POST DI ELENA BRUNO.
GRAZIE A ELENA BRUNO PER LA COMPETENZA E LA LUCIDITA' CON CUI HA COMUNICATO E CONDIVISO UN TEMA DI GRANDE RILEVANZA CULTURALE E POLITICA.
Tutti
quanti sappiamo di essere cittadini italiani, è un dato di fatto. L’essere
cittadini italiani deriva da un vincolo di “appartenenza” allo Stato italiano,
che nel nostro Paese si acquisisce tramite lo ius sanguinis ed è formalmente sancito
dall’articolo 3 della nostra Costituzione.
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Apparteniamo allo stato italiano per motivi di sangue
(Madre e figlio) |
Alla cittadinanza italiana si è accostata quella europea istituita nel 1992,
possiamo dire a tutti gli effetti di avere una doppia cittadinanza. Oramai nei
passaporti la scritta Unione Europea (UE) precede Repubblica Italiana, sempre
più il curriculum vitae richiesto è l’Europass, in tasca abbiamo l’euro e se ci
dobbiamo spostare da uno stato membro all’altro non dobbiamo fare code alla
dogana perché godiamo della libertà di circolazione. Questi sono solo alcuni
degli elementi che derivano dalla cittadinanza europea; tuttavia si tratta di
una forma di cittadinanza anomala, disgiunta da una qualsiasi idea tradizionale
di Stato.
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... alla cittadinanza italiana si è unita
la cittadinanza europea ...
(Coppia) |
L’UE di oggi è infatti un’istituzione sovrannazionale sviluppatasi a
partire dal secondo dopoguerra per la volontà di sei Paesi fondatori (Francia,
Italia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo). Gli imperi del passato
fondavano le loro origini su miti di gloriose vittorie su campi di battaglia,
invece l’UE rappresenta una novità: si tratta della prima istituzione politica
della storia a nascere dalle ceneri di una sconfitta. Essa nasce infatti con
l’intento di garantire che gli eventi nefasti del passato non possano più
ripetersi e gli obiettivi dei Padri fondatori dell’Europa sono chiari ancora
oggi: garantire la pace dei popoli europei e cercare di consolidare le giovani
democrazie ancora fragili.
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... un matrimonio fondato
sugli alti valori della pace ...
(Danza) |
Nel 2012 l’Unione europea è stata insignita del premio Nobel per la pace
proprio perché “Per oltre sei decenni ha
contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia
e dei diritti umani in Europa”. Secondo il presidente del Consiglio europeo
Herman Van Rompuy, il premio riconosce che l’UE è “La più importante istituzione per la pace mai creata. I cittadini di
tutti i paesi dell’Unione dovrebbero essere orgogliosi di essere europei”.
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... ma che attraversa momenti difficili ...
(Uomo che legge al parco). |
Tuttavia non è così scontato considerarsi europei, o meglio lo si può essere a
livello istituzionale, infatti godono della cittadinanza europea i cittadini degli
stati membri, ma “l’esser orgogliosi” implica riconoscersi in una sorta di
identità europea condivisa o meglio possedere un certo sentimento di
appartenenza.
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... non basta, infatti, essere insieme in un luogo,
ad esempio ad uno spettacolo ...
(L'equilibrista) |
Come ogni sentimento che si rispetti esso deve essere innanzitutto
seminato e coltivato; a mio avviso il primo di questi semi è stato gettato con
la carta dei diritti europei (Nizza, 2000), di cui alcune frasi recitano:
“I popoli europei nel creare tra loro
un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace
fondato su valori comuni […] Consapevole del suo patrimonio spirituale e
morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità
umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l’Unione si basa sui
principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro
della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di
libertà, sicurezza e giustizia”.
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... per sentirsi parte di una stessa identità,
di un'unica casa ...
(Rococò) |
Molti Paesi, non ancora membri dell’UE, guardano a essa come punto verso cui
tendere. Gli scontri ucraini di questo ultimo periodo raccontano un Paese
diviso tra Europa e Russia lasciando intuire che non si tratti meramente di una
questione economica: perché mai parte della popolazione ucraina guarda
all’Europa nonostante il momento di profonda crisi economica? Forse i
manifestanti ucraini non si rivolgono tanto all’Europa economica quanto a quei
valori così ben espressi nel preambolo della carta dei diritti europei; si
rivolgono a quell’Europa che mette al centro la persona tutelandone i diritti
e, anche se si deve fare ancora molta strada per realizzare a pieno ciò che è
espresso nel preambolo, è innegabile che tali valori siano d’ispirazione per
chi non vive in Paesi pienamente democratici.
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... eppure al modello della civiltà europea
che mette al centro la persona
guardano popoli sofferenti ...
(Pierrot) |
Questi valori dovrebbero essere difesi e soprattutto diffusi dai cittadini europei,
tuttavia il grave periodo di crisi economica porta sempre più scetticismo nei
confronti dell’Europa. I partiti nazionalisti aumentano i loro consensi vedendo
nell’Europa e nell’euro la causa di molti mali e sostengono che la soluzione
sia allontanarsi dall’Unione europea. Secondo questo punto di vista, il
distaccarsi dall’Europa consentirebbe di riappropriarsi della propria sovranità
e identità nazionale che permetterebbero di trovare soluzioni nazionali a
problemi che molto spesso sono di livello internazionale. La verità è che non
siamo ancora del tutto pronti ad accogliere e fare nostra l’identità europea
che dovrebbe derivare dalla cittadinanza; del resto manca un’educazione civica
europea che permetta quanto meno di comprendere e approfondire queste
tematiche.
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... la verità è che siamo confusi ...
non ancora pronti ...
(La tempesta) |
In effetti, siamo abituati a considerare l’identità nella sua accezione più
classica ed è esattamente quella che considerava Aristotele: A=A ossia qualcosa
che coincide con se stesso, comunemente diciamo qualcosa di uguale. Seguendo
logicamente il principio di identità di Aristotele, l’identità si costruisce,
come sostiene l’antropologo Remotti, a discapito dell’alterità cioè
sacrificando tutto ciò che è diverso. Se ci spingiamo indietro nel tempo, l’idea
che si è sviluppata per secoli all’interno del continente europeo, almeno per
quanto riguarda la parte occidentale, è che la cultura europea fosse superiore
a tutte le altre. Un concetto che identificava gli europei in antitesi con i
non europei, e per secoli l’idea di identità europea è stata portata come
vessillo di civiltà, portatrice di sviluppo a tutte le altre popolazioni non
europee. Ciò che avviene oggi nell’UE è totalmente diverso ed è evidente anche
dal suo motto che proclama “uniti nella
diversità”; queste tre parole sintetizzano il percorso travagliato verso la
costruzione dell’Unione Europea che è nata dall’incontro di culture anche
distanti fra loro.
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... ad unire le diversità,
le molteplicità ...
(Kairouan, città santa dell'Islam) |
In questo senso, l’unico modo per evitare scontri identitari,
causati spesso da feroci nazionalismi, è accettare che le identità sono plurali
e che noi possediamo molteplici identità. Dobbiamo sforzarci di pensare
all’identità come qualcosa che non viene fissato una volta per tutte ma come
qualcosa che si contamina e si modifica a seconda delle diverse situazioni che
viviamo. L’identità europea si costituisce proprio attraverso questa
molteplicità, infatti prima di sentirci europei ci sentiamo italiani piuttosto
che tedeschi o polacchi. L’Europa che si sta tentando di costruire assomiglia a
una grande coperta realizzata con il patchwork, ogni pezza rappresenta un Paese
membro e ogni pezza ha le sue peculiarità, ma ciò non significa che esse non
possano essere integrate tutte insieme per dar vita a una splendida coperta.
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... per ora siamo l'Europa del mercato ...
(Mercato di Algeri) |
Le particolarità e i paradossi dell’Unione Europea sono evidenti e solo il
tempo potrà dirci quali saranno i risultati. Per ora il nodo centrale rimane
l’economia e una feroce crisi economica che sta facendo barcollare molte
economie nazionali. Forse l’Europa sarebbe stata più unita e forte davanti alla crisi se oltre a una politica
monetaria comune ne avesse anche una fiscale? Questo però vorrebbe dire sempre
meno sovranità agli Stati nazionali che per loro natura non sono ben disposi a
cedere. A fronte dello scetticismo che cerca di imporsi, i progetti di
integrazione politica sembrano fuori luogo e sempre più lontano e utopico
appare il sogno degli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli; per ora di quel
sogno ci rimangono un Parlamento, una Carta costituzionale e dei cittadini
europei sempre più euroscettici.
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... e il sogno di una casa comune
è ancora da realizzare ...
(Cortile di villa a Saint Germain) |
Tutte le immagini riproducono opere di August Macke, pittore tedesco, morto nel primo conflitto mondiale.
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