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lunedì 7 luglio 2014

Domande esistenziali e un pizzico di ironia vacanziera.



Vero...
... vero ...
... e chi non si perde?...
“L’uomo è giudice di tutte le cose,
 misero verme della terra,
 depositario della verità,
cloaca di incertezza e di errore;
 gloria e rifiuto del cosmo”
 (Pascal, pensiero n. 434)

Ricchezza e povertà, miseria e grandezza, desiderio di infinito di un granello di sabbia…

Partirò con mia moglie per le vacanze estive 
(mia moglie è lo scricciolo giallo, dietro)
Con mia moglie partirò presto per le vacanze estive: ci distenderemo, lei si riposerà dalle fatiche scolastiche, non cesseremo  di meravigliarci delle bellezze del mondo, godremo della vita e degli incontri che il destino o, meglio,  la Provvidenza ci assegnerà e sempre terremo presente quanto il Qohelet ci suggerisce: ”Segui i desideri del tuo cuore e lo stupore dei tuoi occhi. Sappi, però, che per tutto Dio ti convocherà in giudizio”.
Perché a tutti, ad ogni ora, e comunque o prima o poi, anche nel pieno splendore del mare o del lago o della montagna, tocca arroventarsi sulle domande eterne, quelle ultime, quelle più radicali sulla condizione dell’uomo e sul significato della realtà intera.
Mia moglie ed io
in meditazione...
E’ un compito talmente arduo, per alcuni addirittura di impossibile soluzione, che il tempo-luogo ideale per affrontarlo può essere benissimo la vacanza, l’otium latino, il tempo che libera mente e cuore dalle incombenze ed urgenze lavorative che rischiano di distrarci dall'essenziale.

... nella calma della vacanza ...
... nella giusta disposizione ...
A me qui non interessano le disquisizioni teoretiche (sia ben chiaro fondamentali) ma la dimensione a-teoretica: mi interessano il vissuto, le vicende della vita,  la sofferta inquietudine di chi ricerca una risposta; mi interessano le diverse molteplici reazioni di dubbio, disincanto, rivolta, resa, disperazione, sconfitta, speranza, fiducia, attesa, dedizione, preghiera, mentre nel frattempo si vive la propria vita nel modo più intenso possibile…
... un pensierino sulla vita...
... sulla realtà più profonda dei sentimenti ...
Scendiamo dunque al nocciolo, alla radice. Mentre metto i piedi in acqua (io non so nuotare) penso al mio, al nostro esistere: vita insensata, senza valore, contraddittoria e assurda oppure colma di significati, aperta agli incontri che mi impegnano?
...mentre ci prepariamo a fare il bagno ... 
(mia moglie, perché io non so nuotare...) 
mi chiedo...
... vita colma di significati? o no?...
Mentre contemplo una chiesa romanica o gotica, dove si respira  - volenti o nolenti - un'irresistibile aura di trascendenza, mi chiedo se la mia, nostra finitudine sia da ogni punto di vista condannata al fallimento oppure aperta alla speranza della promessa salvifica. Mentre contemplo il cielo stellato sopra di me in una notte senza luna, sento che il mondo non è caos maledetto, cieca necessità, ma un cosmo ordinato, anche se troppo ancora mi sfugge. 
... mentre contemplo il cielo stellato ... 
(mia moglie dorme)
... o sono io che dormo?...
... mi domando ...
E salendo non senza fatica per i dirupi montani, mentre mi inebrio di paesaggi indimenticabili, dall’alto mi chiedo che cosa ogni uomo ed ogni donna possano  aspettarsi dalla vita.
... mi chiedo cosa possa 
aspettarsi un uomo dalla vita...
Oppure semplicemente seduto nell’angolo d’ombra sul terrazzo di casa per vincere l’afa, emerge prepotente l’aspirazione alla felicità perenne, a tutti donata e promessa: insopprimibile desiderio di amare e di essere amati di un amore più forte della morte, bisogno di infinito e di salvezza totale.
... forse amare ...
... ed essere amati?
È vero: c’è  un’interna opposizione e lacerazione nella vita di ognuno di noi.  “Misère et grandeur”, diceva Pascal.  Siamo parte della  natura  eppure la trascendiamo e siamo noi a piegarla, a trasformarla edificando civiltà e cultura. Ricerchiamo febbrilmente la felicità, fuggiamo il dolore eppure siamo immersi nella sofferenza e grazie ad essa cresciamo. La nostra libertà reclama un’esistenza pienamente autonoma capace di orientare la vita verso valori alti, ma quante cose, dentro e fuori di noi, ci condizionano. Riempiamo le nostre vite di amore, ma quanto odio incontriamo.
Certo la vita... a pensarci ...
... è proprio un grattacapo...
La scienza, la tecnica e la tecnologia con i loro passi da gigante testimoniano la nostra immensa capacità creativa, eppure il dubbio e l’errore sono compagni della nostra vita. Lottiamo ogni giorno, stretti da eros e thanatos, tra poesia e prosa, tra fredda razionalità e slanci del cuore, tra principio del piacere e principio del reale, tra solitudine e solidarietà, interiorità ed esteriorità, egoismo e dedizione, pianti e sorrisi, speranza e disperazione …. 

... tra le nostre malattie esistenziali ...
... e il nostro bisogno di sperare...
Spiagge ardenti, cime immacolate, paesaggi che levano il respiro, opere d’arte sublimi, testimonianze di passate civiltà, luoghi di preghiera e di meditazione, luoghi di svago e di divertimento, incontri  con persone, storie di vita, degustazioni di bevande e cibi, code  in autostrada, oppure semplicemente passeggiate sotto casa nelle prime ore mattutine o tardive serali … Ecco occasioni e momenti per meditare, interrogare ed interrogarci e dare senso, non dico alle nostre vacanze, ma al  nostro nomadismo esistenziale. 
... nel nostro viaggio...
... solo una complicazione? ...

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2 commenti:

  1. Franco Tindiglia9 luglio 2014 10:15

    "Domande esistenziali" Dissertare su un tema che ritengo particolarmente di natura teologica, richiede non solo grande cultura, ma l'essere animati da una grande ricchezza interiore, che non si acquisisce solo col "Sapere", ma con: bontà d'animo, solidarietà, altruismo, amore e rispetto, verso se stessi e gli altri, tolleranza, discernimento, religiosità. Quanti possono vantare queste doti? "Felicità": la ritengo un attestato degno, solo per chi in possesso delle qualità citate, ha speso e forse dato la propria, vita gratuitamente, per il benessere del corpo e dello spirito altrui, professando: amore, solidarietà, lottando contro le ingiustizie, le soverchie. "Questa è la strada che conduce verso la spiritualità e, da qui, terminata la vita terrena, la nostra anima, felice, si presenterà al cospetto dell'Eterno. Questa io ritengo essere la Felicità. Il resto, sono furtivi stati d'animo, brevi e fugaci momenti di : gioia, benessere beatitudine, serenità. Quanto di ciò che facciamo è veramente quel che vogliamo, oppure agiamo seguendo gli altri?" ...bisogno infinito e di salvezza totale" La salvezza dell'anima. Per raggiungerla, occorre aver dedicato quella terrena, nel lenire le sofferenze e i dolori sia corporali che spirituali del nostro prossimo, senza mai domandarci -Perché. Viviamo troppo il materialismo, siamo carenti di spiritualità. Ma quando verrà quel momento... ( Gian Maria - questo è il mio pensiero e il mio modesto contributo) Un abbraccio a entrambi.

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    1. Caro Franco, mi trascini lungo il sentiero arduo di una dissertazione che costringe a porre sul tappeto le domande ultime e definitive ed a mettere a nudo, insieme alle proprie più profonde convinzioni, le proprie manchevolezze e la distanza tra il dire ed il fare. Costringi soprattutto a prendere sul serio la vita non come gioco delle apparenze né come teatrino di ”furtivi stati d’animo”. E scorgo, dietro le tue riflessioni, non solo un’istanza teologica (a me personalmente molto cara), ma una visione etica che richiede innanzitutto una coerente testimonianza tra ciò che si predica e si pratica. E qui, per me, casca l’asino: quante omissioni, quanti tradimenti “nel lenire le sofferenze e i dolori sia corporali che spirituali del nostro prossimo, senza mai domandarci - Perché”. Ma insieme raccolgo il pungolo a non arrendersi nel perseguire, ognuno a suo modo, la strada della “bontà d'animo, solidarietà, altruismo, amore e rispetto, verso se stessi e gli altri, tolleranza, discernimento, religiosità”. Grazie, caro amico. Un saluto affettuoso da parte nostra a te ed alla tua dolce consorte.

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