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sabato 24 settembre 2016

Nel fiore la gioia della natura (sulla possibilità di una rinascita).

In questo articolo si analizza il momento del negativo - la crisi che mette in discussione ogni certezza - come possibilità di una vera rinascita, affidata alle risorse umanistico culturali e non alla semplice sfida della Tecnica e del Mercato.
Di Rosario Grillo.

Davide Bonazzi, 
Superare la crisi globale
Il fiore, per Hegel, pur possedendo la funzione dialettica della negazione, era un di più rispetto al seme, potenzialità di sviluppo verso la “sintesi” del frutto.
Senza stravolgere il movimento dialettico della realtà, che la logica hegeliana riproduce, si rende necessario pensare alla natura di medium/opposizione che è incorporata nella negazione. Tanto riguardo serve  per intendere la dinamicità insita nello svolgimento della realtà.
La stessa dinamicità, definita creatività, decanta Edmund Phelps, nobel per l’economia (richiamato da Salvatore Settis).
Settis esamina lo stato dell’economia italiana, riconoscendo la fioritura come un momento felice della condizione economica di una nazione.
La presenza della felicità testimonia lo stato di grazia, ovvero la fecondità della condizione culturale ed insieme economico-sociale, ad un punto tale da differenziare “prosperità” da “fioritura”, stato di benessere materiale da stato di felicità spirituale in senso lato.
Davide Bonazzi, 
Responsabilità sociale 
aziendale
Il discrimine è tra momento di mutazione estemporanea e meccanica e momento di trasformazione interiore, spinta di una performance di successo personale la prima, e molla di innovazione corale la seconda.
Il distinguo serve per passare in rassegna gli sforzi ed i tentativi di riforma compiuti per la ristrutturazione del nostro sistema economico, al fine di un nuovo periodo di crescita.
Purtroppo sembra mettere in luce, con la pochezza dei successi ottenuti, la superficialità degli incentivi e, in buona parte, la loro riconducibilità alla classe delle innovazioni marginali ed epidermiche, frutto di favori congiunturali e di sprint individuali, privi di “ spirito di squadra”.
Nello “spirito del tempo” e sull’onda del mito del Mercato, ci si è affidati alla potenza della Tecnica, a discapito del profilo umanistico del sapere, e, così, ci si è ridotti all’asfissia di una cultura univoca, settoriale, forzatamente specialistica, senza alcuna vibrazione universale.
Giustamente Settis invoca un nuovo Rinascimento, perché del Rinascimento era tipica la qualità creativa del sapere, meritandosi l’appellativo di “fioritura delle arti”.
Davide Bonazzi, 
Il mondo che lasceremo 
ai nostri figli
Di recente, tra le letture fatte alla rinfusa, ho trovato un appello alla rifondazione (rigenerazione, è più appropriato) fatto da un giovane industriale – non un personaggio molto conosciuto, né tra le stelle del firmamento industriale che siedono nella reggia della Confindustria o frequentano la corte del nostro presidente del Consiglio. Il personaggio proviene dalla medio-piccola industria del mobile e fonda l’appello sulla necessità, qui in Italia, di un nuovo Rinascimento, cuore di uno scatto vincente culturale prima, poi economico-sociale. Egli legge  il Rinascimento come “epoca universale”, paradigmatica, racchiusa nel supremo valore della Bellezza (1).
Si allinea così al numero degli studiosi che hanno evidenziato nella bellezza la linfa vitale della creatività rinascimentale. 
Davide Bonazzi, 
Milioni di piccole cose 
fanno una cosa molto grande
Effettivamente la bellezza ha la capacità di fondere in sé “slanci universali” di natura logica ed etica; è quindi in grado di rappresentare il “quid” risolutivo dell’idea vincente, o start-up che si dica.
Anche da questo piano si trova conferma della diversità tra “prosperità” adeguata ad un canone di utilità strumentale e “fioritura” coerente con un profilo logico-etico-estetico di qualità universale.
Della temperie rinascimentale si vuole condividere, inoltre, “l’armonia delle menti”, ovvero, nell’esigenza della ricerca, la messa a punto del lavoro d’equipe, lo spirito di squadra, atteggiamenti ben lontani dall’esaltazione dell’”ego”, che si fa forte della sua ambizione.
Si nota dagli esempi addotti che vengono in risalto campi d’intervento piuttosto trascurati dalle scelte politiche e fuori della formazione tradizionale, specificamente tecnica e semplicemente basata sugli asset economici della nostra classe industriale. Nel raggio d’azione di queste due “menti” (politici ed industriali) sono contemplate riforme mirate al risparmio finanziario sul costo del lavoro e sul costo del Welfare, da cui discendono tagli alla cultura, alla scuola, al tempo libero.
Davide Bonazzi,
 Suggerimenti 
per i piccoli investitori




Il terreno delle mosse vincenti, secondo la logica descritta prima, è invece proprio quello della cultura, dell’investimento nella formazione e nella scuola, e, compatibilmente, dell’aumento e non della limitazione del tempo libero, perché nel tempo libero la fantasia e la creatività crescono.
Ecco perché concludo richiamando la sublime libertà di ogni fiore, che nella natura è segno della vitalità spontanea (intrinseca o immanente): per i credenti simbolo della divinità che è in ogni cosa, per il nostro discorso economico-politico, paradigma di una scatto vincente, al di fuori di minuziose regole condizionanti e di soggettivi scopi di profitto (Kant, Critica del giudizio).

Nota
1. In kant la bellezza è legata ad un giudizio di gusto che cifra ciò che piace universalmente senza concetto e senza finalità (Kant, Critica del giudizio).

Per la presentazione di Davide Bonazzi, contenuta nel post Competizione e scuola, cliccare sull'immagine qui sotto:

3 commenti:

  1. Creatività è sulla bocca di tutti, ma di fondo è una condizione dello spirito, quando si libera da ogni condizionamento. La Bellezza è un viatico di tale condizione. Per questo celebro la cultura della Bellezza ed auspico un felice connubio tra umanesimo e tecnica.

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    Risposte
    1. Creatività e bellezza: esperienza culturale “paradossale” che può appartenere al “mercato” e far rifiorire la “tecnica”, nel riferimento ad un modello alternativo indispensabile ad orientare il senso complessivo del lavoro sociale e ad esprimere il legame con e tra le persone.

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  2. D'accordo: abbiamo bisogno di un Rinascimento umanista modulato sui bisogni e le sensibilità della società odierna. Grazie degli interessanti spunti di riflessione.

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