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Chardin,
Donna che prende il tè
(particolare) |
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Gli
odori si stratificano in noi e il corpo ne porta il ricordo. Noi non rammentiamo
perfettamente un odore – come nozione – ma il corpo ricorda le sensazioni di “soddisfazione”
e di “benessere fisico” legate a certi odori. Questa è la tesi del filosofo
Salvatore Natoli contenuta in una bella pagina di I nodi della vita, ed. La Scuola, Milano 2015 (pp. 91-107), e dedicata
al come “diventare felici”. Egli definisce “felicità immemorabile” quella
costellazione di percezioni gradevoli connesse allo star bene che trova nel
corpo la sua traccia inconscia ed arriva alla mente in un secondo momento,
quando ci capita per esempio di avvertire e di riconoscere, dopo molto tempo, determinate
sensazioni olfattive che hanno per noi un qualche significato. Queste
considerazioni portano Natoli ad affermare una priorità del “piacere di esistere”,
“inscritto nelle nostre carni”, rispetto al dolore, secondo una linea di
pensiero che trova le sue radici già nell’antica Grecia. La vita ha una sua
bellezza e piacevolezza in se stessa, prima e al di qua di eventi straordinari.
E il corpo lo sa.
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Jean-Baptiste-Siméon Chardin,
Donna che prende il tè |
Il
tema degli odori trova nella letteratura fascinose trattazioni (la madeleine
intinta nel tè di Proust!). Qui vorrei ricordare un suggestivo racconto di
Primo Levi: si intitola I mnemagoghi, fantastica parola per dire “suscitatori di
memorie” (Primo Levi, Opere, I, Einaudi, Torino 1997, pp. 401-408).
Ecco
il contenuto in breve.