Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Iscriviti alla nostra newsletter!

martedì 18 febbraio 2014

Europa, interrogativi. Il mito.







Quali candidati, per lo più sconosciuti od imposti dai partiti? 
Chi potrà raccogliere le nostre speranze e la nostra fiducia?










Come si può essere europei? Dov’è l’Europa nella babele delle differenze storiche e geografiche? Quale unità si vuole costruire e per quale votare?
Quella puramente geografica o  dei mercati o quella politica dei popoli e delle culture?

**************************
 
Lasciamoci suggestionare dal mito di Europa ..

L'Europa in un mosaico 
del III secolo d.C.

Europa*, figlia di Fenice e di Perimede (secondo altri di Cassiopea  o Telefe o Agenore), si risveglia un giorno  da un sogno in cui due terre, che avevano assunto l’aspetto di donne, si disputavano la sua persona: una, la “terra d’Asia”, voleva tenerla presso di sé; l’altra, la“terra della sponda opposta”, voleva portarla via sul mare, per ordine di Zeus.
L'Europa di Tiziano 
(1480/85 - 1576).
Mentre era  intenta insieme alle sue compagne a cogliere fiori nei prati di  Tiro o di Sidone, lungo la marina  del Mediterraneo (oggi nel Libano), Zeus la scorge, si accende di lei, si muta in  torello, possente ma mansueto, emerge dalle onde e giocosamente stendendosi ai  piedi della fanciulla, la invita   a salirgli in groppa rivelandole la sua vera identità. 
L'Europa di Guido Reni 
(1575 -1642).
Europa sale, coraggiosissima e bellissima, il toro balza in piedi e tra lo spavento delle compagne si butta in mare, mentre Poseidone spiana le onde ed Afrodite, Tritoni e Nereidi  l’accompagnano in corteo. 
L'Europa di Antonio Carracci 
(1583? - 1618)
L’unione tra i due si consuma sull’isola di Creta,  presso una fonte o, per altri, forse entro una spelonca trasformata in talamo nuziale. Europa  diventa “madre  di nobili figli”: Minosse, Radamanto e Sarpedonte.
L'Europa di Rembrandt 
(1606 - 1669).
Prima di tornarsene all’Olimpo Zeus dona ad Europa Talo, l’uomo di bronzo,  un cane cui nessuna preda sfugge e un giavellotto che mai fallisce il bersaglio. Europa diviene poi moglie del re cretese Asetiro che adotta i figli di lei, con tutto ciò che segue...
L'Europa di Carlo Cignani 
(1628 - 1719).
   **************************
Europa è dunque una principessa giunta dall’Asia assieme a un dio: è una donna, una bella donna degna di amore; è un mito, un sogno, un’utopia …
L'Europa di Gustave Moreau 
(1826 - 1898).
Un’interpretazione un po’ arbitraria potrebbe rinvenire nel mito il preannuncio  della civiltà occidentale e non sfuggirebbe alla tentazione di un parallelo tra mito di allora e sogno-utopia  oggi di una  epocale cittadinanza europea.
Il mito, come sempre,  suggerisce ciò che il logos (il discorso razionale) da solo non è in grado di attestare,  perché va oltre la parola della scienza, della politica e dell’economia per diventare  parola della poesia: fantasia, immaginazione, creatività, insieme speranza di riconciliazione. Come giustamente sottolinea G. Reale, l’idea di Europa non solo si pensa, ma la si deve immaginare e sentire come fascino di un’avventura,  momento festivo dell’èsprit del finesse.  
L'Europa di Virginia Frances Steeret 
(1900 - 1931).
 * L’Europa è un’invenzione dei Greci. Il nome Europa,  figlia di Teti  ed Oceano, insieme con la sorella Asia,  compare la prima volta in Esiodo, il primo a tramandarcelo. Per alcuni  l’etimo  sembra composto da “eurus” (largo, esteso) e “ops” (occhio, sguardo): dall’ampio sguardo, dalle libere estensioni, dove lo sguardo può spaziare. Altri preferiscono privilegiare l’origine accadica che indica il tramonto e quindi le terre poste ad occidente di uno spettatore situato  tra  l’Ellade e le isole.



Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail. 
 

domenica 16 febbraio 2014

Voler esser mare. Favola.


Tutti viviamo le nostre fatiche. Capita di sentirsi oppressi, quasi schiacciati, ognuno con i suoi pesi. Alle volte basta cambiare lo sguardo per trovare sollievo. Con questo intento riproponiamo oggi, 5 settembre 2014, questo piccolo racconto, per noi e per tutti.

Volare in un altro spazio.

Nei momenti in cui il regno dell’umano 
mi sembra condannato alla pesantezza,
penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. 
Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale.
Voglio dire che devo cambiare il mio approccio,
devo guardare il mondo con un’altra ottica,
un’altra logica …
Italo Calvino.


C’era una volta un giovane uomo  che viveva continuamente in affanno, sentendosi minacciato da molti pericoli, sotto il peso opprimente delle sue difficoltà, grandi come massi e feroci come artigli.

... grandi come massi ... 
feroci come artigli ...

Cercava di fuggire da se stesso, ma le difficoltà lo rincorrevano e non lo lasciavano mai riposare.
Erano troppo grandi per lui, non le poteva affrontare.


... le difficoltà lo rincorrevano ...
Stanco della propria vita non riusciva più a vedere nulla di bello, tutto quello che lo circondava e che un tempo lo appassionava aveva perso la sua attrattiva e il suo colore, tutto era avvolto nel silenzio opprimente di in una notte oscura.

... una notte oscura ...
Fu in sogno che una voce gli suggerì di mettersi in viaggio verso un paese lontano lontano, un luogo che non aveva mai visto prima.
Lì avrebbe trovato un saggio cui chiedere consiglio su come liberarsi dai suoi pesi.

... un paese lontano lontano ...
Si mise in cammino e raggiunse quel luogo.
Il saggio era un vecchio reso accorto dal tempo e curvo dagli anni.
Nel libro della sua vita aveva conosciuto l’amore, aveva assaporato i frutti più dolci, aveva affrontato i pericoli più grandi, aveva accumulato esperienza e sapienza.
... il saggio era un vecchio 
reso curvo dagli anni ...
 ... aveva conosciuto l'amore ...
... assaporato i frutti più dolci ...

... affrontato i pericoli più grandi ...
Forse poteva aiutarlo, pensò il giovane uomo.
E, così riflettendo, gli rivolse queste parole:
Sono disperato, schiacciato dal peso insopportabile delle mie angosce. Come posso liberarmene?
Il saggio tacque a lungo. Quindi prese una manciata di cenere, riempì una scodella di acqua pura e cristallina, vi lasciò cadere la cenere dicendo:
“Queste che getto nella scodella sono le tue sofferenze”. Immediatamente l’acqua perse la sua limpidezza, divenendo torbida e sporca come quella di una pozzanghera.  Non si poteva più utilizzare. Era acqua da gettar via.
Così fece il vecchio saggio.


... torbida e sporca come quella 
di una pozzanghera ...
Poi invitò il giovane uomo a seguirlo. Si recò in riva al mare, prese un’altra manciata di cenere, la gettò tra le onde. La cenere in un attimo si disperse nella vastità dei flutti e il mare tornò subito chiaro, limpido, azzurro, intatto nella sua trasparenza.
“Ecco disse il vecchio saggio. Ogni giorno dobbiamo decidere se essere come quella scodella d’acqua o come questo mare.
Il giovane uomo rimuginò a lungo sul significato di quel responso. Pensò, ripensò, capì che da allora in avanti voleva esser mare. 


... voleva esser mare ...
La favola è frutto di un nostro libero rifacimento, operato sulla base di un aneddoto anonimo riportato sul web.
Tutte le immagini riproducono opere di Virginia Francis Sterret, artista americana vissuta tra il 1930 e il 1931.

Chi desidera intervenire può andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.