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| Carel Allard, Il candeliere, incisione raffigurante i principali riformatori (tra essi Lutero, Ecolampadio, Melantone, Zwingli, Calvino, Knox, Wyclif, Hus, Girolamo da Praga) seconda metà del XVII secolo |
Eppure la libertà che si articola nel nucleo dei
diritti civili, solennemente enunciati nella prima parte della Costituzione,
sancisce la maturità dello Stato uscito dal buio della dittatura e dalla prova
bellica, con la coda dell’occupazione tedesca.
Una libertà, completa del suo corredo di diritti
civili, politici e sociali. Matura, quindi. Declinata convenientemente nella
scelta repubblicana (2).
Bisogna esplicitare con convinzione che la libertà
esce dall’embrione della pura formalità giuridica (3), se si nutre di una linfa
spirituale che passa attraverso l’ethos di un popolo (4).
Gli storici più seri delle origini del liberalismo
lo hanno riconosciuto. Tra essi spicca il nome di G. De Ruggiero (5). Sulla sua
scia si mosse A. Omodeo, con il suo celebre Giovanni Calvino e la riforma di
Ginevra.
In essa si distinguevano il rilievo e l’incidenza
che la Riforma protestante - in particolare il calvinismo - aveva avuto nella
nascita della libertà della coscienza.





