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giovedì 29 settembre 2016

Tullio Pericoli e il suo "Pensieri della mano".

"Pensieri della mano" di Tullio Pericoli: un autentico saggio di estetica che accompagna con levità nei meandri del processo creativo, senza ricorrere ai "toni di distinzione" dell'Accademia. Un libro che colpisce, commuove, coinvolge, emoziona.
Di Rossana Rolando.

Tullio Pericoli, 
Pensieri della mano, 
2014
Ho letto Pensieri della mano di Tullio Pericoli: un libro per me avvincente (senza esagerare), un autentico saggio di estetica, con riferimenti ai mondi della poesia, della filosofia, dell'arte, condotto da Domenico Rosa nella forma “leggera” dell’intervista. Ho scritto a Tullio Pericoli per avere l’autorizzazione a pubblicare alcune sue immagini in questa piccola recensione e gli ho comunicato la mia impressione. Ricevere la sua risposta è stata una vera emozione, segno di una signorilità che non ha bisogno di rinchiudersi in altezze inaccessibili.
Ho comprato il libro ad Urbino questa estate, in occasione della mostra  Sulla  terra. 2006 -2016 (che è proprio la terra di Pericoli, nato ad Ascoli Piceno).

Tullio Pericoli, 
Libri di libri, 1994 (acquaforte)
Già dalle prime pagine si entra in un mondo incantato in cui hanno vita per sé esseri che abitualmente consideriamo dipendenti da altro o semplicemente inerti: anzitutto la mano (quella del disegnatore) ha una sua autonomia rispetto al resto del corpo, una sua sapienza, una capacità di far emergere il caos della mente e di dare ad esso una forma; e poi andando avanti è la linea a vivere di vita propria, ad avere un inizio e una fine, a intersecare le altre linee con diversa personalità e molteplici significati; e ancora i disegni che, chiusi nei cassetti, sembrano modificarsi da soli e rivendicare una loro propria storia…


Tullio Pericoli, 
Paesaggio agitato, 1992 (disegno)
Intanto però, sostando in questo mondo fatato, ci si imbatte in espressioni folgoranti, di sapore esistenziale:
“Nel percorso di una linea, il punto di arrivo è più importante del punto di partenza […] l’atto della morte è più importante dell’atto della nascita […] L’atto di abbandono comincia nel momento in cui inizia una linea. Dal momento della sua apparizione la linea comincia già a pensare la sua fine [...]. Tra la sua nascita e la sua morte il tempo è quasi inesistente…” (p. 23).
E ancora:
“Tra due linee che si incrociano a novanta gradi e due linee parallele c’è una gamma infinita di differenze, di contrasti e di accordi,  che rende il punto di incontro il centro di una gamma di vibrazioni. E l’intreccio delle linee diventa più o meno felice” (p. 34).

Tullio Pericoli, 
Orizzonte ambiguo, 1979 (disegno)
Si accede quindi, senza accorgersene, ai più ardui problemi del pensiero estetico e il lettore viene accompagnato nella difficile distinzione tra segno e realtà, tra immagine e cosa, in quella differenza che fa della pittura un’astrazione sempre, anche quando rappresenta il reale (ma appunto lo rappresenta, non lo è).
“[Il disegno] non esiste: in natura non esiste la linea che contorna e definisce le cose. L’invenzione della linea credo sia stato uno degli avvenimenti più sconvolgenti per l’umanità, perché delineare su un muro un profilo di un animale è un salto mentale vertiginoso. Sia per il primo uomo che lo ha fatto, sia per il primo che lo ha visto fare […]. Di colpo cambiava il suo modo di vedere il mondo, che da quel momento sentiva nelle sue mani” (p. 36).

Tullio Pericoli, 
L'osservatore di paesaggi, 2003 (dipinto)
Lungo le pagine, sempre con la stessa levità, ci si addentra nei meandri del processo creativo, in quell’“origine dell’opera d’arte” a cui sono dedicati libri di grandi filosofi novecenteschi e si scopre con gioia che l’intento di Pericoli è proprio quello di portare all’interno del suo percorso chi guarda un suo disegno o dipinto, per  farlo partecipare di quell’evento che è il farsi di un’idea sul foglio o sulla tela. E vengono citati i riferimenti – anche teorici - di Pericoli, tra i quali Rembrandt (soprattutto per le sue acqueforti), Klee e Van Gogh. Si comprende che l’arte vede l’invisibile (come diceva Klee) o allarga il visibile” (p. 47) perché lo sguardo del pittore non è solo fisico, ma è anche mentale, frutto di un'interiore rielaborazione (il colore di Van Gogh, del tutto difforme dal colore reale, diventa il tramite della sua sottolineatura interiore, di quel mondo di emozioni che il pittore vuole far dire all’oggetto dipinto, caricandolo del proprio pensiero).

Tullio Pericoli, 
Eugenio Montale, 2012 (ritratto)
Ad un certo punto si assiste ad un intenso scambio di battute sullo schizzo, che apre vasti orizzonti sul rapporto tra non finito e finito, tra istintivo e definitivo, tra committente esterno ed interno, in cui c’è tutta una tensione esistenziale e forse anche una visione del mondo e del come abitarlo.
Pericoli racconta di aver visto da vicino, su un’impalcatura, durante i restauri della Cappella Sistina, gli affreschi di Michelangelo e di aver contemplato la cura del dettaglio - quel “ricciolo della barba attorcigliata di Dio”, “quel riflesso di luce così perfettamente dipinto” – di cui, “tolta l’impalcatura … avrebbero saputo solo lui [Michelangelo] e Dio” (p. 66).

Tullio Pericoli, 
Nuvole irregolari, 1989 (disegno)
Un capitolo a sé è dedicato agli oggetti prevalentemente disegnati o dipinti: i ritratti e i paesaggi. I primi catturano “la verità” della persona, quella vista dal pittore e sconosciuta persino al soggetto ritratto (Tullio Pericoli è il noto “pittore dei giornali”. A lui si devono i tanti volti disegnati che tutti abbiamo ammirato). Emblematico l’esempio di Gadda, il cui perenne stato d’ansia non viene sbattuto in faccia all’osservatore, ma lasciato appena arguire da un tratto secondario: l’affanno e il disagio che comunicano i suoi abiti sovrapposti, il suo modo di portarli.

Tullio Pericoli, 
Carlo Emilio Gadda, 1988 (ritratto)
Infine i paesaggi, ai quali è stata dedicata la mostra di Urbino, vere riproduzioni mentali delle terre marchigiane, luoghi interiori della memoria, grovigli della psiche esteriorizzati in terre, avvallamenti, colline, linee che solcano i fogli, spazi brulicanti di segni, frammenti di un intero che può essere solo supposto oltre il bordo del quadro.

Tullio Pericoli, 
Frammento, 2010 (dipinto)
Il tutto condotto e sviluppato con dolcezza, misura, ironia. La malinconia che ha attanagliato la vita di molti artisti - viene citato ancora Van Gogh e, per un brevissimo splendido tratto, Giacometti - c’è, ma senza ossessione: è accovacciata alla porta, però non la si lascia entrare.

Tullio Pericoli, 
Giacomo Leopardi, 1987 (ritratto).

12 commenti:

  1. bellissimo Rossana, Tullio Pericoli lascia il segno, mi colpì quel che scrisse sul fatto che una abitazione che si rispetti voglia vicino un corso d'acqua e ciò mi consolò della mia casa di Firenze che pur appollaiata ad un terzo piano senza la bellezza dell'appartato, con Mugnone che vi scorre sotto, acquistò nuova luce in me: per riflettere su quel che avevo sotto gli occhi ho avuto bisogno di un occhio esterno e di una parola altra. Ecco questo fa l'artista, ci riavvicina al mondo e ci dà una o tante spintarelle ad un dialogo nuovo fosse pure un balbettio o la voglia incontenibile di avviare una canzone. L'artista è mediatore, è modello più che guida, è amico fraterno, lover generoso che con il suo ego ma fuori del suo ego dà una traccia, un incantamento, un segno -una miriade di segni, per un Senso più esteso, con una parola, segnata o proferita, con una libertà d'immaginazione sconfinata e puntuale (linee di sogno per incrociare i sogni) e con una generosità che se non è oblativa perde ogni capacità d'attrarre.

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  2. [img]https://scontent-mrs1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/14355605_10210847014280777_2945227424273597297_n.jpg?oh=7539ae7abb0f3bd89b769f1bf85a782f&oe=5881A641[/img]

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    1. Grazie Laura per quanto scrivi (per la tua eccezionale capacità di cogliere sfumature, pieghe nascoste, tracce sottili). Il tuo racconto del corso d’acqua, del troppo noto che solo l’occhio dell’artista può rendere “nuovo” è proprio esemplare. E poi “la generosità oblativa dell’artista” che genera “un dialogo nuovo fosse pure un balbettio o la voglia incontenibile di avviare una canzone” e indica “linee di sogno per incrociare i sogni”…: dentro queste tue poetiche espressioni mi pare ci sia molto della dimensione altrimenti afasica dell’arte e del genio artistico.

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    2. grazie a te cara Rossana della selettività pregiata dei temi che invitano alla pensabilità ed alla consapevolezza - e non so cosa ci sia di più avvincente di questi due registri di esperenzialità della comprensione;
      ti abbraccio

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  3. Maria Fausta Pansera29 settembre 2016 10:17

    Particolarmente interessante questo post; ricercheró il testo per leggerlo con attenzione. Grazie Rossana

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    1. Grazie Fausta. Tu che dipingi e conosci i segreti delle linee e degli incroci penso proprio che potrai apprezzare profondamente questo libro.

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  4. Mi piace molto il ritratto di Leopardi, sognante,intimamente sereno, forse reso felice dai suoi canti

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    1. L’idea che Leopardi sia reso felice dai suoi canti, eternamente (come in questa immagine sottratta al fluire del tempo), è davvero bella!

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  5. La lettura dei tuoi post procura sempre gioia, oltre ad introdurre nei sentieri dell'estetica. Estetica, parola che respinge ed attrae, soprattutto se comunicata a "non addetti ai lavori". Un problema che si risolve non appena si ha chiaro che nasce da aisthesis ( il mondo delle sensazioni).
    In proposito voglio dire che l'arte ha in definitiva trionfato della minacciosa profezia hegeliana che annunciava la sua morte. Anche quando ha affrontato od affronta temi oscuri e melanconici, ha suggerito speranza e metanoia.
    Tullio Percoli, da tanti conosciuto per la sua attività d'illustratore, è esplorato con partecipazione nelle sue qualità pittoriche e poetiche. Brava Rossana!

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    1. Grazie Rosario del tuo commento affettuoso. Mi dici una cosa davvero bella: regalare momenti di gioia… E poi la meraviglia dell’arte che – come dici tu – è sempre fonte di gioia, anche quando ci parla del dolore, perché ci innalza al di sopra di noi stessi e in qualche misura ci libera. Un abbraccio anche da Gian Maria.

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  6. Segnato l'intrigante saggio di Pericoli. Mi complimento per questa sua recensione: intelligenza armoniosa di riflessioni ed immagini. Grazie. Buona serata.

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  7. Rossana Rolando3 ottobre 2016 14:28

    @mari da solcare. Grazie di cuore a lei che scrive sempre preziose recensioni. Buona giornata.

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