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domenica 18 febbraio 2018

Voto del 4 marzo nel vuoto della parresia.

Un'interrogazione e una riflessione sul prossimo voto del 4 marzo.
Post di Gian Maria Zavattaro (condiviso da Rossana Rolando e Rosario Grillo), con postilla di Rosario Grillo
Immagini tratte dalla rivista satirica "L'Asino" (1892- 1925). 
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"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?". Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: "Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente"
(Primo libro dei Re, 9-12). 
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Giocattoli di stagione, 
copertina de "L'Asino", 1904
🌟Perché votare? Che cosa votare? Chi votare? 
Non c’è bisogno di alcun accredito umanista (o tempora o mores!) per riconoscere che si vive  un inquietante “tempo di privazione”, in cui il clima preelettorale è ulteriore sintomo della grave malattia in cui versa la politica: attacchi e contrattacchi impietosi, inganni e seduzioni da ciarlatani, scoop intesi a demonizzare l’avversario, effetti scenografici, stordite promesse, linguaggi intollerabili. Non credo che le prossime votazioni riusciranno a riavvicinare i cittadini alla politica. Eppure la “politica” (qualis esse debet, non  qualis est!) è una funzione, una dimensione ubiqua dell’esperienza umana, fa parte   di noi stessi, perché nella polis trascorriamo la nostra vita intera: è presente dentro ogni situazione od istituzione (famiglia, gruppo, impresa, sistema nazionale e globale) e ne governa le relazioni. Per questo non ci si può improvvisare “politici”: alla “politica” ci si dovrebbe formare, come avveniva un tempo, sia a livello oserei dire culturale (lo studio delle interconnessioni tra le varie dimensioni del vivere in un mondo sempre più complesso) sia soprattutto a livello oserei dire spirituale (con l’esercizio, l’habitus virtuoso del discernimento). Insomma la “politica” dovrebbe promuovere la vita di tutti i cittadini. Il rischio invece è che soffochi ancor più il gusto per la polis.
🌟Dire la verità. Il governo del nostro paese è cosa troppo importante per accettare come naturale l’attuale rituale. Il vero guaio è la diffusa carenza di “parresia”.
"L'Asino" è il popolo utile, paziente e bastonato 
(particolare della copertina  del volume 
dedicato alla rivista, edito da Feltrinelli)
Parresia (dal greco pan = tutto e rhema = ciò che viene detto) è dire tutta la verità, dirla chiaramente, senza restrizioni mentali: il contrario della ipocrisia, delle menzogne o mezze verità. L’autentica parresia si riconosce soprattutto nelle situazioni a rischio, come le elezioni, quando il dovere morale di dire la verità tutta la verità ai cittadini  è il contrario della seduzione e può costare  caro. Dal punto di vista politico la parresia mette allo scoperto ogni candidato, pone paradossalmente a confronto il conclamato suo aspetto visibile (i discorsi) con il suo nascosto lato invisibile (la coerenza o  doppiezza della sua vita).  
A ben considerare, il problema coinvolge ognuno di noi molto più profondamente di quanto sembri, perché queste elezioni pongono interrogativi impietosi circa la mancanza di parresia  non solo nei candidati ma anche in ciascuno di noi. Pensiamo al nostro silenzio circa l’invisibilità epidemica della corruzione, l'invisibilità del disamore per la cosa pubblica, l'invisibilità degli evasori fiscali, l’invisibilità  di chi  sfrutta ogni bene ed ogni mezzo pubblico quasi fosse atto meritorio di cui vantarsi, l’invisibilità dell’uso cinico della rete digitale, l’invisibilità dell’indifferenza…
Basta al fascismo, 
vignetta per "L'Asino", 1924
🌟Non  ci saranno voti innocenti il 4 marzo, se non  sapremo prendere posizione a favore di chi difende valori che riteniamo fondamentali e lo dimostra con la sua vita congruente.
🌟Non ci saranno voti innocenti  se daremo fiducia a persone che  non garantiscono capacità di governo che non si vendono nei comizi  né si fabbricano nelle segreterie di partito.
🌟Non ci saranno voti innocenti di fronte al rischio della slavina  xenofoba, che specula sull’insicurezza, dà fiato alla paura, solletica gli istinti più oscuri e regressivi, gli interessi più gretti. E tutti finirà per travolgere.
🌟Non ci saranno voti innocenti di fronte alle oligarchie manifeste e mascherate legate ai partiti degli affari, dove  tutto fa brodo pur di mettere le mani su un giacimento di voti da sfruttare, pur di sottrarre il potere ai molti,  mandando in corto circuito l’idea stessa di democrazia.
Se non  vogliamo essere riportati a tempi bui che nessuno vuole rivivere,  non ci rimane che opporvi con il voto il senso della nostra speranza di rifondare l’Italia sull’osservanza da parte di tutti di tutte le regole formali e sostanziali, sull’incontro  tra generazioni,  sulla cultura della gentilezza, sull’accoglienza ed il rispetto del diverso, sulla solidarietà verso l’altro.
Saggi provvedimenti, 
parte della copertina de "L'Asino", 1895
🌟Perché votare? Che cosa votare? Chi votare?
Il non votare è una resa al pessimismo ed al qualunquismo, un tradimento del nostro diritto-dovere di cittadinanza, un regalo ad ignoti troppo noti che questo si augurano, sicuri delle proprie prezzolate truppe cammellate.
La decisione del votare non è mai univoca: la si può assumere per una preconcetta obbligazione ideologica unicamente intesa a sopraffare l’avversario; oppure per  rassegnazione doverosa (“mussen”  di chi si tura il naso a votare il meno peggio); oppure perché è dovere morale (“sollen”) per un’attiva resistenza, fatta di consapevole “ottimismo tragico”.
Non crediamo che l’attuale legge elettorale, frutto di accordi trasversali, consenta quest’ultima scelta, in altre parole un voto in-nocente. Tenteremo però di rifiutarci  di votare il meno peggio turandoci il naso, tenteremo di votare con la responsabilità del discernimento, ben sapendo che non ci sono ricette per decodificare le zone oscure dell’attuale politica, che nessuno potrà pretendere nei candidati un’impossibile incontaminata parresia, che non si tratterà di votare dei santi senza debolezze o degli eroi senza macchie, ma piuttosto uomini e donne la cui vita trascorsa e presente sia coerente con il loro dire e prossima ai valori in cui crediamo e per i quali quotidianamente intendiamo spenderci.
Copertina de "L'Asino", 
in cui si annuncia il ritorno 
alla pubblicazione, 1921
Saranno capaci di “rendere giustizia al  popolo e  distinguere il bene dal male” con  “un cuore saggio e intelligente”  che sappia discernere la situazione in cui viviamo e ciò che concretamente si potrà fare?
Dare fiducia ad una persona e ad un programma è sempre una scommessa ed un rischio sulla effettiva volontà di operare un salto qualitativo perché il paese possa tornare ad aver fiducia nella “politica”.
Vedremo!

🌟Postilla di Rosario Grillo.
Aggiungo poche parole a quelle "ispirate" di Gian Maria. Mi soffermo sull'aspetto "duro e necessario", effettuale, della politica.
Ne confermo la relazione con la lezione di Machiavelli. Ne misuro il raggio di possibilità: il suo limite, racchiuso nell’area dei limiti umani.
Mi preoccupo di tenerla lontana dagli artifici dei sofismi, che sono inganni perpetrati, anche nel seno della democrazia degradata in demagogia, per fini di parte, e in definitiva oligarchici.
Confermo il nucleo che annoda le riflessioni precedenti: la Persona.
La Persona nelle relazioni sociali. Facciamo in modo che nessuno porti violenza a questo nucleo!

20 commenti:

  1. Ho molto apprezzato le riflessioni contenute nel post.Grazie!

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  2. Grazie a lei. Voglio poter credere che in queste prossime elezioni, con lucidità e discernimento, si possano votare persone, disposte all’assunzione di responsabilità pubbliche, radicate nell’abitudine a vedere tutti i problemi dal punto di vista del bene della comunità umana e non dei capricci e dei profitti individuali: persone che, al di là delle diversità di parte e di fede, innanzitutto si prefiggano di dire la verità, niente altro che la verità, disposti ad accordarsi su una visione della società in cui il fondamento siano i diritti-doveri di tutti.

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    1. Mai avrei voluto rivedermi sulla scena politica il berlusconismo ed il neofascismo, ma i fatti o la scarsa chiaroveggenza politica ci ha portato qui. Ognuno chiuso nella sua monade, incapace di ascoltare e di trattare per il bene comune. Avrei voluto sentire parlare di anti-mafia, anti-corruzione, evasione fiscale o di questi temi proprio non si può parlare? Nauseata da questa realtá, voterò comunque.
      Per le regionali ho la possibilità
      di conoscere alcuni candidati, il loro curriculum, il loro operato, ma per le nazionali neppure questo, solo parole mediate.

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    2. Sono d’accordo. Una legge elettorale vergognosa, (frutto non di ragionevoli mediazioni, ma di patteggiamenti di consorteria) non consente molto spazio alla nostra libertà di scelta. E’ difficile votare per un programma onesto se non si ha fiducia nelle persone che dovranno impegnarsi a realizzarlo: una scommessa ed un rischio che dovrebbero essere banditi in una democrazia sostanziale e non formale.

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  3. Qualche perplessità sull'aggetivo 'innocente' che rimanda a un'immagine di 'danno' o 'colpa' o 'peccato'. Il leone che sbrana un uomo _dicono_ reca danno all'umano ma con 'innocenza' segue la sua 'natura'...Proprio stamattina Romano Madera ci ha riportato all'origine ebraica di 'peccato', in realtà due parole con due significati: perdere la strada _una_ e mancare l'obiettivo _l'altra_...Ecco, un linguaggio meno 'religioso'...Meglio soffermarsi su consapevolezza e discernimento. Quale strada, quale obiettivo? e, laicamente, quali vie maestre o sentieri o deviazioni o uscite laterali si avvicinano alla meta che ci proponiamo? Proprio in virtu di quell' "ottimismo tragico" e della consapevolezza che non siamo, non sono 'eroi' 'santi'...Certo 'dire la verità' 'sapere la verità' della situazione in cui versiamo è il principio della 'strada'.

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    1. Grazie. Opportune puntualizzazioni che in buona parte condivido. Aggiungerei solo questo: c’è indubbiamente una polivalenza, se non ambiguità, nell’uso della parola innocente. A me piace intenderla, nell’ottica della corresponsabilità, nel suo significato strettamente etimologico: in-nocente, non nocente, che non reca danno a se stessi ed agli altri, proprio nella “consapevolezza e discernimento” che le mie scelte, le decisioni di ognuno di noi, non sono asettiche ma ricadono su tutta la comunità e solo il voto espresso con discernimento forse può pretendere di esserlo. Rimane - sono pienamente d’accordo – la ricerca individuale e corale della strada da Lei indicata. Grazie. Buona domenica, gent.le Fanca Morigi.

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  4. sì mussen mussen mussen basta mussen!!!!! ma non nel senso che io mi turi il naso (ma anche). ma basta ich muss sondern ich will! per favore e lo dico con parresia chi votare. non ditemi discernimento Gian Maria Zavattaro e anche Rosario Grilli!!! ascolto radio3 per informarmi con più zelo di quanto non avessi andando a scuola ogni giorno (come alunna. sento che è compplicatooo e io sono intelligente. perché è così complicato??! pare fatto apposta è un sistema perverso. politiche. dite bene lo pensavo anch'io alcuni giorni fa essere sentire polis....ma politica oggi politici oggi ma chi ma dove ma per favore!!!! stanca di votare per non far vincere la destra per italia e sardegna quando è stato. quali interlocutori dove Persona dove dove

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    1. Considero terribilmente serio il suo commento, che è il pensiero di tanti, anche di molte persone che mi sono care e il segno di un profondo sconforto (che è anche il mio con l’aggiunta di rabbia in certi momenti difficile da contenere) che prende alla gola circa il presente ed il futuro che pare incontrollabile. Non sono ovviamente d’accordo con Lei nel gettare la spugna. Per quanto qui non ci sia spazio per una ragionata risposta, senza alcuna intenzione di addolcire o diluire la sua amara e provocatoria reprimenda, vorrei semplicemente limitarmi ad una breve riflessione concentrata su due parole che mi sono venute in mente leggendo il suo grido, senza nessuna pretesa o intento di dare lezioni a chicchessia, ma utilizzando come Lei fino in fondo la parresia. E’ facile la rinuncia per quanto dettata da un plausibile disincanto, è difficile invece il canto della resistenza (o resilienza, oggi parola di moda) e della speranza. Resistere e sperare vuol dire parlare ed agire. Parlare: denunciare ed annunciare che nulla è inamovibile e che ogni sistema può essere messo in discussione; annunciare che il futuro è campo per modi alternativi di vivere. Agire; reagire allo sconforto rassegnazione rinuncia ed opporvi coraggio, pazienza e impegno. La politica non sta solo dentro il palazzo, ma abita nelle situazioni che quotidianamente viviamo: è una consapevolezza scomoda perché restituisce ad ognuno di noi una quota relativa di responsabilità in un mondo sempre più interdipendente: anche le mie azioni ricadono sugli altri in tempi e distanze che non so prevedere. Per me non si tratta solo di un richiamo morale, ma di un’asserzione oserei dire scientifica. Ogni uomo, ogni donna è la sua speranza. Grazie, gent.le Roberta Mameli per il suo intervento.

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    2. Voglio aggiungere due considerazioni per “curare” ( uso cura nel senso spirituale cristiano) la sua delusione.
      La democrazia è sistema imperfetto e perfettibile. Oggi, che è sottoposto ad attacchi concentrici, rivela ancor di più la sua debolezza.
      La forza della democrazia non sta in alto, nei vertici, sta in basso, nel popolo.
      Salto il necessario problema di chiarimento della parola popolo.
      La uso come organico di fede civica e su questo registro propongo come rimedio, sempre e continuamente revisisionabile, l’azione dal basso. Tecnicamente è quella che oggi chiamano democrazia attiva. Qualcuno la tratta in modo tale da dare fiato alla democrazia diretta....( e qui intervengono problemi relativi all’impianto massmediatico ). Ma la sostanza vera è nella fede del cittadino, nella capacità di mantenere con costanza l’abito del cittadino.

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  5. grazie a Lei. sì meglio resistenza meglio fuori moda. ruminerò -ogni donna è la sua speranza-.

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  6. Salvatore Lenzo19 febbraio 2018 15:44

    Ottima riflessione. Ma con quale prospettiva? se da molto tempo ormai, chissà forse da sempre, proprio i cattolici cui questo invito andrebbe principalmente rivolto hanno sostenuto persone ed idee indegne di albergare nei pensieri del Signore. Con la stessa facilità e sbrigatività hanno bocciato e lottato idee e programmi più vicini al vangelo solo perchè proposti da persone e partiti autodefinentesi atei.

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    1. Ha ragione: l’invito è rivolto a tutti, atei e credenti, ed in particolare sicuramente a quei cattolici a cui ella fa cenno, che non sono – sarà un’ovvietà, ma è bene precisarlo – “i cattolici”, cioè tutti i cattolici, ma quei cattolici che ritengono o ritenevano che la priorità delle scelte politiche non debba o non dovesse essere affidata alla “lieta novella”. Grazie al cielo i cattolici non sono un partito, ma dal punto di vista delle collocazioni partitiche esprimono una libera e multiforme varietà di posizioni ed opinioni. Per quanto mi concerne nella mia vita trascorsa e presente la bontà dei programmi non ha mai escluso quelli “proposti da persone e partiti autodefinentesi atei” (quali?), ma solo e sempre quelli che manifestamente o nascostamente esprime(va)no o privilegia(va)no interessi di parte contrari al bene di tutti, in specie di quello dei più deboli e svantaggiati. Mi confortano in ciò le prese di posizione di papa Francesco ed i suoi moniti.

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  7. Teresa Massaccesi19 febbraio 2018 16:12

    Le vostre riflessioni spingono più che mai a fare un ordine mentale.....Il politico.... I politici... tentano per trovare e dare un' autentica ricerca per un sistema politico giusto che dia soddisfazione ...e soddisfazioni a noi tutti.... Purtroppo ci sono troppi e vari e terribili eventi umani che distolgono ....complicano la vita politica....Siamo al punto di trovare una " bussola " che non sia quella dei ..." venti " per trovare le direzioni....Nord....Sud....Est....Ovest....
    La famiglia sia al centro....proprio perché investita da grandi trasformazioni sociali ed economiche.... La famiglia sia cosciente di essere l' ISTITUTO ....familiare e sappia proporre giuste riforme ....e vagliare le conseguenze che ne convengono.....
    Certo bisogna dare un voto....e tutti voteremo per discernere tra le numerose proposte....promesse affinché non siano " caramelle " .....

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  8. Rossana Rolando19 febbraio 2018 16:18

    Grazie per il suo contributo alla riflessione che pone al centro la famiglia: luogo privilegiato di crescita e di educazione della coscienza civile (insieme alla scuola). Buona giornata.

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  9. Io , cara Teresa, sarei esigente nella scelta di uomini che sappiano rimettere al centro la Politica, servizio alla comunità. Questo tentativo di slogan ( necessità di sintesi) nasconde una visione d’insieme prospettica, entro la quale ogni anello della Relazione sociale sia ricosciuto e valorizzato nella sua funzione : famiglia, scuola ,enti locali, sindacati e corpi professionali, partiti fino ad arrivare allo Stato.
    Partiamo da una sfilacciatura, che rasenta l’anarchia nel senso più deleterio del termine. Se anarchia come concetto è aspirazione che nasce da anelito libertario dell’unico, l’anarchia di fatto che ritrovo è invece accozzaglia di pulsioni individuali, che giocoforza sono strumentalizzati da poteri organizzati.

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  10. Sono consapevole di non possedere idonee conoscenze tali da saper distinguere le promesse da proposte di cambiamento della vita politica nazionale. Con tali premesse non ho ancora sentito da nessuno dei politici che dovremo votare che dando il voto a lui attuerà un programma di riforme atte a mutare lo stile di vita, di ridurre la dipendenza dal consumismo o dagli interessi egoistici e personali. In altro momento avevo inneggiato al comportamento di José “Pepe” Mujica e alla sua politica della gente. Lui sì che ci propone un modo diverso di vivere, un modo diverso di fare politica. In Italia solo Papa Francesco ci punzecchia per farci comprendere che se vogliamo essere felici dobbiamo cammbiare stile di vita. Ho detto punzecchia perché quando tocca i nostri interessi personali non è più una proposta di cambiamento da prendere in considerazione ma un fastidio, una irritazione perché denuncia i nostri egoismi, il nostro voler essere sempre più dotati tecnologicamente anziché di aumentare il nostro senso civico, il nostro essere più solidali nei confronti di chi ha meno di noi, degli ultimi. Abbiamo accantonato il senso di accoglienza e di solidarieta per sostituirlo con la cultura dello scarto e della indifferenza. La vita inizierà ad essere vissuta con maggiore felicità quando riusciremo a liberarci dalle zavorre che ci portiamo dentro di noi. Un grazie agli estensori e a tutti coloro che mi hanno preceduto nei commenti che ho letto con attenzione.

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    1. Sono con lei nel porre accanto José “Pepe” Mujica, “il presidente più povero”, e papa Francesco, che ha fatto della scelta dei poveri, degli ultimi e degli oppressi, lo stigma del suo pontificato, pur nelle loro indubbie diversità. E’ comune la ”politica della gente”: la pratica delle promesse realizzate, la mitezza anche nei momenti di confronto duro e fermo, la sobrietà, soprattutto la coerenza tra il dire, l’essere e il fare. Come ella scrive in altro commento, “l’utopia a volte diventa realtà se a pensarla, realizzarla e viverla “ dedichiamo la vita intera a servire il sogno dell’ “accoglienza e solidarietà”, praticandola ogni giorno, nella consapevolezza dei propri limiti. Grazie.

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  11. La ringrazio per la bella ed esauriente risposta e nel contempo confermo la stima nei suoi confronti.

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  12. Ottimo, tra le altre considerazioni, il richiamo alla "parresia" ... Ma il dubbio su chi votare rimane ... Buona serata.

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  13. Ha ragione: il dubbio permane. Ma nel dubbio prevale il sostantivo sull'aggettivo qualificativo dell'"ottimismo tragico". Grazie e buona serata.

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