Soltanto da lontano l'insieme si lascia scorgere meglio (Arthur Schopenhauer).
Post di Rossana Rolando
Immagini dei disegni di Emiliano Bruzzone (qui il sito).
Da più parti, anche in questo tempo di
emergenza virus, è stato ripreso il racconto dei porcospini contenuto
nell’ultima parte di Parerga e paralipomena di Schopenhauer. In esso si loda una moderata distanza come modalità di relazione ragionevole e consigliabile per rispondere
alla doppia esigenza di calore da una parte e di difesa dall’altra. Ed ecco
l’aneddoto.
Immagini dei disegni di Emiliano Bruzzone (qui il sito).
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Emiliano Bruzzone, Schopenhauer |
Alcuni porcospini, in una fredda
giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore
reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine
reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò a stare di nuovo insieme, si
ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro
fra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che
rappresentava per loro la migliore posizione. Così il bisogno di società, che
scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli
uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro
difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro.
La distanza media che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è
possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.¹
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Emiliano Bruzzone, timidezza |
Colui, però, che possiede molto calore
interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni
sgradevoli.²
C’è invece un altro modo di elogiare la
distanza, che si ritrova sempre in Parerga e paralipomena, e che concerne la
relazione con se stessi e con il tempo in cui si vive. E' quell'intervallo dello spazio e del tempo che permette di guardare da lontano e di vedere meglio, come dall’alto. In altre parti della
sua opera Schopenhauer affida all’arte, alla musica in particolare, questa
capacità catartica di elevazione, che innalza sopra le angustie quotidiane e
dilata la mente oltre le individuali prigionie in cui l’animo si restringe.
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Emiliano Bruzzone, sentiero |
Lo svolgimento e gli avvenimenti della
nostra vita individuale possono essere paragonati, quanto al loro senso vero e
proprio e alla loro connessione, a mosaici grossolani. Finché ci troviamo
proprio davanti ad essi, non riusciamo a riconoscere bene gli oggetti
rappresentati e non ci accorgiamo né del loro significato né della loro
bellezza; solamente ad una certa distanza risaltano dinnanzi agli occhi.³
Questo “da lontano” che lascia scorgere meglio l’insieme può essere forse di grande aiuto per valutare la
fase critica in cui ci troviamo, per cercare di interpretarne il senso, senza
assolutizzarla, cogliendola nel suo passaggio, come tassello all’interno di
quel tutto che è la storia individuale e collettiva.
Nel testo proposto la distanza è acquisita
soprattutto dallo scorrere del tempo che, solo, può dare la giusta collocazione
ai momenti vissuti. Come se, nel presente, non si potesse discernere, per troppa
vicinanza, ciò che è davvero significativo nello sviluppo degli eventi.
Si dice infatti:
Proprio nello stesso modo spesso non si
capisce la vera connessione di importanti avvenimenti nella propria vita né
durante il loro svolgimento, né dopo breve tempo, ma soltanto dopo un lungo
periodo… è certo che spesso soltanto dopo molti anni riusciamo a vedere nella
giusta luce le azioni degli altri e alle volte persino le nostre. E come nella
propria vita, così anche nella storia.⁴
Note.
1. Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, Adelphi, Milano 1998, vol. II, p. 884.
2. Ibidem, p. 884.
3. Ibidem, p. 801.
4. Ibidem, pp. 801-802.
Note.
1. Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, Adelphi, Milano 1998, vol. II, p. 884.
2. Ibidem, p. 884.
3. Ibidem, p. 801.
4. Ibidem, pp. 801-802.
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Aristocratico sì, il pensiero di Schopenhauer, ma ricco di tanti spunti. Questo, uno di quelli, che , come si evidenzia alla fine, ha il suo valore nella lettura critica dei fatti storici.
RispondiEliminaLa vita che condusse e la predisposizione al costume orientale lo confermano.
Tornando al “nostro “ discorso, di persone colpite dal coronavirus, il suggerimento ci guida a scegliere nel senso della collaborazione ( ancora meglio: dell’aiuto reciproco) e a diffidare, prendendo le distanze, dalla omologazione, insano effetto della socializzazione spensierata.
Un abbraccio, Rossana
"Socializzazione spensierata": proprio così. Comportamenti poco responsabili, in questo tempo "titubante" di riapertura, dicono quanto è difficile prendere "distanza" da abitudini omologanti. Un abbraccio a te e a Liliana.
EliminaMi ha sempre affascinato questa prospettiva del guardare "da lontano", da quella distanza che ci permette di avere delle vicende una visione di insieme e coglierne il senso.
RispondiEliminaE mi capita di pensare alla Madonna, a quel suo avere la giusta distanza alle Nozze di Canaan per accorgersi che non c'è più vino. O prima ancora, quando medita in cuor suo gli eventi della sua vita e letteralmente "mette insieme i pezzi", come fossero un puzzle di cui cogliere il disegno...
Ma forse la prima giusta distanza è quella di Dio che, alla fine di ogni giornata della creazione, sembra voltarsi a contemplare ciò che ha fatto. Il testo della Genesi dice infatti: "E vide che era cosa buona".
Forse, come a volte mi capita, sono andata un po' fuori tema.
Ma comunque grazie, cara Rossana, di questi spunti di riflessione sempre profondi e luminosi!
I "luoghi" biblici, le figure evangeliche, le parabole non hanno solo valore per chi crede, sono archetipi che riguardano l'umano e ne illuminano dimensioni profonde, come negli esempi molto belli e azzeccatissimi che proponi: disporre della "giusta distanza" per "accorgersi"... "custodire nel cuore" per meglio vedere...
EliminaGrazie Annamaria, sempre originale. Un caro saluto.
Intrigante la rilettura attualizzata di Schopenhauer. Nella consapevolezza che siamo esseri in relazione e di relazioni - anche con la nostra "traità" - ci nutriamo ogni momento, l'auspicio è che ognuno possa trovare la giusta distanza e la giusta vicinanza sia con gli altri, che con le parti meno note del proprio mondo interiore. Nella speranza che uno sguardo "dall'alto" ci aiuti a collocare nella giusta prospettiva i nostri percorsi. Un abbraccio. Buona domenica.
RispondiEliminaGrazie Maria! Sintesi perfetta. Un abbraccio a te.
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