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sabato 11 giugno 2016

Gianmaria Testa, Da questa parte del mare.


Gianmaria Testa, 
Da questa parte del mare
Da questa parte del mare di Gianmaria Testa è uscito per Einaudi nell’aprile 2016, poco dopo la morte del cantautore, avvenuta il 30 marzo. E’ un libro molto particolare, attraversato da tre correnti calde: la prima è quella autobiografica che si sviluppa secondo una sorta di flusso della coscienza, senza una successione cronologica univoca, come semplice riaffiorare dei ricordi apparentemente privi di un ordine. La seconda corrente calda è quella tematica dell’emigrazione, che ha impegnato il cantautore piemontese in un progetto preparatorio all’album Da questa parte del mare dell'ottobre 2006 (divenuto anche il titolo del libro). C’è infine la terza corrente calda, quella dei volti – il violinista, il venditore di tappeti, l’italocanadese, il questuante, Tino, lo scrittore… - che emergono dall’anonimato della storia, perché chiamati ad essere e a vivere nella memoria.

«Forse qualcuno domani dimenticherà
alla porta di casa il suo nome dimenticherà
perduto alla notte e perduto anche al giorno che arriva
perduto alla notte e al giorno che passa e consuma
perché un nome è perduto per sempre se nessuno lo chiama»
(p. 21)


Davide Bonazzi, 
Aspettando il sole
Come si può capire da questo breve stralcio, il cemento di tutti gli intrecci è la forza poetica che attraversa l’intero libro e che si allarga in luminosi squarci nelle canzoni che accompagnano ogni capitoletto e nei testi posti al termine del libro. Per esempio la toccante poesia che ricordo di aver ascoltato nei giorni successivi alla morte di Gianmaria Testa (p. 90):

La Bellezza esiste
Nel becco giallo-arancio di un merlo
In un fiore qualunque
Nell’orizzonte perduto e lontano dal mare
La Bellezza esiste
è un mistero svelato
un segreto evidente
la vita
la Bellezza esiste
e non ha paura di niente
neanche di noi
la gente
(p. 90).

Davide Bonazzi, 
Eliminazione
E’ solo per questo respiro poetico che Gianmaria Testa può parlare delle migrazioni – quelle nostre italiane che appartengono ad un passato dimenticato e quelle odierne, nella loro terribile tragicità - senza cadere nella retorica di un discorso superfluo, di un rito che non tocca più i cuori e finisce per diventare inutile chiacchiera.

«Mi è capitato di guardarlo questo mare nostro, di perdermi nel suo orizzonte infinito, di vederci albe e tramonti infuocati e lune bianche e talmente luminose da riverberare sulle onde.
Ora non ci riesco più. Ogni volta che guardo l’acqua mi viene in mente una coperta chiusa, un lenzuolo bianco a coprire occhi e membra» (p. 25).

Davide Bonazzi,
Una speranza per i migranti
In Da questa parte del mare i migranti hanno un nome e hanno lacrime vere, amori struggenti, speranze concrete, e paure, tutte le paure che abbiamo e avremmo anche noi. E li sentiamo vicini, uomini come noi, davvero fratelli.

«Ho viaggiato molto grazie alla musica, sono stato in paesi che mai avrei visto, ma è sempre stato il viaggiare privilegiato di chi è consapevole di essere atteso […]. Proprio per questo mi sono chiesto infinite volte come sarei stato io se avessi dovuto gestire un’emergenza così definitiva da impormi la decisione di lasciare i miei luoghi, la mia gente, i colori e gli odori che mi accompagnano anche nei sogni» (p. 18).


Davide Bonazzi, 
Illustrazioni per una terra giusta
La storia più bella la troviamo al centro del libro ed è quella di Tinockika – soprannominato “Tino” -, l’africano che ama visceralmente la sua terra ma deve partire, costretto dalla guerra. E quando si trova sul barcone insieme con tanti altri in fuga e ormai non pensa più di potersi salvare, tanto il viaggio si è fatto lungo, pericoloso e faticoso, anzi forse è così stanco che vorrebbe morire, ecco che incrocia uno sguardo di donna, due “occhi neri di sabbia e di sale” che lo guardano. E da quel momento – sotto l’incanto di quegli occhi – Tino trova un motivo per vivere e lottare. Arrivano a Lampedusa, uomini e donne vengono separati, non si ritrovano più. Tino finisce in Francia, trova un lavoro in una fabbrica di pneumatici, può andare avanti. Ma si sente spaesato, estraneo a tutto e a tutti. Gli mancano quegli occhi, quell’unico motivo per cui rimanere attaccato alla vita. Decide di tornare a Lampedusa.
A questa vicenda commovente, intrecciata di immaginazione, Testa riserva due canzoni che si possono ascoltare (mettendo in pausa la musica del blog):

Il passo e l’incanto (clicca qui)
Volevo tenere per te (clicca qui).

Davide Bonazzi, 
Ritorno al vinile
Quel che si tocca con mano, nella lettura, è la stoffa umana di Gianmaria Testa, la delicatezza dei suoi sentimenti, la ruvida ricchezza interiore fatta di “poche parole  e di una porta sempre aperta”, secondo l’espressione con cui egli stesso raffigura sua madre, in quel capitolo della memoria che chiude il libro. Per questo Erri De Luca, suo caro amico, dice nella prefazione:


Gianmaria Testa (dal sito)
«Hai messo insieme pezzi del tuo tempo senza ricavarne un’autobiografia, perché non riesci a dire di te senza gli altri. Ti scansi dal centro, lasci il tuo capitolo all’ospite di turno. La tua diventa una multi biografia di persone e di luoghi, dove sei anche tu. Leggo la tua vita numerosa di altri, la tua scrittura a maglia di catena che li tiene insieme» (dalla quarta di copertina, ripresa dalla Prefazione).

Post e iconografia di Rossana Rolando (per le immagini si rimanda al sito di Davide Bonazzi - qui - e alla nostra presentazione dell'illustratore in questo post).

3 commenti:

  1. Bellissima lettura, grazie del tempo, dell'intelligenza e del calore che ci avete messo. Dalia oggero

    RispondiElimina
  2. Bellissima lettura, grazie del tempo, dell'intelligenza e del calore che ci avete messo. Dalia oggero

    RispondiElimina
  3. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro11 giugno 2016 21:38

    Grazie di cuore!

    RispondiElimina