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domenica 19 marzo 2023

Senex, puer e intelligenza artificiale.

La creatività non è spontaneità, ma è frutto maturo di una crescita faticosa e disciplinata.

 Post di Rossana Rolando.

Craiyon, immagine codificata automaticamente
Nell’articolo di Alessandro D’Avenia su scuola e intelligenza artificiale (ChatGPT)¹ si prende così sul serio l’introduzione di questa tecnologia informatica, da ipotizzare, sui banchi di scuola, una vera rivoluzione metodologica, tutta volta a promuovere il pensiero creativo e innovatore rispetto al processo di raccolta, sintesi, memorizzazione che la macchina sa fare bene e in fretta, molto meglio di qualsiasi umano. La sfida è saper produrre un capolavoro, piccolo o grande che sia, generare quel novum che la macchina – interrogata al proposito - dichiara di non poter fare. D’Avenia cita il bel passo del musicista Rick Rubin: «Creare vuol dire portare all’esistenza qualcosa che prima non c’era. Potrebbe essere anche solo una conversazione, la soluzione a un problema, un biglietto per una persona cara, una nuova disposizione dei mobili, una strada diversa per tornare a casa».

Ho letto con interesse. Ho riflettuto e mi son chiesta se sia possibile promuovere l’intuizione, la creatività, fin’anche la genialità, senza passare attraverso la regola del pensiero che prima impara a raccogliere, selezionare, ordinare. La creatività – come sa bene D’Avenia – non è spontaneità, ma è frutto maturo di una crescita faticosa e disciplinata.

Utilizzo - per formulare la mia obiezione - due concetti che la psicoanalisi di Jung e di Hillmann ha approntato,² teorizzando le due figure archetipiche e complementari di senex e puer. Non si tratta solo di una polarità presente in tutte le fasi della vita – se l’eterno bambino che è in noi non viene soffocato da cronos – o, ancora, di una classificazione sociologica – giovani vecchi – ma, per quel che conta qui, di una doppia categoria pedagogica.

Craiyon, immagine codificata automaticamente
Senex è simbolo di ordine, coerenza, esperienza, memoria, abitudine lavoro, disciplina, sapere, lentezza, peso. La creatività che esprime origina dalla malinconia assorta, dalla contemplazione e dallo studio che raccoglie e ammassa, nasce dalla freddezza, dalla solidità, dalla perfezione acquisita attraverso il tempo. Il suo volto oscuro, negativo, può essere evocato nella rigidezza della morte, nell’esilio dalla vita, nella perdita del puer, segno di cinismo e amarezza che non conosce più slanci.

Per converso, puer è velocità, fretta, provvisorietà, non sopporta la tortuosità, il tempo e la pazienza, non conosce attese, è ignaro del passare degli anni, ricomincia sempre, comprende poco ciò che si acquista con la ripetizione e con il lavoro, non è destinato a camminare, ma a volare. Il suo genio è lampo, intuizione, gusto estetico, movimento irriflesso e irrelato, è aspirazione al significato, è continua domanda del perché, è dubbio e discussione, è dynamis indipendente da ogni ordine e schema. La sua eterna aspirazione ha il suo negativo in Narciso, in un divenire che non diventa mai essere, nell’inseguimento della novità, nella rivelazione personale preferita alla conoscenza, “al punto che insignificanti epifanie hanno maggior peso dei classici della cultura”.³

I due poli debbono stare insieme: senex senza puer si inaridisce, puer senza senex si disperde.
La logica archetipica dice molto sulla questione posta. Lasciare alla macchina il compito di senex significa trovarsi con adolescenti mai cresciuti, senza concentrazione e profondità, gettati in una illusoria genialità.

Craiyon, immagine codificata automaticamente
Forse questo voleva dire un grande senex come Umberto Eco, quando scriveva al nipote (immagine del puer, alter ego di Eco):

Caro nipotino mio, […] vorrei soffermarmi su una sola raccomandazione, che sarai in grado di mettere in pratica anche ora, mentre navighi sul tuo iPad, né commetterò l’errore di sconsigliartelo, non tanto perché sembrerei un nonno barbogio ma perché lo faccio anch’io. […]. È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. Sarebbe un poco come se, avendo imparato che per andare da via Tale a via Talaltra, ci sono l’autobus o il metro che ti permettono di spostarti senza fatica (il che è comodissimo e fallo pure ogni volta che hai fretta) tu pensi che così non hai più bisogno di camminare. Ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella. […] La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota.

Note.
1. Cfr. qui.
2. Mi riferisco, in particolare, al testo di James Hillman, Puer Aeternus, Adelphi, Milano 1999.
3. Ibidem, p. 106. 
4. Cfr. qui.

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8 commenti:

  1. Combattiva e fedele al compito precipuo pedagogico, cara Rossana, riprendi Alessandro D’Avenia, che “flirta” con la ChaptGPT in uno “ svolazzo” che a lui, giovane, quasi è consentito fare. Per questo vai a recuperare l’assunto di J. Hillman, severamente psicanalitico: puer e senex. Si potrebbe aggiungere - lo sai anche tu - che un analogo del puer inconsapevole ( negativo) è anche il “don Giovanni” di Kierkegaard. Diventa chiaro ancor meglio che “il peso” ha la funzione di tener fermo o fissare ( nel miglior significato).
    Dura battaglia che si conduce per moderare innovazioni inconsulte, per dissuadere dall’ affidarsi “ a briglie sciolte “ alle novità digitali.
    Con affetto Rosario 🤗

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    1. Grazie Rosario. Rispondo dopo diverso tempo, ma il tema della Intelligenza artificiale campeggia anche oggi sui giornali e, penso, ci terrà occupati per molto tempo... Un caro abbraccio.

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  2. Pienamente d'accordo con Umberto Eco sull'importanza della memoria e su tutto il resto: "Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa." Scusa se scendo nel banale, ma ci sono ragazzi - e non solo - che, continuando a usare la calcolatrice, non sanno più fare una divisione...e così via! Gli esempi si potrebbero moltiplicare. Il guaio grosso, a mio avviso è che si deleghino a uno strumento conoscenze, memorie, ricordi, esperienze che dovrebbero ABITARE dentro di noi e costruirci.
    Grazie, cara Rossana, e buona serata!

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    1. E' come dici, cara Annamaria.
      Mi viene in mente Primo Levi, quando racconta l'emergere dei versi di Dante nell'inferno del Lager nazista:
      Considerate la vostra semenza:
      Fatti non foste a viver come bruti,
      Ma per seguir virtute e conoscenza.
      E nota: "Come se anch'io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono".
      Il potere salvifico della memoria!

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  3. Una rapida trepida dubbiosa annotazione sulla sostanza della mente: se è riproducibile, al momento, da qualcosa di costruito , dalla mente stessa, la sua importanza va riconsiderata magari considerando l’atteggiamento asiatico, buddhista, nei suoi confronti.
    Un saluto affettuoso. Gianni.

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  4. Lasciamo ai senescenti - che non sono senex - la possibilità di tornare due volte su internet. A tutti gli altri deve bastare, se necessario, una volta...

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  5. Arguta la distinzione tra senescente e senex... Buona giornata!

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