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venerdì 31 marzo 2017

Enzo De Giorgi tra mito e musica.

Un post dedicato all'artista italiano Enzo De Giorgi (nato a Nizza Monferrato e vivente oggi a Lecce, città dove insegna come professore al Liceo Artistico) e alla sua collaborazione con cantautori del calibro di Claudio Lolli e di Ivano Fossati.
Post di Rossana Rolando.
Tutte le immagini raffigurano opere di Enzo De Giorgi (qui il sito), l'artista a cui è dedicato l'articolo.

Enzo De Giorgi, 
Il filo di Arianna
Il mito - nel senso greco del racconto che racchiude significati profondi, già filosofici nella sostanza ancorché fantastici nella forma  - è il nucleo semantico più adatto ad esprimere le tessiture di sogno che Enzo De Giorgi mette in scena nei suoi dipinti. Le figure aeree, sottili, flessuose, leggere, volanti, sottratte alla legge di gravità, allungate nel vento... riportano alle origini del pensiero e si caricano di valori simbolici: il filo di Arianna rimanda alla metafora esistenziale del labirinto; Apollo e Dafne si fanno icone dell’eros, nel tormentato binomio di attrazione e turbamento, desiderio e fuga; Narciso ed Eco raccontano l’opposizione tra l’amore di sé, nelle sue molteplici interpretazioni, e la pura, generosa, totale dedizione all’altro; il vaso di Pandora evoca il mistero del male; Icaro ricorda, con il suo immenso volo, l’aspirazione alle mete più alte...

Enzo De Giorgi, Apollo e Dafne
Enzo De Giorgi, Eco e Narciso
Enzo De Giorgi, Il vaso di Pandora
La presentazione del mito non indugia sull’aspetto dell’erudizione, ma è piuttosto l’espressione di una tensione esistenziale, di uno studio che vuole attingere all’origine dell’umano interrogarsi. Infatti, la ricercatezza del rimando culturale non crea una distanza nella fruibilità del prodotto artistico, che può - nello stesso tempo - essere gustato da tutti ed essere interpretato a vari livelli di profondità.
Enzo De Giorgi, Caduta di Icaro
Il carattere di fondo dei dipinti di Enzo De Giorgi è dunque riconducibile a questa doppia polarità: da una parte la godibilità di uno stile “semplice”, apparentemente “facile”, in cui lo sguardo si perde nella gioia dei colori e nella bellezza delle forme, dall’altra parte la raffinatezza di un contenuto che si fa ripetutamente “cifra” di qualcos’altro: le figure non sono solo figure, semplici presenze, che non dicono nulla oltre se stesse, ma sono invece tracce, rinvii, segni. E questo - potremmo dire - è lo stigma della vera parola artistica.

Proprio la duplicità (semplicità del linguaggio e ricchezza dei rimandi) ben si accorda con l’opera di cantautori del calibro di Claudio Lolli e di Ivano Fossati, anch'essi impegnati in una musica che è per tutti - in termini di accessibilità e di linguaggio artistico - e per nessuno, in quanto composizione di nicchia, non commerciale. Proponiamo qui due esempi riuscitissimi di collaborazione.

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Claudio Lolli, Raggio di sole. Visioni di sogno raccolte in un raggio di sole, sovrapposizione di vita e morte, apparenza e realtà, vero e falso, lì e là fuori, desiderio e realtà, amore e seduzione, il grande freddo che tiene chiusi qui...

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Ivano Fossati, C'è tempo. Il mistero del tempo, prefigurazione di un'armonia e di una felicità sognate.

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5 commenti:

  1. La scelta di Rossana è sempre felice!
    Enzio De Giorgi, che oggi ci propone, e sul quale scrive un'introduzione raffinata e gustosa, fluttua veramente tra mito e poesia, indicandoci arcani significati e leggerezza dell'essere.
    Riuscita ed accattivante la fusione arte musica : ulteriore segno di musica ricercata, pensante e di illustrazione in tono.

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    Risposte
    1. Caro Rosario, pare che la generosità sia la tua virtù preclara. Detto questo, vorrei soffermarmi velocemente su alcune parole che hai usato: poesia, arte, musica, leggerezza pensante, che sono un po’ il cammino della nostra speranza ed utopia. E scomoderei due autori a me cari, Gadamer e Calvino. Gadamer (Elogio della teoria), a proposito dell’arte, afferma che essa ospita “tutto ciò che, senza essere utile a qualcosa, si raccomanda da sé, talché nessuno chiede a che cosa serve… tutto ciò che partecipa se stesso e che nel momento in cui viene partecipato appartiene a tutti”. E a proposito della leggerezza pensante, Calvino (Lezioni americane, sei proposte per il prossimo millenni) ci ricorda che “esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca”. Speranza e utopia segnano l’arte del pensare. Né tu né noi saremmo qui se non le coltivassimo.

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  2. Valeria Ricciardi31 marzo 2017 12:10

    Interessante per le implicazioni con il Mito!

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    1. Grazie per il gentile apprezzamento. Buona giornata!

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