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venerdì 11 marzo 2016

La scuola nell'Europa frantumata. Illustrazioni di Anna Forlati.

Anna Forlati, 
Il veliero lascia l'isola
Il tornado dei migranti, cartina di tornasole  dell’incapacità o non volontà di accoglienza, ha disarticolato, disgregato e frammentato l’Europa attuale, ha interrotto bruscamente il sogno di un’unione europea dei popoli, ha disvelato una spirale di chiusure narcisistiche, di contrastanti visioni ed interessi privati e nazionali tra loro irriducibilmente estranei. Il destino dell’Europa pare avviarsi verso una pluralità di destini imprevedibili.
L’irrompere della  frenesia della disgregazione e della frammentazione non può non avere ripercussioni su tutti gli aspetti della vita organizzata, scuola compresa.
Anna Forlati, 
Primo Manifesto per commemorare 
la strage dell'Istituto Salvemini, 2014
(Illustrazione digitale)
Europa e scuola, disgregazione dell’Europa e frammentazione della scuola. Non mi riferisco alle disfunzioni strutturali e logistiche, agli edifici cadenti, alle carenze legislative, ad una riforma da poco varata in cui troppi non si riconoscono, ai contratti scaduti, ai nuovi oneri  imposti dall’alto sempre più pesanti e senza vera contropartita salariale… Penso invece al senso della funzione docente, alla sua costante ambivalenza tra professione e semiprofessione, tra ”volontariato” e frammentazione di motivazioni e comportamenti i più eterogenei,  che di fatto impediscono  e rendono impossibile una definizione univoca.


Anna Forlati, 
Io sono Adila (particolare),
Storia illustrata di Malala Yousafzai,
Testo di Fulvia degl'Innocenti
In che cosa consiste la funzione docente? In ogni scuola, ogni giorno, migliaia di docenti si trovano al bivio di due strade. La prima è la fuga nel disincanto refrattario ed indifferente: “Me ne frego. Entro, mi sbrigo a fare quel che son costretto a fare e fuggo”. Una presenza assente. Come direbbe Eraclito,“presenti essi sono assenti”.  La seconda è l’I CARE  di don Milani: “Il desiderio d'esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l'amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo s'intuiscono le fa trovare a noi e agli altri. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa”(Lettera alla professoressa Dina Lovato,  Barbiana, 16.3.1966).  Non c’è posto per l’et et, vale solo l’aut aut ed ogni giorno bisogna scegliere.
Anna Forlati, 
Io sono Adila,
Storia illustrata di Malala Yousafzai,
Testo di Fulvia degl'Innocenti
La scuola dunque può essere tempo e luogo di liberazione, di integrazione, com-unione, e-ducazione, riappropriazione, crescita totale; oppure può essere luogo di perdizione e dannazione, disgregazione, alienazione intesa proprio nel senso hegeliano di estraniazione, espropriazione, divenire altro da sé, perdere la propria identità, la propria essenza, la propria autostima.
Non saranno né il ministro né il governo né il  parlamento (che debbono fare la loro parte istituzionale e legislativa) a comporre il dilemma. Tocca ad ogni operatore scolastico nel suo quotidiano lavoro. Immaginiamo migliaia e migliaia di docenti, ognuno ogni giorno paladino dell’I Care, ognuno con il suo stile, i suoi orizzonti culturali, i suoi limiti e le sue grandezze, ma tutti convinti che  la speranza di una umanità meno sofferente e socialmente più progredita è fondata principalmente sull’educazione: una rivoluzione silenziosa che potrebbe cambiare significativamente il nostro presente ed il futuro dei nostri giovani.
Anna Forlati, 
Illustrazione de I libri di Maliq,
Testo di Paola Predicatori, Rizzoli
Negli anni novanta il “progetto giovani” aveva fatto sperare e sognare tanti docenti e tantissimi giovani, con le sue premesse culturali, le sue intuizioni feconde, la sua capacità di leggere ed interpretare i segni dei tempi, la sua forza di coinvolgimento. Allora, sul campo, si era delineata la trama di una professione: la professione docente.
Umanissima: uomini e donne che nella scuola si ritrovano per aiutare i giovani e se stessi a dare risposta positiva ai reciproci bisogni di conoscenza, di correlazione, creatività, radicamento, orientamento, identità.
Agapica: uomini e donne, tra silenzio e parola, centrati sull’altro, forti di comprensione empatica e di imprescindibile congruenza.
Aperta e dinamica: uomini e donne, sale della vita, che educano alla libertà come responsabilità; vedono la sofferenza e l’estraniazione del perdente, di chi è a rischio, “diverso”, respinto; non educano al conformismo gregario, non danno risposte uguali  a persone in situazioni disuguali; segnano le relazioni interpersonali ed i rapporti sociali per il tempo che verrà.
Anna Forlati,
Illustrazione de I libri di Maliq,
Testo di Paola Predicatori, Rizzoli
Una professione che è una promessa: da “pro-mittere”, mandare innanzi, lasciar crescere, garantire, annunziare, presagire, sottoporre allo sguardo…
Sta ai docenti, a tutti e ad ognuno, fiutare i segni dei tempi e riformulare il senso della loro  professione nella nostra Europa frantumata e far comprendere che gli  sradicamenti globali di milioni di persone, le loro angosce collettive ed individuali, proprio loro, sono la via per nuove forme di com-unione tra i popoli.
Non aveva forse ragione  H. Arendt? “L’educazione è il punto in cui si decide se noi amiamo abbastanza il mondo  da  assumerne la responsabilità, anzi da salvarlo dalla rovina che sarebbe inevitabile senza il rinnovamento costituito dai giovani e  dai nuovi venuti” (H. Arendt).
Anna Forlati, 
Logo de Lo spazio dell'educazione

Anna Forlati: sito.Le immagini riportate (con il consenso dell'artista a cui abbiamo dedicato una piccola presentazione qui) fanno parte dei percorsi illustrativi di storie che potremmo definire di “formazione”. Particolarmente evocativa la figura di Malala Yousafzai (Premio Nobel per la pace 2014), ripresa nel libro Il mio nome è Alida e molto suggestivo il racconto di Maliq: un bambino rimasto orfano che, nei libri, trova casa, rifugio e compagnia, in I libri di Maliq (per cui si rimanda a questo link)
L’ultima illustrazione può lasciare spazio a molteplici interpretazioni. Potrebbe esprimere simbolicamente il senso profondo dell’educazione, inteso come ampliamento degli orizzonti, gioioso cammino di liberazione…

Post di Gian Maria Zavattaro
Iconografia di Rossana Rolando.

6 commenti:

  1. Mi sono commossa, leggendo questo post. Tanti anni fa, ho lasciato una comoda e redditizia carriera bancaria per essere un'insegnante, illuminata dalla lettura di don Milani ... Non le nascondo che faccio fatica a continuare a fare, oggi, un'azione didattica umana, agapica, aperta e dinamica. Ci tento, ancorata alle parole di Hanna Arendt, che sono affisse nella stanzetta della scuola dove continuo a occuparmi di lotta alla dispersione scolastica. Grazie. Buona giornata.

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    1. Una scelta coraggiosa e fortunata per i suoi allievi. Negli anni del mio insegnamento (16) e della mia presidenza (26) ho progressivamente trovato - tra alti e bassi come succede a tutti i docenti, ma non a tutti i presidi… - una costante, che debbo anch’io a don Milani: la cultura intesa come possesso della parola ed appartenenza alla comunità. Arrivavo a scuola, pensavo e sovente mi capitava di esternarlo: oggi tutti insieme - ognuno secondo il proprio ruolo, le proprie competenze e responsabilità, identità e differenze -, percorreremo un comune cammino teso a rispondere a “Che cosa insieme possiamo conoscere? Che cosa insieme dobbiamo fare? Che cosa insieme ci è concesso sperare?”. Le tre domande kantiane, dove però – e non è cosa da poco - io diventa noi. Non so naturalmente quanto ci sia riuscito sia come docente sia come preside, ma so che ogni giorno è stato la mia resistenza. Grazie per il suo commento ed un caro saluto dalla mia Rossana.

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  2. Grazie ogni e-ducatore dovrebbe scolpire questo
    progetto nella mente e nel cuore
    Antonietta

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    1. Grazie, gent.le Antonietta. Sono convinto che siano tanti, tantissimi, gli e-ducatori che ogni giorno vivono e testimoniano quanto ho tentato di esprimere.

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  3. Quando mia madre tornava a casa era come se avesse lasciato una famiglia per ritrovarsi nella "sua" famiglia. A tavola c'era il pane, ogni giorno... erano le sue emozioni, sentimenti, preoccupazioni... Di lì a poco avrebbe avuto sullo stesso tavolo una pila di quaderni... e lei ogni tanto sorrideva. non si importava tanto dell"errore", quanto di scrutare da quei pensieri le anime e i desideri.
    Senza volerlo "ammaestrava" anche me... La "cura" non si improvvisa, non si progetta, non si scrive e non si consegna "agli atti"... Ma" cammina " da un cuore ad un altro.
    Grazie GianMaria, buona domenica

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    1. Alle belle cose che scrivi (ricordi, emozioni,valori perennemente impressi, sentimenti di gratitudine …) vorrei aggiungere solo un flash tratto ancora da don Milani: la scuola “siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità […], dall’altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico […] E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare “i segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso” (Lettere di don L. Milano priore di Barbiana, Mi, Mondadori, 1970, p.250). Come tua madre, ogni docente dovrebbe porsi nell’ordine dell’utopia e della profezia. Grazie e buona serata.


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