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giovedì 28 novembre 2013

La parabola dei ciechi ieri e oggi.






Pieter Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi.


"La parabola dei ciechi”  è uno degli ultimi quadri che Pieter Bruegel  il Vecchio (1525–1569) dipinse, un anno prima della morte. E’ conservato alla Galleria nazionale di Capodimonte e ne esistono numerose copie sparse per il mondo, dovute a Pieter Bruegel  il Giovane. Il quadro si  ispira  ai Vangeli di Luca (6, 39:  “Disse loro anche una parabola: Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca?”) e  di Matteo (15,14: "Se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa”).
In realtà la parabola è stata ben presto interpretata come  metafora non solo della condizione umana presente ai tempi di Bruegel, ma della vita collettiva di ogni tempo,  messaggio universale che travalica i secoli, monito che oggi grida  a tutti noi.


... lo sguardo perso nel vuoto...

La scena raffigura un gruppo di sei ciechi, lo sguardo perso nel vuoto: il primo già è caduto nel fossato,  il secondo lo sta per seguire, trascinando tutti gli altri quattro che  procedono in fila indiana, appoggiandosi con la mano o col bastone a chi li precede. 


... il primo è già caduto nel fossato ...


Ciechi che guidano altri ciechi: era impossibile per la critica non vedere simboleggiata, nella raffigurazione, la cecità spirituale (culturale, sociale, politica,  economica…) degli umani.


... ciechi che guidano altri ciechi ...

Ciechi che guidano altri ciechi nei rapporti familiari ed interpersonali,  nelle relazioni sociali, nel chiedere sacrifici alla gente ma non a se stessi, nella guida delle istituzioni, nel controllo dei media, nel chiudere gli occhi ad ogni anelito critico, nel far camminare gli altri, gregge asservito da illusioni, frottole, panzane che media compiacenti e servi prezzolati diffondono a piene mani o con i bastoni.


... guardate il secondo cieco ...

Guardate il secondo cieco, quello che sta per cadere e  rivolge  a noi  il terribile suo sguardo che  non è uno sguardo, perché non ci sono che  orbite vuote! Pochi istanti, pochi passi e tutti seguiranno il primo  nella  stessa fine.
Il succo della parabola non è solo “la terribile verità dei poveracci" (Grossmann); anche, certo. E’ che quando uno o più ciechi guidano  un paese  e si perdono, tutto il paese si perde con loro e precipita  nel baratro. 

...tutto il paese si perde ....

L’unico rimedio - a parte impedire con il voto democratico che siano i ciechi a guidarci - è uscire dalla spirale della caduta senza perdere tempo, non lasciarci irretire nel gregge dalle blandizie confortanti delle mani sulle spalle o dal pungolo dei bastoni, aprire  bene gli occhi, tutti e due, senza mai cessare di guardare il mondo  e gli altri con sincero amore della verità e della libertà.  

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail. 

4 commenti:

  1. Caro Professore,
    leggo con molto piacere questa sua riflessione.
    Provo a condividere con Lei un ulteriore spunto di riflessione.
    Uscire dalla cecità vuol dire riconoscere, con fiducia, nell'altro, a partire da chi ci sta accanto, una persona, con la sua dignità e le sue particolari peculiarità, attraverso il cui incontro si aprono per noi spazi di senso e vita buona: è nell'incontro con gli altri che la mia vita trova senso e compimento
    Oggi, spesso, invece, prevale la sopraffazione e la considerazione del prossimo, quale mero strumento per i propri interessi individuali (potremmo stilare un lungo elenco di esempi, facendo scorrere fiumi di inchiostro): accade questo, a partire dalle scelte quotidiane, per arrivare a ciò che riguarda la "polis".

    Per il cristiano, inoltre, fiducia ed apertura all'altro sono elementi fondamentali: il cristiano ha riconosciuto di aver bisogno dell'Altro- per dirla con un'altro celebre passo evangelico- "Sono cieco, Signore, cosa devo fare?" "Vatti a lavare alla fontana"- che, per il nostro bene, ci mette accanto gli altri.

    Un caro saluto a Lei e alla Prof.,
    Marco



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  2. Grazie per la sua generosa disponibilità ad offrire a tutti le sue riflessioni, senza maschere pregiudiziali, senza perdere tempo in cerimoniali, andando semplicemente al sodo e mettendo a fuoco l’interessante (ciò che inter est). La guarigione dalla cecità richiede la decisione personalissima della conversione... Un caro saluto.

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  3. Gentile professore, mi ha fatto molto piacere leggere questa sua riflessione che tocca punti a me cari. Mi permetto però di porre un interogativo: leggere la parabola come metafora della società è sicuramente lecito e corretto, ma al contrario del quadro e della parabola dove i ciechi sanno senza dubbio alcuno di essere tali, nella società i "ciechi" sono certi di agire correttamene e pur rendendosi conto di essere guidati da tali non si ha la certezza che la.loro scelta o presa di comando essi stessi non risultino ciechi. Per questo aggiungo un interrogativo a margine: sarà la democrazia in un popolo in cui ciechi si annidano tra governanti e popolo stesso il miglior mezzo di governo?

    Un caro saluto,
    Nicola Basso

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  4. Concordo con Lei che le letture della parabola sono molteplici, legate in particolare al significato che ognuno dà alla “cecità”, intesa da me non tanto come segno di incapacità - sprovvedutezza – incompetenza - imbecillità politica (sono i servi, i burattini, i replicanti), ma come intenzionale chiudere gli occhi agli altri, al ben-essere di tutti, per aprirli unicamente sui propri traffici ed interessi di parte (costoro,sì, sanno benissimo di essere “ciechi”). Un bel nodo poi il suo interrogativo, sig. Nicola! … se la democrazia sia in assoluto la miglior forma di governo e che cosa si intenda per democrazia. C’è un’alternativa alla democrazia? Sarei contento se altri raccogliessero la sua provocazione e provassero ad esprimere la propria opinione. L’unica cosa di cui sono convinto è che la democrazia non sia un dono, ma conquista progressiva ed inconclusiva di una società composta da donne ed uomini (vigili e responsabili, oppure ”ciechi” e dormienti) che continueranno ad avere in ogni caso le forme di governo che si meritano.

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