Immagini delle opere di Simone Martini (1285-1344).
Giovanni I, 14¹.
Non
sarà questa pagina enigma minore
di
quelle dei Miei libri sacri
e
delle altre che ripetono
le
bocche inconsapevoli,
credendole
d’un uomo, non già specchi
oscuri
dello Spirito.
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| Simone Martini, Frontespizio del commento di Servio a Virgilio, (Miniatura) |
La
pagina, di cui si parla all’inizio, potrebbe essere quella richiamata nel
titolo, Giovanni I, versetto 14: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in
mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità”. Ma (la pagina) potrebbe anche essere la stessa del
componimento di Borges, in cui si immagina Gesù che narra il proprio cammino
tra gli uomini.
E’
comunque un racconto enigmatico, che le bocche inconsapevoli ripetono senza
scorgervi l’eccesso in esso contenuto, il sovrappiù che non proviene
dall’uomo, ma dallo Spirito. Il Mistero di Dio può rivelarsi soltanto in una
forma oscura, rendendosi visibile all’occhio debole dell’uomo “per speculum et
in aenigmate” (1 Corinzi, 13,12).
Io
che sono l’È, il Fu e il Sarà
Accondiscendo
ancora al linguaggio
Che
è tempo successivo e simbolo.
L’enigma
del Natale è l’Eterno che si fa linguaggio, entrando nel tempo della
narrazione, nella successione del prima e del poi. L’Altissimo si consegna alle
parole, “accondiscende” ad esse, quindi si abbassa e si racchiude in quei poveri
segni che non riescono a contenerlo, ma possono soltanto rimandare a Lui come
simboli.




