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domenica 6 ottobre 2024

Pier Giorgio Frassati e Karl Rahner

Post di Gian Maria Zavattaro

Karl Rahner
Karl Rahner:  “Celebri scrittori come Papini, La Pira e il card. Lercaro hanno scritto prefazioni a libri su Pier Giorgio Frassati. Se a questa sua biografia premetto una breve introduzione non è per dar maggiore importanza al libro, bensì perché io appartengo a quei pochi tedeschi ancora viventi che hanno conosciuto personalmente Frassati… Ripenso all’impressione che allora esercitò su di me Frassati… Rappresentava il giovane cristiano puro, lieto, dedito alla preghiera, aperto a tutto ciò che è libero, attento ai problemi sociali, che recava nel cuore la Chiesa e le sue sorti. Ma questo impegno sociale, l’amore verso i poveri, la responsabilità nei confronti della miseria altrui erano (o divennero?) in Pier Giorgio di una genuinità, di una profondità e di uno spirito di sacrificio così radicale, da fare di lui un caso eccezionale tra i molti giovani cristiani di allora…..Qui siamo di fronte ad un uomo che ha vissuto il suo cristianesimo con una naturalezza che fa quasi paura e con una aproblematicità che ci riesce sorprendente e quasi invitante…Di questi esempi non ne abbiamo mai abbastanza. Nessuno di essi è un fenomeno naturale, bensì sempre un miracolo della grazia divina… Il lettore allora levi un inno alla grazia divina e preghi Pier Giorgio Frassati che interceda presso Dio, per sé e per noi tutti”. (1)

Ho riletto La fatica di credere (ed. italiana S.Paolo 1986): intervista di M. Krauss a Karl Rahner, pochi mesi prima della sua morte.

domenica 12 febbraio 2017

Pane nostro, P. Matvejevic.

🖊 Post di Rosario Grillo
📷 La fotografia di Predrag Matvejevic è tratta dal Corriere della sera/Cultura. 
🎨 Le altre immagini riproducono illustrazioni di Stefano Nava (qui il sito).

Predrag Matvejevic
I mezzi di informazione non si sono soffermati a sufficienza sulla comunicazione della morte di Pedrag Matvejevic (7 ottobre 1932 - 2 febbraio 2017).
Queste righe vogliono dunque essere innanzitutto un contributo a ricordarne la figura, a passare velocemente in rassegna i suoi decisivi contributi storici.
Dal ricordo tracciato da Vittorio Filippi (cliccare qui) traggo innanzitutto la sua “jugoslavità”, una fede vissuta nel nome dell'unità dei popoli balcanici.
Tanto più significativa dopo la partecipazione al conflitto mondiale, dove, egli di provenienza russa, fece il lavoro di “gazzetta” dei partigiani titoisti.
Assunse, così, attraverso l'esperienza del padre prigioniero nei lager nazisti, un incrollabile fede nell'unità attraverso la pace, sotto lo scudo della Libertà.

martedì 6 settembre 2016

Pier Giorgio Frassati, rivisitazione biografica.

Di Gian Maria Zavattaro.
Monte Mucrone, Santuario di Oropa (Biella),
Foto di Giancarlo Ticozzi, Panoramio
“Nell'esperienza umana e spirituale di Frassati non vi è alcuna contrapposizione tra la vita di giovane e la fede. In tutte le dimensioni, dalla preghiera allo studio, dalla politica all'impegno con i poveri, dallo sport all'incontro con gli amici, emerge la centralità di un incontro che non è mortificazione, ma al contrario, esaltazione della vita. Frassati non è un eremita, ma un ragazzo laico buttato nel mondo. Sta in questo la sua capacità di attrazione” (don L. Ramello, direttore Ufficio pastorale giovanile, diocesi di Torino).
 
Perché questo post (e altri prossimi articoli).  
A Cracovia, in occasione della 31ma Giornata mondiale della gioventù, sono state esposte alla venerazione dei giovani  le reliquie di Pier Giorgio Frassati, proclamato beato il 20 maggio 1990 da papa Wojtyla, che l'aveva definito “ragazzo delle otto Beatitudini” e...alpinista tremendo. Ebbene qualche tempo fa, nel rovistare la soffitta della mia vecchia casetta in quel di Biella, da un angolo nascosto mi sbuca fuori un opuscolo (28 pag.) PIER GIORGIO FRASSATI PAROLE DETTE DA DON COJAZZI il 14 dicembre 1925”, ed. SEI 1926 a cura del circolo universitario “Cesare Balbo” a totale beneficio dei poveri della propria conferenza di S. Vincenzo v. Arcivescovado 12, Torino. £.2. (1).
Poggio Frassati (m.1950), 
Oropa (Bi)
Foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio
Poi, sempre a Biella, trovo a luglio su una bancarella l’opuscolo “Mio fratello Pier Giorgio una vita mai spenta” (ristampato da Aragno - La Stampa, 2010) scritto dalla sorella Luciana Frassati, che narra gli ultimi giorni di vita del fratello ed in appendice pubblica il sorprendente (almeno per me) articolo di Filippo Turati. Eventi che mi hanno riportato a metà degli anni 90 quando  vivevo a Biella e il vescovo mons. Giustetti  (grande!)  tramite d. Alberto affidò ad alcuni laici  (c’ero anch’io) la scuola diocesana  di formazione  all’impegno sociale e politico,  titolata “P.G. Frassati”.
Così mi è parso  quasi doveroso dedicargli alcuni post: selezionare innanzitutto per me e per chi non lo conosce alcuni essenziali tratti biografici; chiosare il libricino del 1926 di don Cojazzi, che non ho trovato citato da nessuno; rileggere l’incontro tra i due come “avvenimento” che segna  la storia personale di entrambi.

domenica 16 novembre 2014

Emmanuel Mounier, la testimonianza biografica.


Emmanuel Mounier.
‟Contro la ricchezza e contro la miseria ad un tempo, 
noi conduciamo la rivolta della Povertà,
 di una povertà dalle forme indubbiamente imprevedibili 
che, senza volger le spalle al mondo nuovo, 
si servirà dell'abbondanza
per rendersi sempre più feconda nel distacco dai beni materiali"
(E. Mounier, 1935, in Oeuvres, 1961, I; tr. it., p. 410).


Mounier con Lacroix e Domenach.
M. nasce a Grenoble il 1° aprile 1905.  Da ragazzo spesso accompagna il padre medico nei quartieri poveri di Grenoble: è per lui il “battesimo di fuoco” con la miseria. Su volere del padre intraprende gli studi di Medicina, ma prova “orrore” per la Sorbona, alla vista delle “anime così certe di professori …
Le intelligenze limitate, gli uomini assisi in cattedra, alla tribuna, nelle loro poltrone, gli uomini soddisfatti, gli intelligenti, gli u-n-i-v-e-r-s-i-t-a-r-i … non conoscono l’ospedale se non in seno alla loro commissione di igiene”.

Università della Sorbona.
I corsi di filosofia tenuti da Chevalier lo riconvertono alla filosofia e l’invogliano alla lettura di Cartesio, Bergson, Blondel, Marcel. Nel Natale del ‘29 riscopre il pensiero di Ch. Péguy, incontra il figlio con il quale nel ’31  pubblica “La pensèe de Ch. Péguy”, sottolineando temi che gli saranno sempre cari: l’impegno per i poveri, il primato della mistica sulla politica, lo spirituale che non è fuori dal temporale.

Charles Péguy

Nell’ottobre del ‘32 esce il primo numero di Esprit (“rivista internazionale edizione francese rivista non confessionale”) che subito dischiude gli orizzonti: “Refaire la Renaissance”, riprendere l’ispirazione del rinascimento, la liberazione dell’uomo naufragato nell’individualismo borghese e nella separazione dell’uomo dalla comunità. Sin dal primo numero è guardato con sospetto da certa parte della gerarchia ecclesiastica e da intellettuali cattolici come Mauriac: incomprensioni che lo accompagneranno per tutta la vita.
La Rivista Esprit.
Nel n. 6 (“Rottura tra l’ordine cristiano ed il disordine stabilito”) chiarisce che la rottura è nel prendere coscienza che questa società è fondata su falsi valori, che dietro un’apparenza di ordine e democrazia vi è una realtà di ingiustizia sostanziale e di ineguaglianza, che rende illusoria anche la libertà politica. Rottura dunque nel senso del primato dello spirituale che si esprime  nella comunità,  nell’essere in relazione con gli altri, nel costruire una società di persone.  Coerenti saranno negli anni i dibattiti ed i temi proposti da Esprit: il lavoro senza significato; l’alienazione nella accumulazione delle cose, nel consumo, nel conformismo; l’incomunicabilità; la dittatura del denaro; il falso pacifismo; il militarismo; il borghese come categoria dello spirito; il capitalismo; il comunismo; il fascismo... Negli anni raccoglierà gli scritti e i saggi in varie opere, prima fra tutte  “Rivoluzione personalista e comunitaria”.

Persona e comunità 
sempre unite.
Nel 1935 sposa  Paulette Leclerc, belga: saranno madre e padre di tre figlie, in primis della “piccola Francoise”, destinata a vivere in una “misteriosa notte dello spirito”.

L'esperienza del dolore.
Nel 1939 è la guerra ed anch'egli  viene mobilitato. Nel luglio del ’40, dopo essere stato per qualche tempo prigioniero, è smobilitato ad Orange; risiede poi con la famiglia a Lione e sin dall’estate del ’40 prende contatti con i primi movimenti della resistenza Combat e Temoignage cretien. Decide di pubblicare Esprit alla luce del giorno, ma il regime di Vichy nell’agosto del 42  proibisce la rivista.

Periodico clandestino 
della Resistenza francese.
Arrestato nel gennaio del ‘42, viene imprigionato a Clermond Ferrand e rimesso in libertà  provvisoria e in residenza coatta. Nell’aprile, internato a Vals, inizia lo sciopero della fame (“atto fragile, mezzo povero”, allora inusitato e non banalizzato come oggi dai  media): radio Londra trasmette la notizia, Vichy non vuole cedere ma poi capitola e l’internamento è revocato. 

La Francia occupata dai tedeschi 
e la Francia di Vichy
Non è la fine delle persecuzioni: nel luglio si ritrova in prigione, settore detenuti politici. Qui scrive una parte del Traitè du caractère. Assolto, nel novembre 42, si rifugia nel Delfinato, dove porta a termine il Traitè e l’Affrontement. Legge Nietzsche, Sartre Kierkegaard, i mistici cristiani e mantiene  i contatti con la resistenza lionese.

Il volto dell'uomo.
Nel ‘44 con la liberazione torna a Parigi, dove propone l’esperienza di una comunità personalista, in cui vivono famiglie legate all’amicizia e dal servizio reciproco, nel più grande rispetto delle libertà personali di ciascuna. A dicembre, sei mesi prima della altre riviste, Esprit riappare e discute i grandi temi dell’ora: resistenza, rivoluzione, marxismo e comunismo, esistenzialismo, letteratura, decolonizzazione, scuola, mondo cristiano e mondo moderno, personalismo, speranza dei disperati… I suoi scritti ed articoli troveranno compiuta sistemazione  in altre specifiche pubblicazioni (es. Il personalismo).

L'uomo come persona.
Nel settembre del '49 ha una prima crisi cardiaca; il 22 marzo ‘50 la morte lo coglie nel sonno. Nell’ultimo numero di Esprit aveva voluto ribadire il suo punto di partenza, l’opzione fondamentale per i poveri, aprendo una “cronaca degli schiacciati”: voleva fino in fondo condividere la loro miseria ed oppressione, la loro speranza di liberazione, i loro problemi ed le loro lotte.

Dire persona oggi.
Il tempo ed il mondo di M. sono certamente diversi, anteriori all’esplosione della globalizzazione, di internet e della tecnologia informatica.  Eppure la coscienza di una crisi non solo economica, ma epocale, crisi di civiltà, è anche la nostra. Ieri come oggi  gli uomini e le donne vivono la tragicità dell’esistenza: l’angoscia per le guerre che ancora affliggono da ogni parte il mondo, per la miseria l’ingiustizia la violenza ancora pervasive, per i volti nuovi della massificazione nella società liquida.
Il personalismo, come pensiero che pone al centro la persona e la comunità, può essere ancora oggi una risposta alla crisi?


Ripensare il personalismo.
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