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domenica 16 novembre 2014

Emmanuel Mounier, la testimonianza biografica.


Emmanuel Mounier.
‟Contro la ricchezza e contro la miseria ad un tempo, 
noi conduciamo la rivolta della Povertà,
 di una povertà dalle forme indubbiamente imprevedibili 
che, senza volger le spalle al mondo nuovo, 
si servirà dell'abbondanza
per rendersi sempre più feconda nel distacco dai beni materiali"
(E. Mounier, 1935, in Oeuvres, 1961, I; tr. it., p. 410).


Mounier con Lacroix e Domenach.
M. nasce a Grenoble il 1° aprile 1905.  Da ragazzo spesso accompagna il padre medico nei quartieri poveri di Grenoble: è per lui il “battesimo di fuoco” con la miseria. Su volere del padre intraprende gli studi di Medicina, ma prova “orrore” per la Sorbona, alla vista delle “anime così certe di professori …
Le intelligenze limitate, gli uomini assisi in cattedra, alla tribuna, nelle loro poltrone, gli uomini soddisfatti, gli intelligenti, gli u-n-i-v-e-r-s-i-t-a-r-i … non conoscono l’ospedale se non in seno alla loro commissione di igiene”.

Università della Sorbona.
I corsi di filosofia tenuti da Chevalier lo riconvertono alla filosofia e l’invogliano alla lettura di Cartesio, Bergson, Blondel, Marcel. Nel Natale del ‘29 riscopre il pensiero di Ch. Péguy, incontra il figlio con il quale nel ’31  pubblica “La pensèe de Ch. Péguy”, sottolineando temi che gli saranno sempre cari: l’impegno per i poveri, il primato della mistica sulla politica, lo spirituale che non è fuori dal temporale.

Charles Péguy

Nell’ottobre del ‘32 esce il primo numero di Esprit (“rivista internazionale edizione francese rivista non confessionale”) che subito dischiude gli orizzonti: “Refaire la Renaissance”, riprendere l’ispirazione del rinascimento, la liberazione dell’uomo naufragato nell’individualismo borghese e nella separazione dell’uomo dalla comunità. Sin dal primo numero è guardato con sospetto da certa parte della gerarchia ecclesiastica e da intellettuali cattolici come Mauriac: incomprensioni che lo accompagneranno per tutta la vita.
La Rivista Esprit.
Nel n. 6 (“Rottura tra l’ordine cristiano ed il disordine stabilito”) chiarisce che la rottura è nel prendere coscienza che questa società è fondata su falsi valori, che dietro un’apparenza di ordine e democrazia vi è una realtà di ingiustizia sostanziale e di ineguaglianza, che rende illusoria anche la libertà politica. Rottura dunque nel senso del primato dello spirituale che si esprime  nella comunità,  nell’essere in relazione con gli altri, nel costruire una società di persone.  Coerenti saranno negli anni i dibattiti ed i temi proposti da Esprit: il lavoro senza significato; l’alienazione nella accumulazione delle cose, nel consumo, nel conformismo; l’incomunicabilità; la dittatura del denaro; il falso pacifismo; il militarismo; il borghese come categoria dello spirito; il capitalismo; il comunismo; il fascismo... Negli anni raccoglierà gli scritti e i saggi in varie opere, prima fra tutte  “Rivoluzione personalista e comunitaria”.

Persona e comunità 
sempre unite.
Nel 1935 sposa  Paulette Leclerc, belga: saranno madre e padre di tre figlie, in primis della “piccola Francoise”, destinata a vivere in una “misteriosa notte dello spirito”.

L'esperienza del dolore.
Nel 1939 è la guerra ed anch'egli  viene mobilitato. Nel luglio del ’40, dopo essere stato per qualche tempo prigioniero, è smobilitato ad Orange; risiede poi con la famiglia a Lione e sin dall’estate del ’40 prende contatti con i primi movimenti della resistenza Combat e Temoignage cretien. Decide di pubblicare Esprit alla luce del giorno, ma il regime di Vichy nell’agosto del 42  proibisce la rivista.

Periodico clandestino 
della Resistenza francese.
Arrestato nel gennaio del ‘42, viene imprigionato a Clermond Ferrand e rimesso in libertà  provvisoria e in residenza coatta. Nell’aprile, internato a Vals, inizia lo sciopero della fame (“atto fragile, mezzo povero”, allora inusitato e non banalizzato come oggi dai  media): radio Londra trasmette la notizia, Vichy non vuole cedere ma poi capitola e l’internamento è revocato. 

La Francia occupata dai tedeschi 
e la Francia di Vichy
Non è la fine delle persecuzioni: nel luglio si ritrova in prigione, settore detenuti politici. Qui scrive una parte del Traitè du caractère. Assolto, nel novembre 42, si rifugia nel Delfinato, dove porta a termine il Traitè e l’Affrontement. Legge Nietzsche, Sartre Kierkegaard, i mistici cristiani e mantiene  i contatti con la resistenza lionese.

Il volto dell'uomo.
Nel ‘44 con la liberazione torna a Parigi, dove propone l’esperienza di una comunità personalista, in cui vivono famiglie legate all’amicizia e dal servizio reciproco, nel più grande rispetto delle libertà personali di ciascuna. A dicembre, sei mesi prima della altre riviste, Esprit riappare e discute i grandi temi dell’ora: resistenza, rivoluzione, marxismo e comunismo, esistenzialismo, letteratura, decolonizzazione, scuola, mondo cristiano e mondo moderno, personalismo, speranza dei disperati… I suoi scritti ed articoli troveranno compiuta sistemazione  in altre specifiche pubblicazioni (es. Il personalismo).

L'uomo come persona.
Nel settembre del '49 ha una prima crisi cardiaca; il 22 marzo ‘50 la morte lo coglie nel sonno. Nell’ultimo numero di Esprit aveva voluto ribadire il suo punto di partenza, l’opzione fondamentale per i poveri, aprendo una “cronaca degli schiacciati”: voleva fino in fondo condividere la loro miseria ed oppressione, la loro speranza di liberazione, i loro problemi ed le loro lotte.

Dire persona oggi.
Il tempo ed il mondo di M. sono certamente diversi, anteriori all’esplosione della globalizzazione, di internet e della tecnologia informatica.  Eppure la coscienza di una crisi non solo economica, ma epocale, crisi di civiltà, è anche la nostra. Ieri come oggi  gli uomini e le donne vivono la tragicità dell’esistenza: l’angoscia per le guerre che ancora affliggono da ogni parte il mondo, per la miseria l’ingiustizia la violenza ancora pervasive, per i volti nuovi della massificazione nella società liquida.
Il personalismo, come pensiero che pone al centro la persona e la comunità, può essere ancora oggi una risposta alla crisi?


Ripensare il personalismo.
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