Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Iscriviti alla nostra newsletter!

domenica 22 dicembre 2013

Tregua di Natale 1914, quasi una fiaba.


Questo post è pensato in continuità con l'articolo pubblicato ieri: "Natale in trincea. Video". Si rimanda dunque ad esso e al video commovente che contiene.


1914: tregua di Natale.

Testimonianza di Tom, soldato inglese, 
presente  alla “tregua di Natale” del 1914.


“Janet, sorella cara, sono le due del mattino e la maggior parte degli uomini dormono nelle loro buche, ma io non posso addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi avvenimenti della vigilia di Natale. In verità, ciò che è avvenuto è quasi una fiaba, e se non l'avessi visto coi miei occhi non ci crederei.
Quasi una fiaba...
Bozzetto del 1914.
Prova a immaginare: mentre tu e la famiglia cantavate gli inni davanti al focolare a Londra, io ho fatto lo stesso con i soldati nemici qui nei campi di battaglia di Francia! […]  Di colpo un camerata mi scuote e mi grida: Vieni a vedere cosa fanno i tedeschi! Ho preso il fucile, sono andato alla trincea e, con cautela, ho alzato la testa sopra i sacchetti di sabbia.
... la logica dell'inimicizia ...
Non ho mai creduto di poter vedere una cosa più strana e più commovente. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d'occhio. […]  I tedeschi avevano disposto degli alberi di Natale di fronte alla loro trincea, illuminati con candele e lumini. E poi abbiamo sentito le loro voci che si levavano in una canzone: ' stille nacht, heilige nacht…'.  Non ho mai sentito un canto più bello e più significativo in quella notte chiara e silenziosa. Quando il canto è finito, gli uomini nella nostra trincea hanno applaudito. Sì, soldati inglesi che applaudivano i tedeschi!
...  opposta alla logica della fraternità ...

Poi uno di noi ha cominciato a cantare, e ci siamo tutti uniti a lui [...].  Inglesi e tedeschi che s'intonano in coro attraverso la terra di nessuno! Non potevo pensare niente di più stupefacente, ma quello che è avvenuto dopo lo è stato di più. 'Inglesi, uscite fuori!', li abbiamo sentiti gridare, 'voi non spara, noi non spara!'.  Nella trincea ci siamo guardati non sapendo che fare. Poi uno ha gridato per scherzo: 'venite fuori voi!'. Con nostro stupore, abbiamo visto due figure levarsi dalla trincea di fronte, scavalcare il filo spinato e avanzare allo scoperto. Uno di loro ha detto: 'Manda ufficiale per parlamentare'.
... della comunicazione ...
Ho visto uno dei nostri con il fucile puntato, e senza dubbio anche altri l'hanno fatto - ma il capitano ha gridato 'non sparate!'. Poi s'è arrampicato fuori dalla trincea ed è andato incontro ai tedeschi a mezza strada. Li abbiamo sentiti parlare e pochi minuti dopo il capitano è tornato, con un sigaro tedesco in bocca! Nel frattempo gruppi di due o tre uomini uscivano dalle trincee e venivano verso di noi. Alcuni di noi sono usciti anch'essi e in pochi minuti eravamo nella terra di nessuno, stringendo le mani a uomini che avevamo cercato di ammazzare poche ore prima. […] Anche quelli che non riuscivano a parlare si scambiavano doni […]. Questi non sono i 'barbari selvaggi' di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti? […] Poi ci siamo separati con la promessa di rincontraci l'indomani, e magari organizzare una partita di calcio. 
... del gioco ...
E insomma, sorella mia, c'è mai stata una vigilia di Natale come questa nella storia? Per i combattimenti qui, naturalmente, significa poco purtroppo. Questi soldati sono simpatici, ma eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. A parte che siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarlo a casa, e non verremo meno a questo compito. Eppure non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo. Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum? Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?  Il tuo caro fratello Tom." 
La trincea... 
... realtà e prototipo 
dell'assurdità di ogni guerra ...

... assurdità che continua anche oggi ...





... in Siria ...

... in Mali ...
... in Sudan ...
... e in altri scenari di guerra...

... fino a quando?...
Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.

sabato 21 dicembre 2013

Natale in trincea. Video.


Una bella favola?  Un miracolo?  
 No, semplicemente il trionfo
(breve ahimè!) 
del  sentimento universale di fratellanza.

Il giorno di Natale del 1914 - primo anno di guerra -  i soldati tedeschi, inglesi e francesi disobbedirono ai loro superiori e fraternizzarono con “il nemico”. I  tedeschi innalzarono alberi di Natale fuori delle trincee con le scritte “Buon Natale. Voi non sparate, noi non spariamo.” A centinaia, da una parte e dall’altra  attraversarono la terra di nessuno cosparsa di corpi in decomposizione. Cantarono i canti di Natale, si scambiarono le foto dei loro cari,  condivisero razioni e brindisi, si  abbracciarono, accordandosi  di “sparare alle stelle in cielo” se i superiori li avessero obbligati a imbracciare le armi. Uomini che solo poche ore prima cercavano di uccidersi!
Gli Stati Maggiori di entrambe le parti  fecero di tutto  per nascondere l'accaduto e cancellarne ogni traccia o memoria. Negli anni successivi furono sempre ordinati  assalti e cannoneggiamenti a ogni vigilia di Natale, per evitare fraternizzazioni.
Pochi  libri di Storia  menzionano l’episodio, anche se ormai sono emerse dagli archivi militari di tutta Europa lettere-diari-foto, inequivocabili testimonianze della “tregua”. La narrano un  recente film (Joyeux Noel, 2005) e  canzoni quali Pipes of Peace di Paul McCartey (video del 1983) e “Christmas 1914” di  Mike Harding (“I fucili rimasero in silenzio […] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo […] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”. La partita in questione si svolse realmente fra scozzesi e sassoni,  il 25 dicembre 1914, nei pressi di Ipres, nella “terra di nessuno”.  La palla era  di stracci e fungevano da porte pile di cappotti. La notizia iniziò a circolare e  giunse persino al  New York Times che comunicò addirittura il risultato: 3 a 2 per i tedeschi).
Gustatevi la  visione del video con tutte le emozioni connesse…
Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.



                    


P.S. “Buon natale, nemico!”: un episodio dal tono minore, ma altrettanto significativo, è documentato, per quanto concerne il fronte italiano, da E. Forcella e A. Monticone in Plotone d’esecuzione (Laterza, 1972, pag. 102). M. E, anni 23, incensurato, viene condannato ad un anno di reclusione militare per rifiuto d’obbedienza e conversazione con il nemico il 14 febbraio 1917. Andate a leggere sul libro citato le motivazioni della sentenza …


venerdì 20 dicembre 2013

E' Natale! Ricordando Madre Teresa di Calcutta.

 
Pellegrino di Mariano, 
Adorazione dei pastori, XV secolo.

Parmigianino, Adorazione dei pastori.

 E' Natale!
di Madre Teresa di Calcutta
E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.

E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.



Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.

                          


Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.

giovedì 19 dicembre 2013

L'augurio di essere unici.

Ciascuno di noi non è soltanto se stesso, ma anche il punto unico, particolarissimo, 
dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola, senza ripetizione. 
Perciò la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina.
 Hermann Hesse


Ciascuno di noi... è il punto unico ... 
dove i fenomeni del mondo si incrociano ...


Sono eguali due rondini
se non sei rondine:
due occhi eguali non esistono.
Due alberi eguali non esistono,
fiori eguali, due petali –
due canti eguali,
due toni.
Due albe eguali non esistono,
tramonti eguali, due stelle,
ore eguali,
attimi.

Questa poesia di Danilo Dolci mette in luce l’unicità di  ogni essere.

Non esistono due fiori eguali ...
Leibniz diceva che l’universo si moltiplica tante volte quante sono le singole realtà e che non esistono due foglie, due uova, due corpi, anche se della stessa specie, assolutamente uguali tra di loro.  

... nella magnificenza della natura ...

... in tutta la varietà degli esseri ...

E’  pur vero che non basta essere unici,  se non si sa di esserlo. La rondine non sa di essere diversa da ogni altra rondine, il petalo da ogni altro petalo. Ciascun uomo può invece sentirlo. Soprattutto all’interno delle  relazioni con gli altri. 
... l'uomo è unico e sa di esserlo...
Si può scoprire di essere unici solo nel momento in cui un altro ci fa sentire tali, in quell’istante nel quale si comprende di essere speciali per qualcuno. E’ all’interno dell’esperienza umanissima dell’amore e dell’amicizia che noi sperimentiamo la nostra singolarità e usciamo dall'anonimato.

... se qualcun altro glielo fa sapere ...
... e sentire...
Ecco, il Natale potrebbe essere anche questo: nessuno dovrebbe sentirsi banale, inutile, anonimo. 
... facendolo uscire dall'anonimato...
Ciascuno dovrebbe poter avvertire di essere un valore insostituibile per qualcun altro.  Lo auguriamo a tutti.


Tutte le immagini riproducono opere del pittore francese Henri Rousseau (1844 - 1910). 

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail. 

mercoledì 18 dicembre 2013

Nella crisi scopriamo chi siamo.


Gli adulti non si curano del bambino.
Simbolo di chi preferisce 
non interrogarsi sul futuro.

Noi adulti abbiamo forse  maggiore consapevolezza del disagio, inteso come  perdita di evidenze  collettive e sradicamento di comuni valori condivisi,  rispetto ai giovani, sradicati sin dall’inizio.
La donna volge le spalle alla divinità.
Simbolo della perdita di evidenze 
e valori condivisi.

La vita della collettività  presenta una gamma molto varia di comportamenti di fronte al disagio. C’è il pessimista apocalittico per il quale  la crisi è una catastrofe, sempre un male, la fine dell’ordine e della continuità, segno di un collasso universale; disperato, profeta di sventura, membro del club di iettatori,  sempre “contro”… C’è il nostalgico reazionario che si rifugia in un passato mitizzato,  tentando di ricostruirne costumi e categorie di pensiero, nel dogma pregiudiziale  che  ad esso bisogna ritornare perché l’unico vero. C’è chi si rende conto del processo di oscuramento dell’orizzonte, ma evita  il confronto, fa orecchi da mercante, preferisce non udire, non sapere, non vedere, non  interrogarsi ed attendere che le cose si risolvano da  sole.
Il giovane coglie il frutto della vita.
Simbolo di chi preferisce non interrogarsi.

C’è l’eterogenea  marea montante  dei tanti nuovi poveri od “impoveriti” (indebitati, esodati,  commercianti ed artigiani sull’orlo del fallimento, disoccupati, precari,  marginali disperati di ogni categoria produttiva, giovani arrabbiati…) preda smarrita   del canto delle sirene di chi invoca  la palingenesi universale ed incita allo  smantellamento generalizzato e all’ostracismo delle persone. 


Vecchia accucciata 
che attende la morte.
Simbolo di tutte le povertà della vita.
E tutti a precipitarsi ad  inforcare vie senza uscite, nell’illusione che l’agitazione sia  vita,  che gli ultimi slogan (via il parlamento – via i partiti ed i sindacati – via le tasse – via le istituzioni…) siano  il nuovo pensiero vincente. Urlare, imprecare, sfogarsi  in ordinarie e straordinarie trasgressioni: null’altro che stordimento e fuga dal duro confronto con la realtà.
Sono rami? Sono arabeschi? 
Simbolo della perdita 
di contatto con la realtà.

Ci sono infine coloro che  nel disagio  si interrogano  ed interrogano, non rifiutano il passato che sanno essere un deposito delle grandi esperienze umane, non si esimono dalla critica anche feroce circa lo spreco sociale delle risorse del paese, vogliono ascoltare e capire,  vogliono collaborare con chiunque sia disposto a  formulare e praticare  nuovi modelli  di vita, basati sulla solidarietà e la reciproca integrazione, che  tutelino e garantiscano   tutti e non solo  i già garantiti.   
Le due donne in un angolo.
Simbolo di chi vuole riflettere e capire.
A favore e non contro, senza perdere tempo in polemiche sterili, si sentono capaci  di accettare con coraggio la sfida di crescere insieme e di condividere non solo a parole il dramma degli altri, volentieri riconoscendo il principio costituzionale e il precetto morale che chi ha di più deve dare di più.
Mi piacerebbe essere annoverato tra costoro.
Non so se questo nostro vivere l’interregno sia  solo disagio transitorio  o  spartiacque della storia. Non so neppure se in questo tempo di incertezza possano ancora valere le parole di Platone:  “ta megala panta episfale”, tutte le cose grandi avvengono nel turbine.


Tutte le immagini riproducono parti - liberamente interpretate nelle didascalie - dell'opera di Paul Gauguin, Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? (1897), qui sotto riportata nella sua interezza.


Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.


lunedì 16 dicembre 2013

Crisi: tempo di privazione e di rinascita.











Da ogni parte si parla di disagio ...
Abel Grimmer, La via del calvario.

Da ogni parte si parla di disagio: bambini maltrattati, giovani disoccupati, adulti senza lavoro, anziani soli,  donne sfruttate, generazioni che non riescono a comunicare ed a capirsi, nuove povertà galoppanti …  Parola abusata,  ma anche un modo per rendere conto di noi stessi e decifrare ciò  che segna la nostra esistenza. Che cosa è il mio, il nostro disagio?   

Che cos'è il disagio?
Abel Grimmer, Portando la croce.
Leggo dal dizionario Treccani:   mancanza di agi, di comodità; condizione o situazione incomoda;  senso di molestia, anche per motivi morali;  mancanza di cosa necessaria ed opportuna; percezione di malessere, di crisi. Dunque parola dai molti significati: può indicare uno stato esistenziale permanente, individuale o collettivo  (angoscia, senso del limite, dolore, malattia fisica o mentale) oppure  psicologico (perdita di identità e di autostima, senso di indegnità, depressione, infelicità) oppure sociologico (solitudine, incomunicabilità, perdita di amore) oppure economico (impoverimento, miseria), politico (tradimento della politica, istituzioni lontane dai nostri bisogni), ecologico (rottura del rapporto uomo-natura), morale (franano le regole), religioso  (Dio? Quale Dio?)... 
... disagio si dice in molti modi .... 
Abel Grimmer, La torre di Babele.

Non so se rispetto al passato il nostro è tempo di un disagio più accentuato,  sicuramente è “tempo di privazione” che non risparmia nessuno, nemmeno i molti che non lo avvertono e non ne hanno coscienza, perché  ignoranza ed incoscienza sono appunto l’espressione più terribile del disagio.
... coincide con un tempo di privazione... 
Abel Grimmer, Paesaggio invernale.

Perché noi cittadini delle più ricche società mai esistite siamo scontenti del presente e spaventati del futuro? Che cosa c’è che non va nel mondo cui apparteniamo?  Sono forse sintomi  le nevrosi collettive, le tensioni sociali oggi dirompenti, le violenze sui minori e sulle donne, i suicidi, il nichilismo di certe forme letterarie, artistiche e filosofiche.
... con la sensazione che il terreno 
manchi sotto i piedi ... 
Abel Grimmer, I pattinatori.


Viviamo un po’ tutti la  sensazione che il terreno manchi sotto i piedi: non si vede chiaro;  non si sa più che cosa credere, a che cosa attenersi; non si è semplicemente modificato questo o quello, ma si è oscurato tutto l’universo di convinzioni  che dava senso ai nostri impegni e al momento non si riesce a sostituirlo con solide certezze. Ma nessuno può vivere per lungo tempo senza dare significato alle cose.
... ma nessuno può vivere 
per lungo tempo nell'oscurità ....
Abel Grimmer, La parabola dei ciechi.
Dobbiamo deciderci:  non possiamo farlo su due piedi, ma  è oggi che io devo vivere e dare un senso alle cose, non domani. Ecco la sofferenza del disagio,  la drammaticità delle passioni,  il pericolo delle contraddizioni,  la sfida delle tensioni sociali. Ma anche la possibilità di nuovi orizzonti.  E’ proprio  nella crisi scorgere con speciale intensità e chiaroveggenza l’essenziale, sentire l’urgenza di radicali decisioni personali, assumere il coraggio di abbandonare il mondo protetto delle evidenze anteriori. Così può emergere a poco a poco un nuovo universo di comprensione,  liberante,  che ci fa sentire  creature nuove e respirare sollevati. Uscire dal disagio è sperimentare che cosa significhi morire e rinascere. Buon Natale dunque a tutti!
.. uscire dal disagio ... rinascere .... 
Abel Grimmer, Tempo di primavera.
Abel Grimmer è stato un pittore olandese vissuto tra il 1570 e il 1619.

 Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.


domenica 15 dicembre 2013

Dedicato a N. Mandela. Video e poesia.


Un richiamo ...
(Marc Chagall, Il violinista...)
 
Nel giorno dell’ultimo addio di Nelson Mandela a questo mondo vogliamo ricordarlo con  immagini di luce, di vita, di gioia e, soprattutto, con la poesia di William Ernest Henley - dal titolo Invictus (Invincibile) - che fu per lui sostegno e consolazione  nei lunghi anni di carcere. Un richiamo rivolto a tutti noi, un invito ad essere forti, a non lasciarsi piegare, a resistere …

... un invito...
(Marc Chagall, Il violinista sul tetto)
Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.
 
 
Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.

sabato 14 dicembre 2013

Chi siamo secondo il Censis. Infelicità e voglia di reagire.


      Impegnati nella sopravvivenza...         (Lorenzo Viani, Famiglia di poveri).
Il 47° Rapporto/2013 Censis non ci fa stare allegri: in questi  anni tutti (famiglie, imprese, i vari soggetti economici e sociali) siamo stati impegnati nella  sopravvivenza, in un continuo progressivo processo di adattamento. “Viviamo un grande ampliamento delle diseguaglianze sociali. Troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale". Il risultato?
Il risultato? ... Siamo più infelici ..
(Lorenzo Viani, La guerra)

“Dopo la sopravvivenza, oggi siamo una società più 'sciapa', più malcontenta, più infelice: senza fermento, circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa.   Da ciò nasce uno scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle precedenti collocazioni sociali di individui e ceti".  
... scontenti e rancorosi ... 
(Lorenzo Viani, La vergine pazza)
.... disposti alla furbizia ...  
(Lorenzo Viani, La fiera ...)

Il Censis registra una macroscopica “voglia di reagire”, ma non nella direzione che in questi giorni sta esplodendo per le vie e le piazze d’Italia e che può portare ad esiti disastrosi. Ritiene invece che possa essere indirizzata  su versanti costruttivi, se innanzitutto la classe dirigente – presto e subito – la smette di “ricercare la sua legittimazione nell'impegno a dare stabilità al sistema partendo da annunci drammatici, decreti salvifici e complicate manovre".   
La classe dirigente ... 
(Lorenzo Viani, Lo scultore del villaggio)

... lontana, estranea ... 
(Lorenzo Viani, Versilia)

.. rispetto alla realtà delle persone ... 
(Lorenzo Viani, Il folle)

E’ che la credibilità della politica  è oggi quasi allo zero. Solo gesti significativi forse potrebbero riabilitarla in parte e riavvicinarla a noi comuni mortali: contro la corruzione dilagante, contro il nepotismo e il clientelismo, contro gli stipendi gonfiati dei politici ed i pravilegi di troppi amministratori regionali, a favore dei giovani e degli adulti disoccupati.
.. dei giovani ...
(Lorenzo Viani, 
La befana della bambina povera).
Il rapporto Censis  individua due grandi ambiti per nuovi spazi imprenditoriali e  nuove occasioni occupazionali: il primo è il processo di radicale revisione del welfare; il secondo è quello della economia digitale. Anche qui la politica dovrebbe darsi una mossa, prima che sia troppo tardi.
Come uscirne?  
(Lorenzo Viani, Il Volto Santo).

 “Il filo rosso che può fare da nuovo motore dello sviluppo è la connettività”.Ma  il guaio è che, in una società “caratterizzata da individualismo, egoismo particolaristico, resistenza a mettere insieme esistenze e obiettivi, gusto per la contrapposizione emotiva, scarsa immedesimazione nell'interesse collettivo e nelle istituzioni”, né la politica né le istituzioni sono in grado di valorizzare la “connettività”. E allora? Come uscire da questo circolo vizioso e tautologico di una cura affidata a chi deve essere curato per primo? Non resta che arrendersi alla furia anarcoide delle velleità particolaristiche dei forconi e dei miserabili interessi dei loro burattinai?
Possiamo riscoprire obiettivi, 
attese comuni ...  
 (Lorenzo Viani, Senza titolo)

Il Rapporto dichiara che occorre un paziente  lavoro di discernimento e mediazione, possibile solo in orizzontale  nei vari sottosistemi della vita collettiva. “A riprova del fatto che questa società, se lasciata al suo respiro più spontaneo, produce frutti più positivi di quanto si pensi. Sarebbe cosa buona e giusta fargli tirar fuori il fiato".
... metterci insieme ....
 (Lorenzo Viani, 
Piazza della chiesa di Montecatini)
 Tutto è rimesso dunque nelle nostre mani. Tocca ad ognuno di noi tessere e riscoprire nelle nostre relazioni quotidiane la “connettività”. Questa è la vera rivoluzione (silenziosa), il vero cambiamento che non si può delegare in bianco né ai potentati politici né ai guru di turno:  “fecerunt  commune!”, come secoli fa all’alba di una nuova civiltà dopo lo sfacelo e l’anarchismo feudale. Connettività vuol dire solidarietà, fraternità, ospitalità reciproca, accoglienza di ogni alterità… E c’è bisogno, come l’aria da respirare, del supporto della scuola e di tutti gli  educatori sparsi per l’Italia. 
... dare spazio alla scuola ... 
(Lorenzo Viani, Il filosofo).


... all'educazione ...  
(Lorenzo Viani, Il bambino)


Lorenzo Viani è stato un pittore italiano (1882 - 1936). Nelle sue opere ha voluto e saputo esprimere la realtà dei poveri e dei diseredati con commossa, dolente, malinconica partecipazione. 

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.