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martedì 10 gennaio 2017

Il monito di Zygmunt Bauman.

All’indomani della morte di Zygmunt Bauman ricordiamo – tra le sue molte illuminanti parole – un monito fondamentale per l’oggi.

🖊Articolo di Gian Maria Zavattaro del 2015.
🎨 Illustrazioni di Alessandro Giorgini (che gentilmente ci ha autorizzato alla pubblicazione delle sue immagini: qui il sito)

Una breve riflessione sull’intervista pubblicata da l’Avvenire (in occasione della presentazione del saggio Conversazioni su Dio e l’uomo, Laterza, 2014, dialogo con il teologo polacco Stanislaw Obirek). In essa Bauman - esplicitamente riferendosi alla convinzione cara a papa Francesco che  “la verità è un incontro” - ribadisce con forza che  “la verità abita negli incontri umani e non ha altro posto in cui manifestarsi”. 
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Illustrazione per la Rivista austriaca "Datum"
(Numero speciale del 2015
dedicato all'odio)
“Interdipendenza significa che non possiamo più separarci dagli altri, siano essi stranieri, credenti in altra fede rispetto alla nostra oppure sostenitori di modi diversi di vivere; essi non sono lontani o sull’altra sponda rispetto a un confine controllato da qualche guardiano, ma si trovano in mezzo a noi, li incontriamo ogni giorno sul lavoro, nelle scuole frequentate dai nostri figli, nelle strade dove viviamo. La diversità umana ci è accanto, anche nei posti più vicini. Imparare a praticare l’arte del dialogo dovrebbe essere una delle scelte da inserire tra i compiti più urgenti con i quali dobbiamo confrontarci. L’alternativa al prenderci in carico gli uni gli altri è spararci a vicenda.(Zygmunt Bauman, intervistato da Avvenire il 20.10.14). 
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Illustrazione per la Rivista austriaca "Datum"
(Numero speciale del 2015
dedicato all'odio)
Secondo Bauman oggi per la prima volta nella storia “l'imperativo morale e l'istinto di sopravvivenza” vanno nella stessa direzione: “o ci prendiamo cura della dignità di ognuno, nel pianeta, o moriremo insieme”. Non è più sufficiente  tacitare le nostre coscienze offrendo in elemosina a tutti cibo ed acqua necessari per sopravvivere.

La “modernità” si è fatta conoscere in tre quarti del mondo: molte ingiustizie ed iniquità un tempo ritenute tollerabili ed “inevitabili” sono oggi vissute  come inaccettabile offesa della  dignità dei popoli e delle singole persone.
Illustrazione per la Rivista austriaca "Datum"
(Numero speciale del 2015
dedicato all'odio)
E poiché “l'alternativa al prenderci in carico gli uni gli altri è spararci a vicenda”, l'unica strada percorribile è il dialogo, quello vero, quello “degno di questo nome” che consiste nell’aprirci al fatto della diversità umana che possiede molte facce. Vuol dire cercare di accogliere l’altro senza pretestuosi rifiuti o pregiudiziali preclusioni. Vuol dire cercare di capire le ragioni dell’altro ed  accettare di agire senza pretendere di sapere tutto da subito ma convinti che da tutti si può ancora imparare.
Vuol dire assumere sin dall’inizio un atteggiamento cooperativo e non combattivo, senza  dividerci  tra vincitori o sconfitti. Insomma il mondo  complesso in cui viviamo ci chiede di stabilire ponti e non muri, includere  e non escludere, accogliere (certamente secondo regole concordate e progetti condivisi) e non espellere a priori le persone o rifiutare le varietà di  punti di vista.
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Illustrazione 
per la Rivista austriaca "Datum"
(Numero speciale del 2015
dedicato all'odio)
Un dialogo genuino e degno di questo nome non consiste nel parlare solo con persone con cui ci piace discutere, negando il diritto di intervenire e rifiutandoci di ascoltare. Il dialogo consiste nell’aprirci, senza nessuna preclusione o pregiudizio, al fatto della diversità umana che possiede molte facce; esso si esplica nel cercare di capire le ragioni che stanno dietro all’attaccamento di qualcuno a determinati argomenti; nell’accettare di agire non subito come un maestro ma come un alunno; nell’assumere dall’inizio un atteggiamento cooperativo e non combattivo, cercando di raggiungere alcuni benefici reciproci in saggezza ed esperienza invece di dividere i partecipanti tra vincitori o sconfitti. Il mondo  complesso in cui viviamo ci chiede di stabilire teste di ponte tra le varietà dei punti di vista e opinioni. Una tavola che aiuti a fissare i temi discussi. La verità abita negli incontri umani e non ha altro posto in cui manifestarsi. Se manca questo terreno, come diceva Buber, l’incontro diventa sterile e privo di scopo.” (Zygmunt Bauman, intervistato da Avvenire il 20.10.14).

13 commenti:

  1. Maurizio Micheletti10 gennaio 2017 11:34

    ho saputo della scomparsa di Bauman grazie a questo post che ho ricondiviso sul mio profilo. Grazie

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  2. Rosario Grillo10 gennaio 2017 17:18

    Numerosi e significativi i lasciti di Bauman, distribuiti in un largo raggio di discipline. Si potrebbe pensare che la "cifra etica" della sua analisi sociologica gli consentì di raggruppare dietro alla sociologia molte scienze umane ausiliarie. Gian Maria estrapola a ragione il suo messaggio "socratico"

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    Risposte
    1. Grazie, Rosario. Era per noi (tre) un atto oserei dire doveroso, riproporre il "monito" di Bauman, sintesi forte del suo impegno "umanistico", come tu ben sottolinei. Più volte sia nei miei interventi come preside sia in varie conferenze sia in questo blog l'ho riproposto, cercando prima di tutto di esser io coerente con questa testimonianza. E' un'eredità che tutti e tre raccogliamo volentieri.

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  3. Grazie, GianMaria, per questo ricordo bellissimo di Bauman..
    Grande pensatore e uomo di apertura...
    Mi è venuto in mente don Tonino Bello che trent'anni fa già auspicava "dialoghi" e non "convincimenti".
    Un caro saluto a te e Rossana.

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  4. Grazie, GianMaria, per questo ricordo bellissimo di Bauman..
    Grande pensatore e uomo di apertura...
    Mi è venuto in mente don Tonino Bello che trent'anni fa già auspicava "dialoghi" e non "convincimenti".
    Un caro saluto a te e Rossana.

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    1. Di don Tonino Bello voglio ricordare un passo (da Alfabeto della vita, ed. Paoline, Mi, 2010, pag.33): “…Non abbiate paura! Ho detto: non trinceratevi nell’angustia delle nostre sacrestie, perché è penoso vedere che il mondo sta passando da un’era geologica all’altra, sta facendo delle transumanze davvero abissali, straordinarie, e noi rimaniamo sempre impacchettati nel guscio delle nostre ritualità. Il bastone del pellegrino ci dice che dobbiamo metterci in marcia e confrontarci con gli altri, andare verso l’incrocio delle culture, non evitare la ressa, non fuggire dall’intasamento dei crocevia della storia, perché è pericoloso”. Grazie, gent.le nele nele. Buona serata.

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  5. Ottima scelta quella di onorare la memoria del grande sociologo e filosofo scomparso con queste riflessioni. Grazie.

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  6. Invito a seguire questo blog "Persona e Comunità" per la competenza, l'originalità e l'attualità con le quali, i suoi fondatori, si prodigano per tenere vivo il "pensiero positivo" di cui oggi, in questi tempi "disturbati", c'è sempre più bisogno. Grazie Gian Maria e Rossana.

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    1. La ringraziamo per il suo gentile e generoso apprezzamento. Ci è di stimolo per continuare nella nostra azione che, senza alcuna presunzione, vuole testimoniare che è possibile resistere e non arrendersi al pensiero negativo. Buona giornata.

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  7. Marco Tolomelli21 gennaio 2017 12:44

    Grazie per questi contributi.

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