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sabato 14 ottobre 2017

Non chiudete quella porta.

La porta dell'Umanità che coltiva la speranza contrapposta alla porta dell'arrivismo individuale e della difesa securitaria.
🖋 Post di Rosario Grillo 
🎨 Immagine di un dipinto di Antonio Casali.

Antonio Casali, 
"Non chiudete quella porta", 
particolare
Sono parecchi anni ormai che la prima rete della tv pubblica ha nel suo palinsesto la trasmissione di Bruno Vespa: porta a porta.
L’Invadenza di Vespa ha provocato l’affiancamento di argomenti leggeri (diete, serate omaggio ad artisti, abbondante dose di cronaca giudiziaria su casi spinosi, dal delitto di Cogne all’omicidio di Sara per fare esempi) a normali dibattiti e/o approfondimenti di temi politici.
Non so se intenzionale o meno, ma il senso profondo, in maniera eclatante rispecchiato dalla denominazione della trasmissione, è stato l’accompagnamento verso la trasformazione della politica italiana.
Essa difatti si è via via andata spostando da arte di governo della cosa pubblica, dentro un orizzonte dialettico di cura dell’interesse generale, a strumento di soddisfazione di specifiche  rivendicazioni settoriali, attraverso una camera di compensazione dell’amministratore di turno ovvero il miglior offerente.
Nel frangente di questa trasformazione ha preso il sopravvento la logica pubblicitaria: sia in termini sociologici sia in termini psicologici. Per i primi, è la società tutta che ha visto il diffondersi abnorme di pratiche di vendita attraverso la persuasione sub-liminale della réclame.
Byung-Chul Han, 
Psicopolitica, figure nottetempo, p. 20
Un mondo, dentro il quale l’organizzazione premiale, quella verticistica (vedi società di reclutamento con una struttura piramidale), quella del lavoro avventizio di consulenti assunti per una vendita porta a porta, hanno prima saccheggiato diritti e dignità dei lavoratori e poi predisposto la precarizzazione del lavoro che oggi ci ritroviamo dovunque.
Per i secondi (lato psicologico), ha inoculato un modus pensandi, sostrato di impulsi facilmente manipolabili.
In quest’ultimi non rimane struttura, fibra organica, tenuta e memoria.
Esso si muove su onde brevi, emozionali, suscitate artificialmente secondo lo stile e l’interesse del mercato, nell’ordine del consumismo.
Di qualche mese fa è l’insediamento del nuovo presidente della CEI, il cardinale Bassetti, che ha letto tale caratteristica, ben insediata nella società nazionale, come cultura del frammento.
La descrizione può essere affiancata da quella fatta da altra fronte: da intellettuali di sinistra che si rammaricano della crisi dei partiti di riferimento.
In quest’ultima, si punta il dito sul passaggio da cittadino ad individuo.
Antonio Casali, 
"Non chiudete quella porta", particolare
Ben strana cosa! E’ un’inversione di un cammino che era andato in senso contrario. La struttura del cittadino implica sì la presenza della tutela dei bisogni (libertà di movimento, di parola, dall’indigenza, habeas corpus, eccetera), ma compiuta nell’orizzonte dello stato di diritto, predisponendo un'intelaiatura giuridica cosmopolita (Diritti universali dell’uomo).
Oggi, il risorto profilo dell’individuo rivendica per sé togliendo ad altri, in un clima di tutela sicuritaria.
Il palpito è dato dall’ossessione della difesa, dell’angoscia della perdita, dalla sovranità della paura.
Papa Francesco, che generosamente si spende per richiamare la cifra della misericordia, propria di un Dio che rifugge da qualsiasi integralismo, ha in molteplici occasioni (da Lampedusa a Lesbo, da Strasburgo a Roma dentro le istituzioni europee), osservato che la storia dell’uomo è scaturita sostanzialmente dall’accoglienza.
Opportuna la sua recentissima allusione alla Speranza, roccioso ed indistruttibile contraltare della paura.
Ha richiamato il discorso di Péguy, che ritrae la Speranza come una bambina trotterellante, che concretamente sorregge la fede e la carità.
“La speranza è questa bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell’anno scorso.
Che gioca ancora con babbo gennaio“
(C. Peguy, Il portico del mistero della seconda virtù).
Dovremmo mettere attenzione alla contraddizione: da una parte la potenza della Tecnica, sempre più sofisticata, sempre più barocca di strumenti aggressivi ed ultra veloci.
Dall’altra la semplicità, il passo trotterellante di una bambina, emblema costante del cammino dell’uomo, che ha sempre sfidato la paura, che ha cercato l’aggregazione sociale, l’inclusione e non l’esclusione.
Con l’immagine della porta ho aperto e con essa voglio chiudere. Le porte della trasmissione di Vespa si aprono e si chiudono, come una sorta di sliding doors.
In questo mondo prevale il caso fortuito, l’occasione da prendere al volo, l’illusione creata ad arte da una dominatore.
La porta che vi mostro ora è dipinta da un amico pittore, Antonio Casali, provocato dal dramma di Bodrum in Turchia.
"Non chiudete quella porta": è il suo titolo.
E' la mia invocazione all'Umanità.

Antonio Casali, "Non chiudete quella porta".

3 commenti:

  1. Caro Rosario, grazie. Ieri pomeriggio ho partecipato a Genova al Convegno promosso dalla Conferenza episcopale ligure “ERO STRANIERO E MI AVETE ACCOLTO – conoscere per accogliere ed annunciare”. Ho visto la sala piena di giovani: liguri, italiani, europei, africani. Ho “sentito!” le esperienze quotidiane e le testimonianze di Ventimiglia e di Savona, il progetto dei corridoi umanitari della Comunità di S. Egidio, l'impegno dei volontari genovesi alla Coronata. Ho ascoltato la lectio (nel senso pù bello del termine) di p. Baggio e di Luigino Bruni.... Come non riportare lo sguardo al tuo post, letto in anteprima, che ci sollecita a ritrovare insieme la strada della semplicità, dell'accoglienza, della speranza bambina di Péguy citata da papa Francesco? La speranza palpita nelle nuove generazioni più di quanto si pensi e si veda e tanti di loro con il loro esempio stanno gridando in silenzio a noi adulti ed anziani “non chiudete le porte”. Ieri ho sperimentato la gioia corale delle porte spalancate. Ciao e un grazie cordiale al tuo amico Casali.

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  2. Bravissimo Rosario! Il post sta ottenendo un bel riconoscimento in termini di visualizzazioni e condivisioni... e soprattutto questo fa ben sperare sul "non chiudete quella porta". L'immagine contribuisce molto a dare forza al messaggio.

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  3. Ho già spiegato a Gian Maria l’occas dalla quale è nato il post. La contingenza si sublima in un messaggio semplice è sempre nuovo : SPERANZA..
    Potrebbe essere il nome adatto per nominare Dio . Intendo quel Volto Divino che abbraccia tutti e tutto. Ogni cosa del Creato si muove in virtù di SPERANZA.
    Su questa cima leggo il dipinto : Non chiudete quella porta.
    Condivido con te Gian Maria la fiducia nei giovani, che purtroppo vengono contenuti nella loro esplosione diGioia e di Futuro.
    Non mi stancherò mai di ringraziarvi, soprattutto te, Rossana, per il tuo lavoro instancabile e silenzioso.

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