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giovedì 21 maggio 2020

Pier Giorgio Frassati, 30 anni dalla beatificazione.

Pier Giorgio Frassati, 
L'ultima scalata
Pier Giorgio Frassati, 30 anni dalla beatificazione, voluta da Giovanni Paolo II, 20 maggio 1990.

🖊 La figura di Pier Giorgio Frassati ci è molto cara e lo attestano, tra l'altro, i post che gli abbiamo anche recentemente dedicato, di cui riportiamo i link, seguiti da una piccola descrizione.

Viene ricostruita, secondo una personale selezione dei dati, la vita di Pier Giorgio Frassati. Le foto sono di Giancarlo Ticozzi e illustrano luoghi del biellese intrecciati con la biografia di P.G. Frassati. 

lunedì 18 maggio 2020

Elogio filosofico della distanza.

Post di Rossana Rolando
Immagini dei disegni di Emiliano Bruzzone (qui il sito).

Emiliano Bruzzone, 
Schopenhauer
Da più parti, anche in questo tempo di emergenza virus, è stato ripreso il racconto dei porcospini contenuto nell’ultima parte di Parerga e paralipomena di Schopenhauer. In esso si loda una moderata distanza come modalità di relazione ragionevole e consigliabile per rispondere alla doppia esigenza di calore da una parte e di difesa dall’altra. Ed ecco l’aneddoto.

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò a stare di nuovo insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione. Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.¹

venerdì 15 maggio 2020

Cucina è cultura.

Post di Gian Maria Zavattaro.
Immagini delle opere di Henri Fantin Latour (1836-1904).

Gli orari dei pasti sono un ritmo della nostra vita che siamo abituati ad accettare come naturale... La realtà è che gli orari dei pasti sono una costruzione culturale e cambiano non solo da un paese all'altro, ma da una classe sociale all'altra e anche da un'epoca all'altra(Alessandro Barbero, A che ora si mangia? Premessa, Quodlibet 2017).

Henri Fantin Latour, 
Natura morta
La cucina non è un’arte servile. E’ invece una nobile arte che si muove tra otium e negotium, specchio della cultura del tempo ed insieme sua promotrice.
Tutte le cucine, ognuna a suo modo, sono arte inventiva, amore per i sapori, espressione di ospitalità e piacere di compagnia: quella povera, semplice ed essenziale, delle nostre nonne e mamme; quella meno povera dei nostri deschi quotidiani; quella delle nostre tradizionali trattorie; quella pretenziosa dei ristoranti sparsi un po’ ovunque; infine quella raffinata, a volte rococò, di chi sa proporre un'arte culinaria fuori dalle righe.
Per renderci conto del rapporto intrinseco tra cucina e cultura basta visitare un qualsiasi museo (es. le nostre “magiche trasparenze” o il museo navale di Albenga), i tantissimi reperti archeologici o le molteplici testimonianze della cultura culinaria delle varie epoche, delle varie regioni, dei vari strati sociali.

domenica 10 maggio 2020

Roberto Calasso, Il libro di tutti i libri.

Post di Rosario Grillo.

Roberto Calasso, 
Il libro di tutti i libri
Sto leggendo Il libro di tutti i libri di Roberto Calasso e, anche se non va bene procedere ad un’analisi prima del suo completamento, mi cimento nel lavoro che il titolo annuncia.
Che sia un excursus dentro la Bibbia risulta chiaro, perché a tutti è noto il suo volto: una sorta di “ grande codice dell’Occidente” (1), un incubatore di tutte le grandi opere della letteratura mondiale.
Calasso non ha mutato nel tempo il suo stile: espone e commenta. La contiguità della descrizione alla interpretazione richiede attenzione, ma è elemento fondante di svelamenti sorprendenti: fulcro di successive intuizioni e documento di ampia erudizione. (2)
✴️Abramo, Giobbe e Kafka
Un autentico “affondo” si trova nella “perlustrazione della figura di Abramo.
Abramo - è risaputo - è il primo Patriarca, messo in condizione di colloquiare con Dio (3), graziato con la concessione dell’eredità filiale, che in via diretta fa capo ad Isacco e in via indiretta a Israele  (avuto dalla schiava Hagar).
Ad Abramo è legato il precetto della sottomissione a Dio, compendiato nel sacrificio di Isacco.
Celebre, tra le tante, l’interpretazione di Kierkegaard, che ne fece la “figura dell’eroe di fede, racchiusa nella incondizionatezza della scelta.

martedì 5 maggio 2020

Il Raffaello di Nietzsche.

Post di Rossana Rolando. 

Raffaello Sanzio, Trasfigurazione, 
particolare
Nella ricorrenza dei 500 anni dalla morte di Raffaello (1483-1520), vorrei ricordare e leggere (audio alla fine del post) una bellissima pagina di Nietzsche, dedicata alla Trasfigurazione, l’ultima tela (1518-20)* del pittore urbinate, oggi conservata presso la Pinacoteca vaticana. Il brano è contenuto ne “La nascita della tragedia”, l’opera del 1872, molto discussa e osteggiata dai filologi, il cui contenuto è in realtà squisitamente filosofico, preludio di tutto il percorso teoretico successivo.
Nello scritto nietzschiano la descrizione del capolavoro di Raffaello non muove da un interesse religioso, ma si inserisce all’interno di un discorso sull’arte e sulla sua funzione culturale.

giovedì 30 aprile 2020

Il silenzio dell'essenziale.

Post di Gian Maria Zavattaro
Illustrazioni di Anna Godeassi

Illustrazione 
di Anna Godeassi,
Social
“Sull’essenziale, in tutti i campi, si fa silenzio. E’ indubbiamente una necessità tacere sull’essenza: con estremo pudore si rispetta la zona dell’ineffabile, del “non detto”. Per dei motivi di pace, di carità e talvolta a causa dell’impotenza di ogni linguaggio, si onora l’essenziale con il silenzio. Nelle famiglie più unite, negli amori più teneri ci sono degli argomenti di cui non bisogna parlare. Allo stesso modo il silenzio sulla morte è per l’essere pensante una condizione di sicurezza e di vita. Ma arriva un momento in cui questo silenzio sull’essenziale non può essere più mantenuto senza obliterare il dovere della sincerità e della verità e senza mettere in pericolo l’essenziale stesso.  Allora si capisce che quel rispetto così vivo dell’uomo per l’uomo, chiamato giustamente “rispetto umano” e che consiglia di tacere sulle essenze, non può essere conservato senza cattiva coscienza”.
(Jean Guitton, Silenzio sull'essenziale, riflessioni di un pensatore cristiano, ed. Paoline,1991, p.9) (1)
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sabato 25 aprile 2020

25 aprile, con le vignette di Mauro Biani.

Proponiamo qui alcune vignette di Mauro Biani (con gentile concessione), emblematiche della "Resistenza" oggi, di quel 25 aprile che dovremmo celebrare ogni giorno, per liberare la terra. In coda rimandiamo ad alcuni post di questo blog sul tema.

🌔Liberare come disarmare.


🌔Liberare dal cinismo.


mercoledì 22 aprile 2020

Oltre il 2020.

Post di Rosario Grillo.
Immagini di Andrea Ucini (qui il sito)

Modi per vincere il tuo Covid 19 
(The Waschington Post)
“Contro il tramonto dell’Occidente non sta la civiltà risorta, ma l’Utopia, che muta e interrogativa è racchiusa nell’immagine della civiltà che tramonta (Th. W. Adorno). 





Il tutto diparte dal momento “articolare che il mondo, investito dal coronavirus, sta vivendo.
C’è, in questo momento, dolore, certamente; e c’è volontà - inibita o repressa nel tempo ordinario - di andare in aiuto dell’altro.
Nel tempo della paura e dell’angoscia non emergono solo le tensioni fraterne e solidali.
Ivo Lizzola scrive “Nell’emergenza sembrano cavarsela meglio gli indifferenti, ci dicono gli antropologi e gli psicologi delle crisi. La stessa Zambrano in L’agonia dell’Europa, annota che “ogni disastro consente alla gente di manifestarsi nella sua cruda realtà: è strumento di rivelazione”. Rivela anche la forza del risentimento, della separazione dall’altro. Eppure da lì si svela anche come l’uomo (e lei parla proprio dell’uomo europeo) sia una creatura a cui non basta nascere una sola volta: può, anzi “ha bisogno di essere riconcepito” la speranza è “il suo fondo ultimo”, la nuova nascita.”
Andrea Ucini, Porte chiuse cuori aperti 
(Express)
«Dobbiamo ancora pensare, sentire l’esperienza che la vita sta disegnando dentro di noi, tra noi, del nostro tempo. Fare attenzione, dobbiamo fare attenzione: “l’educazione all’attenzione è la cosa più importante” scriveva Simone Weil; e ancora “che cos’è la cultura? Educazione all’attenzione. Anzitutto attenzione allo sventurato.
Ci sono esperienze che possono essere risvegli. Esperienze limite, immaginali e di scelta, di intuizione conoscitiva e di conversione, e durano un passaggio. Per aprire un nuovo inizio quel passaggio deve diventare una soglia, che introduca a un nuovo viaggio, sorretti dalla speranza in una “ulteriorità”, in un nuovo inizio”» (Intervista a Ivo Lizzola, dal blog AlzogliOcchiversoilCielo).

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giovedì 16 aprile 2020

Spinoza e il sentire gioioso nel tempo recluso.

Post di Rossana Rolando
Caricature di Emiliano Bruzzone (qui il sito)  

Per letizia intenderò la passione per la quale la Mente
passa ad una perfezione maggiore.
Per tristezza, invece, la passione per la quale
essa passa ad una perfezione minore 
(Spinoza, Etica)¹.

Emiliano Bruzzone, 
Baruch Spinoza
Se c’è un filosofo che può illuminare questo nostro tempo di forzata clausura, causata dalla pandemia, questi è sicuramente Baruch Spinoza.
Anzitutto perché, per il grande filosofo dell’Etica, noi esercitiamo sempre la nostra libertà a partire da un certo grado di necessità, dato sia dalla natura che ci costituisce come uomini - e non per esempio come animali o piante o minerali… -, sia dagli eventi che ci accadono. Anche quando pensiamo di avere un potere assoluto sulle nostre azioni e di essere determinati soltanto da noi stessi, senza l’intervento di nient’altro, in realtà ci illudiamo di essere liberi, semplicemente perché siamo coscienti della situazione in cui ci troviamo, ma non conosciamo le mille cause interne (relative all’indole e alle caratteristiche di ciascuno) ed esterne (date dall’intreccio delle diverse condizioni in cui si sviluppa l’esistenza) che ci hanno condotto a vivere tale situazione².
Eppure, secondo Spinoza, entro i limiti segnati dalla natura (la nostra essenza umana) e dalla fortuna - intesa come l’insieme degli eventi determinati da altro che non dipendono da noi e di cui noi non siamo padroni - si può esercitare la propria libertà.
Per comprendere questo messaggio e applicarlo alla nostra condizione di oggi è utile un piccolo excursus nel mondo variegato degli affetti, così come li intende Spinoza.