"Persona e Comunità" è un blog di riflessione culturale, filosofica, religiosa, pedagogica, estetica. Tutti gli articoli sono scritti da: Gian Maria Zavattaro, Rossana Rolando, Rosario Grillo.
Immagini delle illustrazioni di Alberto Magri(vedere nota a fondo pagina), per gentile concessione (qui il sito).
Alberto Magri, Menocchio, dipinto
Carlo Ginzburg si è conquistata la fama di storico di vaglia a partire dalla pubblicazione del libro Il formaggio e i vermi del 1976; aprì allora squarci di novità metodologiche nella storiografia italiana. Il suo spessore di autore si è confermato poi arricchendosi di chiavi interdisciplinari.
Dopo questa presentazione, voglio seguire le sue argomentazioni davanti al tema del mito, sviluppate in Occhiacci di legno, opera ripresa ed ampliata nel 2019. (1)
Il mito contrasta con una certa storiografia, che alla storia applica la severa misura della razionalità; facendo parte dell’irrazionale, viene sbrigativamente “messo in soffitta”, a rappresentare la “zavorra” del progredir della ragione. I positivisti, in ispecie, avevano elevato una barriera insormontabile davanti alla “verità oggettiva” dei fatti.
“Per Braudel è necessario che la natura si presenti all’uomo come una difficoltà da vincere: se l’uomo accetta la sfida si creano i presupposti alla possibilità di creare civiltà” (Braudel 1986).
Daniele Benfanti riprende il concetto basilare di F. Braudel indagando la fecondazione “per seme geografico” che la “nuova storia” (Annales) ricevette.
Me ne servo per discutere l’incidenza della geografia e, per essa e con essa, il “campionario” intrinseco alla geografia. Quest’ultima, quando è assunta nella facies descrittiva, porta fuori strada, non si fa intendere nella sua veste cangiante e polimorfica. In altro verso, invece, è tesoro di possibilità ed opportunità, è “pozzo” al quale attingere latenti performance: per esplicitarle.
“Il tradimento è l’elemento istitutivo di qualsiasi geografia. Il tradimento è il racconto che si fa di quelle geografie, che le fonda e le ricostruisce: infatti, fin da bambini sappiamo – è una conoscenza pregressa, innata – che casa nostra non si riduce certo al perimetro di quella serie di quadrati e rettangoli che abitiamo; casa nostra, in realtà, ogni giorno può allargarsi a dismisura, o restringersi fino alla claustrofobia, trasformarsi nel luogo di battaglie storiche, di viaggi interstellari, di incontri impensabili. È una geografia continuamente tradita dal nostro immaginario, dalla nostra capacità di lettura dell’altrove, dal nostro desiderio dell’altrove. Naturalmente, lo stesso vale per le nostre città, per i nostri Paesi, per il nostro pianeta: nessuna geografia sembra essere sufficiente abbastanza per contenere una storia.”
Post di Rossana Rolando. Tutte le immagini raffigurano opere di Enzo De Giorgi (qui il sito), l'artista a cui è dedicato l'articolo.
Enzo De Giorgi, Il filo di Arianna
Il
mito - nel senso greco del racconto che racchiude significati profondi, già
filosofici nella sostanza ancorché fantastici nella forma - è il nucleo semantico più adatto ad
esprimere le tessiture di sogno che Enzo De Giorgi mette in scena nei suoi
dipinti. Le figure aeree, sottili, flessuose, leggere, volanti, sottratte alla
legge di gravità, allungate nel vento... riportano alle origini del pensieroe si
caricano di valori simbolici: il filo di Arianna rimanda alla metafora
esistenziale del labirinto; Apollo e Dafne si fanno icone dell’eros, nel
tormentato binomio di attrazione e turbamento, desiderio e fuga; Narciso ed Eco
raccontano l’opposizione tra l’amore di sé, nelle sue molteplici interpretazioni,
e la pura, generosa, totale dedizione all’altro; il vaso di Pandora evoca il
mistero del male; Icaro ricorda, con il suo immenso volo, l’aspirazione alle mete più alte...
Grazie a Martina Isoleri e a tutti i partecipanti.
Riporto in due puntate alcuni estratti della relazione dal
sottoscritto tenuta ad Albenga, in occasione dell’inaugurazione del circolo
ingauno ACLI. Alla prima (“L’Europa ad un bivio?”) seguirà “L’Europa,
la scuola, l’Islam, il laico cristiano”.
Delle tappe che hanno caratterizzato sinora la UE dei 28
stati oggi aderenti vorrei ricordare la prima, la “dichiarazione di Schumann”
del 9 maggio 1950, giorno poi scelto dal Consiglio europeo come Festa
dell'Europa: primo discorso politico ufficiale che prospetta una comunità
europea economica tra sei stati in vista di una futura integrazione
politica e federale. Dopo le tragedie della seconda guerra mondiale la
dichiarazione ha dato l’avvio al processo di integrazione con la sola
forza della ragione, rivoluzionaria novità rispetto alle annessioni prima
imposte manu militari.
Il sogno dei padri fondatori (Spinelli, De Gasperi, Schumann,
Adenauer, Monnet…) ha trovato un progressivo inveramento solo
parziale perché il loro sguardo mirava molto più lontano, ad una
Federazione degli Stati Uniti d’Europa. L’Europa è un sogno antico ed una speranza nuova. Vi racconto
perciò il mito di Europa, un’invenzione dei Greci più di 2500 anni fa.
Europa è una principessa che una mattina coglie fiori nei prati lungo la
marina asiatica del Mediterraneo. Viene scorta da Zeus, che si muta
in torello, emerge dalle onde e si avvicina alla fanciulla. Europa,
splendida e coraggiosa, sale sulla groppa, il toro balza in piedi e si butta tra
le onde. La conduce nell’isola di Creta, dove si unisce a lei
presso una fonte trasformata in talamo nuziale ed Europa diventa
“madre di nobili figli”.
Pompei, Il ratto di Europa.
Perché cito questo mito? Per sua natura il mito
suggerisce ciò che la fredda ragione (l’èsprit de géometrie) da sola non
produce: va oltre la scienza, la politica, l’economia pur indispensabili;
si fa immaginazione anticipatrice, passione, speranza, promessa di fratellanza.
Il mito ci suggerisce che l’Europa non può essere data in mano ai soli
politici ed economisti: si deve immaginare e sentire come fascino di
un’avventura di tutti, trionfo dell’ésprit de finesse, dei popoli, della
reciproca ospitalità e non mosaico di egoismi particolari.
E’ il sogno ad occhi aperti, in pieno conflitto mondiale, di
A. Spinelli e E. Rossi, antifascisti confinati sull’isola di Ventotene dal 1941
al 1943 perché considerati ostili al regime mussoliniano. Scrivono “Per
un’Europa libera e unita. Progetto di un Manifesto”. Molti aspetti appaiono
datati o dichiaratamente ideologici, ma l’idea di fondo è splendida
follia profetica. “In attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi
possibile l’unità politica dell’intero globo”, delineano il futuro della
Federazione degli Stati Uniti Europei, la cui premessa è la riforma della
società secondo “il principio cardine che non è la sottomissione degli uomini
all’economia, ma un suo controllo ed indirizzo”.
Una Federazione
europea che segni la fine definitiva delle politiche nazionali esclusiviste:
unico esercito, politica estera e mercato; potere di determinare i limitiamministrativi dei vari stati associati; libertà di movimento di tutti i
cittadini; magistratura federale, apparato amministrativo indipendente,
legislazione e organi di controllo fondati sulla partecipazione diretta dei
cittadini…
Ebbene, consideriamo ora la nostra Europa di oggi sotto
stress: dilagano euroscetticismo, paure e diffidenze; difficoltà a
trovare un percorso comune di accoglienza per impedire le stragi dei migranti
nel Mediterraneo; prevalere degli egoismi ed interessi nazionali… Non ho
competenze per entrare nel merito di questa Europa, per quanto ben consapevole
che senza la crescita dell’occupazione e degli investimenti, senza una politica
economica funzionale tutto sarebbe perduto. Mi limiterò ad offrire qualche
riflessione, porre interrogativi e soprattutto invitare a voler vivere questo
tempo di intermezzo tra il non più ed il non ancora, nell’attiva speranza di una
compiuta Europa.
Le domande sono: Quale Europa si sta costruendo e che cosa
vuol dire essere europei? Che sarà l’Europa senza la passione, i sogni dei
giovani? Educare alla cittadinanza europea è un’opzione
o un dovere della scuola? Quale rapporto tra Europa ed Islam? E io laico
cristiano che ci sto a fare in un’Europa multiculturale? Parlare
dell’idea di Europa non è parlare di una “res” fumosa, ma di noi, del
nostro futuro, del nostro quotidiano vivere le
relazioni con gli altri, della nostra casa in cui abitiamo.
L’Europa non può ridursi solo a un concetto geografico o
politico od economico. Scriveva
Morin:“ La sua originalità è per così dire la sua mancanza di unità. L’Europa è una
nozione dai molti volti. […] L’Europa non ha unità se non nella sua
molteplicità e attraverso essa. Sono le interazioni tra popoli, culture,
classi, stati, che hanno intessuto un’unità, essa stessa plurale e
contraddittoria”. Europa significa pluralismo, identità con diverse
appartenenza: un concetto complesso dai mille volti.
Nei secoli ha prodotto la
civiltà classica, greca e romana, il cristianesimo, il nesso chiesa-impero, le
grandi letterature nazionali, la filosofia, l’arte, la musica, l’umanesimo ed
il razionalismo, la grande rivoluzione scientifico-tecnica iniziata nel 600, ma
anche roghi e caccia alle streghe. Ha prodotto divisioni, conflitti religiosi,
guerre mondiali, dominazioni coloniali; ha attuato libere
istituzioni, libere costituzioni democratiche, carte dei diritti ma anche
regimi totalitari e discriminazioni di ogni tipo.
Ma a ben vedere in queste
contraddizioni c’è una linea divisoria
abbastanza netta tra particolarismi ed interessi immediati (che hanno
prodotto sempre e solo divisioni e guerre) e la cultura che tende a
universalizzare i diritti dell’uomo, la lotta contro ineguaglianze e
discriminazioni, l’impegno per la pace. Una complessa universalità che vede
sfilare ed unire in un comune patrimonio di civiltà Dante Michelangelo Leonardo
Cervantes Shakespeare Copernico Galilei Newton Cartesio Pascal Spinoza Molière Beethoven Kant
Goethe Mozart Chopin Proust Tolstoj Dostoevskij Kafka Picasso Stravinskij
Einstein Freud, per citarne alcuni…
La vocazioneuniversale dell’Europa è così vera che all’UE nel 2012 non a caso è stato
assegnato il
premio Nobel per la pace, perché si presenta come strumento di pace e
di rispetto per ogni uomo. A dare slancio all’Unione è dunque una
scelta di cultura. Dopo secolari contrasti e guerre le diversità
nazionali cessano di essere motivi di conflitto ma arricchiscono un comune
patrimonio culturale, superando progressivamente e faticosamente le idee stantie
e false di nazione intesa come etnia o unica fonte dei diritti di cittadinanza.
Questa
vocazione al rispetto ed alla promozione dei diritti umani è talmente
consapevole che da anni esiste nel Parlamento europeo una Commissione
specificamente preposta alla verifica dello stato dei diritti umani
nell’intero mondo. Non solo: il rispetto di tali diritti è “conditio sine
qua non” sia per consentire l’accesso di altri Paesi dentro l’Unione sia
per stabilire rapporti di aiuto con i Paesi del cosiddetto terzo-quarto mondo.
Allora èvero - sostiene padre Zanotelli - che oggi l’Europa, patria dei
diritti umani, rischia il naufragio, se non saprà accordarsi su una comune
politica di accoglienza nei riguardi dei “naufraghi dello sviluppo” e se
non saprà dire di no alla “cultura dello scarto”?
Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.
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tra gli amici o le persone interessate, voglia seguire le nostre pubblicazioni
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Quali candidati, per lo più sconosciuti od
imposti dai partiti? Chi potrà raccogliere le nostre speranze e la nostra
fiducia?
Come si può essere europei? Dov’è l’Europa nella
babele delle differenze storiche e geografiche? Quale unità si vuole costruire
e per quale votare?
Quella puramente geografica o dei mercati
o quella politica dei popoli e delle culture?
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Lasciamoci
suggestionare dal mito di Europa ..
L'Europa in un mosaico del III secolo d.C.
Europa*,
figlia di Fenice e di Perimede (secondo altri di Cassiopea o Telefe
o Agenore), si risveglia un giorno da un sogno in cui due terre, che
avevano assunto l’aspetto di donne, si disputavano la sua persona: una, la
“terra d’Asia”, voleva tenerla presso di sé; l’altra, la“terra della sponda
opposta”, voleva portarla via sul mare, per ordine di Zeus.
L'Europa di Tiziano (1480/85 - 1576).
Mentre
era intenta insieme alle sue compagne a cogliere fiori nei prati di
Tiro o di Sidone, lungo la marina del Mediterraneo (oggi nel Libano),
Zeus la scorge, si accende di lei, si muta in torello, possente ma
mansueto, emerge dalle onde e giocosamente stendendosi ai piedi della
fanciulla, la invita a salirgli in groppa rivelandole la sua vera
identità.
L'Europa di Guido Reni (1575 -1642).
Europa sale, coraggiosissima e bellissima, il toro balza in piedi e
tra lo spavento delle compagne si butta in mare, mentre Poseidone spiana le
onde ed Afrodite, Tritoni e Nereidi l’accompagnano in corteo.
L'Europa di Antonio Carracci (1583? - 1618)
L’unione tra
i due si consuma sull’isola di Creta, presso una fonte o, per altri,
forse entro una spelonca trasformata in talamo nuziale. Europa diventa
“madre di nobili figli”: Minosse, Radamanto e Sarpedonte.
L'Europa di Rembrandt (1606 - 1669).
Prima di
tornarsene all’Olimpo Zeus dona ad Europa Talo, l’uomo di bronzo, un cane
cui nessuna preda sfugge e un giavellotto che mai fallisce il bersaglio. Europa
diviene poi moglie del re cretese Asetiro che adotta i figli di lei, con tutto
ciò che segue...
L'Europa di Carlo Cignani (1628 - 1719).
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Europa è
dunque una principessa giunta dall’Asia assieme a un dio: è una donna, una
bella donna degna di amore; è un mito, un sogno, un’utopia …
L'Europa di Gustave Moreau (1826 - 1898).
Un’interpretazione un po’ arbitraria potrebbe rinvenire nel mito il
preannuncio della civiltà occidentale e non sfuggirebbe alla tentazione
di un parallelo tra mito di allora e sogno-utopia oggi di una
epocale cittadinanza europea.
Il mito,
come sempre, suggerisce ciò che il logos (il discorso razionale) da solo non è in grado di
attestare, perché va oltre la parola della scienza, della politica e
dell’economia per diventare parola della poesia: fantasia, immaginazione,
creatività, insieme speranza di riconciliazione. Come giustamente sottolinea G.
Reale, l’idea di Europa non solo si pensa, ma la si deve immaginare e sentire
come fascino di un’avventura, momento festivo dell’èsprit del finesse.
L'Europa di Virginia Frances Steeret (1900 - 1931).
* L’Europa è un’invenzione dei Greci. Il nome
Europa, figlia di Teti ed Oceano, insieme con la sorella
Asia, compare la prima volta in Esiodo, il primo a tramandarcelo. Per
alcuni l’etimo sembra composto da “eurus” (largo, esteso) e “ops”
(occhio, sguardo): dall’ampio sguardo, dalle libere estensioni, dove lo sguardo
può spaziare. Altri preferiscono privilegiare l’origine accadica che indica il
tramonto e quindi le terre poste ad occidente di uno spettatore situato
tra l’Ellade e le isole.
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