Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Iscriviti alla nostra newsletter!

Visualizzazione post con etichetta August Macke. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta August Macke. Mostra tutti i post

martedì 6 ottobre 2015

Il coraggio di "sentire il sapore" e di "aver sapore".

Avere il coraggio 
di pensare 
autonomamente...
(August Macke, 
Donna che legge)
Sàpere aude
Sàpere aude, abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto”*: esortazione latina** diventata giustamente famosa grazie a Kant, che ne fa il motto dell’Illuminismo nel suo scritto del 1784 “Risposta alla domanda: che cosa è l’Illuminismo?”. 
Cosa significa oggi? 
“Aude”: abbi il coraggio prima di tutto di essere te stesso, di  scegliere sempre e solo in base alla tua coscienza, libero di fronte ad ogni potere. 
... nel vortice 
del nostro tempo... 
(August Macke, 
Cerchi di colori)
“Sàpere”: se come verbo transitivo significa sapère - conoscere - capire - intendersi di, nel suo significato etimologico, come intransitivo, è aver sapore - sapère di -  odorare di - avere il senso del gusto - gustare - sentire il sapore ed in senso figurato avere intelligenza - essere saggio, prudente, assennato.
Tramontate le illusioni illuministiche, qual è per noi il possibile significato del “sapio” in questa società in cui la  condizione umana generalizzata è quella di consumatori individualisti, plagiati, eterodiretti, smarriti nelle nostre “vite di corsa”,  affidate alla liquida esperienza del momento?

giovedì 6 marzo 2014

Cittadinanza europea e questioni identitarie. Post di Elena Bruno.




POST DI ELENA BRUNO.

GRAZIE A ELENA BRUNO PER LA COMPETENZA E LA LUCIDITA' CON CUI HA COMUNICATO E CONDIVISO UN TEMA DI GRANDE RILEVANZA CULTURALE E POLITICA. 



Tutti quanti sappiamo di essere cittadini italiani, è un dato di fatto. L’essere cittadini italiani deriva da un vincolo di “appartenenza” allo Stato italiano, che nel nostro Paese si acquisisce tramite lo ius sanguinis ed è formalmente sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

Apparteniamo allo stato italiano per motivi di sangue
(Madre e figlio)
Alla cittadinanza italiana si è accostata quella europea istituita nel 1992, possiamo dire a tutti gli effetti di avere una doppia cittadinanza. Oramai nei passaporti la scritta Unione Europea (UE) precede Repubblica Italiana, sempre più il curriculum vitae richiesto è l’Europass, in tasca abbiamo l’euro e se ci dobbiamo spostare da uno stato membro all’altro non dobbiamo fare code alla dogana perché godiamo della libertà di circolazione.
Questi sono solo alcuni degli elementi che derivano dalla cittadinanza europea; tuttavia si tratta di una forma di cittadinanza anomala, disgiunta da una qualsiasi idea tradizionale di Stato.
... alla cittadinanza italiana si è unita 
la cittadinanza europea ... 
(Coppia)
L’UE di oggi è infatti un’istituzione sovrannazionale sviluppatasi a partire dal secondo dopoguerra per la volontà di sei Paesi fondatori (Francia, Italia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo). Gli imperi del passato fondavano le loro origini su miti di gloriose vittorie su campi di battaglia, invece l’UE rappresenta una novità: si tratta della prima istituzione politica della storia a nascere dalle ceneri di una sconfitta. Essa nasce infatti con l’intento di garantire che gli eventi nefasti del passato non possano più ripetersi e gli obiettivi dei Padri fondatori dell’Europa sono chiari ancora oggi: garantire la pace dei popoli europei e cercare di consolidare le giovani democrazie ancora fragili.
... un matrimonio fondato 
sugli alti valori della pace ...
(Danza)
Nel 2012 l’Unione europea è stata insignita del premio Nobel per la pace proprio perché “Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Secondo il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, il premio riconosce che l’UE è “La più importante istituzione per la pace mai creata. I cittadini di tutti i paesi dell’Unione dovrebbero essere orgogliosi di essere europei”.
... ma che attraversa momenti difficili ...
(Uomo che legge al parco).
Tuttavia non è così scontato considerarsi europei, o meglio lo si può essere a livello istituzionale, infatti godono della cittadinanza europea i cittadini degli stati membri, ma “l’esser orgogliosi” implica riconoscersi in una sorta di identità europea condivisa o meglio possedere un certo sentimento di appartenenza.
... non basta, infatti, essere insieme in un luogo, 
ad esempio ad uno spettacolo ... 
(L'equilibrista)
Come ogni sentimento che si rispetti esso deve essere innanzitutto seminato e coltivato; a mio avviso il primo di questi semi è stato gettato con la carta dei diritti europei (Nizza, 2000), di cui alcune frasi recitano:
“I popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni […] Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia”.

... per sentirsi parte di una stessa identità, 
di un'unica casa ...
(Rococò)
Molti Paesi, non ancora membri dell’UE, guardano a essa come punto verso cui tendere. Gli scontri ucraini di questo ultimo periodo raccontano un Paese diviso tra Europa e Russia lasciando intuire che non si tratti meramente di una questione economica: perché mai parte della popolazione ucraina guarda all’Europa nonostante il momento di profonda crisi economica? Forse i manifestanti ucraini non si rivolgono tanto all’Europa economica quanto a quei valori così ben espressi nel preambolo della carta dei diritti europei; si rivolgono a quell’Europa che mette al centro la persona tutelandone i diritti e, anche se si deve fare ancora molta strada per realizzare a pieno ciò che è espresso nel preambolo, è innegabile che tali valori siano d’ispirazione per chi non vive in Paesi pienamente democratici.
... eppure al modello della civiltà europea 
che mette al centro la persona 
guardano popoli sofferenti ...
(Pierrot)
Questi valori dovrebbero essere difesi e soprattutto diffusi dai cittadini europei, tuttavia il grave periodo di crisi economica porta sempre più scetticismo nei confronti dell’Europa. I partiti nazionalisti aumentano i loro consensi vedendo nell’Europa e nell’euro la causa di molti mali e sostengono che la soluzione sia allontanarsi dall’Unione europea. Secondo questo punto di vista, il distaccarsi dall’Europa consentirebbe di riappropriarsi della propria sovranità e identità nazionale che permetterebbero di trovare soluzioni nazionali a problemi che molto spesso sono di livello internazionale. La verità è che non siamo ancora del tutto pronti ad accogliere e fare nostra l’identità europea che dovrebbe derivare dalla cittadinanza; del resto manca un’educazione civica europea che permetta quanto meno di comprendere e approfondire queste tematiche.
... la verità è che siamo confusi ... 
non ancora pronti ...
(La tempesta)
In effetti, siamo abituati a considerare l’identità nella sua accezione più classica ed è esattamente quella che considerava Aristotele: A=A ossia qualcosa che coincide con se stesso, comunemente diciamo qualcosa di uguale. Seguendo logicamente il principio di identità di Aristotele, l’identità si costruisce, come sostiene l’antropologo Remotti, a discapito dell’alterità cioè sacrificando tutto ciò che è diverso. Se ci spingiamo indietro nel tempo, l’idea che si è sviluppata per secoli all’interno del continente europeo, almeno per quanto riguarda la parte occidentale, è che la cultura europea fosse superiore a tutte le altre. Un concetto che identificava gli europei in antitesi con i non europei, e per secoli l’idea di identità europea è stata portata come vessillo di civiltà, portatrice di sviluppo a tutte le altre popolazioni non europee. Ciò che avviene oggi nell’UE è totalmente diverso ed è evidente anche dal suo motto che proclama “uniti nella diversità”; queste tre parole sintetizzano il percorso travagliato verso la costruzione dell’Unione Europea che è nata dall’incontro di culture anche distanti fra loro.
... ad unire le diversità, 
le molteplicità  ...
(Kairouan, città santa dell'Islam)
In questo senso, l’unico modo per evitare scontri identitari, causati spesso da feroci nazionalismi, è accettare che le identità sono plurali e che noi possediamo molteplici identità. Dobbiamo sforzarci di pensare all’identità come qualcosa che non viene fissato una volta per tutte ma come qualcosa che si contamina e si modifica a seconda delle diverse situazioni che viviamo. L’identità europea si costituisce proprio attraverso questa molteplicità, infatti prima di sentirci europei ci sentiamo italiani piuttosto che tedeschi o polacchi. L’Europa che si sta tentando di costruire assomiglia a una grande coperta realizzata con il patchwork, ogni pezza rappresenta un Paese membro e ogni pezza ha le sue peculiarità, ma ciò non significa che esse non possano essere integrate tutte insieme per dar vita a una splendida coperta.
... per ora siamo l'Europa del mercato ...
(Mercato di Algeri)
Le particolarità e i paradossi dell’Unione Europea sono evidenti e solo il tempo potrà dirci quali saranno i risultati. Per ora il nodo centrale rimane l’economia e una feroce crisi economica che sta facendo barcollare molte economie nazionali. Forse l’Europa sarebbe stata più unita e  forte davanti alla crisi se oltre a una politica monetaria comune ne avesse anche una fiscale? Questo però vorrebbe dire sempre meno sovranità agli Stati nazionali che per loro natura non sono ben disposi a cedere. A fronte dello scetticismo che cerca di imporsi, i progetti di integrazione politica sembrano fuori luogo e sempre più lontano e utopico appare il sogno degli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli; per ora di quel sogno ci rimangono un Parlamento, una Carta costituzionale e dei cittadini europei sempre più euroscettici.
... e il sogno di una casa comune 
è ancora da realizzare ...
(Cortile di villa a Saint Germain)



Tutte le immagini riproducono opere di August Macke, pittore tedesco, morto nel primo conflitto mondiale.


INVITIAMO TUTTI A PARTECIPARE CON COMMENTI E OSSERVAZIONI.

Chi desidera intervenire può semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.