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lunedì 3 novembre 2014

4 novembre: l'Italia celebra la pace dopo la tragedia del primo conflitto mondiale.


Ripropongo  una riflessione personale su ciò che, per
  tante famiglie, compresa la mia, ha rappresentato la grande guerra


Il primo conflitto mondiale, preceduto 
da una corsa imperialistica, in Africa e non solo ...  
(G. Scalarini, la spartizione dell'Africa 
tra Ottocento e inizi Novecento)
... corsa per l'accaparramento 
di materie prime e ricchezze...
(Scalarini, la logica del possesso 
e dell'arricchimento)
Qualcuno vorrebbe che il 4 novembre fosse per tutti giorno d’esultanza e di celebrazioni della vittoria. Io non ci riesco. Quale vittoria? Secondo le stime della gran parte degli storici il totale dei morti, tra militari e civili, è compreso tra i 15 e i 17 milioni, di cui circa 1.200.000 italiani (militari e civili). Mio nonno paterno è morto sul Carso nel 1916, lasciando una vedova 22enne (mia nonna), mai risposatasi, e due bambini piccoli.   

L'Italia entra in guerra a fianco di Francia, Inghilterra e Russia contro Germania e Austria-Ungheria 
(Cartolina del 1915: il corteggiamento dell'Italia 
da parte dei due schieramenti)
Da allora la mia famiglia è stata segnata per decenni, e lo è per certi versi ancora oggi, da questo tragico irreversibile e per noi assurdo e inconcepibile lutto. Così è stato per centinaia di migliaia di famiglie in Italia e per milioni nel mondo. 

L'Italia entra in guerra il 24 maggio 1915, 
del tutto impreparata al conflitto. 
 (Le suole di cartone in una vignetta di Scalarini)
Non ho nessuna voglia di celebrare questa vittoria sotto nessuna forma, solo ricordare il pianto di vedove ed orfani prematuramente privati degli affetti più cari a causa di questa ”inutile strage”.  

(Scalarini, vignetta del 1914)
Il biennio rosso? La fame e la miseria? I calci nel sedere a mio padre, costretto a 10 anni a cercar lavoro, da parte del suo  cosiddetto “principale”, a Cuneo? La crisi del 29? La rivoluzione russa? L’avvento del  fascismo? No, non ci riesco. E non è solo questione  di essere o non  essere pacifici e pacifisti. Certo lo sono: pacifico, ma non pacificato e non liberato dalle guerre di ieri e di oggi.  

 Guglielmo II, Kaiser di Germania finisce 
con il ritorcere contro di sé la sua potenza bellica 
(J.F.Knott, vignetta del 1918)
A Cuccaro Monferrato, paese natale di mio nonno, il mese scorso la mia famiglia, contribuendo finanziariamente,  ha partecipato all'inaugurazione del nuovo parco dedicato alla memoria dei caduti, a nome dello strazio di centinaia di migliaia di famiglie italiane.

(Scalarini, vignetta sui morti italiani 
- circa 1.200.000 tra militari e civili - 
del primo conflitto mondiale)
E non si tratta di ricordare solo i caduti, vorrei ricordare anche  il ritorno a casa dei combattenti rimasti vivi alla fine del conflitto. La guerra, oltre ad impegnare ed esaurire tutte le disponibilità economiche e finanziarie dei paesi in guerra, li aveva costretti, nella quasi totalità, a gravarsi di debiti pesantissimi; le aziende dovevano affrontare il problema della riconversione da industrie di guerra ad industrie di pace, con l’aggravante di manodopera qualificata falcidiata dalla guerra; le campagne, che avevano fornito agli eserciti il maggior numero di combattenti, presentavano  il desolante aspetto delle terre abbandonate. 

La drammatica realtà dei mutilati ... 
(Scalarini, vignetta che mette in luce 
il corpo deturpato)
Nei paesi vinti  ancor più drammatica la situazione a causa delle dure condizioni imposte dai vincitori. Ovunque i fenomeni tipici del dopoguerra: inflazione, scarsità di beni di consumo, rincaro spaventoso dei prezzi. Scampati dalla morte in guerra, i reduci e le loro famiglie dovettero affrontare una quotidiana lotta per l’esistenza,  non meno tragica. Più drammatico ancora il ritorno dei mutilati e degli invalidi.

Il conferimento della medaglia 
agli ex combattenti mutilati...
(Vignetta contro la guerra di J.F.Sloan, 1914).
Per loro la distinzione tra chi aveva vinto e chi aveva perso era insensata:  per tutti l’inserimento nella vita familiare e civile comportò implicazioni materiali psicologiche e morali che sconvolsero  e resero angosciante l’esistenza quotidiana.
Problematico e difficile il destino di tanti mutilati ed invalidi condannati a vivere giorni stentati e dolorosi,  incapaci di riprendere il loro posto nella vita civile e spesso anche nella stessa vita familiare.

(Scalarini, la voce pacifista dell'Avanti!)
Rimangono amarezza e sgomento per le celebrazioni tronfie di una ipocrita retorica che non costa niente, se non ai contribuenti. La memoria, quella vera profonda,  decisamente si è affievolita. Amo il mio Paese, l’Italia, non tanto per la vittoria di 96 anni fa, ma per la capacità della sua gente – i nostri tris/bisnonni, nonni e  padri -, anche di fronte alle sconfitte, di non arrendersi mai, di operare e sperare in un domani migliore per le nuove e future generazioni. 

Scalarini, la voce di denuncia.
Giuseppe Scalarini (1873- 1948) è considerato l'iniziatore, in Italia, della vignetta satirica di argomento politico. Ha disegnato le sue vignette sul quotidiano del Partito Socialista Italiano, Avanti! tra il 1911 e il 1925. Convinto pacifista e antimilitarista, è stato poi perseguitato durante il fascismo.
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