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martedì 6 settembre 2016

Pier Giorgio Frassati, rivisitazione biografica.

In questo post viene ricostruita, secondo una personale selezione dei dati, la vita di Pier Giorgio Frassati. Le foto sono di Giancarlo Ticozzi e illustrano luoghi del biellese intrecciati con la biografia di P.G.Frassati.
Di Gian Maria Zavattaro.
Monte Mucrone, Santuario di Oropa (Biella),
Foto di Giancarlo Ticozzi, Panoramio
“Nell'esperienza umana e spirituale di Frassati non vi è alcuna contrapposizione tra la vita di giovane e la fede. In tutte le dimensioni, dalla preghiera allo studio, dalla politica all'impegno con i poveri, dallo sport all'incontro con gli amici, emerge la centralità di un incontro che non è mortificazione, ma al contrario, esaltazione della vita. Frassati non è un eremita, ma un ragazzo laico buttato nel mondo. Sta in questo la sua capacità di attrazione” (don L. Ramello, direttore Ufficio pastorale giovanile, diocesi di Torino).
 
Perché questo post (e altri prossimi articoli).  
A Cracovia, in occasione della 31ma Giornata mondiale della gioventù, sono state esposte alla venerazione dei giovani  le reliquie di Pier Giorgio Frassati, proclamato beato il 20 maggio 1990 da papa Wojtyla, che l'aveva definito “ragazzo delle otto Beatitudini” e...alpinista tremendo. Ebbene qualche tempo fa, nel rovistare la soffitta della mia vecchia casetta in quel di Biella, da un angolo nascosto mi sbuca fuori un opuscolo (28 pag.) PIER GIORGIO FRASSATI PAROLE DETTE DA DON COJAZZI il 14 dicembre 1925”, ed. SEI 1926 a cura del circolo universitario “Cesare Balbo” a totale beneficio dei poveri della propria conferenza di S. Vincenzo v. Arcivescovado 12, Torino. £.2. (1).
Poggio Frassati (m.1950), 
Oropa (Bi)
Foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio
Poi, sempre a Biella, trovo a luglio su una bancarella l’opuscolo “Mio fratello Pier Giorgio una vita mai spenta” (ristampato da Aragno - La Stampa, 2010) scritto dalla sorella Luciana Frassati, che narra gli ultimi giorni di vita del fratello ed in appendice pubblica il sorprendente (almeno per me) articolo di Filippo Turati. Eventi che mi hanno riportato a metà degli anni 90 quando  vivevo a Biella e il vescovo mons. Giustetti  (grande!)  tramite d. Alberto affidò ad alcuni laici  (c’ero anch’io) la scuola diocesana  di formazione  all’impegno sociale e politico,  titolata “P.G. Frassati”.
Così mi è parso  quasi doveroso dedicargli alcuni post: selezionare innanzitutto per me e per chi non lo conosce alcuni essenziali tratti biografici; chiosare il libricino del 1926 di don Cojazzi, che non ho trovato citato da nessuno; rileggere l’incontro tra i due come “avvenimento” che segna  la storia personale di entrambi.
Rappresentazione campestre
del pittore L. Delleani,
Foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio
La ricostruzione biografica. 
Pier Giorgio  nasce il 6 aprile 1901 a Torino, dove la famiglia  di estrazione alto-borghese si era trasferita da Pollone (Biella). Padre e madre non vanno d’accordo anche se non giungono  mai alla separazione. Il padre Alfredo - proprietario ed a lungo direttore del quotidiano «La Stampa», amico di Giolitti, senatore nel 1913 e più tardi ambasciatore a Berlino - ha poco tempo per i figli. Alla madre, Adelaide Ametis, apprezzata pittrice allieva del Delleani, tocca l’educazione di Pier Giorgio e della  sorella Luciana, nata nel 1902 (2). Pier Giorgio e Luciana  sono istruiti privatamente in casa, come si conveniva nelle famiglie signorili di un tempo. Dopo la licenza elementare, entrambi sono iscritti al  d’Azeglio” di Torino, ma Pier Giorgio non brilla negli studi,  segnati anzi da due bocciature in latino. Il padre allora lo affida al salesiano don Cojazzi, figura di spicco del cattolicesimo torinese, e lo iscrive all'Istituto Sociale di Torino retto dai Gesuiti: due eventi che incidono profondamente su Pier Giorgio e la  sua fede gioiosa,  attenta alle bellezze della vita non meno che alle beatitudini evangeliche. Negli anni della prima guerra mondiale Pier Giorgio, la cui famiglia è neutralista, si impegna regolarmente ad aiutare come può i familiari dei soldati al fronte. A 17 anni è attivissimo nella Conferenza di San Vincenzo e l’anno dopo nella Congregazione mariana. 
Oropa (Bi)
Foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio
Nell’ottobre 1918 consegue la maturità classica e nel mese successivo si iscrive alla facoltà di Ingegneria presso il Regio Politecnico di Torino: vuole diventare ingegnere minerario per poter lavorare al fianco dei minatori, a quel tempo gli operai più sofferenti, e contribuire a migliorarne le condizioni (3). Nel 1919  si iscrive al circolo Cesare Balbo della Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI); l’anno dopo aderisce al PPI ed alla corrente di sinistra di G. Miglioli; nel 1922 si iscrive all'Azione Cattolica. E’ soprattutto attraverso la militanza nel partito popolare italiano che diventa convinto antifascista, progressivamente distaccandosi dagli ambienti fucini torinesi troppo  concilianti verso il nascente regime.
Quando il padre diviene  ambasciatore a Berlino, in numerosi viaggi all'estero  entra in contatto con  l'ambiente studentesco e operaio cattolico, in particolare  con quello berlinese tramite padre K. Sonnenschein. Conosce anche il futuro teologo K. Rahner. Dichiara  pubblicamente – lui, il facchino  dei poveri e degli sfruttati” come alcuni amici lo chiamano - che la sua eredità l'avrebbe divisa con i poveri. 
Sentiero Pier Giorgio Frassati (Pollone, Bi)
foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio

Tutti i testimoni concordano nel suo amore per i più bisognosi: come membro della Conferenza di S. Vincenzo e spesso per iniziativa personale li va a cercare al Cottolengo, nei quartieri più distanti  della città, portando conforto
e aiuto materiale; entra in case miserabili e maleodoranti;  sale nelle soffitte dove miseria, malattie e fame sono i medesimi volti diversi della sofferenza; i soldi  che ha in tasca sono per gli altri, anche quelli del tram per tornare a casa; passa notti al capezzale di ammalati sconosciuti;  trascina per le vie di Torino carretti carichi di masserizie degli sfrattati e porta loro di tutto: generi alimentari, legna, carbone, vestiti, medicinali, denari, mobili... Vi si reca generalmente al mattino, prima delle lezioni all'Università, oppure nelle uscite serali. E’ impegno per la carità intesa in primo luogo come giustizia da un giovane che proviene da un mondo di benestanti da cui ha preso le distanze, immergendosi  nella città, facendosi carico delle contraddizioni e dei conflitti della società del suo tempo, testimoniando in solitudine la sua fede. E’ il coraggio di vivere la fede fino in fondo: “i poveri sono Gesù”
. E’ il coraggio di intendere e praticare  il volontariato in modo nuovo e radicale, non come assistenzialismo autoreferenziale, ma fattore di cambiamento della realtà, generatore di coscienza critica, segno di solidarietà, annuncio di accoglienza  delle persone più indifese, forma di permanente mobilitazione contro l’ingiustizia la disattenzione la distrazione l'indifferenza il pensare ad altro che è la negazione del pensare agli altri.
Sentiero di Pier Giorgio Frassati (Pollone, Bi), 
foto di Giancarlo Ticozzi,
Panoramio
Il 28 maggio 1922 riceve l’abito di Terziario Domenicano prendendo il nome di Girolamo, in memoria del Savonarola. Non gli è sufficiente aiutare i poveri, bisogna risolvere i problemi sociali: la politica, “la più alta forma di carità”, gli pare la strada giusta per sostenere le ragioni della giustizia. Nel 1924, allontanatosi definitivamente dalla FUCI torinese, pur rimanendo ancorato al circolo Cesare Balbo, si impegna nell'attività politica e sindacale e dopo il delitto Matteotti aderisce, in quanto rappresentante degli studenti popolari, all'Alleanza universitaria antifascista. L’impegno sociale e politico, che lo schiera apertamente e senza timori contro il regime fascista, è diretta conseguenza del suo modo di sentirsi cristiano. La sua profonda ispirazione religiosa evita la tentazione integralista savonaroliana grazie alla sua ammirazione per d. Sturzo  (che va  a salutare a Bardonecchia mentre si avvia all'esilio), alla sua frequentazione con l’ambiente universitario e gli studenti di matrice laica.
In famiglia nessuno è consapevole della sua intensa attività caritativa,  non sanno chi sia  veramente: secondo loro, al posto di studiare per laurearsi in fretta,  non fa che “perdere tempo”, «bighellonare».
Fiore di primavera (Crocus vernus)
foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio
Pier Giorgio non si limita all’ascesa religiosa e all’impegno sociale e politico. E’ pieno di vita, ama i fiori, la poesia, lo sport, le montagne. Spesso da Pollone - dalla villa di famiglia, nella quale trascorre lunghi periodi di vacanza - raggiunge  a piedi il santuario della Madonna Nera di Oropa (m.1200). Pratica numerosi sport, ma sono le escursioni in montagna a costituire la sua più grande passione, una vera ascesa in alto. Organizza frequenti camminate e sciate con gli amici, si iscrive a numerose associazioni alpinistiche (5), partecipa ad una quarantina di  escursioni (tra cui l’impegnativa Grivola, sulla cui vetta trascorre “un’ora di vera beatitudine”).   Il l8 maggio 1924,  al Pian della Mussa (località situata a m.1850 nelle valli di Lanzo)  fonda con i suoi più cari amici la Compagnia  dei Tipi Loschi, occasione di memorabili  gite in montagna e goliardici  proclami dei componenti, i cui soprannomi sono “lestofanti” e “lestofantesse”. 
Dietro il gioco delle facezie c’è l’aspirazione, anzi il progetto  di amicizia profonda, fondata sul vincolo della preghiera e della fede, capace di irradiarsi in tutti gli ambiti della vita.  Negli ultimi mesi
Santuario di Oropa, 
foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio
di vita  ancor più testimonia la sua fede di laico cristiano tra i poveri, pur stretto dall’amore non corrisposto per Laura (che casa Frassati contrastava perché di umili condizioni sociali), dalla volontà paterna di farlo entrare ne “La Stampa” e dal timore lancinante di una possibile separazione fra i genitori. Il 30 giugno 1925 accusa strani malesseri, emicrania e inappetenza. Tutti pensano ad una banale influenza, in realtà si tratta di poliomielite fulminante, probabilmente contratta attraverso il contatto quotidiano con i poveri della città. Pier Giorgio sta  morendo senza che nessuno se ne renda conto e quando il medico accerta le sue condizioni disperate è troppo tardi. Si tenta di fare il possibile, il padre fa arrivare direttamente da Parigi un siero sperimentale. Tutto è inutile: la poliomielite lo stronca in soli quattro giorni e il 4 luglio 1925 muore  tra lo sconcerto e il dolore di tutti. Ai funerali partecipa una folla immensa, soprattutto di povera gente.  Davanti alla moltitudine  dei poveri che accorrono per l’estremo saluto, si rivela il vero volto di Pier Giorgio al padre (“Io non conosco mio figlio!”), ai familiari ed alla città (4). Viene sepolto  nella tomba di famiglia a Pollone. Dagli anni novanta riposa, incorrotto, in una cappella laterale della navata sinistra del Duomo di Torino. 

Monte Rosa 
(Sentiero Frassati - Ayas)
foto di Giancarlo Ticozzi, Panoramio
(1) Seguirà due anni dopo nel 1928 la biografia, vera e propria agiografia divenuta best-seller dell’editoria cattolica di allora. Cfr. ad es. A. Cojazzi, P.G. F. Il libro che lo ha fatto conoscere ed amare, prefaz. di F. Traniello, To,1990.
(2) La sorella, cui sarà molto legato, sposerà nel gennaio 1925 un diplomatico polacco. Testimonierà e raccoglierà le memorie del fratello in diverse pubblicazioni. Morirà  all’età di 105 anni nel 2007.
(3) Quando muore gli mancano  due esami alla laurea, decretatagli ad honorem “Alla Memoria” nel 2001.
(4)  La morte del figlio segna l’inizio della “conversione” del padre Alfredo  - da  molti considerata il primo miracolo del beato - maturata lentamente alla luce del figlio che  lo accompagna fino alla morte avvenuta il 21 maggio 1961, giorno di Pentecoste.
(5) Il Club Alpino Italiano gli  ha dedicato, dopo la beatificazione, la rete di “Sentieri Frassati”, estesa in quasi tutte le regioni italiane. Mi piace citare quello che  parte da Pollone,  si snoda lungo la dorsale della Muanda, superando il Tracciolino, fino alle pendici del Mucrone e  termina presso un poggio (“Poggio Frassati”), dal quale si vede tutto il complesso del Santuario di Oropa, punto ideale di arrivo del sentiero.

Un sito interessante: Compagnia dei tipi loschi.
Un video da ascoltare (per chi lo desidera consigliamo di mettere in pausa la musica del blog collocata sopra il post).

 



5 commenti:

  1. Un esempio,un testimone,un vero politico.

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  2. Gian Maria rivisita un personaggio significativo del processo storico italiano del primo ventennio del secolo XX.
    Avrebbe potuto essere, con don Sturzo, il protagonista de l'opposizione cattolico popolare al fascismo, se la
    Chiesa istituzionale non avesse intrapreso un'altra strada.
    Sopra tutto un testimone della fede senza infingimenti, al servizio, direbbe papà Francesco: "ospedale da campo".

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    1. Come non essere d’accordo! Penso a come ogni giorno noi, io, tu testimoniamo la nostra fede e al rischio che fra qualche anno altri dicano di noi: “avrebbero potuto essere….se avessero intrapreso un’altra strada”… Il coraggio della “fede senza infingimenti” mi pare la lezione di Pier Giorgio ed oggi la testimonianza, come ben dici, di papa Francesco, che a novembre accoglierà il convegno a Roma di 180 delegati dei vari movimenti popolari di tutto il mondo (potrebbero diventare 3-4 mila se noi italiani saremo in grado di mobilitare i nostri giovani).


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  3. Riccardo Bresciani7 settembre 2016 12:16

    Ti manderò una maglietta del mucronedays che dietro ha una sua frase sulla montagna!

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    1. Grazie Riky, la porterò con orgoglio. Mi raccomando: che sia extra large.

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