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giovedì 12 ottobre 2017

Diagonale, segreto simbolo.

Il simbolo della diagonale tra filosofia pitagorica e arte contemporanea.
🖋Post di Rossana Rolando
🎨Immagini delle opere di Piet Mondrian e di Theo van Doesburg.

Piet Mondrian, 
Composizione A, 1920
Quanti guai possono venire da una semplice diagonale!

Si narra che Ippaso da Metaponto venne condannato a morire in mare poiché svelò, fuori dal circolo dei pitagorici, la scandalosa dottrina “dei numeri irrazionali e dell'incommensurabilità” (I presocratici, Laterza Bari 1983, 18, 4). La rappresentazione del mondo come armonia, misurabilità e quindi razionalità venne messa in discussione da un singolare rapporto, espresso dalla incommensurabilità tra le grandezze della diagonale e del lato di un quadrato. Tale scoperta non poteva essere accettata dalla Scuola di Pitagora, tutta fondata sulla convinzione che la forma dovesse prevalere sul caos, l’ordine sul disordine, il finito sul non finito.

Theo van Doesburg, 
Composizione in dissonanza 16 (1925)
Simbolo complesso quello della diagonale. Esso raccoglie in sé, oltre il linguaggio matematico, il  terrore dell’indistinto - inteso come l’informe che ci abita  (il lato ctonio dell'inconscio) o l’ignoto che sfugge al dominio della ragione (l'oscuro destino mortale) - ma indica anche il fascino del “non finito”, quell’incompleto che rende la realtà più ricca di quanto ciascuno possa riuscire ad afferrare ed esprimere. Così un poeta esercita “una superiore attrattiva, più con le sue incompiutezze che con tutto ciò che sotto la sua mano si arrotonda e si configura compiutamente… “ (Nietzsche, La gaia scienza, Adelphi Milano 1984, p. 89). E’ il non detto racchiuso nell’opera poetica a dare ali, elevando chi ascolta ad altezze altrimenti mai raggiunte.
 
Piet Mondrian, 
Composizione con rosso, giallo e blu (1942)
Nell’arte contemporanea  il simbolo della diagonale si è riproposto nella contrapposizione tra due artisti olandesi - collaboratori nella rivista De Stijl (fondata nel 1917) - rappresentanti del neoplasticismo: Theo van Doesburg (pseudonimo di Christian E.M. Küpper, 1883-1931) e Piet Mondrian (1872-1944).
“Poiché [Mondrian] anela alla purezza elimina la linea curva dalla geometria dell'immagine cubista e, poiché persegue senza celarlo un equilibrio delle contraddizioni, riduce il sistema di assi all'orizzontale e alla verticale, facendo sparire diagonali e angoli acuti” (Giuseppe Di Giacomo, Arte e modernità, Carocci Roma, p. 64).
In un primo momento, P. Mondrian e T. van Doesburg esprimono la stessa visione artistica, traducendo nelle pure forme delle linee verticali e orizzontali e nel cromatismo dei colori primari (rosso, giallo, blu) o dei non colori (bianco e nero) l’anelito verso un ordine perfetto, eterno, immutabile, capace di superare ogni incompiutezza e di risolvere in sé, in una superiore armonia, l’elemento tragico e doloroso dell’esistenza.
Theo van Doesburg,
 Composizione simultanea (1929-30)
In una seconda fase, a partire dal 1924, matura tra i due la rottura che si consuma - appunto - intorno alla questione teorica della diagonale, inserita da T. van Doesburg come segno del movimento, del tempo, dell'instabilità, del caos e del disordine, ma anche del non finito, dell’incompleto, dell’imprevisto.
Da questo momento T. van Doesburg si allontana dal neoplasticismo per fondare l’elementarismo.

E’ bastata una diagonale per rompere l’equilibrio di un rapporto  e segnare un’incolmabile distanza. Come a dire che una linea - orizzontale/verticale o diagonale - è molto più di un semplice tratto di pennello: essa può racchiudere un’intera visione del mondo.

5 commenti:

  1. Ancora super,Rossana! Ho apprezzato tantissimo. Si vola sulla linea della interdisciplinarità: geometria,cosmologia, arte ed esistenza.

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    1. Grazie di cuore, Rosario, amico caro. Mi riempie di gioia il tuo gentile apprezzamento. Buona giornata.

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  2. L'incontro con Piet Mondrian: "decisivo" secondo Massimo Cacciari.

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  3. Cara Rossana, è sempre un piacere arricchente leggere le tue notazioni artistico/filosofiche. Grazie. Buon fine settimana.

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    1. Commento molto gradito, come sempre sono i tuoi. Un caro saluto.

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