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martedì 13 agosto 2019

Fermiamo il cinismo che avanza.

Il cinismo come chiave interpretativa della "crisi" politica in Italia.
Post di Gian Maria Zavattaro
Vignette di Stefano Rolli (con gentile autorizzazione).

Vignetta di Stefano Rolli
Premessa. Il cinismo è entrato prepotentemente nella politica italiana: un modo di vivere (essere-pensare-agire) la relazione con gli altri nell’ottica strumentale del dominio.  E’ un comportamento che si può e si deve giudicare ed a mio avviso ripudiare alla luce dei principi costituzionali, lasciando ai singoli cittadini il giudizio sulle persone che oggi in Italia, anche in seguito alle ultimissime vicende politiche (probabile crisi di governo dagli esiti ancora imprevedibili), visibilmente lo stanno incarnando.

Il cinismo in politica non è che il sintomo e l’espressione del generale vuoto nella cultura e nella società: segno terribile della tragedia di un popolo ingannato e di una gioventù preda di false guide. "Tutto è permesso" è la sua  formula: nella ridda di maschere che indossa e cambia può dire tutto ed il contrario di tutto, non si riconosce sottoposto a nulla, tranquillamente  vive la convertibilità degli opposti, ogni atto viene giustificato perché mai contraddittorio rispetto al nulla.  
Chi è dunque il cinico? Un millantatore: vende i suoi calcoli di parte come bene comune; non crede nei consensi ottenuti attraverso la ragione, ma attraverso l'occulta manipolazione dei social media e del sondaggio teleguidato; alla ragione sostituisce la seduzione delle pulsioni pilotate,  alla verità intera l'inganno delle menzogne e delle mezze verità, la  brutalità impudente che irride l'avversario, la violenza verbale che allude-prelude a ben altre violenze (1) e persino la spudoratezza di esibire il rosario o l’invereconda invocazione alla Vergine Maria. Perché tutto fa brodo e tutto, comprese le persone, è strumentale ai propri interessi ed ambizioni. 
Vignetta di Stefano Rolli
Obiettivo: mettere le mani in modo permanente sul maggior numero di voti da sfruttare. Per questo va bene il sarcasmo come modalità relazionale, va bene il linguaggio lubrico (scurrile triviale volgare), va bene il continuo frastuono seduttivo in perenne campagna elettorale, va bene la martellante manipolazione dei “professionisti dell’inganno” per imporre i propri slogan ed oscurare i veri decisivi problemi del vivere sociale. Così addomestica il popolo e trasforma il governo democratico in “signoria politica” (dei “pieni poteri”!).
Attraverso il sarcasmo: modalità relazionale di noncuranza e  disprezzo degli “altri”, i nemici, verso cui si convogliano sentimenti irrazionali di astio rancoroso (l'U.E., l'opposizione...) e, nel caso dei migranti, si emanano drastiche radicali soluzioni, distorcendo con toni concitati la realtà e distogliendo l’attenzione dai veri problemi.   
Attraverso il frastuono delle parole e delle menzogne. Le uniche parole che conosce sono quelle che fanno rumore, contrabbandate come linguaggio che elimina le distanze tra la gente ed i nuovi governanti; linguaggio dai  meccanismi sapientemente dosati da seduttori e manipolatori di mestiere; linguaggio malioso, che incide sulle pulsioni profonde dell’irrazionale e dell’inconscio e conquista l’opinione pubblica più fragile; linguaggio del dire senza dire, nella odierna situazione di  grande incertezza; linguaggio che non solo distoglie dal guardare in faccia la realtà, ma fa in modo che  un linguaggio diverso sia rimosso per autocensura collettiva, respinto da un indotto riflesso condizionato.
Vignetta di Stefano Rolli
La menzogna diventa difficilmente smascherabile: la notizia falsa, ripetuta miriadi di volte nello stesso giorno, assume per ciò stesso veridicità nel continuo fluire di messaggi e immagini. La reiterazione martellante non solo conferisce veridicità a notizie, promesse e propositi ma li fa percepire come fatti realizzati. Non solo: anche la ripetizione enfatizzata di una notizia in sé vera (es. delitto reale compiuto  da  “un clandestino”) diventa falsa quando si trasforma in “tutti i clandestini  sono delinquenti”. E non importa la parallela notizia del delinquente “italiano”…
Menzogna è indurre a credere come esistente una realtà che non esiste; sondare gli umori della propria maggioranza, scegliere quanto risponde alle sue attese e spacciarlo come bene ed interesse  nazionale; trasformare  con retorica prosopopea iniziative di corto respiro o al limite della costituzionalità in successi clamorosi; stordire i creduli con promesse irrealizzabili; canalizzare rabbia e rancori sociali contro capri espiatori impossibilitati a difendersi (es. i “migranti”!). Sistema menzognero che fa leva su due fattori: accettazione sociale della menzogna politica assicurata da truppe cammellate compiacenti verso la menzogna amica; la complicità dei media: di qui il loro controllo e progressiva colonizzazione. Si aggiunga l’incorreggibilità della notizia falsa nell’attuale sistema dei media. 
Così si diffonde la percezione dell’insicurezza, si approva e si celebra “il decreto sicurezza bis” senza colpo ferire.   
Vignetta di Stefano Rolli
Ma la vera tragedia nazionale è l’affermarsi della “signoria politica”, il cui segno ben visibile sono: l'agonia-esautoramento fattuale del Parlamento, non più luogo dove si legifera, si progetta e si costruisce insieme la casa comune nella ricerca di nobili compromessi  che tengano conto di tutte le parti in causa, ma non-luogo, strumentalmente  attivo solo per il voto di fiducia (il che significa essere ostaggi nelle mani di chi deciderà dei candidati prossimi); lo stravolgimento della divisione dei poteri legislativo esecutivo  giudiziario a favore della volontà di chi comanda; l'oltraggio ed il disprezzo della Costituzione, dei “doveri inderogabili di solidarietà” e delle norme del diritto internazionale.
Tragedia emblematicamente espressa giorni fa dall’annuncio della fine del governo espletato in un comizietto preelettorale di parte, in spregio alla Costituzione e al Parlamento, unico luogo legittimato. Dietro le nuove probabili imminenti elezioni è ben visibile il disegno di un fatidico 2022, in cui sostituire all’ingombrante Presidente della Repubblica, il  gentiluomo Mattarella strenuo difensore della Costituzione, un'accomodante figura.
Dossetti  nel 1994  uscì dal suo silenzio monacale con un accorato appello ai cattolici in difesa della Costituzione, in quella che non esitò a chiamare la “notte” della politica italiana. Nel citare Is 21: 12, la sua proposta era ricostruire le coscienze "in tanto baccanale dell'esteriore" e riscoprire “l'uomo interiore”, che vive secondo le virtù cardinali della fortezza temperanza prudenza e giustizia e, per il credente, “l'uomo salvato e potentemente rafforzato dall'azione dello Spirito di Dio” (2).
Vignetta di Stefano Rolli
Non esistono scorciatoie per uscire dalla “notte” oggi ancor più profonda: “notte” della  perdita del senso della comunità, del dilagare della  cultura dello scarto, della corruzione dilagante, della metamorfosi del potere di governo in “signoria politica”.  Non c'è scampo. 
Occorre attendere l’alba non come  sforzo generoso  di pochi, ma in unione con tutte le persone di buona volontà, al di là delle appartenenze politiche, ognuno testimoniando nel quotidiano la realtà della comunità e fraternità, parole obsolete in questi giorni di privazione, praticando la scelta di accogliere ogni persona, qualunque sia la sua condizione.
Attendere l’alba nel ripudiare la violenza ed ogni forma di sopraffazione, nell’indignarci sino alla collera ben sapendo che l’amore, più forte dell’odio, va oltre la giustizia e sa  perdonare, dimenticare, ricominciare.
Attendere l’alba nel  continuare a credere e sperare in un mondo nuovo dove far regnare la vera pace che riconcilia ed unisce le persone, senza sottrarsi agli inevitabili conflitti, ma  lottando  con cuore puro e mani pulite, centrati sul bene degli altri, sulla sorte dei poveri e delle sterminate folle dì diseredati e migranti.
Attendere l’alba, per me credente, è ascoltare e diffondere  la voce profetica di papa Francesco, che troppo spesso si ha l’impressione che  non venga vissuta né intesa  come libera attenta e profetica voce del Vangelo da professi cristiani immersi nel silenzio o, peggio, nel rifiuto mortale.   

Vignetta di Stefano Rolli
Note
1. cfr. La violenza è vicina di Raniero La Valle in http://ranierolavalle.blogspot.com/2019/07/la-violenza-e-vicina.html . La conclusione che se ne deve trarre è che l’intera azione di governo, se sopravvivrà, è fondata sul falso conclamato di una fiducia che non c’è. Essa viene simulata solo ai fini del calcolo sulle tattiche più utili per la conservazione del potere. Naturalmente secondo le regole formali governo e democrazia possono funzionare lo stesso, quello però che dai vertici del sistema si diffonde e discende fino ai rami più bassi della società è il senso di una corruzione profonda per cui tutto è lecito e ogni cosa, ogni “difesa”, è legittima per il proprio tornaconto, nella vita privata non meno che in quella pubblica. In questo contesto assume valore fortemente simbolico l’abbandono, da parte del magistrato che ne era stato incaricato, dell’ufficio di Autoritá per la lotta alla corruzione: quel tempo in cui la si credeva possibile, egli dice, è passato, la cultura è cambiata, la corruzione è il nostro destino. Ma noi possiamo accettare questo? Attenzione, su questa strada la violenza è vicina”.
2. cfr. qui: “Mi gridano da Seir: Sentinella quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?  La sentinella risponde: viene il mattino, e poi anche la notte; se volete domandare, domandate,  convertitevi, venite". (Indice: La sentinella interpellata,1 Nessun rimpianto per il giorno precedente, 3  - La notte va riconosciuta per notte, 7 - La notte delle comunità, 12  L’illusione dei rimedi facili e delle scorciatoie per uscire dalla notte, 18  - Convertitevi!, 25  - L’uomo interiore, 29 -  L’uomo nuovo e la Città dell’uomo, 33). Cfr. pure G. Dossetti, Sentinella, quanto resta della notte? (Isaia 21, 1-12), Commemorazione di G. Lazzati nell’anniversario della morte, Milano 18/5/1994, ed. S. Lorenzo, RE 1994. Cfr. inoltre Saluto di don Giorgio Scatto, priore della comunità monastica di Marango di Caorle…….. qui

14 commenti:

  1. Grazie di questa articolata riflessione, di cui condivido lo spirito e ogni parola. Non possiamo né dobbiamo tacere. Occorre prendere posizione e manifestare con coerenza i valori in cui diciamo di credere.
    L'amico e poeta Gianmario Lucini parlava di "Giusta Collera".
    Già, perché spesso ci si dimentica di quel che dovrebbe essere il dinamismo appassionato di un credente: "Lo zelo per la tua casa mi divora" (salmo 68, 10)
    Grazie, Gian Maria.

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  2. Gent.le Maria Antonietta “voce sorella amica”, grazie per ricordaci che “occorre prendere posizione e manifestare con coerenza i valori in cui diciamo di credere” e “quel che dovrebbe essere il dinamismo appassionato di un credente”. Perché le parole non siano un alibi anche per me e per tutti noi….

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  3. Sento il “tocco” del Maestro che guida! Hai il dono, Gian Maria, della “ suprema sintesi “ in grado di convincere ( e lo esprimo così perché con - vincere è vittoria comune della Causa Giusta ). Occorre la Speranza, azione dello Spirito Santo, per assistere e condurre in porto l’azione di cura e rimedio della “ cosa comune “.
    La vischiosità del reale determinato da una crisi senza sbocco spinge molti, affaticati o illusi, a credere “ al canto delle sirene “ : ecco perché il bisogno dell’ALBA.

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  4. Caro Rosario il tuo “tocco” è quello dell’amico fidato dalla generosità smisurata. Grazie anche per questo e per ricordarci che, se vogliamo fare ed essere comunità, si vince insieme (un vincere che non cura ed è altro dal “successo”) anzi si con-vince ed oggi, direbbe Dossetti, ci si con-verte insieme. Grazie,caro amico fraterno, compagno della speranza che spera.

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  5. Siamo sulla stessa barca, o si rema tutti o si affonda tutti. Grazie Gian Maria Zavattaro e Rosario.

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    1. Pienamente d’accordo, sperando che ai piani alti finalmente lo capiscano e in tal senso operino….

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  6. Grazie della lucida analisi. Viviamo in momenti bui, occorre però non rinunciare all'impegno ed alla speranza.

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    1. E’ così: anch’io sono convinto che senza l’asprezza dell’impegno personale la speranza è una virtù tradita, resa irresponsabile, speranza che non spera.

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  7. Laura D'Aurizio13 agosto 2019 18:58

    Un post bellissimo e giusto. Sono d'accordo su tutto, mentre leggevo mi dicevo "parole sante" (che era una locuzione di mia madre e che mi piace adottare quando certe parole per me risuonano e mi corrispondono).
    Grazie ♡

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    1. Gent.le Laura, le Sue parole confortano non poco Rossana ed il sottoscritto, quasi una benedizione, e ci stimolano a continuare nella nostra scelta – impervia, ardua, ma esaltante e liberante – di esprimere dal nostro cantuccio la nostra collera e gridare le nostre speranze in questo tempo di privazione.

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  8. Analisi molto ampia e puntuale che condivido in pieno.
    Mi colpisce soprattutto il discorso sull'uso menzognero della parola, il linguaggio malioso atto a incidere sull'opinione pubblica più fragile. In tutta questa volontà di manipolazione della realtà, c'è una profonda violenza di fronte alla quale occorre resistere e reagire ritrovando la purezza di quella Parola che è all'origine del nostro vivere.
    Mille grazie!!!

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    1. Mi sovviene una lettura di F.Hadjadj, che riporto come ricordo: la verità la bontà la bellezza non esistono per servire, ma per essere servite. Non servono a niente salvo nella contraffazione delle loro parodie (seduzione,apparenza,inganno), tradimenti della Parola-LogosVerbum sia intesa come Giovanni 1,1-5 o etimologicamente come. ragione, esercizio del pensare. Sempre “profonda violenza di fronte alla quale occorre resistere e reagire”. Grazie.

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  9. Grazie Professore. Dopo aver letto questo articolo so che "uniti" possiamo ancora farcela. Oggi più che mai il bene comune deve essere il nostro obiettivo. A volte mi sento persa in mezzo a tanto odio ed egoismo, ma poi penso che che non devo mai smettere di lottare per un mondo migliore. Brucella Brunella

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    1. Gent.le Brunella, è veramente un momento molto delicato e pericoloso, al bivio tra la deriva democratica e il disastro economico da una parte e dall’altra il coraggio di una rinascita democratica. E’ perentorio ed improcrastinabile che tutte le forze veramente democratiche e rispettose della Costituzione si uniscano in un patto di civiltà per rimettere al centro il rispetto incondizionato di tutte le persone, l’equità sociale, l’accoglienza: le basi vere per una sicurezza vera, che non ha nulla da spartire con le fanfaluche pruriginose che ci stanno ammannendo.

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