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Visualizzazione post con etichetta riassunto. Mostra tutti i post
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venerdì 13 settembre 2019

L’estate, l’alunno ideale e l’XI libro delle "Confessioni".

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Davide Bonazzi (qui il sito)

Davide Bonazzi, 
Tempo circadiano
Sto parlando dell’alunno ideale (ce ne sono ancora a rendere bello l’insegnamento), quello che, nonostante le faticose ore di lezione, nelle lunghe mattinate scolastiche, partecipa – non sempre con la stessa intensità emotiva, ma partecipa – e ad un certo punto il suo sguardo si accende, sente il trasporto dell’insegnante mentre spiega, entra in comunicazione empatica, formula interrogativi che sollecitano e aiutano il procedere del discorso, si pone in dialogo - anche quando non interviene esplicitamente - capisce che si sta toccando un punto cruciale, avverte il fascino della conoscenza… ecco, è l’alunno ideale, a cui si insegna e da cui si impara.
Mettiamo il caso che l’alunno ideale, nel mare di compiti da svolgere durante le vacanze estive - chissà cosa pensano i docenti quando predispongono i compiti per le vacanze… - in questo mare, dicevo, mettiamo il caso che l’alunno ideale abbia avuto in consegna la lettura dell’XI libro delle Confessioni di Agostino. A parte la gradita brevità (solo 37 pagine, nell'elegante edizione, con testo latino a fronte, della Città Nuova) non si comprende come l’insegnante di filosofia abbia potuto affidare una simile lettura per l’estate - coraggio o temeraria incoscienza?

mercoledì 13 settembre 2017

Michel Foucault, Parresia.

Post di Rossana Rolando 
Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).

Foucault, Discorso e verità 
nella Grecia antica
Il testo uscito in italiano nel 1996 riporta le lezioni tenute da Foucault nel 1983 presso l’Università di Berkeley ed è diviso in quattro parti. Qui ricostruisco i contenuti della prima sezione, dedicata al “significato ed evoluzione della parola parresia”
1. Origine della parola: la parola compare per la prima volta nella letteratura greca in Euripide (484-407 a. C.) per poi essere utilizzata dal V secolo a. C. al V secolo d. C. rispettivamente nel mondo greco e nei testi patristici cristiani (molte volte in Giovanni Crisostomo).
In italiano il termine “parresia” significa “parlare chiaro”, dire la verità e colui che si esercita in essa viene chiamato da Foucault parresiasta.
2. Etimologia: parresiazestai significa “dire tutto”, da pan (tutto) e rhema (ciò che viene detto). La parresia implica quindi l’espressione chiara di ciò che si pensa, senza orpelli retorici, in modo diretto e schietto, in una identificazione totale tra ciò che viene detto e colui che dice.

venerdì 25 agosto 2017

Jean-François Lyotard, La condizione postmoderna.

🖋Compendio a cura di Rossana Rolando del libro di Lyotard, La condizione postmoderna (l’edizione di riferimento è quella della Feltrinelli, Milano 2008).

Lyotard, 
La condizione postmoderna
Originariamente il testo è un Rapporto sul sapere nelle società più sviluppate, scritto su richiesta del governo del Quebec e poi pubblicato in Francia nel 1979. Ha la forma di un saggio suddiviso in 14 paragrafi. 
Nel presente riassunto viene mantenuta tale numerazione, con l'inserimento dei titoli di Lyotard tra parentesi. In viola sono aggiunte alcune considerazioni che riportano all'attualità.

1. Il sapere nelle società avanzate (Il campo: il sapere nelle società informatizzate).
All’inizio del primo paragrafo, il termine “postmoderno” viene delineato cronologicamente e spazialmente come periodo corrispondente alla seconda metà del Novecento nell’ambito delle società occidentali più sviluppate (verrà chiarito successivamente il  suo significato “filosofico”).
Il problema fondamentale che si pone è quello relativo allo statuto del sapere nell’età postmoderna, quando la specializzazione delle informazioni e le banche dati sono così complesse da far nascere l’interrogativo: “chi saprà?”, chi avrà accesso ai dati informatizzati? Un gruppo ristretto di persone? Lo stato? Tutti?
[Domanda di grande interesse oggi, nell’età della finanza senza volto o nell’era di internet e dei social network, strumenti che fanno sentire tutti controllati, senza poter controllare].

venerdì 14 luglio 2017

Søren Kierkegaard, In vino veritas.


Compendio a cura di Rossana Rolando del testo di Kierkegaard, In vino veritas (l’edizione di riferimento è quella della Laterza, Bari 2007, a cura di Icilio Vecchiotti).

P.C. Klaestrup, 
Disegno raffigurante Kierkegaard
Il titoloIn vino veritas” (il primo degli scritti contenuti in Stadi sul cammino della vita del 1845) richiama Simposio 217 e allude al potere smascherante della bevanda alcolica capace di allentare le censure e di far dire ciò che veramente si pensa (p. 35).

Genere letterario. Lo scritto è costruito nella forma di un dialogo sullo stile del Simposio platonico che, in diversi punti, viene citato e ripreso.
Il tema è l’amore o, più precisamente, la donna considerata come inesplicabile origine dell’eros.

Il narratore. Chi narra compare, in prima persona, all’inizio e alla fine del dialogo, ma solo nel sottotitolo si rivela come William Afham (uno dei tanti pseudonimi di Kierkegaard).

“… colui che possiede un ricordo è più ricco che se possedesse tutto il mondo” (p. 22)
Introduzione. Il Pensiero preliminare, come viene intitolato, si concentra sulla distinzione tra memoria e ricordo: la memoria è la facoltà di rammentare, la possibilità di riportare alla mente un evento o una nozione; il ricordo è il contenuto depositato nella memoria, è il vissuto che si è arrotolato nella mente (come dirà Bergson pur con un uso diverso dello stesso lessico).
Kierkegaard, 
In vino veritas, editore Laterza
Per chiarire tale distinzione ricorriamo all’esempio efficace di Kierkegaard: la persona anziana perde la memoria (= facoltà di immagazzinare dati recenti), ma non dimentica il passato lontano stratificato nei ricordi. Al contrario il fanciullo ha grande capacità di apprendere mnemonicamente, ma non ha nulla da ricordare, avendo vissuto poco.
La memoria accumula e facilmente cancella quelle nozioni che sono indifferenti per la psiche, il ricordo fissa per sempre sensazioni e stati d’animo legati ad eventi significativi – gioiosi o dolorosi che siano - nella vita del soggetto (p. 22).
La scena del convito si spalanca quindi sulla scorta di esperienze interiori: la condizione posta da Costantin, che organizza l’incontro, è proprio questa: che non si parli dell’amore in astratto, ma dell’amore elaborato a partire da storie vissute (p. 35).
Notazione. In molti punti di questa iniziale disamina vengono anticipate tematiche freudiane (fuga dai ricordi spiacevoli, p. 15; ogni ricordo è un segreto, p. 16).