria Zavattaro
Iconografia di Rossana Rolando. 

4 commenti:

  1. Sempre grande Mounier che definisce la vita del borghese come "metafisica della solitudine integrale" ... Se "rimarremo senza scampo piccoli borghesi protestatari, nulla cambierà all'interno dell'orizzonte politico e sociale". Dopo l'esito del referendum in GB temo che l'orizzonte socio-politico sia destinato a incupirsi e che gli ideali (?) piccolo-borghesi tenderanno a farla da padroni. E' necessario attrezzarsi per resistere e non far morire visioni più ampie e inclusive. Grazie sempre per le vostre ottime riflessioni e per l'intrigante abbinamento con i quadri di G.Bellows. Cordiali saluti.

    RispondiElimina
  2. Condivido pienamente la sua osservazione e la preoccupazione. Il rischio di una preponderanza e di una diffusione degli interessi individualistici e di settore rispetto al sogno europeo di una grande casa comune è molto forte, anche per l’effetto trascinamento che – il voto britannico - può avere sul piano politico. Con tutti i limiti che ha dimostrato nella effettiva realizzazione l’Europa rimane l’unica alternativa alla logica degli steccati, dei muri, della xenofobia… “E’ necessario attrezzarsi per resistere” come lei dice. Grazie e un saluto.

    RispondiElimina
  3. Laura D'Aurizio25 giugno 2016 14:03

    Mounier: perfetta analisi del borghese, di quello piccolo piccolo, che si è perso del tutto, abbarbicato al piccolo cabotaggio allucinandolo rassicurante.

    RispondiElimina
  4. @ Laura D'Aurizio: “piccolo piccolo… che si è perso del tutto…” grande sintesi!

    RispondiElimina