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giovedì 24 ottobre 2013

La potenza ambigua della rete.





Capire chi sono

Auto - ritratto







E’ un po’ ridicolo parlare del proprio tempo come  se lo si conoscesse veramente e si sapesse esattamente quanto di esso è transitorio e quanto  permanente, anche se l’accelerazione della storia è tale che,  se prima bastavano pochi anni, adesso basta ben poco  per trasformare i nostri modi di vivere  e pensare.

Una mano invisibile trasforma il nostro modo di vivere e pensare?


Consapevole o meno, sono preso nell’ingranaggio della “rete” informatica, di cui non  vedo tutti gli elementi. Seguo la corrente ma non sono in grado di intervenire sul movimento generale: ognuno fa girare la sua ruota senza discutere la direzione seguita o da seguire, perché l’importante è entrare e rimanere nel gioco, mettersi al passo per non essere tagliati fuori. 


L'importante per noi è non rimanere fuori ...

In qualche modo anch’io sono al servizio di questa rete onnipotente, insieme benefica e  malefica e comunque misteriosa, che ci fornisce orizzonti di vita prima mai raggiunti, ma che sfugge al nostro controllo, ci toglie  il potere di giudicare, perché non ha interesse a considerarci soggetti responsabili, ma solo  utenti o clienti, ovvero consumatori. La mia  ambigua partecipazione mi arricchisce e  vincola al tempo stesso. 


Il sonno di chi non sa giudicare.

E’ lo stile del nostro tempo, che rende altrettanto ambigua ed ambivalente ogni trasformazione in atto:  le relazioni tra le generazioni sono  impoverite, ma insieme rese più autentiche; alcune virtù sono celebrate, altre relegate al punto che è impossibile nominarle senza suscitare ilarità; le  manipolazioni finanziarie arricchiscono qualcuno e privano altri dei  risparmi di tutta una vita; l’amore per il lavoro si trasforma in  disoccupazione o - quando va bene - in cassa integrazione; la sicurezza sociale e la tutela pubblica della salute  non si sa più che cosa siano; gli analfabeti scompaiono ma rinascono masse di semianalfabeti, quelli che non sanno usare internet  o non conoscono l’inglese;  le vecchie povertà sono in parte debellate, ma nuove povertà prima mai viste  invadono il  paese, e così via.




L'ambiguità, il duplice volto

Il fatto è che la “rete”,  nonostante il suo disordine apparente,  ci situa  nel mondo che si va facendo, modifica i nostri punti di riferimento  e ci insegna in che modo dobbiamo condurci. E così ha assunto il compito principale della cultura tradizionale, con una novità rispetto ad essa di non poco conto: l’abolizione della relazione maestro-discepolo. Non insegna ciò che deve essere, ma mostra ciò che è e noi, immersi in un’immensa collettività virtuale, a torto o a ragione ci  sentiamo liberi: ognuno di noi  entra ed esce nel circuito della rete quando vuole e non deve render conto a nessuno; non ci sono più  maestri e non ci sono più tabù, nonostante le apparenti censure ed i “vietato ai minori di 18 anni”. 


Maestro e discepolo.

Poco importa se la rete è piegata a mille servitù e convenzioni, pilotata da abili manovratori più o meno anonimi, celati  dietro le loro quinte virtuali; poco importa  se ci arricchisce o deforma o fa entrambe le cose. Il fatto è che  esiste come realtà reale e non solo virtuale:  informa,  getta in faccia a noi  pubblico virtuale tutto ciò che può  colpirlo, senza esclusione di colpi, e trasforma lo spirito del nostro tempo. E’ bene o male? Dipende.  Ciò che ci dovrebbe preoccupare  è  l’opacità  di questa  “rete” ambivalente: se ci lasciamo intrappolare, nessuno di noi può ritenersi ancora capace di denunciare e di riparare le ingiustizie. Oh, certo, l’ingiustizia e la miseria appaiono in rete, provocano emozioni e  sensazioni, ma non è detto che suscitino un nuovo pensiero né un’eventuale azione: si vedono gli orrori, abbondano le immagini di violenza e di oppressione, sappiamo che il male esiste, anche noi  siamo nella tempesta, per un po’ ci indigniamo e protestiamo, e poi continuiamo come prima. 


 L'innocenza di chi non deve rendere conto a nessuno ...

Non so proprio: si tratta  di un’arte di mostrare per accecare oppure per vedere meglio? Di una cultura orgiastica che insegna a vedere tutto come se non si vedesse oppure  a guardare più in profondità  e ad  essere “intelligenti” (intus-legere)?


Interrogarsi ...



E allora che cosa si può dire del nostro tempo?  Semplicemente che ci si trova davanti non ad un destino da accettare, ma ad un mondo di cui prendere coscienza critica e le cui benefiche potenzialità vanno esplorate e quelle alienanti neutralizzate. Soprattutto ci si trova davanti  ad una realtà da umanizzare con pervicace garbo, senza mai demonizzare niente e nessuno.    

Umanizzare con garbo ....

 Tutte le immagini riproducono opere di Pablo Picasso.


Chi desidera intervenire e portare il proprio contributo alla riflessione può trovare le indicazioni tecniche nel post del 22 ottobre 2013, dal titolo: "Agli eventuali lettori. Video guida".


mercoledì 23 ottobre 2013

Si sbriciola in attimi l'ora ...






L'opportunità del tempo.


L’orologio non solo ci richiama l’implacabile fuggire del tempo, ma ci invita ad affrettarci a ricercare il senso profondo  della realtà, a non ridurre la nostra vita a pochi granelli di sabbia gettati in un deserto disperato.



L'implacabile fuggire del tempo (Benedetta Cappa Marinetti)


L’orologio a pendolo.

“O amico degli ilari sogni,

la pendola, quando solingo

ti perdi in visioni, ti affligge

con gelide gocce di suoni;

il tempo che piange cadendo,

un’acqua che filtra e raggela

cadendo nei vani del cuore,

tic tac nell’immemore interno,

punture intermesse del tempo!

Si sbriciola in attimi l’ora,

collana monotona e sciolta

di cui nera, eguale ogni perla.

E il ragno nel grande silenzio

invisibile corre con sordo

brusio: quel che morde

l’inocula noi, la paura

che sia come l’oggi il domani,

che mai l’ora non suoni altra cosa

di questo preciso destino

serrato in interni, un pugnello

di sabbia al deserto di noia.”


(Georges Costantin Rodenbach, 1855 - 1898, da  La sera armoniosa,  

a cura di B. del Fabbro, Milano, Rosa e Ballo editori)



Il tempo nella simbologia dei granelli di sabbia.
Chi desidera intervenire e portare il proprio contributo alla riflessione può trovare le indicazioni tecniche nel post del 22 ottobre 2013, dal titolo: "Agli eventuali lettori. Video guida".

lunedì 21 ottobre 2013

I persuasori occulti




Il rimaneggiamento delle persone.



Persuasori occulti sono coloro che esercitano in modo consapevole ed intenzionale il “rimaneggiamento” delle persone. Questo è precisamente l’aspetto oscuro, minaccioso e disorientante, perché latente ed occulto, della manipolazione sociale: ci sentiamo allo sbaraglio, in balia di chi costruisce e pilota i nostri pensieri, comportamenti, emozioni  in ordine a scopi che si prefigge ma che non intende scoprire.


Oltre l'apparenza luminosa l'aspetto oscuro della manipolazione

Tutto l’ambito della propaganda dei prodotti più disparati è campo della manipolazione: la moda, per es., induce a vestirci secondo canoni dettati dall’attualità, ma i veri interessi, quelli economici, rimangono coperti; i media spacciano le varie pubblicità  come inevitabili rimedi politici o economici o tecnici, e in realtà nascondono il potere di pochi.



La manipolazione deforma la nostra visione della realtà.

Se nei regimi totalitari  l’informazione pilotata passa  attraverso l’indottrinamento ideologico e partitico, nelle cosiddette società aperte si condizionano le persone attraverso vie occulte che minimizzano la pericolosità e celano  gli obiettivi veri. 


Sembra tutto normale, se non si guarda bene ...

Oggi soprattutto, in cui troppe persone sono prive di difese e  di una visione critica di insieme, facili sono le vittime: in esse si insinua   addirittura l’illusione di  essere un popolo di libertà, anche se in realtà imbottito di seduzioni, abbindolato dalle apparenze, incantato dalle  immaginazioni. 


La manipolazione seduce  e incanta

Questo è  il rimaneggiamento dell’uomo,  antitetico ad ogni etica, proprio perché bieco  calcolo di ciò che è tecnicamente, ma non moralmente, fattibile.

Saper penetrare l'inganno

Sono possibili contromisure? Una persona capace di pensare e di giudicare non soccombe alla manipolazione,  riesce a penetrarla, a difendersene ed anche a eliminarla; non si lascia abbindolare anche quando ciò provoca svantaggi e incomprensioni della propria persona. 


Accostare le persone con sincerità. Rendere limpido lo sguardo.

C’è un’istanza etica sempre valida:  quando le persone non sono accostate con sincerità e vere intenzioni ma sono trattate come oggetti eterocomandati, la loro dignità non è più rispettata e ne sono profondamente lesi i diritti fondamentali.  


Tutte le immagini riproducono opere di René Magritte.

domenica 20 ottobre 2013

Il sorriso oggi.


Il sorriso inutile ... come un cielo stellato (Van Gogh, La notte stellata).

Sanno sorridere gli uomini e le donne del nostro tempo? Apparentemente sì: riviste, discoteche, cinema offrono ovunque immagini o spettacoli di gente che ride; alla tv non fanno che sorridere in un’inflazione di scherzi televisivi, barzellettari, gare di umorismo più o meno raffinato; sulle reti di internet continuamente ci viene proposto l’artificio del riso di ogni genere  in  un’esplosione quasi orgiastica.

Ridere, ridere, ridere...
E noi passiamo le serate e la domenica a guardare la tv, a “chattare” o a fare pellegrinaggi nei nuovi santuari virtuali. Così anche  il riso è diventato business, fa leva sui nostri sentimenti  ed emozioni,  gioca sui nostri bisogni primordiali di aggregazione, svago, rassicurazione.

Il bisogno di aggregazione e di rassicurazione ...

E’ una permanente ribalta che sbandiera, un duplice riso: la risata schietta, gustosa  (quella che fa buon sangue), liberante e rasserenante; e il riso invece sguaiato, artificioso, irridente, che si fa di volta in volta dissacrazione,  sarcasmo,  derisione, irrisione,  disperazione.

La risata che ferisce ...
E’ l’ambiguità del riso che ogni giorno sperimentiamo, quando un certo modo di sorridere ci allieta ed esalta o viceversa un ben altro modo si rivela arma terribile che  deprime, mortifica, ferisce. Entrambi proiezioni di quel che siamo.

Marionette che danzano.
(Fortunato Depero).

Vorrei tuttavia soffermarmi sul primo sorriso e di questo  vorrei parlare: il bel riso  che   tonifica la persona, la riconcilia con il mondo, la restituisce ai suoi impegni. La dimensione ludica del riso è essenziale ad ognuno di noi: è momento di gratuità, di gioia, gioco, divertimento, serenità,  allegria, libera realizzazione di sé, aspirazione alla felicità. E’ perciò esperienza estremamente seria: non si eredita né si compra né si prende in prestito, ma è un’arte da conquistare, che richiede volti  non omologati  dalle convenzioni di tutti i giorni, capaci, sorridendosi,  di assaporare insieme qui ed ora la gratuità della vita.

La dimensione ludica è essenziale
(Pieter Bruegel).
Nel sorriso cadono le difese, si semplificano le relazioni, si crea una unità  unanime che reclama, nell’incontro di ciascuno con tutti, il gusto del  gesto disinteressato che  non serve a nulla, che  non produce nulla di utile. E’ questo il potere straordinario del sorriso. Bergson direbbe che le persone che amano molto sorridono facilmente ed il sorriso ne è  testimonianza ed annuncio. 


Saper ridere di sé

C’è naturalmente una condizione: ridere  innanzitutto di se stessi e vivere l'umorismo con buon umore. Ma finché nella nostra città ci scambieremo il dono del sorriso, ci sarà speranza nella reciproca accoglienza.



Il dono del sorriso.
     (Fortunato Depero) 

venerdì 18 ottobre 2013

L'effetto Pigmalione.

Molte volte, nella mia vita professionale, ho citato Pigmalione ...


La natura femminile nei suoi troppi difetti ...
(Chagall, Adamo ed Eva).




C’era una volta Pigmalione, non si sa bene se fosse il re di Cipro o, come racconta Ovidio, un  grande scultore. Qualunque fosse la sua precisa identità era comunque un uomo che viveva solo, disprezzando la natura femminile nei suoi troppi difetti. 

A. Daniloff, Pigmalione.

Un giorno però, in un attimo di altissima ispirazione creatrice, scolpì nel bianco avorio una figura di donna,  infondendole i tratti di una bellezza straordinaria, che nessuna creatura davvero esistente avrebbe mai potuto eguagliare. In quell’opera era riprodotto l’ideale della donna, quello dei suoi più antichi e segreti sogni.

Subito se ne innamorò.
(Botticelli, Venere).

Subito se ne innamorò.

E fu tanto preso dalla fascinazione della statua che cominciò a bruciare  di desiderio per quel corpo levigato.
Iniziò ad accarezzare la fanciulla d’avorio, arrivando a pensare che sotto la sua mano si sarebbe animata, come morbida carne che suscita passione. Si abituò a sussurrarle dolci parole, a baciarla, abbracciarla e ad immaginare che ella potesse fare altrettanto.

Canova, Amore e Psiche, particolare.
Preso da questo ardore, Pigmalione, durante una festa di Afrodite, supplicò la dea di dargli una moglie somigliante alla statua. Ella  lo esaudì e quando Pigmalione tornò a casa assaporò incredulo e felice, stupito e timoroso, l’avverarsi del suo sogno: la sua statua si era trasformata in un corpo vero pulsante di vita.
Ringraziò la dea e baciò appassionatamente la fanciulla che, arrossendo, guardò intimidita e trasognata colui che l’amava.
Alla dea piacquero quelle nozze da cui volle che nascesse, dopo nove pleniluni, il figlio di tanto amore …
Pigmalione era pazzo di gioia: le sue aspettative si erano avverate.


Ernest Normand, L'amore di Pigmalione

L'effetto Pigmalione.

R. Rosenthal  e  L. Jacobson  (L’effetto Pigmalione, Franco  Angeli ed.), influenzati dal “Pigmalione” di B. Shaw, hanno utilizzato il mito greco come simbolo del  ruolo inconscio delle previsioni e delle aspettative. L’autorealizzazione delle previsioni è stata  da loro verificata e teorizzata soprattutto in ambito scolastico:  ogni aspettativa intensamente vissuta mette in atto meccanismi e comportamenti, consci e  inconsci,  che favoriscono in buona parte l’instaurarsi delle condizioni utili  alla sua realizzazione. 


A. Daniloff
Un esempio: se il docente crede che un alunno sia più o meno dotato, tenderà  a trattare l’alunno,  quasi sempre inconsapevolmente,  secondo la sua credenza, attendendo dalle sue prestazioni quanto immaginato; se  l’alunno ritenuto “bravo” fallisce alla grande una prestazione,  si tratta sicuramente di un mero incidente di percorso …; se l’alunno “meno bravo” invece  ottiene un bel voto, c’è qualcosa che non va  (ha copiato? Era già prima a conoscenza del compito?) ... Certo, si tratta solo di esempio puramente teorico ed accademico …

Naturalmente “l’effetto Pigmalione”si applica in ogni contesto sociale (famiglia,  amici, lavoro, politica …), dove  - se non c’è piena consapevolezza  - pesantemente condiziona i rapporti e le comunicazioni interpersonali. Ciò vale anche nelle relazioni sociali virtuali,  rete e social network: chi li frequenta non sa forse già a priori che cosa aspettarsi  dalle varie interazioni con gli altri?

giovedì 17 ottobre 2013

Perché non essere un "uomo ridicolo" ?






Il sogno di un uomo ridicolo.



Dostoevskij, il cantore  degli abissi umani imperscrutabili, in particolare a partire dalla svolta delle “Memorie del sottosuolo” ci  rivela l’uomo  nascosto ed ignorato, appunto del sottosuolo: verità ingrata e scomoda che non piace, che si vorrebbe far tacere. Tra gli  uomini del sottosuolo c’è “l’uomo ridicolo” de  “Il sogno di un uomo ridicolo” (1877). 


Una bambina gli corre dietro ...





Il protagonista, deciso a suicidarsi, in una notte stellata  si avvia a casa;   per strada una bambina gli corre dietro, lo afferra per il gomito, singhiozzante, e gli grida aiuto: ”Mammina, mammina!”. Pur  capendo che è successo qualcosa di grave,  preso dalla sua decisione, la  caccia via. Al rientro prepara tutto per il suicidio, ma improvvisamente riaffiora il pensiero della bimba. Rimorso, compassione e paura lo fermano. Sfinito,  si addormenta e sogna  di essersi suicidato,  di essere stato sepolto,  di uscire dalla bara, di compiere un volo  in un mondo paradisiaco,  una terra incontaminata  popolata da esseri innocenti, sereni, felici, che conoscono la verità e vivono l’amore totale, incondizionato, verso tutto e tutti.  


Il sogno


Ma la perfetta armonia di quegli esseri non dura. La corruzione dell’uomo venuto dalla  terra  ha il sopravvento; odio e  violenza  dilagano e con i primi omicidi  tutto si perverte e tutti si corrompono. L’angoscia  è tale da svegliare “l’uomo ridicolo”, che però si sente  liberato  dal velo delle menzogne: la verità dell’amore gli è stata rivelata ed egli si impone di  predicarla a tutti.



 L'amore totale verso tutti ...

“Ma come posso non crederci? Io ho visto la Verità, non me la sono inventata, l’ho vista, l’ho vista, e la sua immagine vivente ha colmato  la mia anima per sempre. […] Non importa che si tratti solo di un sogno, di un delirio, di una allucinazione, poco importa che il paradiso non sarà di questo mondo. […] Inizierò il viaggio e parlerò sempre, senza stancarmi mai, perché io ho visto con i miei occhi, anche se non riesco a raccontare bene  ciò che ho visto. Ma è proprio questo che chi ride di me non capisce: “è stato un sogno, un delirio, un’allucinazione”. Ma davvero vi sembra saggio dire questo? Un sogno? Ma che cos’è un sogno? La nostra vita non è forse un sogno? 


La nostra vita non è forse un sogno?

Dirò di più: va bene, ammettiamo pure che questo non si realizzi mai e che il paradiso non esista (vedete, questo io lo so!) - be’, io continuerò comunque  a predicare. […] La cosa principale è: ama gli altri come te stesso, ecco che cosa è importante, ed è tutto, non occorre proprio nient’altro: sarebbe subito possibile mettere tutto in ordine. 


Costruire un nuovo ordine fondato sull'amore.

Ma questa è soltanto una vecchia verità, che è stata ripetuta e letta un miliardo di volte, ma che non ha messo radici!”


L’uomo ridicolo, diversamente dagli altri personaggi del sottosuolo, esce dal suo egocentrismo e trasforma la sua vita in missione, in continua predicazione del bene e della verità. Non solo: egli ritrova la bambina piangente e va ad aiutarla. Un messaggio di speranza innocente e bellissimo.  
Resurrezione

Ecco una possibilità di incontrare il riso e la follia: uscire dal sottosuolo per predicare e praticare il bene e ricercare la verità, con il rischio di suscitare il dileggio dei benpensanti,  di apparire ridicoli, come “l’uomo ridicolo”, oppure - perché no? – idioti come il principe Miskin  ne “L’idiota”. 

F. Dostoevskij, Il sogno di un uomo ridicoloracconto fantastico.

Tutte le immagini riproducono opere di Marc Chagall.





mercoledì 16 ottobre 2013

Sul cinismo di certi politici e non solo ...



Ciò che comunichiamo agli altri ...



“La sopravvivenza della società sembra opera del caso”, visto che il costume degli  Italiani,  sin dai  tempi del  Leopardi, è  quello di odiarsi, insidiarsi, nuocersi  gli uni gli altri, vicendevolmente scambiarsi  cinismo, disprezzo, derisione, offesa, reciproca indifferenza. Il “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani” del nostro  Filosofo-Poeta, pubblicato postumo da  Le Monnier nel 1906,  risale agli anni 1824-1826.  Che cosa è cambiato da allora?  Tutto, nulla, qualcosa?  Dopo aver assistito ai vari dibattiti pubblici e televisivi  con  certi personaggi politici, disseminati come gramigna su tutto il territorio italiano, è ancora il caso di commentare?  No!


La società opera del caso.
(René Magritte)



"La conservazione della società sembra opera  piuttosto del caso che d’altra cagione e  riesce veramente meraviglioso che ella possa aver luogo tra individui che continuamente si odiano  s’insidiano e cercano in tutti i modi di nuocersi gli uni agli altri. […]

 

Derisione e offesa.
(Misha Gordin)
Or la vita degl’italiani è appunto tale, senza prospettiva di miglior sorte futura, senza occupazione, senza scopo. E ristretta solo al presente nasce da quelle disposizioni la indifferenza  profonda, radicata ed efficacissima verso se stessi e verso gli altri, che è la maggior peste de’ costumi, de’ caratteri  e della morale. […]

 

Indifferenza profonda


La disposizione, dico,  la più ragionevole è quella di un pieno e continuo cinismo d’animo, di pensiero, di carattere, di costumi, d’opinione, di parole e d’azioni. […] Il più  savio partito è quello  di  ridere indistintamente e abitualmente d’ogni cosa e d’ognuno, incominciando da se medesimi.[…] Gl’italiani ridono della vita: ne ridono assai più, e con più verità e persuasione intima di disprezzo e freddezza  che non fa niun’altra nazione. […]



L'annullarsi della persona nella società.
(Misha Gordin)


Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni.  Il popolaccio italiano  è il più cinico dei popolacci. […]


Le classi superiori d'Italia
sono le più ciniche ...


Per tutto si ride e questa è la principale occupazione delle conversazioni, ma gli altri popoli altrettanto e più filosofi di noi, ma con più vita, e d’altronde con più società, ridono piuttosto delle cose che degli uomini, piuttosto degli assenti che dei presenti, perché una società stretta non può durare tra uomini continuamente occupati a deridersi  in faccia gli uni e gli altri, e darsi continui segni di scambievole disprezzo. In Italia  il più del riso è sopra gli uomini e i presenti. […] 
  


Altrove è il maggior pregio
rispettare gli altri ...


Come altrove è il maggior pregio il rispettare gli altri, il risparmiare il loro amor proprio, senza di che non vi può avere società, il lusingarlo senza bassezza, il procurar che gli altri sieno contenti di voi, così in  Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuol conversare, è il mostrar colle parole e coi modi di  ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi. Sono incalcolabili i danni che nascono ai costumi da questo abito di cinismo.”   

Giacomo Leopardi, “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani” in  Poesie e Prose, vol. secondo, I meridiani, a cura di R. Damiani, Mondadori, 1998, pagg.447-456-461-462-463-464.