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Visualizzazione post con etichetta mito. Mostra tutti i post
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domenica 28 maggio 2023

Il mito, la mitologia, la prospettiva.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle illustrazioni di Alberto Magri (vedere nota a fondo pagina), per gentile concessione (qui il sito).

Alberto Magri, Menocchio, dipinto
Carlo Ginzburg si è conquistata la fama di storico di vaglia a partire dalla pubblicazione del libro Il formaggio e i vermi del 1976; aprì allora squarci di novità metodologiche nella storiografia italiana. Il suo spessore di autore si è confermato poi arricchendosi di chiavi interdisciplinari.
Dopo questa presentazione, voglio seguire le sue argomentazioni davanti al tema del mito, sviluppate in Occhiacci di legno, opera ripresa ed ampliata nel 2019. (1)
Il mito contrasta con una certa storiografia, che alla storia applica la severa misura della razionalità; facendo parte dell’irrazionale, viene sbrigativamente “messo in soffitta”, a rappresentare la “zavorra” del progredir della ragione. I positivisti, in ispecie, avevano elevato una barriera insormontabile davanti alla “verità oggettiva” dei fatti.

mercoledì 17 agosto 2022

Le città di carta.

 Post di Rosario Grillo.

Ignazio Danti, Italia, 1580-83
“Per Braudel è necessario che la natura si presenti all’uomo come una difficoltà da vincere: se l’uomo accetta la sfida si creano i presupposti alla possibilità di creare civiltà” (Braudel 1986).
 
Daniele Benfanti riprende il concetto basilare di F. Braudel indagando la fecondazione “per seme geografico” che la “nuova storia” (Annales) ricevette.
Me ne servo per discutere l’incidenza della geografia e, per essa e con essa, il “campionario” intrinseco alla geografia. Quest’ultima, quando è assunta nella facies descrittiva, porta fuori strada, non si fa intendere nella sua veste cangiante e polimorfica. In altro verso, invece, è tesoro di possibilità ed opportunità, è “pozzo” al quale attingere latenti performance: per esplicitarle.
“Il tradimento è l’elemento istitutivo di qualsiasi geografia. Il tradimento è il racconto che si fa di quelle geografie, che le fonda e le ricostruisce: infatti, fin da bambini sappiamo – è una conoscenza pregressa, innata – che casa nostra non si riduce certo al perimetro di quella serie di quadrati e rettangoli che abitiamo; casa nostra, in realtà, ogni giorno può allargarsi a dismisura, o restringersi fino alla claustrofobia, trasformarsi nel luogo di battaglie storiche, di viaggi interstellari, di incontri impensabili. È una geografia continuamente tradita dal nostro immaginario, dalla nostra capacità di lettura dell’altrove, dal nostro desiderio dell’altrove. Naturalmente, lo stesso vale per le nostre città, per i nostri Paesi, per il nostro pianeta: nessuna geografia sembra essere sufficiente abbastanza per contenere una storia.”

venerdì 31 marzo 2017

Enzo De Giorgi tra mito e musica.

Post di Rossana Rolando.
Tutte le immagini raffigurano opere di Enzo De Giorgi (qui il sito), l'artista a cui è dedicato l'articolo.

Enzo De Giorgi, 
Il filo di Arianna
Il mito - nel senso greco del racconto che racchiude significati profondi, già filosofici nella sostanza ancorché fantastici nella forma  - è il nucleo semantico più adatto ad esprimere le tessiture di sogno che Enzo De Giorgi mette in scena nei suoi dipinti. Le figure aeree, sottili, flessuose, leggere, volanti, sottratte alla legge di gravità, allungate nel vento... riportano alle origini del pensiero e si caricano di valori simbolici: il filo di Arianna rimanda alla metafora esistenziale del labirinto; Apollo e Dafne si fanno icone dell’eros, nel tormentato binomio di attrazione e turbamento, desiderio e fuga; Narciso ed Eco raccontano l’opposizione tra l’amore di sé, nelle sue molteplici interpretazioni, e la pura, generosa, totale dedizione all’altro; il vaso di Pandora evoca il mistero del male; Icaro ricorda, con il suo immenso volo, l’aspirazione alle mete più alte...

martedì 9 giugno 2015

L'Europa ad un bivio?


Grazie a Martina Isoleri 
e a tutti i partecipanti.

Riporto in due puntate alcuni estratti della relazione dal sottoscritto tenuta ad Albenga, in occasione dell’inaugurazione del circolo ingauno ACLI. Alla prima  (“L’Europa ad un bivio?”) seguirà  “L’Europa, la scuola, l’Islam, il laico cristiano”.


Delle tappe che hanno caratterizzato sinora la UE dei 28 stati oggi aderenti vorrei ricordare la prima, la “dichiarazione di Schumann” del 9 maggio 1950, giorno poi scelto dal Consiglio europeo come Festa dell'Europa: primo discorso politico ufficiale che prospetta una comunità europea economica tra sei stati  in vista di una futura integrazione politica e federale. Dopo le tragedie della seconda guerra mondiale la dichiarazione ha dato l’avvio al processo di integrazione con la sola forza della ragione, rivoluzionaria novità rispetto alle annessioni prima imposte manu militari.


Il sogno dei padri fondatori (Spinelli, De Gasperi, Schumann,  Adenauer, Monnet…) ha trovato un progressivo inveramento  solo parziale perché il loro sguardo mirava molto più  lontano, ad una Federazione degli Stati Uniti d’Europa. 
L’Europa è un sogno antico ed una speranza nuova. Vi racconto  perciò il mito di Europa, un’invenzione dei Greci più di 2500 anni fa. Europa è una principessa che  una mattina coglie fiori nei prati lungo la marina asiatica del Mediterraneo. Viene scorta da Zeus, che si  muta in torello, emerge dalle onde e si avvicina alla fanciulla. Europa, splendida e coraggiosa, sale sulla groppa, il toro balza in piedi e si butta tra le onde. La  conduce nell’isola di Creta, dove si unisce  a lei presso una fonte trasformata in talamo nuziale ed Europa  diventa “madre  di nobili figli”.

Pompei, Il ratto di Europa.
Perché cito questo mito? Per sua natura il mito suggerisce ciò che la fredda ragione (l’èsprit de géometrie) da sola non produce: va oltre la scienza, la politica, l’economia pur indispensabili; si fa immaginazione anticipatrice, passione, speranza, promessa di fratellanza. Il mito ci suggerisce che l’Europa non può essere data in mano ai soli  politici ed economisti: si deve immaginare e sentire come fascino di un’avventura di tutti, trionfo dell’ésprit de finesse, dei popoli, della reciproca ospitalità e non mosaico di  egoismi particolari.

E’ il sogno ad occhi aperti, in pieno conflitto mondiale, di A. Spinelli e E. Rossi, antifascisti confinati sull’isola di Ventotene dal 1941 al 1943 perché considerati ostili al regime mussoliniano. Scrivono “Per un’Europa libera e unita. Progetto di un Manifesto”. Molti aspetti appaiono datati o dichiaratamente  ideologici, ma l’idea di fondo  è splendida follia profetica. “In attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo”, delineano il futuro della Federazione degli Stati Uniti Europei, la cui premessa è la riforma della società secondo “il principio cardine che non è la sottomissione degli uomini all’economia, ma un suo controllo ed indirizzo”.

Una Federazione europea che segni la fine definitiva delle politiche nazionali esclusiviste: unico esercito,  politica estera e mercato; potere di determinare i limiti amministrativi dei vari stati associati; libertà di movimento di tutti i cittadini; magistratura federale, apparato amministrativo indipendente, legislazione e organi di controllo fondati sulla partecipazione diretta dei cittadini…

Ebbene, consideriamo ora la nostra Europa di oggi sotto stress: dilagano euroscetticismo, paure e diffidenze; difficoltà a trovare un percorso comune di accoglienza per impedire le stragi dei migranti nel Mediterraneo; prevalere degli egoismi  ed interessi nazionali… Non ho competenze per entrare nel merito di questa Europa, per quanto ben consapevole che senza la crescita dell’occupazione e degli investimenti, senza una politica economica funzionale tutto sarebbe perduto. Mi limiterò ad offrire qualche riflessione, porre interrogativi e soprattutto invitare a voler vivere questo tempo di intermezzo tra il non più ed il non ancora, nell’attiva speranza di  una compiuta Europa.

Le domande sono: Quale Europa si sta costruendo e che cosa vuol dire essere europei? Che sarà l’Europa senza la passione, i sogni dei giovani? Educare alla cittadinanza europea è  un’opzione o un dovere della scuola? Quale rapporto tra Europa ed Islam? E io laico cristiano che ci sto a fare in un’Europa multiculturale? Parlare dell’idea di Europa non è  parlare di una “res” fumosa, ma di noi, del nostro futuro, del nostro quotidiano vivere le relazioni con gli altri, della nostra  casa in cui abitiamo.

L’Europa non può ridursi solo a un concetto geografico o politico od economico. Scriveva Morin:“ La sua originalità è per così dire la sua mancanza di unità. L’Europa è  una nozione dai molti volti. […] L’Europa non ha unità se non nella sua molteplicità e attraverso essa. Sono le interazioni tra popoli, culture, classi, stati, che hanno intessuto un’unità, essa stessa plurale e contraddittoria”. Europa significa pluralismo, identità con  diverse appartenenza: un concetto complesso dai mille volti. 

Nei secoli ha prodotto la civiltà classica, greca e romana, il cristianesimo, il nesso chiesa-impero, le grandi letterature nazionali, la filosofia, l’arte, la musica, l’umanesimo ed il razionalismo, la grande rivoluzione scientifico-tecnica iniziata nel 600, ma anche roghi e caccia alle streghe. Ha prodotto divisioni, conflitti religiosi, guerre mondiali, dominazioni coloniali; ha attuato libere istituzioni, libere costituzioni democratiche, carte dei diritti ma anche regimi totalitari e discriminazioni di ogni tipo.

Ma a ben vedere in queste contraddizioni c’è una linea divisoria abbastanza netta tra  particolarismi ed interessi immediati (che hanno prodotto sempre e solo divisioni e guerre) e la cultura che tende a universalizzare i diritti dell’uomo, la lotta contro ineguaglianze e discriminazioni, l’impegno per la pace. Una complessa universalità che vede sfilare ed unire in un comune patrimonio di civiltà Dante Michelangelo Leonardo Cervantes Shakespeare Copernico Galilei Newton Cartesio Pascal Spinoza Molière Beethoven Kant Goethe Mozart Chopin Proust Tolstoj Dostoevskij Kafka Picasso Stravinskij Einstein Freud, per citarne alcuni…


La vocazione universale dell’Europa è così vera che all’UE nel 2012 non a caso è stato assegnato il premio Nobel per la pace, perché si presenta come strumento di pace e di rispetto  per ogni uomo. A dare slancio all’Unione è dunque una scelta di cultura. Dopo secolari contrasti e guerre le diversità nazionali cessano di essere motivi di conflitto ma arricchiscono un comune patrimonio culturale, superando progressivamente e faticosamente le idee stantie e false di nazione intesa come etnia o unica fonte dei diritti di cittadinanza.  

Questa vocazione al rispetto ed alla promozione dei diritti umani è talmente consapevole che da anni esiste nel Parlamento europeo una Commissione specificamente preposta alla verifica dello stato dei diritti umani nell’intero mondo. Non solo: il rispetto di tali diritti è “conditio sine qua non” sia per consentire l’accesso di altri Paesi dentro l’Unione  sia per stabilire rapporti di aiuto con i Paesi del cosiddetto terzo-quarto  mondo.

Allora è vero - sostiene padre Zanotelli - che oggi l’Europa, patria dei diritti umani, rischia il naufragio, se non saprà accordarsi su una comune politica di accoglienza nei riguardi dei “naufraghi dello sviluppo” e  se non saprà dire di no alla “cultura dello scarto”?

Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.


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martedì 18 febbraio 2014

Europa, interrogativi. Il mito.







Quali candidati, per lo più sconosciuti od imposti dai partiti? 
Chi potrà raccogliere le nostre speranze e la nostra fiducia?










Come si può essere europei? Dov’è l’Europa nella babele delle differenze storiche e geografiche? Quale unità si vuole costruire e per quale votare?
Quella puramente geografica o  dei mercati o quella politica dei popoli e delle culture?

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Lasciamoci suggestionare dal mito di Europa ..

L'Europa in un mosaico 
del III secolo d.C.

Europa*, figlia di Fenice e di Perimede (secondo altri di Cassiopea  o Telefe o Agenore), si risveglia un giorno  da un sogno in cui due terre, che avevano assunto l’aspetto di donne, si disputavano la sua persona: una, la “terra d’Asia”, voleva tenerla presso di sé; l’altra, la“terra della sponda opposta”, voleva portarla via sul mare, per ordine di Zeus.
L'Europa di Tiziano 
(1480/85 - 1576).
Mentre era  intenta insieme alle sue compagne a cogliere fiori nei prati di  Tiro o di Sidone, lungo la marina  del Mediterraneo (oggi nel Libano), Zeus la scorge, si accende di lei, si muta in  torello, possente ma mansueto, emerge dalle onde e giocosamente stendendosi ai  piedi della fanciulla, la invita   a salirgli in groppa rivelandole la sua vera identità. 
L'Europa di Guido Reni 
(1575 -1642).
Europa sale, coraggiosissima e bellissima, il toro balza in piedi e tra lo spavento delle compagne si butta in mare, mentre Poseidone spiana le onde ed Afrodite, Tritoni e Nereidi  l’accompagnano in corteo. 
L'Europa di Antonio Carracci 
(1583? - 1618)
L’unione tra i due si consuma sull’isola di Creta,  presso una fonte o, per altri, forse entro una spelonca trasformata in talamo nuziale. Europa  diventa “madre  di nobili figli”: Minosse, Radamanto e Sarpedonte.
L'Europa di Rembrandt 
(1606 - 1669).
Prima di tornarsene all’Olimpo Zeus dona ad Europa Talo, l’uomo di bronzo,  un cane cui nessuna preda sfugge e un giavellotto che mai fallisce il bersaglio. Europa diviene poi moglie del re cretese Asetiro che adotta i figli di lei, con tutto ciò che segue...
L'Europa di Carlo Cignani 
(1628 - 1719).
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Europa è dunque una principessa giunta dall’Asia assieme a un dio: è una donna, una bella donna degna di amore; è un mito, un sogno, un’utopia …
L'Europa di Gustave Moreau 
(1826 - 1898).
Un’interpretazione un po’ arbitraria potrebbe rinvenire nel mito il preannuncio  della civiltà occidentale e non sfuggirebbe alla tentazione di un parallelo tra mito di allora e sogno-utopia  oggi di una  epocale cittadinanza europea.
Il mito, come sempre,  suggerisce ciò che il logos (il discorso razionale) da solo non è in grado di attestare,  perché va oltre la parola della scienza, della politica e dell’economia per diventare  parola della poesia: fantasia, immaginazione, creatività, insieme speranza di riconciliazione. Come giustamente sottolinea G. Reale, l’idea di Europa non solo si pensa, ma la si deve immaginare e sentire come fascino di un’avventura,  momento festivo dell’èsprit del finesse.  
L'Europa di Virginia Frances Steeret 
(1900 - 1931).
 * L’Europa è un’invenzione dei Greci. Il nome Europa,  figlia di Teti  ed Oceano, insieme con la sorella Asia,  compare la prima volta in Esiodo, il primo a tramandarcelo. Per alcuni  l’etimo  sembra composto da “eurus” (largo, esteso) e “ops” (occhio, sguardo): dall’ampio sguardo, dalle libere estensioni, dove lo sguardo può spaziare. Altri preferiscono privilegiare l’origine accadica che indica il tramonto e quindi le terre poste ad occidente di uno spettatore situato  tra  l’Ellade e le isole.



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