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sabato 23 novembre 2013

Lessing ieri e oggi: la parabola dei tre anelli





Il dialogo tra persone di convinzioni diverse ...

 
La parabola dei tre anelli (Ringparabel), che si ispira alla novella terza della giornata prima del Decameron di Boccaccio,  è al  centro (terzo atto)  dell’ultimo lavoro teatrale (“Nathan il Saggio”) di Lessing (1729-1781), ambientato in Palestina all’epoca della terza crociata (1187-1192). Nathan, ricco e saggio mercante ebreo, dopo aver perso moglie e sette figli bruciati dai cristiani, raccoglie una piccola orfana cristiana, Recha, la alleva come sua figlia, aiutato dalla vedova di un crociato, Daja. Mentre Nathan è via per affari,  nella sua casa scoppia un incendio e Recha viene salvata da un giovane templare. L’opera teatrale si apre con il ritorno di Nathan che spiega a Recha che non è stato un angelo a salvarla, come Daja le ha fatto credere, ma un uomo in carne ed ossa. Nathan è convinto che il dialogo tra persone di convinzioni diverse, il coraggio di parlare ed interagire non escludono la possibilità di  diventare amici e  che un uomo può “amare più di un angelo”... Nathan viene poi convocato da Saladino che, in grave necessità economica, intende estorcergli  un prestito. Con questo intento gli propone  un interrogativo al quale ritiene  non si possa impunemente rispondere: quale delle tre religioni monoteistiche è quella vera? Nathan risolve la situazione con il racconto della parabola dei tre anelli. 


Quale delle tre religioni è quella vera?



Molti anni or sono un uomo, in Oriente, possedeva un anello inestimabile, che non si toglieva mai dal dito. La  sua pietra, un opale dai mille riflessi, aveva il potere segreto di rendere grato a Dio e agli uomini chiunque la portasse con fiducia. Prima di morire, l'uomo affidò l’anello al figlio più amato, lasciando scritto che a sua volta lo lasciasse al figlio più amato ed ogni volta il più amato dei figli diventasse, primogenito o no, il capo e il signore del casato. 


L'anello così, di figlio in figlio ...

L’anello così, di figlio in figlio, giunse a un padre di tre figli. Egli amava tutti e tre nello stesso modo, tanto che  promise l’anello  a tutti tre, all’insaputa uno dell’altro. Vicino alla morte, il buon padre si trovò in imbarazzo: che fare? Chiamò in segreto un gioielliere e gli ordinò due anelli in tutto uguali al suo.  L’artista ci riuscì perfettamente, tanto che, quando glieli portò, nemmeno il padre fu in grado di distinguere l’anello vero. Felice, chiamò i figli uno per uno, impartì a tutti  la sua benedizione,  a tutti tre donò l’anello. 



... nemmeno il padre fu in grado di distinguere...


Poco dopo morì ed ogni figlio si fece  avanti con il proprio  anello, reclamando il diritto ad essere il signore del casato. Impossibile provare quale fosse  l’anello vero. I figli allora decisero di ricorrere in giudizio e ciascuno giurò al giudice di avere ricevuto l’anello dalla mano del padre insieme alla promessa dei privilegi concessi  dall’anello.  Chiese il giudice: “Voi dite che l’anello vero  ha il magico potere di rendere amati, grati a Dio e agli uomini. Sia questo a decidere. Su, ditemi:  chi di voi è il più amato dagli altri due?”. Silenzio da parte dei figli. Allora concluse il giudice: ”Non posso emettere  una sentenza, ma posso offrivi un consiglio: accettate le cose come stanno. Ognuno  ebbe l’anello da suo padre: ognuno sia sicuro  che è autentico. Vostro padre certo vi amò ugualmente tutti e tre. 


 ... l'anello vero.


Non volle, infatti, umiliare due di voi per favorirne uno. Sforzatevi dunque di imitare il suo amore incorruttibile e senza pregiudizi. Ognuno faccia a gara per dimostrare alla luce del giorno la virtù della pietra del suo anello. E aiuti la sua virtù con la dolcezza, la pazienza, la carità e  profonda devozione a Dio. Quando le virtù degli anelli appariranno nei nipoti, e nei nipoti dei nipoti, io li invito a tornare in tribunale, fra mille e mille anni. Sul mio seggio siederà un uomo più saggio di me; e parlerà. Andate!”. 




... ognuno faccia a gara per dimostrare ... la virtù ... del suo anello ...



Aggiunse Nathan: “Se tu, Saladino, senti di essere quel saggio promesso dal giudice …”.  E Saladino: “Io polvere? Io nulla? Nathan, caro  Nathan! I mille e mille anni del tuo giudice non sono ancora passati. Il suo seggio non è il mio. Và! Ma sii mio amico!”.


Liberamente ridotto ed adattato da: Gotthold Ephraim Lessing, Nathan il Saggio, Introduzione di E. Bonfatti, trad. di A. Casalegno, Garzanti, Mi, 1992, pp. 155-163.

                                    
Che ne pensate?


Tutte le immagini riproducono opere di Robert e Sonia Delaunay. 


Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.  


4 commenti:

  1. Rosa Bellantoni24 novembre 2013 09:13

    Ma nella narrazione viene dipinta un'umanità, sì imperfetta, ma che riconosce come oggettivi ed assoluti, se non divini, valori e sentimenti...senza relativosmo sul concetto di BENE e MALE...perfino dal Saladino che avrebbe, con il dubbio, potuto trarne profitto. Oggi è difficile sostenere una banale discussione sul perché non si può ammettere il tal o tal altro comportamento: il termine assoluto di paragone manca...è stato abilmente messo in discussioni...Etica, Giustizia, Solidarietà, Umani sentimenti, Uguaglianza...non sono più modelli,.ma astratti concetti che infastidiscono. Credo che dovremmo chiedere a chi ci rappresenta di porli come proncipi basa della loro azione...Una provocazione ed una sfida a creare una nuova società consapevole e diversamente abile culturalmente. Grazie Gian Maria per le tue continue "punzecchoature"

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  2. Cara Rosa, sono d’accordo sul significato della narrazione e non posso non convenire con te che la cultura odierna, la politica, i costumi del nostro tempo sono quelli che tu descrivi. Quelli dominanti, s’intende. Nel mio “ottimismo tragico” voglio vedere però la presenza di fermenti e tensioni nuove che ci aprono al futuro, al non NON-ANCORA, al POSSIBILE, per i quali tu, io, noi e tanti altri (grazie al cielo sono tanti) hanno orientato la loro vita e continuano a non demordere. Non senti anche tu, finalmente, nell’aria con sempre maggior frequenza, pur nelle contraddizioni e nelle sbandate ricorrenti che i media non cessano di riproporci, la pressione di un insaziabile desiderio di trasformazione del mondo? I giovani, i giovani! Sì, aiutiamoli, ognuno di noi come può, soprattutto con la nostra coerenza, a “porre come principi base della loro azione”, con libertà creativa, i modelli che ricordavi. Grazie. Quanto alle “punzecchiature”, non credo che tu sia da meno …

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    1. Rosa Bellantoni24 novembre 2013 22:50

      Beh...mi pare che allora siamo abbastanza per iniziare o continuare un cammino, ma che fatica! Lo ammetto...spesso mi assale la asensazione di "aver girato a vuoto"...ma dura solo un attimo! Io, con tutti i miei limiti e le mie "punzecchiature", ci sono!. A presto

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    2. La parola è nostra indiscutibile ed irrinunciabile ricchezza: condividere, ripensare, ricercare e rielaborare insieme idee, ideali, valori, sentimenti...è già costruire il nuovo. Senza atteggiarsi a maestri di nessuno, in coerenza con il nostro essre e fare. Grazie. Ciao.

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