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lunedì 29 aprile 2024

Preti ribelli.

“Il posto di un prete è fra la gente: in chiesa, per strada, in fabbrica, a scuola, ovunque ci sia bisogno di lui" (don Gallo).
Articolo di Gian Maria Zavattaro, già pubblicato su Avvenire, pagina diocesana di Albenga Imperia del 28 aprile 2024.

Daniele La Corte, Tradito
Ogni giorno - tanto più il 25 aprile - occorre e fa bene ricordare: riportare alla memoria non solo eventi nazionali e mondiali ma anche persone da non dimenticare del nostro ponente ligure (e dintorni).
Ci aiuta “TRADITO Don Giacomo Bonavia e i preti “ribelli” (Fusta ed, ottobre 2023) del noto giornalista e scrittore Daniele La Corte sulla “resistenza” tra l’8 settembre ‘43 e il ’45.
Sintesi non casuale è la citazione iniziale di don Gallo: “Il posto di un prete è fra la gente: in chiesa, per strada, in fabbrica, a scuola, ovunque ci sia bisogno di lui, ovunque la gente soffra, lavori, si organizzi, lotti per i propri diritti e la propria dignità”.
Don Giacomo Bonavia
Protagonista: don Bonavia, parroco di Villanova d’Albenga. Coprotagonisti parroci e preti in diverso modo “ribelli”: don Pelle, don Raimondo parroco di S. Fedele, don P. Enrico trucidato dai nazifascisti il 19.6.44, tanti altri sacerdoti e il fido Alfredo (Maciste) nel clima desolato di guerra, vendette, terrore, paure, esecuzioni sommarie, rastrellamenti, tradimenti (il Pisano!), torture (Luberti il boia!), delatori e spie…
Don Bonavia accetta di essere mediatore tra partigiani e tedeschi per la liberazione di un dirigente della Todt in cambio di due prigionieri partigiani. Tradito dal Pisano, è arrestato, tradotto nella “casa del terrore” di Albenga, a lungo torturato e condannato a morte con processo farsa. Lo salva all’ultimo il deciso intervento del vescovo Cambiaso e del tenente tedesco F.Kockwasser, cattolico praticante.
Impossibile in poche righe dar conto del drammatico susseguirsi delle vicende. Auspicabile è la lettura diretta sempre incalzante, ora gioiosa ora dolente, del libro di La Corte che, valendosi della forma avvincente del romanzo, dispiega la cruda realtà di continui assillanti eventi, come l’eccidio di Testico o all’opposto l’estremo sacrificio di don Ghiglione offertosi alla fucilazione al posto dei parrocchiani.
Don Giuseppe Pelle
Il libro si conclude con don Bonavia e don Raimondo che - a liberazione avvenuta - danno sepoltura ai “morti della foce” e passano le notti con Maciste e il Priore al recupero dei resti dalle fosse comuni. Indicibile riesumazione, strazianti riconoscimenti, solenni funerali davanti alla cattedrale di Albenga.
Resistere! Dal latino re-sistere, fermare respingendo, non cedere, opporsi. Il resistere è nella storia del cristianesimo: innumerevoli schiere di cristiani, sacerdoti e laici hanno vissuto l’avvertimento di Gesù Gv15,18-25. Oggi è il resistere dei 365 milioni di cristiani perseguitati (cfr. Rapporto Open Doors), testimoni della ”Rivoluzione Beatitudini: Magna carta che Gesù ci ha donato per dare nuova vita agli uomini e al mondo. Le beatitudini sono l’unica vera rivoluzione che conosciamo. Una rivoluzione che non chiede agli altri ma a noi stessi di cambiare.[…] Le beatitudini partono sempre dal qui e ora, non da quello che vivremo, ma da quello che viviamo”. (p. 6 dell’inserto mensile di marzo 2024 Luoghi dell’infinito di Avvenire). E io, tu, noi?
 
Cartina della Foce, con i numeri indicanti le fosse comuni dei Martiri

1 commento:

  1. Mi viene in mente il libro di Nuto Revelli, "Il prete giusto", che ha saputo scegliere, pagando di persona, la "parte giusta":
    [img]https://www.ibs.it/images/9788806250096_0_424_0_75.jpg[/img]

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