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venerdì 11 luglio 2014

I nuovi santuari festivi, la società del consumo e il desiderio.



La società dei consumi è quella che rende costante il sentimento della mancanza
e dell'insoddisfazione...
si fonda sul desiderio...
sulla continua rigenerazione dei desideri...


La società dei consumi è paragonabile a questi tre uomini, 
sdraiati sotto un albero, 
 dal quale pende una tavola imbandita ...
Una volta la domenica in tanti si andava da Cuneo al santuario di Madonna degli Angeli, da Biella ad Oropa o a Graglia, da Albenga a Madonna della Guardia e così via… Oggi non più: oggi le famiglie – genitori e figliolini, nonni/e e nipotini/e -  entrano nei sancta sanctorum degli ipermercati, nuovi santuari venerati e visitati in massa.  
... nella società dei consumi tutto è fatto per essere divorato, come questo pollo che corre verso il piatto o questo maiale che viene affettato, ancora vivo, dal coltello...
Altro che secolarizzazione: ognuno a contemplare, con sguardo più o meno famelico, le vetrine dei negozi di contorno, a farsi sedurre dal  bengodi mai casualmente esposto nelle corsie degli scaffali, a riempire il proprio carrello, orgia dell’individualismo, dove gli altri che si incrociano sono per lo più di intralcio e soprattutto anonimi concorrenti e potenziali rivali  senza volto nella corsa alle lunghe code delle casse. 
... o come quest'uovo à la coque che, 
con le proprie gambe, 
va incontro a chi lo mangerà...
E’ la mattanza domenicale e festiva, ormai un rito compulsivo per molti di noi.
Non ho particolari giudizi di condanna o di assoluzione da esprimere: nella vita c’è ben di peggio ed ognuno è libero – supposto che lo sia - di passare il suo tempo festivo come meglio gli riesce.
Perché in tutta Italia - e verosimilmente in  quella parte del mondo dove  più o meno la gente nella stragrande maggioranza non  muore di fame – ci si riversa anche nei giorni festivi nei supermercati ed ipermercati? A Biella gli Orsi, a Mondovì Mondovicino, ad Albenga le Serre, a… ecc. ecc...

... ognuno vuole la sua parte ... 
come quest'uomo che esce da un buco 
per tuffarsi su una montagna di polenta ...
Per i punti-bonus che “regalano”, per gli specchietti delle allodole che fanno baluginare davanti agli occhi? Perché non si sa altrimenti dove andare senza pagare l’ingresso? Perché d’estate c’è l’aria condizionata e d’inverno quella riscaldata? Perché così ci si immerge in una folla anonima e magari si incontra qualcuno che si conosce e così si riempie la propria solitudine? Perché non si sa resistere alle offerte del giorno, tanto allettanti quanto anonime e truffaldine pulsioni a comprare? Perché è bello lasciarsi sedurre dalle lusinghe delle offerte promozionali ed è così gratificante e segno di indubbio amore cedere alle pressioni dei bimbi, pilotati ed irresistibilmente conquistati dai dolciumi e consimili merci esposte alle casse?
 
... nella società dei consumi tutto seduce, 
tutto è offerto, tutto è comprabile ...
Chi lo sa!  La prima  cosa per me certa: lì c’è solo business, ben poca humanitas, nessuna gratuità. La seconda cosa certa: è un tratto emblematico della nostra bella società, dove il bisogno di riposo dilaga e si disperde nel consumismo, negli incantamenti delle sirene e dei persuasori occulti. O forse semplicemente – ma qui non ho più certezze – è una risposta più o meno conscia al nostro vuoto, che in qualche modo si deve riempire.
... nella società dei consumi la fame è sempre insaziata, 
come quella di quest'uomo con la bocca aperta 
sotto un tetto coperto di torte...
Non ho ricette da sbandierare, non ho alternative da offrire, non ho rinunce da suggerire. Certo ci sono sempre la  montagna, il lago, il mare, meglio il deserto, le passeggiate collinari, la compagnia degli amici, gli affetti familiari e magari la visita a qualche vero santuario…
Ma forse la cosa più importante è la compresa consapevolezza della nostra indicibile ed inguaribile alienazione, che ha perso il gusto ed il senso della festa.



Tutte le immagini riproducono particolari dell’opera di Pieter Bruegel il Vecchio, Il Paese della cuccagna del 1567, qui sotto riportata.



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3 commenti:

  1. Franco Tindiglia11 luglio 2014 10:24

    Ancora un'interessante argomento di lettura, di come oggi, spendiamo il nostro tempo. "E non solo quello!" Una foto satirica, sulla società del consumismo. Ipermercati e supermercati, che Gian Maria, definisce:" I santuari festivi." Infatti, oggi, anziché valorizzare i giorni festivi, visitando luoghi d'arte, musei, santuari e via dicendo, si predilige un soggiorno nei supermercati, allettati spesso da offerte fasulle, e da un'infinità di prodotti del tutto superflui. I reparti poi che trattano: televisori, P.C., telefonini, I-pad, I-pod, Smarthpone e Tablet, sono i più affollati. Talvolta bisogna rinviare l'acquisto per eccesso di clienti al banco. Si cerca di comprare il televisore sempre più grande, magari un "3D" e così dotare tutta la famiglia di appositi occhialini per la visione, occupando una parete della stanza per alloggiare il mastodontico apparecchio. Qualche paio di scarpe in meno alla bimba e magari qualche paio di pantaloni in meno al ragazzino. Questa spesso è la contropartita. I citati telefonini, oggi veri e propri computer, sono gli oggetti più ambiti. Dopo sei mesi, i modelli sono già superati. Un business, dove l'Italia, primeggia in Europa. C'è chi ne possiede due, se non tre. Abbiamo perso il senso della misura e di vista, i veri valori della vita. Di questo, dobbiamo buon merito ai mezzi d'informazione. Reti televisive che promuovono televendite di Aziende del tutto discutibili e trasmissioni diseducative. Spazi temporali di televisione "spazzatura", dai quali sarebbe bene tenere lontani almeno i bimbi. " La televisione colta è pressoché assente! " "...perché così ci si immerge in una folla anonima e magari si incontra qualcuno che si conosce..." Questo "passaggio" di G.M., indica come la gente preferisca vivere l'anonimato. Se poi s'incontrerà qualcuno che si conosce...- lo si saluterà. Magari è il vicino di casa, che di regola quasi ignoriamo. Ci si chiude a riccio, non si comunica. Che impoverimento dello spirito: trascorrere mezza giornata in un supermercato. Va bene l'aria condizionata d'estate, il riscaldamento d'inverno; ma prima di uscire, in qualche modo si pagherà anche quella. Ultimo baluardo dell'esercizio commerciale, le Casse. Un punto di breve sosta, dove i bimbi allettati dai dolciumi e oggettini vari esposti, reclamano la caramella, il cioccolatino o il giochino. "Come dire di no!" E il conto si allunga...Ultima spremuta del portafoglio prima di abbandonare l'Esercizio. Come si possono educare i figli tra gli scaffali di un supermercato. Meglio sarebbe la visita a un congiunto, una riunione fra amici, il teatro, la visita alle mostre d'Arte...Ci siamo impoveriti fino a tal punto? Un consumismo spietato dal quale occorre fuggire, se non si vuole crescere figli, all'insegna del " tre per due ."

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    1. Puntuale fotografia della realtà esistente! Non c’è proprio nulla da aggiungere. Franco offre però l’opportunità di un’ulteriore riflessione sul conformismo di massa ed insieme l’orizzonte di una possibile speranza. Ci si conforma in tutto: nei pensieri e nelle azioni, negli interessi e nei gusti, nel comportamento e nel linguaggio, nella vita domestica e in quella pubblica, nei bisogni e nelle aspirazioni. E’ tale il conformismo che non ci si accorge di aver perso ogni possibilità di essere veri, autentici, senza personalità, senza voce propria distinta dal contesto socioculturale in cui siamo immersi. Questo conformismo però non è uguale per tutti ma distinto, frazionato, sezionato: c’ è quello dei bambini, quello dei giovani, degli adulti, degli anziani e persino quello che riguarda il nostro comportamento nei confronti dei defunti. Ci si conforma obbedendo, volenti o nolenti, consapevoli o meno, in ogni modo e tempo della vita, a quanto giunge dall’esterno dalle mode e dai media, a ciò che i tempi chiedono per poter essere presenti sulla scena, per non essere isolati, esclusi. Quadro allarmante? Visione desolata dell’umanità attuale, divisa in tante sezioni, in tanti comportamenti, in tanti linguaggi, tutti imposti dalle circostanze e tutti accolti passivamente? No, se si ha il coraggio di accettare la sfida di riorganizzare la speranza, non da soli ma insieme, di sostenerci vicendevolmente, di indicarci l’un l’altro la stella polare, i valori fondanti, le bussole che indicano le giuste direzioni. Con un pizzico di utopia, con sano realismo ed anche tanta indulgenza per noi e per tutti.

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  2. franco tindiglia11 luglio 2014 21:38

    Grazie per questa tua precisazione. In realta', stiamo diventando dei burattini. Un abbraccio.

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