La società dei consumi è quella che rende costante il
sentimento della mancanza
e dell'insoddisfazione...si fonda sul desiderio...
sulla continua rigenerazione dei desideri...
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| La società dei consumi è paragonabile a questi tre uomini, sdraiati sotto un albero, dal quale pende una tavola imbandita ... |
Una volta
la domenica in tanti si andava da Cuneo al santuario di Madonna degli Angeli,
da Biella ad Oropa o a Graglia, da Albenga a Madonna della Guardia e così
via… Oggi non più: oggi le famiglie – genitori e figliolini, nonni/e e
nipotini/e - entrano nei sancta sanctorum degli ipermercati, nuovi
santuari venerati e visitati in massa.
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| ... nella società dei consumi tutto è fatto per essere divorato, come questo pollo che corre verso il piatto o questo maiale che viene affettato, ancora vivo, dal coltello... |
Altro che secolarizzazione:
ognuno a contemplare, con sguardo più o meno famelico, le vetrine dei negozi di
contorno, a farsi sedurre dal bengodi mai casualmente esposto nelle corsie
degli scaffali, a riempire il proprio carrello, orgia
dell’individualismo, dove gli altri che si incrociano sono per lo più di
intralcio e soprattutto anonimi concorrenti e potenziali rivali senza
volto nella corsa alle lunghe code delle casse.
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| ... o come quest'uovo à la coque che, con le proprie gambe, va incontro a chi lo mangerà... |
E’ la mattanza domenicale e
festiva, ormai un rito compulsivo per molti di noi.
Non ho particolari giudizi di condanna o di assoluzione da esprimere: nella vita c’è ben di peggio ed ognuno è libero – supposto che lo sia - di passare il suo tempo festivo come meglio gli riesce.
Perché in tutta Italia - e verosimilmente in quella parte del mondo dove più o meno la gente nella stragrande maggioranza non muore di fame – ci si riversa anche nei giorni festivi nei supermercati ed ipermercati? A Biella gli Orsi, a Mondovì Mondovicino, ad Albenga le Serre, a… ecc. ecc...
Non ho particolari giudizi di condanna o di assoluzione da esprimere: nella vita c’è ben di peggio ed ognuno è libero – supposto che lo sia - di passare il suo tempo festivo come meglio gli riesce.
Perché in tutta Italia - e verosimilmente in quella parte del mondo dove più o meno la gente nella stragrande maggioranza non muore di fame – ci si riversa anche nei giorni festivi nei supermercati ed ipermercati? A Biella gli Orsi, a Mondovì Mondovicino, ad Albenga le Serre, a… ecc. ecc...
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| ... ognuno vuole la sua parte ... come quest'uomo che esce da un buco per tuffarsi su una montagna di polenta ... |
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| ... nella società dei consumi tutto seduce, tutto è offerto, tutto è comprabile ... |
Chi lo sa! La prima
cosa per me certa: lì c’è solo business, ben poca humanitas, nessuna
gratuità. La seconda cosa certa: è un tratto emblematico della
nostra bella società, dove il bisogno di riposo dilaga e si disperde nel
consumismo, negli incantamenti delle sirene e dei persuasori occulti. O
forse semplicemente – ma qui non ho più certezze – è una risposta più o
meno conscia al nostro vuoto, che in qualche modo si deve riempire.
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| ...
nella società dei consumi la fame è sempre insaziata, come quella di quest'uomo con la bocca aperta sotto un tetto coperto di torte... |
Non ho ricette da sbandierare, non
ho alternative da offrire, non ho rinunce da suggerire. Certo ci sono sempre
la montagna, il lago, il mare, meglio il deserto, le passeggiate
collinari, la compagnia degli amici, gli affetti familiari e magari la visita a qualche vero santuario…
Ma forse la cosa più importante è la compresa consapevolezza della nostra indicibile ed inguaribile alienazione, che ha perso il gusto ed il senso della festa.
Ma forse la cosa più importante è la compresa consapevolezza della nostra indicibile ed inguaribile alienazione, che ha perso il gusto ed il senso della festa.
Tutte le immagini
riproducono particolari dell’opera di Pieter Bruegel il Vecchio, Il Paese della cuccagna
del 1567, qui sotto riportata.
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