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venerdì 17 febbraio 2017

Il cammino della gratitudine.

La gratitudine come stile di vita che si acquisisce attraverso un cammino e come preghiera.
🖊 Post di Gian Maria Zavattaro
🔨 Immagini delle sculture di Michele Carafa (qui il sito), la cui presentazione si può trovare nel post Gratitudine e riconoscenza, premessa del presente articolo.
  
Michele Carafa, Chiesa Santo Spirito, 
Campomarino,
marmo statuario, onice miele, bronzo, 2007.
Ogni giorno la gratitudine può illuminare i nostri quotidiani affetti familiari, relazioni interpersonali e sociali. Ma non solo: ogni giorno in mille eventi anche inaspettati (quelli grandi, che ti segnano la vita; quelli piccoli, che te l'addolciscono) posso ricevere da donatori impensati, spesso ignari del loro donare, i più svariati doni e benefici (nuovi orizzonti o semplicemente un sorriso, uno sguardo, una parola, un’attenzione, una precedenza per strada…); ogni giorno posso sentirmi battere il cuore per una gratuità che non richiede restituzioni ed essere invogliato anch’io a contraccambiare alla prima occasione.
Michele Carafa, Rifugio, 
ceramica, 40×60
La gratitudine ad ognuno di noi si presenta come un possibile stile di vita,  un cammino che si realizza nella durata, memoria del passato, riconoscimento nel presente, promessa per il futuro. Un cammino  in cui io imparo a riconoscere come doni gratuiti che non mi sono dovuti l’esistenza umana ed in essa  soprattutto l’amore e la bellezza. Un percorso che richiede permanenti orizzonti di conversione del cuore e riconoscimento dei propri limiti. Una strada in cui l’esistenza è vissuta come mutualità del dare e ricevere, perché tutti abbiamo  bisogno degli altri e  tutti possiamo liberamente moltiplicare i gesti di reciproca riconoscenza ed inclusione,  divenire donne ed uomini “veramente grati gli uni verso gli altri”.
Esercizio tutt’altro che facile oggi come ieri. La gratitudine per essere esperita deve prendere tante distanze: dal fluire liquido degli istanti, in un mondo senza dialogo, senza passato e senza futuro; dalla frenesia a consumare; dalla cultura del successo e dello scarto; dai muri dell’individualismo egocentrico tutto teso a consumare, carpire, escludere. 
Michele Carafa, Assenza, 
particolare, ceramica
E poi c’è l’arrogante tentazione narcisistica con la quale ognuno di noi deve fare i conti per liberarsi dai propri idoli: non è possibile il cammino della gratitudine se, incapace di empatia, non  mi accorgo del gesto disinteressato, se non 'sento' l'altro, se non capisco che ogni persona nasce e si forma a partire dal dono di altri,  se non riesco a riconoscere che nulla mi è dovuto, se non compio l’'atto' di aderire all’altro, 'evento' di una nuova alleanza. 
Come laico credente inquieto che cosa posso aggiungere sulla gratitudine, a parte la mia ignoranza?  Dio - Santo, Forte, Immortale,  Comunità e Trinità, totalmente Altro eppure così vicino  nella misteriosa e gratuita relazione che egli ha con ogni creatura -  è il Donatore per eccellenza di ogni bene, crea tutto dal nulla e dona la vita del Suo Figlio incarnato senza nulla chiedere. Doni insaldabili, impagabili. 
Michele Carafa,
Chiesa Sacro Cuore di Gesù,  
Termoli, marmo statuario,
1998
Come ricambierò al Signore tutti i benefici che mi ha fatto?” (1). 
Da sempre la comunità cristiana  in ogni momento della giornata eleva inni e preghiere di  ringraziamento: “Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore” (2). 
Con la nostra  fede inquieta - che resiste e fatica ad accogliere delusioni, sofferenze, esperienze di vuoto, fallimenti ed infelicità - anche mia moglie ed io tentiamo, e non sempre ci riusciamo, di esprimere in tono consono alla nostra povertà il mattutino “Benedicamus Domino”,  il “Deo gratias” della sera, le preghiere dei pasti, il “Gloria” della Messa domenicale (“Ti lodiamo benediciamo adoriamo glorifichiamo rendiamo grazie”) e nell’Eucaristia il perenne continuo “rendimento di grazie” (in greco “εὐχαριστία”): “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, renderti grazie sempre e in ogni luogo”.
Infine forse al termine del cammino potremmo scoprire l’affinità associativa della riconoscenza-gratitudine non solo con il dono l’empatia la durata, ma con tutte le virtù cardinali e teologali,  con il perdono, la misericordia, la tenerezza e la gratuità dell’agape; scoprire, pur tra mille contraddizioni, la sua fecondità: ricompensare non chi ci ha fatto qualche favore, ma  chi  non ha  alcuna relazione con quanto abbiamo ricevuto né sa o può essere riconoscente, fino al completamento del paradosso tutto cristiano dell’amare i nemici.
Michele Carafa, Chiesa Santo Spirito, 
Campomarino, 
marmo statuario, onice miele, bronzo, 
2007
E cantare – sulla stregua del “Cantico delle Creature”  - la preghiera di D. M. Turoldo a seguito del salmo 150:
Dio d'amore, o fonte di gioia,/ vogliamo offrirti un inno di grazie:/ nulla chiediamo se non di cantare,/ lodarti in nome di ogni creatura (3).






Note. 
(1)  cfr. La Bibbia, Salmo 116, v.12, ed. San Paolo, 2010, p. 647.
(2)  cfr. La Bibbia, Salmo 113, v.3, ed. San Paolo, 2010, p. 646.
(3) D. M. Turoldo, I SALMI - versione poetica, ed. S. Paolo, 2016, p.469.

4 commenti:

  1. Il completamento del post esplicita con lucidità il valore umanistico, religioso ed etico della Gratitudine. La chiarezza del l'argomentazione è merito di Gian Maria, che accentua il discrimine tra l'apatia-indifferenza e la condivisione-Gratitudine, rivestendolo con una " scelta di campo " indiscutibile in favore della Fede

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    1. E’ decisiva, come hai ben focalizzato, la centralità del “valore umanistico, religioso ed etico della gratitudine”. Proprio per questo, caro Rosario, leggo con timore e tremore il tuo commento, che dietro le righe ci ammonisce a non cadere nell’intellettualismo etico, ma a testimoniare le parole nelle azioni di una coerente verace “scelta di campo”.

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  2. Come non essere GRATO a voi per aver scelto le mie opere per un tema così intimo e personale, ma primo per la costruzione di rapporti e relazioni con l'altro.

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    1. GRATI reciprocamente, professore, come si conviene a donne ed uomini liberi che credono e sperano nella “costruzione di rapporti e relazioni con l’altro”. Un caro saluto da parte di Rossana, mia moglie, e del sottoscritto.

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