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sabato 26 marzo 2016

Resurrezione, Piero della Francesca. Lettura di M. Cacciari.

Su Massimo Cacciari 
e le opere pittoriche “estreme”
il post
Piero della Francesca, 
Resurrezione, particolare
Spazio religioso e contemporaneità.
La Resurrezione di Piero della Francesca è un affresco della metà del Quattrocento – conservato nel Museo civico di Sansepolcro - che ha suscitato nel tempo fiumi di interpretazioni e riflessioni. Come per il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck, vorrei affidarmi alla coinvolgente ricostruzione di Massimo Cacciari. Nel dipinto di Sansepolcro - considerato anch’esso “estremo”, in quanto visione capace di farsi evento, luogo in cui la verità accade, spazio di una possibile rivelazione del Logos…. - Cacciari ci sollecita a penetrare nei segreti del messaggio pittorico con una lettura di grande intensità, capace di svelare qualcosa del rapporto tra spazio religioso e contemporaneità. 

Piero della Francesca, Resurrezione.
Breve descrizione e significato dell’affresco.
C’è un Cristo enorme che esce dalla tomba con una postura solenne, con i vessilli crociati della vittoria. C’è uno schema geometrico che risponde ad un ordine superiore. C’è una natura che si inchina all’avvenimento, al prima e al poi (a sinistra invernale e spoglia, a destra estiva, rinata a nuova vita). C’è l’evento immenso della Resurrezione. Non è più la Croce, la dolorosa assunzione di tutto il male e il peccato dell’umanità, ma l’offerta della Redenzione. La Promessa si è realizzata, tutto è avvenuto secondo quanto preannunciato. Questo vuole essere il messaggio dell'affresco. Questo e soltanto questo? Piero della Francesca intende comunicarci la gioia trionfale della Resurrezione?
Piero della Francesca, 
Resurrezione, particolare
La lettura profonda.
A ben vedere, il dipinto comunica sgomento e malinconia. Gli uomini ai piedi della tomba dormono. Sono i soldati romani che dovrebbero custodire il sepolcro, ma sono anche i discepoli che – nell’orto del Getsemani - non hanno saputo vegliare nemmeno un’ora. Il Cristo ha uno sguardo attonito, stupito, fisso nel vuoto… E’ solo, come nell’ora della morte, nell’angoscia che ha accompagnato la decisione del calice amaro. E’ solo. Nessuno lo sta attendendo. Ha vinto la morte per sé e per tutti, ecco il dono, ma l’offerta del dono non ha ricevente. Nessuno è capace di accogliere. La Luce è venuta ma le Tenebre non l’hanno accolta. 
Piero della Francesca, 
Resurrezione, particolare
(Autoritratto di Piero)
Non soltanto nel senso che Piero della Francesca evoca mettendo se stesso, uomo di fede, tra coloro che dormono e volendo quindi ricordare la debolezza – ancora interna alla fede - di chi non sa attendere e vegliare nemmeno un’ora, ma in un senso che tocca l’uomo di oggi, l’uomo dormiente perché privo di fede. Quel sonno è per noi segno dell’umanità che non attende più, indifferente al dono, chiusa allo spazio religioso. Questa la terribile verità che il dipinto comunica all’uomo contemporaneo. Questa l’immensità tragica del messaggio pittorico.
Lo sguardo del Cristo si rivolge avanti, non si posa su coloro che dormono ai suoi piedi. Guarda oltre, guarda verso gli uomini che devono venire: ci sarà chi vorrà e saprà capire il dono? La potenza del dipinto sta in questo interrogare.
Piero della Francesca, 
Resurrezione, particolare
Cacciari vede nello stare del Cristo il significato compiuto della theologia crucis. Nella Resurrezione, infatti, è ancora contenuta la Croce: non solo perché i due momenti non possono essere separati (come se la Resurrezione costituisse il superamento e il risarcimento della Croce), ma perché nella Resurrezione si compie la Croce: il per-dono può anche ammettere la possibilità di non essere accolto: “Per quanto colmo di disincanto e amara conoscenza, quello sguardo appare ancora in attesa. A chi si rivolge? Oltre noi, a chi sarà capace di lui, capax dei. E quando apparirà questo figlio? Il Risorto lo ignora. Solo la forza di una sovrumana pazienza si esprime in tutta la sua figura, una pazienza che esclude ogni troppo facile disperazione, ogni retorico pessimismo. Ciò che egli sa è che saprà restare vigile, sentinella fino al termine della notte”.

Lo scritto di Cacciari a cui si fa riferimento in questo post è contenuto in Tre icone, Adelphi, Milano 2013, pp. 31-42. 

Post e iconografia di Rossana Rolando.

3 commenti:

  1. Interessante come sempre. Colgo l'occasione per porgervi i miei Auguri.

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  2. Interessante come sempre. Colgo l'occasione per porgervi i miei Auguri.

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  3. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro26 marzo 2016 15:32

    Grazie di cuore. E’ molto bello poter condividere riflessioni con persone – come Lei - che non hanno steccati mentali, ma che semplicemente coltivano il gusto di pensare. Ricambiamo gli Auguri.

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