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martedì 31 gennaio 2017

Romerie. Visite alla "città eterna".

Romerie - erano così chiamati i pellegrinaggi a Roma - tra ieri e oggi.
🖊 Post e video di Rosario Grillo
🎨 Tutte le immagini riproducono opere di Gaspar van Wittel (1653-1736) pittore olandese naturalizzato italiano. Padre dell'architetto Luigi Vanvitelli (ideatore della Reggia di Caserta) ha inaugurato lo stile dell'arte vedutista che tanto ha influenzato personalità come Canaletto, da lui conosciuto a Roma.
 
Roma, 
Arco di Tito
Romei erano chiamati i pellegrini, che, da varie parti, andavano a Roma per visitare la città eterna con i suoi simboli cristiani. Romeria era denominato tale pellegrinaggio.
Gli imperatori scendevano a Roma, consapevoli dell’importanza che la consacrazione per mano del pontefice aveva, quando la Chiesa perfezionava la sua autorità con la “Donazione di Costantino”.
Più avanti, i mercanti riaprirono le vie e i circuiti della rete commerciale che, passando per Lucca e Siena, portavano a Roma (via Francigena).
“Romam caput mundi profitemur, romanam ecclesiam matrem omnium ecclesiarum testamur” (Renovatio Ottone III ).
Roma, 
Castel Sant'Angelo
In questa tradizione s’inserisce, inoltre, l’origine dei viaggi “grandtour” in Italia, occasione di circuiti intellettuali europei, depositi di feconde memorie.
È certo che il Cristianesimo fu grande matrice della civiltà medievale!
Le “romerie” continuano anche oggi, a dispetto dei Leghisti, che apostrofano Roma “città ladrona”, simbolo per antonomasia di corruzione.
In più tappe anch’io, durante gli anni, ho fatto le mie “romerie”.
Della sequenza seleziono le ultime due visite.
La penultima entrava nel contesto della celebrazione dei 150 anni dell’Unità italiana, la quale, però, si calava in un contesto poco felice: alla luce del disastro lasciato da Berlusconi, degli effetti della crisi dell’euro, della paura di un crollo finanziario italiano, delle difficoltà sociali insorte con i duri provvedimenti di rientro, decisi da Monti.
Roma, 
Veduta del Colosseo
In quell’occasione ho voluto compiere la visita all’Altare della Patria.
In precedenza avevo guardato con superficialità questo luogo, simbolo di retorica nazionalista, e prossimo a quel balcone (piazza Venezia), dal quale il duce incitava la folla al mito imperialista.
Seguii, dunque, il consiglio del presidente Napolitano e lo visitai esternamente ed internamente.
Così - meravigliosa sorpresa - vi ho trovato, tra le mostre dedicate al cammino dell’unificazione, quella sull’emigrazione italiana (800/900), collocata in una posizione di rilievo.
La mostra celebrava a tutto tondo una vera epopea.
Roma, 
Il Tevere a Castel Sant'Angelo
La miseria italiana metteva in moto un processo di riscatto del popolo italiano, lontano dai miti nazionalisti, banco di prova concreto della sua genialità, della sua operosità, della faticosa apertura agli orizzonti dell’integrazione internazionale.
Era un’intuizione geniale l’innesto nell’alveo del 150 anniversario ed era sicuramente la sanzione indiscutibile del valore storico dell’emigrazione italiana.
Tanti, anche oggi, hanno modo di riflettere sulla “costante storica” della migrazione dei popoli, segno del desiderio di progresso socioculturale-economico, crogiolo del “diffusionismo” antropico e lievito della integrazione dei popoli.

Roma, 
Il Tevere vicino al porto di Ripa grande
Necessità occorre affinché si ripensi all’abitudine storica del flusso migratorio umano, visto che, di questi giorni, è più corrente la “propaganda della paura”, ispiratrice di psicosi e di contrasti sotto il segno del rifiuto dei diversi e dell’intolleranza.

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L’ultima visita mi ha consentito di osservare i chiaroscuri della neonata amministrazione Raggi; mi ha anche lasciato impresso il doppio volto della cittadinanza romana, combattuta tra la volontà di riscatto (visibile in certi giovani, che avviano modi intelligenti di intrattenimento turistico) e la fatale tendenza ad affidarsi al caso, supinamente.

Roma, 
Piazza Navona
Roma, comunque, colpisce incessantemente con la sua magniloquenza di città-stratificato di memorie antiche, di bellezze monumentali e... di spiritualità.
L’apice della visita, dopo la commossa visitazione delle Fosse Ardeatine, è stato il momento dell’Angelus domenicale. L’incontro visivo con Papa Francesco, figura protagonista del rilancio missionario (nel senso autentico) della Chiesa, ha fatto vibrare con intensità le mie corde emotive.

Roma, 
San Pietro

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Piazza San Pietro, 
diretta testimonianza dell'Angelus domenicale 
(sospendere la musica del blog prima di avviare il video)

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5 commenti:

  1. Nella mia giovinezza diciannovenne ho vissuto due anni a Roma: anni splendidi, incontri indimenticabili, allargamento, prima impensato ed impensabile, di orizzonti, momenti di tormento spirituale e di rinnovamento della fede.... Hanno segnato profondamente la mia vita. Con mia moglie ritorno spesso a Roma ed è sempre uno scoprire la vita, le sue contraddizioni, ma soprattutto l'amore (la misericordia di papa Francesco) e la bellezza.

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    1. Con Gian Maria condividiamo tante cose, tra cui l'amore per Roma e per Napoli. Condividiamo innanzitutto la fiducia in Dio e la speranza riposta in questo pontefice.
      Roma resta, per simbolo, il luogo per eccellenza di un pellegrinaggio "lato sensu".

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  2. Valeria Ricciardi31 gennaio 2017 11:56

    le "Romerie": non conoscevo questo termine , pur sapendo della figura del "romeo" ...Un articolo che è anche "attualità", se si pensa a tutto quanto si riferisca ai flussi migratori del nostro tempo!

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    1. Lei ha colto l'intento implicito : tornare sul tema delle migrazioni, cercando di dimostrare che emigrazione ed immigrazione sono "corni" dello stesso problema, fatalmente esperiti dallo stesso popolo nel corso della storia. Grazie

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  3. Proprio adesso vengo a conoscenza di una chiave mitologica : Maurizio Bettini mette a confronto il mito "ctonio", da cui discende la convinzione degli Ateniesi antichi circa la loro autoctonia ( con esclusione dei barbari ) ed il mito della fondazione di Roma " Al contrario di Atene, a Roma non era stata la terra a partorire gli uomini, ma gli uomini a fabbricare la propria terra.. Alla domanda ' chi è il vero romano ' dunque, il mito della fondazione di Roma forniva la risposta seguente: uno straniero, cresciuto in una terra lontana, che ne ha portato con se' una zolla per mescolarla con quelle degli altri , così come con gli altri si è mescolato lui stesso"
    Un ulteriore motivo per celebrare Roma.

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